Interessante osservazione del filosofo Emmanuele Severino alla puntata odierna di “Otto e mezzo”:
la guerra attuale, e le guerre che la seguiranno, sono da vedere all’interno di una lotta tra ciò che resta dell’antico, e ciò che vuole farne piazza pulita. Una lotta tra chi intende mantenere il collegamento col mondo passato (gli islamici, le culture religiose tradizionali) e chi invece vuole imporre la civiltà della tecnica.
Severino è a mio avviso correggibile in due cose:
a) mette nella prima categoria anche la Chiesa (Cattolica) attuale, affermando che in questo contesto bellico essa si sarebbe schierata “con gli islamici e contro gli USA” per il suddetto motivo – mentre in realtà tale Chiesa ha da tempo abbandonato la Tradizione o ciò che ne rimaneva, e si oppone alla guerra per gli stessi motivi dei pacifisti, dei laici, e dell’ONU.
b) Non si accorge che tale lotta metafisica non è iniziata con Irak-2003 ma molto più addietro, tanto che è possibile affermare che praticamente ogni tappa della storia dell’Occidente rappresenta un avanzamento verso la “civiltà” della tecnica, ovvero avulsa dalla metafisica (con tappe salienti come l’insorgere delle nazioni contro la concezione imperiale, il protestantesimo e le lotte per il “libero pensiero”/l’individualismo, la rivoluzione borghese, le guerre risorgimentali, la fine definitiva degli Imperi con la prima guerra mondiale, la fine delle differenze e l’inizio del mondo globale con il 1945).
La differenza è che ora a difendere il mondo antico in Occidente non vi è più nessuno, e tale avversario della “tecnica” si è ormai spostato in (Medio-)Oriente – nelle fattispecie dell’Islam.




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