...sulla Cia, Berlusconi e la Cina, devi essere uno 007 del Vaticano...senza licenza di uccidere, naturalmente.


...sulla Cia, Berlusconi e la Cina, devi essere uno 007 del Vaticano...senza licenza di uccidere, naturalmente.


...ma non potevo", ha colpito anche il suo segretario, Fassino.
Non lo sapevamo, ma pare che l'informazione italiana sia dominata da una specie di ministero dell'Informazione iracheno, quello che seguita a spiegare che Saddam sta vincendo su tutti i fronti. Infatti la Convenzione Ds, spiega Fassino, è stata la celebrazione del pluralismi interno come elemento di ricchezza; invece "sui giornali parlano di scontro all'ultimo sangue".
Ancora più netto, come sempre, l'attacco di D'Alema:"Ho visto due conferenze programmatiche: una è quella che si è svolta qui e una è quella che leggevo la mattina dopo sui giornali".
Prosegue il Foglio di luned' 7 aprile 2003.
In effetti molti, noi compresi, avevamo sentito Fassino parlare di incompatibilità fra la disciplina di partito e quella di corrente e avevamo registrato una irritata richiesta di rettifica da parte della minoranza interna. Ma si vede che era tutta disinformazione in stile iracheno.
Iri infatti lo scenario è immediatamente mutato. Cofferati è salito in tribuna e ha detto che continuerà a fare il presidente della fondazione Di Vittorio, il co-presidente di Aprile e il militante ds: se vi va bene è così, sennò è così lo stesso (parole diverse ma stessa risolutezza, stile Arcore).
Fassino replica implorandolo di ricordarsi che lui non è un semplice militante ma è stato eletto anche nella direzione del partito; riconosce esplicitamente le sue altre funzioni (che secondo la disinformazione aveva reputato incompatibili il giorno prima), e progetta insieme una gita nel Mugello (dove elessero tempo fa senatore un 'cavallo' di D'Alema). Alla fine lacrime, baci e abbracci.
Poi incominciano a fioccare le dichiarazioni in cui i rappresentanti della minoranza si vantano di aver rintuzzato l'attacco di Fassino, gli amici di Cofferati sostengono che "le tentazioni disciplinari hanno vanificato i contenuti...di programmi si è parlato poco... l'accusa di incompatibilità è stata cancellata". Tanto amici del Papa, questi ex comunisti mai pentiti, da poter fare anche miracoli: cancellare una cosa che non c'è.
La verità è che in una notte il segretario dei Ds ha nuovamente cambiato idea (come il premier D'Alema cambiò la sua sull'articolo 18, dopo il niet di Cofferati segretario Cgil), convinto che lo scontro frontale con Cofferati alla vigilia delle elezioni amministrative sarebbe un disastro (riecco il dalemiano volevo ma non potevo).
Ammetterlo è facile. Ma se qualcuno lo scrive, perchè accusarlo di disinformazione?
saluti


Right, Antonio... che siano parenti? Perchè lo stile è proprio quello!
Comunque io non volevo denigrare nessuno, visto che nel suo sito il signore pontificava un po su tutto tranne che sul suo passato pensavo sarebbe stato giusto avere qualche notizia in più, no?
Riguardo all'idea che io proponevo come idea di "sinistra" semplificamndo volontariamente, non è che si manda un'azienda a migliaia di km a pagare la produzione allo stesso modo... Ma anzi... In Pakistan un operaio con tutti i diritti potrebbe vivere bene con uno stipendio molto ridotto rispetto a quelli occidentali, inoltre le materie prime sarebbero facilmente reperibili direttamente alla fonte abbassando comunque i costi... Insomma, sarebbe in ogni caso un grande affare, ma non sarebbe quello sfruttamento da guadagno al 99,9% che oggi quei signori si portano a casa...


Ora iniziamo a ragionare. Problemino: come fare in modo che in Pakistan si ponga fine al "super-sfruttamento" del lavoro senza rendere anti-economici gli investimenti dei cattivoni occidentali? Siamo sicuri che le condizioni di lavoro "tradizionali" dei pakistani non impiegati in eventuali insediamenti industriali occidentali siano "migliori" , compresi i bambini (mai visto le dita degli annodatori di tappeti ai telai tradizionali?). O dobbiamo portare "i diritti dei lavoratori" con i carri armati? Non dicevate che la "democrazia non si esporta con i cannoni"? O forse credete che il "boicottaggio" nei confronti delle aziende che investono in loco, e che spesso sono amministrate in loco secondo i canoni locali (Massimo Fini non si scandalizzi..... ognuno a casa suo massacra i figli come crede....dice lui) abbia davvero un senso? Certo una certa pressione può servire.... insomma.... la questione è complessa, e la sinistra non c'entra, come non c'entra la destra. Hanno fatto più protezione dei lavoratori gli ispettori di fabbrica liberali nell'Inghilterra del XIX secolo, sporchi borghesi anche un tantino troppo libersti e "di destra", di tutte le associazioni tradeunioniste, fabiane e poi anche "marxiste", messe insieme....
La storia è complicata....la politica pure.
ShaloM!!!
Shalom!


P.S = gli annodatori tradizionali di tappeti orientali, per fare i nodi piccolissimi che piacciono alle signore occidentali dei salotti "bene", quelli che boicottano le "multinazionali" amerikane, cattivissime, sono donne o bambini. Gli uomini hanno le dita troppo grosse...
Boicottiamo i salotti no global!!!
Shalom!!!


Infatti caro PFB la regola varrebbe per tutti. Sicuramente chi lavora oggi in Pakistan non in una fabbrica occidentale ma per un signorotto qualsiasi non ha condizioni di lavoro migliori... anzi...
Ma il punto sta proprio qui ed è più semplice di quanto si creda. Se noi imponiamo al signor x, pakistano, che per vendere tappeti a Roma, debba rispettare i diritti dei lavoratori in Pakistan (e magari l'ambiente), così come lo dovrebbe fare a Roma... Allora il signor x sarebbe nella necessità di dover cambiare le regole, senza guerre e senza stragi.
Se invece volesse continuare a fare lo "stronzo" (e mi scuso per il termine ma rende l'idea) allora dovrebbe limitarsi a vendere i suoi tappeti alle signore non global di Islamabad...
Ma a queste regole non è il signor x che si oppone, è il signor Nike...


----Originally posted by Pieffebi
P.S = gli annodatori tradizionali di tappeti orientali, per fare i nodi piccolissimi che piacciono alle signore occidentali dei salotti "bene", quelli che boicottano le "multinazionali" amerikane, cattivissime, sono donne o bambini. Gli uomini hanno le dita troppo grosse...
Boicottiamo i salotti no global!!!
Shalom!!!
MARIO TRONTI
Veblen, quel sociologo «svitato» capì che il borghese
era un selvatico La Teoria della classe agiata. Torna
un grande classico della sociologia americana che
demistificò a fondo la mentalità e la cultura
dell'establishment Usa
Vi ricordate la conversazione tra Mrs e Mr Bridge nel
film di Ivory? Dice lei, con il libro in mano: «Mi
stavo chiedendo se hai mai letto Veblen. - Chi? -
Thorstein Veblen, La teoria della classe agiata». Dice
lui, in poltrona: «Senti, ho avuto una giornataccia.
Non posso passare la serata a parlare di un socialista
svitato ... ». Ecco. Forse non si può ripetere tale e
quale la definizione di Wright Mills: «Thorstein
Veblen è il miglior critico dell'America che l'America
abbia prodotto». Bisognerebbe dire oggi: è uno dei
migliori. Comunque, senz'altro vera, e più attuale che
mai, è quest'altra definizione di Wright Mills:
«Thorstein Veblen si rese conto che il mondo in cui
viveva era dominato da quello che si potrebbe il
"realismo dei pazzi".» Stiamo parlando di un libro, un
classico delle scienze sociali ma anche degli studi
storici del Novecento, che compie cento anni, appunto
«La teoria della classe agiata», ripubblicato adesso
da Comunità, nella stessa traduzione Einaudi di
Ferrarotti, risalente a cinquant'anni fa. Un testo
dunque che ha circolato nella nostra cultura, ma che
forse ha inciso nelle sue pieghe meno di quanto
avrebbe dovuto. Il riformismo debole di casa nostra
non ha trovato il coraggio nemmeno di riferirsi a
questa anticipata critica interna delle società
affluenti, attraverso il racconto dello stile di vita
delle classi dirigenti.
Perché questo è il discorso. «. Il termine "agiatezza"
come qui è usato, non indica ignavia né ozio. Ciò che
esso indica è un consumo, non produttivo di tempo. Il
tempo è speso senza un lavoro produttivo. 1) per un
senso di indegnità del lavoro produttivo, e 2) come un
segno della capacità finanziaria di condurre una vita
oziosa». Il termine di «classe agiata» viene da
lontano. Si trova già nei più alti gradi della civiltà
barbarica.
Comprende guerrieri e sacerdoti, anzi classi nobili e
sacerdotali, insieme a molti elementi del loro
seguito. « ... L'istituzione di una classe agiata è
emersa gradualmente durante il trapasso dal primitivo
stato selvaggio alla barbarie; o più precisamente,
durante il trapasso da un'abitudine di vita pacifica a
un'altra costantemente bellicosa». La distinzione tra
occupazioni industriali e non industriali «è una forma
derivata della distinzione barbarica fra impresa
gloriosa e lavoro degradante». Due classi, «delle
gesta e dell'industria»: gesta e acquisto per rapina
da una parte, occupazione industriale dall'altra, come
distinzione antagonistica. «Non c'è nessun momento
nell'evoluzione culturale prima del quale non si
incontri la lotta... Così è impraticabile una civiltà
di rapina nei tempi antichi, finché le armi non si
sono sviluppate a un punto tale da fare dell'uomo un
animale temibile». Poi, «nell'ulteriore evoluzione
culturale il sorgere di una classe agiata coincide con
l'inizio della proprietà».
La primissima forma di proprietà è proprietà delle
donne da parte degli uomini capaci della comunità.
«L'usanza di rapire donne al nemico come trofei diede
origine a una forma di proprietà-matrimonio, che mise
poi capo alla famiglia governata da un maschio». Dalla
proprietà delle donne il concetto di proprietà si
allarga fino a comprendere tanto le cose quanto le
persone. «Dovunque si trova l'istituzione della
proprietà privata, anche in forma poco sviluppata, il
processo economico ha il carattere di una lotta fra
uomini per il possesso dei beni... La proprietà ebbe
origine come bottino considerato quale trofeo della
razzia fortunata». Quando l'orda comincia a
svilupparsi in una comunità industriale più o meno
autosufficiente, «la proprietà accumulata sostituisce
sempre più i trofei delle gesta predatorie come
esponente convenzionale di strapotere e di successo».
«Il possesso della ricchezza che all'inizio era
considerato semplicemente prova di capacità,
nell'opinione popolare diventa esso stesso atto
meritorio». Così Veblen, nei primi capitoli della
«Teoria della classe agiata» che precedono quelli
decisivi su «L'agiatezza vistosa» e «Il consumo
vistoso». Dove - come dice Ferrarotti - questo
studioso eretico, isolato, uomo di insuccesso, inventa
un linguaggio per le scienze sociali del futuro,
attraverso formule fortunatissime come «istinto
dell'efficienza», «confronto antagonistico. , o
«sciupio onorifico». Oltre a fungere da ponte tra
Alfred Marshall e Schumpeter, riguardo a una teoria
innovativa dell'imprenditore. Pensiero sociale il suo,
non specialistico, proprio di uno spirito
insofferente. Wright Mills definisce Veblen «una sorta
di Wobbly intellettuale». I Wobblies, gli Industrial
Workers of the World, furono, tra il 1905 e il 1920,
il più importante gruppo proletario rivoluzionario
degli Stati Uniti. Del resto lo stesso Wright Mills
considerava attuale nel '53, e noi possiamo
considerare attuale nel '99 quello che Veblen scrisse
nel '22: «L'America dei nostri giorni è stata sulla
via di diventare una specie di clinica psichiatrica.
Per capire il nostro paese vi sono senza dubbio molte
altre cose da tener presenti, ma il problema americano
non si può comprendere se non si tiene in debito contò
un certo diffuso squilibrio e confusione mentale...
Forse la prova più tipica e semplice di questo
squilibrio psicologico si può vedere nella inaudita e
febbrile credulità da cui sono affetti gran parte
degli americani».
Veblen, nato nel Wisconsin, da una famiglia di
emigrati norvegesi, è cultura europea impiantata in
terra americana. Precursore dei francofortesi nel
States. Nello stesso tempo è una delle poche
correzioni anglosassoni del marxismo europeo. Fece un
tentativo di scrivere quel capitolo antropologico
mancante nell'opera scientifica di Marx. Ci ha
descritto l'uomo capitalistico, qualcosa di più
sociologicamente pregnante de «il borghese» di
Sombart. Tra l'altro si tratta anche della donna, come
mostra il gustosissimo capitolo su «L'abbigliamento
come espressione della cultura finanziaria». Ma
abbiamo insistito sugli stadi primitivi di evoluzione
nella psicologia di ostentazione della ricchezza e del
potere, in una parola della proprietà, perché Veblen
insiste molto sulla «conservazione delle
caratteristiche arcaiche», nelle fasi più avanzate
dello sviluppo: fino a un ritorno di caratteristiche
barbariche nella civiltà industriale, e noi possiamo
tranquillamente aggiungere, nelle società
post-industriali.
La differenza è che l'adattamento selettivo darwiniano
alla lotta per l'esistenza in una civiltà di rapina,
non è più qui monopolio di una classe agiata
ristretta, si è democraticamente esteso a una classe
agiata diffusa, la società dei due terzi, comprendente
il piccolo borghese, l'intellettuale medio, il
lavoratore autonomo di prima e seconda generazione e,
nella speranza dei cantori del nuovo, anche il
prossimo lavoratore, flessibile, atipico, giovane e
senza diritti, solo così avrà «l'opportunità» di
passare dalla inoccupazione al lavoro. Scrive Vleben
nel capitolo nono: «La caratteristica saliente della
civiltà barbarica è una emulazione e un antagonismo
incessanti fra le classi e gli individui». Possedere
tratti selvaggi pacifici non aiuta nella lotta per la
vita. Come non servono in regime di competizione «le
doti di buon carattere, equità e simpatia per tutti».
«Si può dire che, entro certi limiti, la libertà dagli
scrupoli, dalla simpatia, dall'onestà e dal rispetto
per la vita, favorisca il successo dell'individuo
nella civiltà finanziaria». Rileggiamoli questi
classici del Novecento, grandi anticipazioni
sull'esito del secolo, lucidi sguardi sulle ombre che
si addensano alla fine. Qualche libro in meno di
quelli che escono ogni giorno a riempire gli scaffali
della letteratura apologetica sulle cose così come
sono andate. E qualche libro in più di questi che
hanno fatto da lontano critica della cultura, cioè
critica della civiltà, lumi troppo presto spenti per
paura che potessero far vedere quello che non si deve
guardare.
http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/990504.htm
l’Unità 4 maggio 1999.


Lo dicevo che gli epigoni del comunismo non sono all'altezza....dei maestri. Il norvegese-ameriKano Veblen era dato da G. Luckas (in "La Distruzione della Ragione"), il grande filosofo marxista ungherese, come....precursore del fascismo e del nazionalsocialismo...ora sembra essere divento un maestro.
Ah...sti "socialisti reazionari piccolo borghesi".
Shalom!!!


Originally posted by Aeroplanino
Infatti caro PFB la regola varrebbe per tutti. Sicuramente chi lavora oggi in Pakistan non in una fabbrica occidentale ma per un signorotto qualsiasi non ha condizioni di lavoro migliori... anzi...
Ma il punto sta proprio qui ed è più semplice di quanto si creda. Se noi imponiamo al signor x, pakistano, che per vendere tappeti a Roma, debba rispettare i diritti dei lavoratori in Pakistan (e magari l'ambiente), così come lo dovrebbe fare a Roma... Allora il signor x sarebbe nella necessità di dover cambiare le regole, senza guerre e senza stragi.
Se invece volesse continuare a fare lo "stronzo" (e mi scuso per il termine ma rende l'idea) allora dovrebbe limitarsi a vendere i suoi tappeti alle signore non global di Islamabad...
Ma a queste regole non è il signor x che si oppone, è il signor Nike...
I "signorotti" locali sono spesso.....i genitori. Mica per miseria (lo faceva già secoli fa) o perchè non vogliono bene ai figli....non necessariamente. Anche i bambini che lavoravano nei campi 60 anni fa in Italia con i genitori e i nonni, per la cultura del tempo, si consideravano NON degli sfruttati..... Occorre comprendere anche questi aspetti se si vuole fare dei progressi veri.
Shalom!!!


Che siano i genitori (cosa non sempre vera) non cambia molto...