La voglia di creazionismo esplode in Alleanza Nazionale
Quel comunista di Darwin

Sabina Morandi

Nel 1993 la suprema autorità religiosa dell'Arabia Saudita, lo sceicco Abdel-Aziz Ibn Baaz, emanò un editto in cui si dichiarava che il mondo è piatto. Chiunque creda che la terra è rotonda non crede in dio e deve essere punito, diceva la fatwa. Dall'altro capo del mondo, nel suo "manuale di guerra spirituale" Rebecca Brown, nota fondamentalista cristiana, scriveva nel 1992 che l'aborto e i rapporti sessuali fuori dal matrimonio "avranno quasi sempre come conseguenza un'infestazione demoniaca" e che "la musica rock non ebbe ‘origine per caso' ma fu un piano magistralmente progettato dallo stesso Satana". Nel riportare questi esempi in Il mondo infestato dai demoni Carl Sagan, astronomo di fama mondiale scomparso nel '96, cerca di darsi una spiegazione: "Quando si rinuncia a ogni tentativo di cambiare il mondo votandosi unicamente al cambiamento interiore, - scrive Sagan "là fuori una destra sempre più radicale coniuga alla perfezione autoritarismo e fondamentalismo religioso per rafforzare l'appartenenza etnico-religiosa" e per proporre "le soluzioni sociali estremamente semplici del ‘noi contro di loro'". Roba da americani?

Febbraio 2003: a Milano Alleanza Nazionale lancia la settimana anti-evoluzionista. Si fa volantinaggio davanti al museo di Scienze Naturali e si propone una revisione dei testi scolastici - scientifici - per introdurre l'ipotesi biblica a fianco della teoria darwiniana dell'origine delle specie. Secondo An i testi scientifici sono colpevoli di dare per scontata la teoria dell'evoluzione che ha fatto passare alla storia Charles Darwin. Quella che, in parole povere, dimostra che l'uomo e la scimmia hanno antenati comuni. Pietro Cerullo, parlamentare di An, si è fatto carico di lanciare la campagna sostenendo che: «la teoria di Darwin è funzionale all'egemonia della sinistra. E' nata quando in Europa dominava la cultura del positivismo che è l'anticamera del marxismo». Per contrastare le teorie darwiniane i giovani milanesi del partito di Fini rivendicano le teorie dei pochi biologi e geologi che difendono il creazionismo mentre i presidenti delle commissioni Cultura del Comune e della Regione hanno dato il loro sostegno. Si parte da Milano e poi, chissà, magari lo sparuto drappello dei creazionisti potrebbe perfino riuscire a marciare su Roma, per revisionare i testi dell'Italia tutta.


Povero Stephen
In un'intervista rilasciata a Claudia Dreifus poco prima di morire, il noto paleontologo ed evoluzionista Stephen Jay Gould sosteneva che il creazionismo è un tipico fenomeno americano «In Europa non capiscono neanche perché ne parliamo. Si chiedono perché mai ci debba essere un movimento anti-evoluzionista in un paese scientificamente moderno».

Il povero Stephen, considerato il maggiore interprete, critico e teorico mondiale di Darwin, ha passato la vita a combattere su due fronti. Da una parte, già dagli anni Settanta, ha fatto di tutto per difendere la teoria dell'evoluzione biologica dagli attacchi delle sette protestanti fautrici del creazionismo che, negli Stati Uniti, non soltanto cercavano di dare dignità scientifica alla lettura letterale della Bibbia, ma che hanno fatto di tutto per proibire l'insegnamento delle teorie di Darwin nelle scuole. Dall'altra parte, mentre Gould continuava a battersi nelle aule di tribunale contro i creazionisti, criticava ferocemente il determinismo biologico della sociobiologia, ovvero quella particolare interpretazione ultra-darwinista dell'evoluzionismo che ha portato, prima della Seconda Guerra mondiale, a una lettura decisamente razzista di Darwin e, più di recente, all'ultra-darwinismo di Richard Dawkins - quello del gene egoista, per intenderci.

Durante tutta la sua vita Gould ha difeso la teoria darwiniana rinnovandola attraverso la sua interpretazione. L'evoluzione, per lui, non è affatto quel cieco meccanismo di mutazione e selezione naturale che era stato fatto proprio dai socio-biologi. Per Gould l'evoluzione è un complesso cambiamento senza alcuna direzione predefinita - nemmeno dal più semplice al più complesso, dal batterio all'uomo - e dove il caso e l'interazione fra gli organismi giocano un ruolo fondamentale insieme ai fattori ereditari e alla selezione naturale. L'onestà scientifica di Gould lo ha spinto ad approfondire i punti oscuri della teoria e a sviscerare le questioni che non hanno ancora trovato una risposta innescando il processo di revisione del darwinismo che oggi viene strumentalizzato dai creazionisti. Ci si chiede come possano, dei ricercatori, incorrere nel classico errore di mettere sullo stesso piano teorie appartenenti a due categorie logiche differenti: la religione e la scienza.


La rilettura fascista
Se politicizzare una teoria scientifica è sempre un errore, il darwinismo mal si presta a essere di sinistra - tanto è vero che la genetica staliniana tentò in tutti i modi di mettere in discussione l'evoluzionismo - come gli eventi storici del primo Novecento dimostrano. Al contrario, quando raggiunse una discreta notorietà, la teoria darwiniana fu riletta e utilizzata proprio per giustificare le diseguaglianze sociali e razziali. Chi occupava i gradini più bassi della gerarchia sociale - o razziale - era semplicemente "meno adatto" ed era stato quindi giustamente penalizzato dalla dura legge naturale. Questa interpretazione di Darwin è servita a coprire ogni sorta di nefandezza. Nell'Ottocento è stata invocata per giustificare i genocidi coloniali così come quelli sociali - basti ricordare i milioni di "meno adatti" lasciati morire di fame durante le carestie europee - prima di sposarsi perfettamente, nel Novecento, con la mistica fascista "dell'uomo forte". Il linguaggio con cui i nazisti formularono la soluzione finale risuonava di termini darwinisti, con le razze inferiori destinate a lasciare "spazio vitale" ai più forti.

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