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Discussione: Guerra e Pace

  1. #371
    SENATORE di POL
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    dal sito di IDEAZIONE

    " Guerra perenne e terrorismo psicologico
    di Cristina Missiroli

    Uno spettro si aggira per i campi del luogo-comunismo pacifista. Quello della guerra perenne, figlia della guerra preventiva. Con la quale - si dice - gli americani terranno sotto scacco, per chissà quanti decenni, tutto il resto del mondo. E già si intravedono scenari di bombardamenti a tappeto su Teheran e Damasco, ma anche sulla Libia e il Sudan. Per non parlare delle prevedibili vendette americane contro i paesi europei che si sono schierati contro la guerra. Persino Mario Pirani [ (complice forse un cuore che romanticamente continua a battere per Parigi) è caduto nel tranello. Tanto che, dalle colonne di “Repubblica”, ha lanciato un grido d’allarme che suona pressappoco così: per esportare la democrazia, gli americani rischiano di gettarci in un nuovo terrificante conflitto mondiale.

    Per dare corpo alla sua riflessione, Pirani cita un recente articolo di James Woolsey, ex capo della Cia e oggi membro del Council Defence Board di Donald Rumsfeld: Siamo entrati nella quarta guerra mondiale – sosteneva Woolsey - Più che la guerra contro il terrorismo si tratta di estendere la democrazia alle parti del mondo arabo e mussulmano che minacciano la civiltà liberale. E’ certo che questa guerra durerà più tempo del primo e del secondo conflitto mondiale ”. Non c’è dubbio che l’idea di un nuovo conflitto mondiale faccia accapponare la pelle a chiunque. Ma, come fa notare lo stesso Pirani, Woolsey parla di “quarta” guerra mondiale: dopo le prime due e la guerra fredda. Il che vuol dire che non occorre l’uso effettivo delle armi per considerarsi immersi in un conflitto. Come per la guerra fredda, la quarta guerra mondiale descritta da Woolsey non comporta necessariamente la messa in campo degli eserciti. Almeno dopo questa prima fase irachena. Per quanto suggestiva nell’ottica degli anti-americani di professione, infatti, l’ipotesi di estendere il conflitto armato a tutti gli stati canaglia è decisamente al di là da venire. Non solo per motivi economici (il costo sarebbe altissimo), ma anche per motivi politici, diplomatici e, persino, elettorali. Per le democrazie moderne il costo di una lunga guerra, soprattutto non condivisa dagli alleati, è assolutamente insostenibile. Se gli esponenti della sinistra apocalittica si degnassero si seguire il dibattito in atto a Washington e i movimenti (per nulla segreti) della diplomazia americana ed inglese, forse si tranquillizzerebbero. Ed eviterebbero di seminare un panico insensato.

    Sono proprio i falchi dell’amministrazione americana quelli che oggi lavorano per cancellare l’immagine imperialista degli Usa che sembra tanto di moda in Europa. Proprio i falchi vicini al Pentagono non perdono occasione per spiegare che Washington non ha alcuna intenzione di colonizzare Baghdad né di seminare il panico in tutto il Medio Oriente. “ Non si può parlare di democrazia per poi fare dietrofront e dire: sceglieremo noi i leader di questo paese democratico ” ha detto qualche giorno fa Paul Wolfowitz , vice del segretario alla Difesa Usa, Rumsfeld. Lo stesso Wolfowitz (che i media italiani dipingono come il falco dei falchi dell’amministrazione Bush) ha spiegato chiaramente al Congresso Usa che occorre mettere l’Irak in grado di fare da sé il prima possibile. Dalle colonne del “Washington Post”, un altro falco, Robert Kagan , ha già spiegato che Bush, dopo aver brillantemente vinto la campagna militare in Iraq, può vincere anche la pace. Ma solo attraverso un’intelligente campagna diplomatica. Il che vuol dire prima di tutto non cedere alla tentazione di imporre uomini di cui si fida in Iraq. Ma soprattutto vuol dire non cadere nella trappola di punire troppo duramente quei paesi europei che si sono opposti all’attacco a Saddam. Perché – spiega Kagan - non è interesse degli Stati Uniti agire per dividere l’Europa, né per gettare la Germania tra le braccia della Francia, né, tanto meno, rompere i legami con l’unica democrazia islamica, quella turca . Non è un caso se la diplomazia inglese e quella americana stiano proprio in questi giorni lavorando per coinvolgere Siria e Iran nella ricostruzione irachena. Perché la democrazia (che la sinistra italiana ci creda o meno) può essere contagiosa .

    14 aprile 2003
    " .

    La sinistretta italica si interroga ancora se il tiranno Fidel Castro è un boja o un eroe democratico. Nemmeno su questo hanno ancora raggiunto un accordo......su posizioni socialiste democratiche moderne.

    Cordiali saluti

  2. #372
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by Pieffebi
    da www.giornale.it

    " Iraq: trovata fossa comune con 3mila cadaveri

    Una fossa comune con tremila corpi è stata trovata appena fuori Kirkuk (Nord dell'Iraq), afferma la Bbc on line.
    Secondo ufficiali curdi citati dalla Bbc on line, l'area in cui si trova la fossa comune era usata alla fine degli anni 80 dall'esercito iracheno per seppellire i curdi che essi stessi avevano ucciso. Manca al momento qualsiasi conferma indipendente. Nell'area non sono ancora stati effettuati scavi.


    17 Apr 2003
    "

    Cordiali saluti
    Erano 32 i corpi, ennesima balla.

    Perche' un regime debba nascondere le "vittime" delle repressioni, non si sa.

  3. #373
    SENATORE di POL
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    Raccontaglielo ai curdi e agli sciiti iracheni.... che vedi che ti fanno diventare il tretatreesimo....
    Shalom!!!

  4. #374
    Hanno assassinato Calipari
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    Timisoara...

  5. #375
    SENATORE di POL
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    anche in quel caso

  6. #376
    SENATORE di POL
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    Predefinito Catturato Aziz e altro...

    da www.ansa.it

    " IRAQ: CATTURATO TAREQ AZIZ, BRACCIO DESTRO DI SADDAM
    NEW YORK - Tareq Aziz, vice primo ministro iracheno, e' stato catturato. La notizia e' stata confermata dal Comando centrale in Qatar(Centcom), dopo che fonti ufficiali dell'amministrazione Bush avevano gia' dichiarato a organi d'informazione americani Aziz si trova sotto la custodia delle forze Usa. La notizia era stata data per prima dalla Cnn, che citava fonti del Pentagono.

    IRAQ: TAREQ AZIZ, UN INTERMEDIARIO PER LA SUA RESA


    Tareq Aziz ha affidato ad un intermediario la propria resa agli americani. L'intermediario ha contattato le forze militari Usa a Baghdad ed ha reso nota la disponibilita' del vicepremier a consegnarsi. E' quanto ha appreso la Cnn da fonti dell'amministrazione Bush. Aziz avrebbe cercato di trattare condizioni per la resa nella giornata di mercoledi', ma gli sarebbe stato risposto che non c'era niente da trattare. Alla fine, Aziz si e' lasciato catturare, secondo la ricostruzione della Cnn, ma non e' chiaro dove sia stato preso in consegna.

    IRAQ: BUSH, SADDAM FORSE MORTO O GRAVEMENTE FERITO - In un'intervista alla Nbc il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha detto che il leader iracheno Saddam Hussein potrebbe essere morto, o gravemente ferito e ha ammesso che ci potrebbero volere anche due anni per riportare la democrazia in Iraq ('Potrebbero essere di piu' o di meno Chi puo' dirlo?'). Pur affermando che vi sono informazioni dei servizi segreti circa la condizione di Saddam, Bush ha precisato che non ci saranno dichiarazioni in merito senza 'molte prove'. Il presidente ha ricordato le circostanze dei due attacchi diretti contro Saddam durante la guerra, il 20 marzo, all' inizio del conflitto, e il 7 aprile, dicendo: 'La persona che ci ha aiutato a indirizzare gli attacchi ritiene che Saddam, quanto meno, sia rimasto seriamente ferito'. Quanto alle asserite ingerenze dell'Iran in Iraq, Bush ha detto: 'Sentiamo molte notizie sulla presenza di agenti dell'Iran. Certamente speriamo che l'Iran permettera' all'Iraq di svilupparsi in una stabile e pacifica societa'. Abbiamo fatto sapere agli iraniani che e' quello che ci aspettiamo'. Bush ha ammesso che ci sono state tensioni fra Usa e Francia e ha sottolineato che 'ad alcuni nella nostra amministrazione e nel nostro paesse e' sembrato che la posizione della Francia fossse antiamericana'. Il presidente ha aggiunto che non ritiene che Chirac venga invitato tanto presto nel ranch di Crawford, un invito considerato ormai un onore riservato agli alleati di Washington, come il premier isaeliano Howard, membro della coalizione contro Baghdad, che vi giungera' il mese prossimo.

    GARNER: FORMAZIONE GOVERNO INIZIA LA PROSSIMA SETTIMANA - Il processo di formazione di un governo iracheno iniziera' la prossima settimana, ha detto oggi a Baghdad il capo dell'amministrazione provvisoria americana Jay Garner secondo il quale per quella data alcuni ministeri potrebbero ricominciare a funzionare. Garner ha anche annunciato che le forze anglo-americane in Iraq hanno fatto ripartire una parte della produzione petrolifera e di gas nel nord e nel sud dell'Iraq per rispondere ai bisogni degli iracheni.

    RUMSFELD, NO A GOVERNO ''TEOCRATICO'' - Gli iracheni saranno liberi di decidere la forma di governo che vogliono, purche' non sia ''una teocrazia di stile iraniano'': lo ha detto il segretario alla difesa americano Donald Rumsfeld, in un'intervista alla Ap.
    Nell'intervista, Rumsfeld ha anche detto che progetta di recarsi a Baghdad presto e che la lista dei gerarchi del regime ricercati non si esaurisce nei 55 del mazzo di carte distribuito alle truppe: ''Abbiamo, in realta', una lista di circa 200 persone''. Con il mazzo di carte, ''volevamo separare il peggio del regime dal resto, sperando che gli altri venissero allo scoperto''. Senza indicare quanto a lungo le truppe americane resteranno in Iraq, Rumsfeld ha detto: ''Il prossimo passo e' vedere che il popolo iracheno cominci a essere coinvolto nella gestione delle sue comunita' e nello sviluppo d'un governo nazionale'', anche se l'insediamento di un'Autorita' provvisoria dovra' avvenire con prudenza e con pazienza. ''Ci sara' l'inizio di un'Autorita' provvisoria presto. Ma non so cosa 'presto' significhi. E' un po' presto per essere impazienti e, quindi, non posso essere impaziente, anche se e' naturale essere impazienti, volere che gli iracheni si governino da soli''.

    KHARRAZI, GOVERNO DI TUTTI CON SUPERVISIONE ONU - L'Iran non vuole un governo sciita in Iraq, ma un esecutivo in cui ''tutti abbiano diritto a essere rappresentati'', sciiti, sunniti e diversi gruppi etnici. E questo governo deve essere costituito ''sotto la supervisione dell'Onu''. Lo ha detto oggi il ministro degli esteri Kamal Kharrazi. Kharrazi ha tuttavia sottolineato il ruolo ''importante'' avuto dal clero sciita nel guidare i fedeli in queste settimane di vuoto di potere dopo la caduta del regime di Saddam Hussein.

    LUNEDI' A BAGHDAD TECNICI PER OSPEDALE ITALIANO - Lunedi' prossimo giungeranno a Baghdad i primi tecnici italiani incaricati di installare un ospedale da campo da cento posti letto, diviso in ventisette reparti, con camere operatorie, sala di rianimazione, laboratori d'analisi. Lo ha riferito, interpellato sulla questione, l'ambasciatore Antonio Badini, coordinatore della task-force italiana per la ricostruzione e gli aiuti umanitari in Iraq. L' ospedale avra' in tutto 72 unita', per un costo complessivo di un miliardo e mezzo di vecchie lire al giorno.

    RIAPERTA SEDE DIPLOMATICA ITALIANA A BAGHDAD - Questa mattina a Baghdad, l'ambasciatore Gianludovico De Martino di Monte Giordano ha riaperto la sezione d'interessi chiusa alla vigilia della guerra. Lo ha reso noto l'ambasciatore Antonio Badini, coordinatore della task-force italiana per la ricostruzione e gli aiuti umanitari in Iraq.

    SU RUOLO SISMI LETTA RIFERIRA' AL PARLAMENTO - Il sottosegretario alla Presidenza, con delega per i servizi segreti, nell'incontro del 13 maggio, peraltro programmato da tempo, riferirà al Comitato parlamentare di controllo sui problemi della sicurezza internazionale e anche sull'attività del Sismi nello scenario iracheno. Lo ha riferito il presidente del COPACO, Enzo Bianco.

    VERTICE PUTIN-BLAIR A MOSCA IL 29 APRILE - Il primo ministro britannico, Tony Blair, compira' una visita a Mosca il 29 aprile prossimo e sara' ricevuto al Cremlino dal presidente russo, Vladimir Putin. Si trattera' di una visita di alcune ore e sara' il primo faccia a faccia tra Putin e Blair dopo la guerra in Iraq.

    USA: QUATTRO COLPI CONTRO EX APPARATO DEL REGIME - Nel giro di poche ore, le forze militari americane in Iraq hanno accorciato di tre nomi la lista dei 55 super-ricercati del regime di Saddam Hussein e hanno catturato un quarto personaggio importante, un esponente dell' intelligence che non figurava nell'elenco, ma che forse conosce i nomi delle spie irachene negli Usa. Il mazzo di carte dei 'most wanted', creato dal Pentagono per raccogliere nomi e foto degli esponenti del vecchio governo di Baghdad ricercati, si e' alleggerito ulteriormente. Adesso un quinto del mazzo, 11 carte su 55, e' composto da persone che si trovano nelle mani degli americani. A consegnarsi ai soldati Usa o a finire in manette nel corso di operazioni delle forze speciali sono stati, nella giornata di mercoledi', l'ex comandante dell'Aviazione militare, Muzahim Saab Hassan al Tikriti, numero 10 della lista ('regina di quadri' nel mazzo); il generale Zuhayr al Naqib, ex direttore dell'intelligence militare (numero 21, '7 di cuori'); l'ex ministro del Commercio Mohammed Mehdi Saleh (numero 48, '6 di cuori'); Salim Said Khalaf Al Jumayli, che non figurava nel mazzo, presunto ex capo del desk americano dell'intelligence irachena.

    JONES: NATO E' IN GRADO DI SVOLGERE QUALSIASI COMPITO IN IRAQ -Anche se non e' stato impartito alcun ordine politico di pianificazione, la Nato e' in grado di svolgere qualsiasi tipo di missione in Iraq. Lo ha affermato oggi il generale James Jones, Comandante supremo delle forze alleate in Europa, in una conferenza stampa a Mons (Belgio). In una conferenza stampa tenuta al Quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa (Shape), Jones ha sottolineato che ''non avendo ricevuto alcun incarico'' a questo proposito, ''sarebbe inopportuno da parte mia fare illazioni sul tipo di contributo che Shape e la struttura di comando alleata potrebbe giocare''. ''Questa - ha aggiunto riferendosi alla Nato - e' un'organizzazione molto capace'' e sta per giocare ''un grande ruolo in Afghanistan'', come gia' fa nei Balcani e nel Mediterraneo, ''il tutto in maniera simultanea'': insomma ''abbiamo molte capacita' per fare molte cose differenti che l'Alleanza vuole fare, in Iraq o in qualsiasi altro posto. ''Abbiamo abbastanza cose nella cassetta degli attrezzi'', ha detto il generale statunitense sottolineando che ''la Nato sa cosa fare in missioni di peace-keeping e di altro tipo''. ''Possiamo dire ai nostri leader politici cosa possiamo e cosa non possiamo fare in un lasso di tempo molto breve'', ha affermato Jones. Il rafforzamento del suo ruolo in Afghanistan, ha detto ancora il generale ex-comandante dei marines, dimostra che ''la Nato vuole avere una capacita' non in senso solo regionale ma globale'', ha ricordato il generale.

    NATO: 2000 UOMINI PER FORZA REAZIONE RAPIDA - La nascente forza di reazione rapida della Nato sara' composta inizialmente di quasi 2000 uomini, dotata di mezzi aerei e terrestri e avra' una capacita' di rimanere azione in maniera autonoma per un periodo di 15-30 giorni. Jones ha confermato che conta di veder pronta questa unita' gia' per il prossimo ottobre. L'annuncio ufficiale, ha precisato, verra' fatto comunque solo a giugno.


    25/04/2003 09:04


    Shalom!!!!!

  7. #377
    Hanno assassinato Calipari
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    Siamo all'illegalita' piu' diffusa, al militarismo ignorante e bieco.

    Che vergogna.

  8. #378
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    Predefinito Dobbiamo Restare in Iraq !, di Francesco G. Mangascia'

    [color=dark blue]Dobbiamo Restare in Iraq !
    [/color]
    Noi dobbiamo rimanere in Iraq e senza tante remore, altrimenti sarebbe tutto vanificato sia le elezioni, che la defenestazione del Tiranno, per anni prima che Saddam avesse lo sciagurato sostegno degli americani, furono i Russi a sostenere Saddam Hussein e, se ci sono delle responsabilità sulla situazione odierna in Iraq, son dunque di tutti e, non solo degli americani, ma anche dei russi, ma sopratutto dell'ipocrita pseudo-pacifismo francese.



    Gli americani ne stanno solo pagando le decime e, noi con loro, se poi si approprieranno del petrolio questo non è giusto, ma, il tutto e, diciamolo!, è una diretta conseguenza dei pacifismi assurdi, iniqui, che tollerano dittature sanguinarie, che hanno oppresso e, ancora opprimono milioni di persone, per decenni,e questo senza che nessuno abbia mai avuto il coraggio di unire quattro endecasillabi per queste povere vittime, chi comporrà un canto per loro ?



    Non si canterà mai la canzone dei profughi del Darfur, i musulmani si offendono altrimenti (i Fur, tratti in schiavitu, del Darfur sono musulmani!) non si canterà mai la canzone dei 30 bambini iraqueni fatti esplodere, mentre stavano prendendo delle caramelle dagli americani, nessuno ricorderà mai Margareth Hassan sequestrata, decapitata poiché "colpevole" di fare volontariato attivo nella sua patria.



    Margaret Hassan era Irachena, nella Piazza, la propaganda di parte del pacifismo "violento" canterà la gloria degli sgozzatori, che ancora domani assassineranno pur di portare il loro tributo ad un orrore, di cui sono fervidi adoratori, si vilipendieranno i morti di Nassirya e, si insulteranno le forze dell'ordine che son sicuramente molto più proletari di chi va in giro a spaccar vetrine e, se poi le minacce fatteci da Al Zarqawi avranno un seguito, allora possiamo essere certi, che una parte politica sosterrà le sue rivendicazioni, quelle dello sgozzatore, e non quelle, di chi è stato oppresso prima da Saddam e adesso da lui.



    In Spagna, dove la sinistra si preoccupò della ricerca di una colpa, per aver cercato di dare un po' di dignità ai curdi e agli sciiti, senza guardare tanto a alle realtà di un massacro che uccise 181 pendolari che molto proletariamente andavano a lavorare, questa stessa sinistra, di Zapatero, oggi tormenta i Baschi, e si inchina invece davanti al terrorismo fuori di casa..., manifestando così solo uno sgradevolissimo opportunismo.



    Ricordiamoci, che questi americani così odiati, che muoiono a 20 anni per 1500$ al mese, sono però gli stessi che salvarono i musulmani della Bosnia, dalla pulizia etnica di chi sappiamo, ma sembra che il tutto si sia già scordato, probabilmente è una verità spiacevole..

    francesco g. Mangascia'


    .................................................. ........................
    tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
    http://www.nuvolarossa.org/modules/n...hp?storyid=690

  9. #379
    Lampo
    Ospite

    Predefinito

    Si che conta dire di lasciare l'Iraq quando tutta l'Italia vuole lasciarlo con quel 3-4% che ti fa vincere...
    Sia alle politiche che alle regionali....

  10. #380
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    dal quotidiano IL FOGLIO

    " La solita disinformazione di Sergio Romano (e del Corriere)
    Oggi Sergio Romano scrive che Bush ha attaccato l'Iraq con due sole motivazioni: le armi e il legame con Al Qaida. Ovviamente non dice del terzo motivo, quello che in una famosa intervista a Vanity Fair, Paul Wolfowitz disse essere stato l'unico, quello vero: cioè il cambio di regime e la diffusione della democrazia. (Ma sarebbe bastato leggere Il Foglio di tre anni fa per saperlo). Romano non ne parla, non ricorda che in tutti i discorsi, in tutti, e in tutte le risoluzioni, in tutte, e finanche nel noto documento sulla guerra preventiva, anche in quello, si è parlato della diffusione della libertà e della democrazia in quei paesi sotto tirannia. Perché non ne parla? Qui un compendio di quei documenti, in una mia risposta a Barbara Spinelli di un paio di anni fa. Il Corriere continua a disinformare su questo punto. Altra cosa: Romano dice che non sono state trovate armi. E' vero, anche se in realtà non sono stati trovati arsenali di armi. Ma armi illegali sono state trovate, mancano ancora all'appello armi biologiche che lo stesso Saddam diceva di avere e, soprattutto, è stato provato che c'erano i programmi di riarmo biologico e che l'intenzione era questa (anche sul fronte nucleare: vedi incontri in Niger per acquistare, ma poi non lo fece, uranio arricchito). Romano, infine, non dice ai poveri lettori del Corriere che la presenza delle armi non era stata denunciata soltanto da Bush, Blair, Howard e un'altra trentina di paesi della coalizione, ma anche da Clinton, da Al Gore, da Madeleine Albright, dalla stessa Onu (con una decina di risoluzioni), da Chirac, dai servizi israeliani e tedeschi e dallo stesso Saddam che faceva il bullo. Quanto al legame con Al Qaida. Romano dice che non è stato provato e che Saddam e Osama erano quanto più distanti possibili. Ma, come chiunque non abbia letto il Corriere sa molto bene, la Commissione sull'11 settembre ha provato il contrario: che ci sono stati incontri, in Sudan. E che il capo dei servizi di Saddam ha incontrato Osama, anche se poi non hanno firmato un patto di collaborazione davanti a un notaio. Romano fa confusione, e infatti cita il presunto, e mai provato, incontro a Praga da Atta e i capi dei servizi iracheni: quello avrebbe provato - e non lo ha fatto - il legame tra l'Iraq e l'11 settembre, non tra l'Iraq e il terrorismo islamico. Sono due cose diverse. Saddam non c'entra con l'11 settembre, almeno finché non sarà provato (ma c'è chi dice che c'entra e per provarlo cita il caso di Shakir). Dire, però, che fosse distante dal terrorismo islamico in generale è una cosa falsa, come dimostrano i 25 mila dollari che versava alle famiglie di kamikaze palestinesi, e poi l'asilo dato ad Abu Nidal e a mille altri terroristi riceercati in tutto il mondo. Nel 1998, dal Ministero della Giustizia di Clinton, è stato provato che "Al Qaida ha raggiunto un accordo con l'Iraq per non operare contro quel governo, mentre su progetti particolari, che specificatamente includono lo sviluppo di armi, al Qaida lavorerà in modo cooperativo con il governo dell'Iraq". Romano lo sa? No, non lo sa. E poi c'era Zarqawi. Zarqawi stava in Iraq ben prima dell'invasione angloamericana. Senza dimenticare che l'attuale alleanza tra i nostalgici di Saddam e i fascisti islamici non si spiegherebbe se, come scrive Romano, i due gruppi erano acerrimi nemici. Romano, ancora, dice che l'Iraq di Saddam era un regime laico, una specie di modello Westmister in salsa araba. Tolleranza religiosa eccetera. A parte che non era un regime laico ma fascista, Romano non sa, o fa finta di non sapere, che dopo il 1991, dopo la sconfitta del suo sogno panarabista, Saddam ha compiuto una svolta islamista. Facendo appunto accordi col regime del Sudan, dove stava Osama, e finanche inserendo la frase Allah è grande nella bandiera dell'Iraq. Romano, infine, non sa, o fa finta di non sapere, che la famosa seconda fatwa di Osama, proprio di quegli anni, citava esplicitamente il primo attacco all'Iraq come una delle due cause (l'altra era la presenza Usa in Arabia Saudita, anche quella in funzione anti Saddam) della sua guerra santa all'America. Ovviamente si può essere favorevoli o contrari sulla scelta fatta da mezza Europa, dall'America e da mezzo mondo in Iraq, ma che il Corriere continui a raccontare cose non vere è una vergogna.
    5 luglio - Christian Rocca
    "


    Saluti liberali

 

 
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