Come mai nessuno dei no-global, storici sostenitori della lotta per la cancellazione dei debiti delle nazioni povere, ha proposto di cancellare l'enorme debito che gli irakeni hanno con il mondo, Francia e Russia tra le tante?
Cordiali Saluti


Come mai nessuno dei no-global, storici sostenitori della lotta per la cancellazione dei debiti delle nazioni povere, ha proposto di cancellare l'enorme debito che gli irakeni hanno con il mondo, Francia e Russia tra le tante?
Cordiali Saluti
E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
Che di me degno un dì questo mio figlio
Sia spendor della patria, e de Troiani
Forte e possente regnator. Deh! fate
Che il veggendo tornar dalla battaglia
Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
E il cor materno nell'udirlo esulti.


E chi te lo ha detto? Belpietro?
Saluti
Luca Loi
Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?
NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf


locke è sempre peggio.![]()
Ho appena postato sulle relazioni tra FMI e debito dell'Iraq, ma tant'è....
----
Sullo stesso tema:
«Sovvertire i principi liberisti, combattere le ricette del Fondo monetario»
I pionieri ivoriani di Attac
Fabio Rosati - Liberazione 15 aprile 2003
Anche in Costa d'Avorio la battaglia per tassare il capitale finanziario
Abidjan (Costa D'Avorio) - nostro inviato
Le contraddizioni dell'Africa a volte possono diventare anche le sue ricchezze. Milioni di senza casa, di affamati, di
senza lavoro; milioni di ragazzi e ragazze abbandonati per le strade alla disperata ricerca di un pezzo di pane da
mettere tra i denti; masse di analfabeti e persone per le quali la sola parola assistenza sanitaria richiama tempi
troppo lontani nel futuro per essere immaginati; e poi, bande di faccendieri che gestiscono il lecito e l'illecito per
conto delle multinazionali del mondo ricco: oggi la Costa D'Avorio non è soltanto questo, più una guerra civile che
sembra non terminare mai.
La contraddizione e la disperazione diventano opportunità e ricchezze quando spingono alla nascita di una coscienza di
classe, quando foraggiano azioni e momenti per rivendicare diritti, libertà politica, libertà di pensiero, democrazia e
giustizia. Quando consentono al comune cittadino di avere margini di miglioramento e sperare in un'esistenza in vita
almeno dignitosa. Anche in Costa D'Avorio un altro mondo è possibile, anche qui, dove tutto pare giocare a sfavore delle
masse, diventa importante impegnarsi per sovvertire i principi liberisti che guidano le economie e le politiche del
pianeta. Non senza stupore, e con grande ammirazione, abbiamo saputo che da marzo 2002 esiste nel paese ivoriano Attac,
che il lavoro da fare non è tanto, bensì tantissimo, e che l'obiettivo della rete di associazioni è lo stesso che in
Francia, in Italia e negli altri paesi: introdurre una tassa sulle speculazioni finanziarie, combattere le ricette del
Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, capovolgere a favore dei lavoratori e delle lavoratrici il
sistema capitalistico, le cui evidenti contraddizioni anche in Costa D'Avorio - come altrove - vengono pagate a caro
prezzo dalla popolazione.
«La lotta internazionale di Attac deve diventare anche la nostra lotta - ci dice Yorobi Taraymmo, vice presidente di
Attac Costa D'Avorio - nel 2001 abbiamo contattato i francesi e abbiamo iniziato a lanciare campagne per l'abolizione
del debito». Non è questione di poco conto, visto che numeri ufficiali del 2001 dicono che il debito che il paese
ivoriano ha verso le istituzioni finanziarie planetarie ammonta alla considerevole cifra di 10mila miliardi di dollari e
che gli interessi da pagarci sopra sono di 840 miliardi di dollari all'anno. Tanto per fare un confronto, il salario
minimo di un lavoratore non agricolo ivoriano è di 45 dollari al mese. Di meno se si tratta di un coltivatore.
Che cosa fare allora? Innanzitutto, si avvia la costituzione di una rete di associazioni che vogliono aderire a Attac,
si intensificano i legami tra le varie regioni della nazione, si entra in rapporti stretti con le classi subalterne,
«perché chi occupa una posizione elevata - sono le parole di Yorobi - e di prestigio è fedelissimo alle ricette
liberiste e ci vede come avversari». E' il caso del Synares, il sindacato dei docenti universitari, ma non di quello
degli insegnanti delle superiori, che invece sposano subito la causa di Attac Costa D'Avorio. «Contrariamente a quanto
possa sembrare, a noi risulta più facile parlare con la povera gente, con gli analfabeti, con chi non ha nulla, che non
con gli intellettuali, anche perché più si sale e più aumenta il livello di corruzione». Non c'è da stupirsi, quindi, se
immediata giunge l'adesione dei trasportatori, dei metalmeccanici (non si dice proprio così, ma è il termine che meglio
rende l'idea), dei lavoratori dell'agroindustriale. «Uno dei nostri obiettivi è quello di introdurre nelle fabbriche
discussioni sul sindacato e sulla politica, ma le discriminazioni che subiamo sono tante. Una volta - racconta Yorobi -
in un'impresa siamo riusciti a far eleggere 14 nostri delegati su 18». Ovviamente, quei 14 sono stati poi espulsi dalla
fabbrica. E questo vale per tutti quelli che si iscrivono ai cosiddetti sindacati battaglieri, non per chi sposa le
rappresentanze-fantoccio al soldo dei padroni. «Il vero problema è promuovere la coscienza di classe, confidiamo molto
sulle relazioni internazionali con altre associazioni di lavoratori». Intanto, a casa è stato portato un bel risultato:
finora hanno aderito a Attac ben 15 associazioni.
«I paesi del Terzo mondo sono un osservatorio stupendo per capire e sperimentare le devastazioni delle politiche
liberiste. In Occidente - spiega Yorobi - forse fate fatica a comprendere il concetto di debito, non così noi che lo
viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni». Tra i progetti nel cantiere di Attac Costa D'Avorio, quello di trasformare
la giornata del primo maggio, che qui è una semplice festa, in un momento di lotta collettiva. Esistono manifestazioni
operaie, ma a guidarle sono i padroni, che fanno marciare per le strade i lavoratori con le magliette che fanno
pubblicità al marchio aziendale. «Vogliamo che il primo maggio diventi qualcos'altro, non questa pagliacciata, vogliamo
che diventi la migliore occasione per dare forza alla rivendicazioni della gente». Solo una per Yorobi può essere la via
d'uscita attraverso la quale i lavoratori vittime di un sistema tanto spietato potranno riscattarsi: associarsi tra loro
in cooperative o in rappresentanze sindacali.
Emblematico il caso del cacao, del caffè e del cotone. Formalmente è il mercato a fare il prezzo, di fatto questo viene
fissato dai grandi faccendieri, agenti delle multinazionali. I piccoli proprietari delle piantagioni non hanno alcun
potere contrattuale sul prezzo e si trovano costretti a svendere la propria merce. Secondo un tariffario statale,
dovrebbero vendere il cacao a 600 franchi ivoriani al kg (un franco ivoriano vale tre lire), ma non riescono mai ad
intascare quella cifra. E' già molto se glielo comprano a 400 franchi: «Così o niente, questi piccoli contadini sono
ostaggio dei commercianti che poi distribuiscono la merce sul mercato di Abidjan. Per questo sarebbe necessario che si
unissero in qualche forma organizzata». Quel cacao comprato a 400 franchi, viene poi rivenduto alla multinazionale a
1200. «E' un sistema ramificato che sconta complicità e impotenze del governo». Nel '94 - ricorda Yorobi - i piccoli
coltivatori di cotone riuscirono a formare una cooperativa e a spuntare buone condizioni, poi quell'esperienza fu fatta
fallire. Tutto questo, naturalmente, non vale per i grandi proprietari di piantagioni, gente influente che decide
l'economia e la politica.
E la guerra? Come tutti i conflitti, non puo' dirsi estranea alla faccende che muovono denari, e come tutti i conflitti
non porterà alcuna soluzione ai problemi della Costa D'Avorio. «Questa è una crisi interna al sistema capitalistico, che
scarica le responsabilità sul popolo». Yorobi pensa ai grandi interessi francesi e americani sulla nazione ivoriana. I
transalpini in Costa D'Avorio gestiscono un movimento d'affari pari a 2,5 miliardi di euro all'anno, mentre società a
stelle e strisce si dicono pronte a sfruttare le eventuali risorse petrolifere. C'è invece chi crede che un altro mondo
sia davvero possibile.


Dall'opinione di oggi
A conflitto finito, si parla inevitabilmente del dopoguerra. In Iraq manca acqua, energia elettrica, medicinali, medici, la Croce Rossa non si arrischia a intervenire. La popolazione saccheggia, incendia tutto ció che concerne con il regime. È lo sfogo per tanti anni di repressione coatta che ha dovuto subire ma che rende piú difficile il ritorno alla normalitá.
Si fanno i conti per la ricostruzione e di quanto ammontano i debiti del paese. Si parla di debiti per miliardi di dollari: che l’Iraq non ha, non potrà avere neppure a breve, nemmeno con il petrolio cui servono i miliardi necessari di investimento.
Almeno un anno secondo gli esperti. Francia, Germania e Russia che si sono opposti alla guerra, contribuendo a scatenare le manifestazioni cosiddette pacifiste, stanno ponendo a voce alta condizioni inaccettabili: non vogliono azzerare il debito che solo per la Russia ammonta a circa 12 miliardi di dollari. Si aggiungono quelli francesi e tedeschi, che proclamano il diritto internazionale che permette loro il rimborso dei prestiti.
Senza l’azzeramento di questi debiti, come vorrebbero gli Usa, il nuovo Iraq non potrà presentare ricorso ai finanziamenti del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale necessari perché possa iniziare l’opera di riassetto e di ricostruzione. In altre parole, secondo esperti osservatori di politica internazionale si sta per riprodurre fra Usa e i tre paesi europei la frattura che aveva impedito all’Onu di far sentire con efficacia la sua voce.
A nulla è valso, durante il G7 dei giorni scorsi, lo sforzo degli americani per convincere i tre paesi. Senza una macroscopica riduzione del debito, se non con la sua cancellazione, l’Iraq non potrà mai risorgere dalla prostrazione economica nella quale lo ha ridotto Saddam con la complicità di quei tre paesi, per tutto il denaro prestato per comprare armi, costruire palazzi e strumenti di repressione.
E cosí Baghdad rischia di collassare prima ancora che nasca completamente libera e democratica. Non bisogna meravigliarsi se un domani il popolo iracheno seguirebbe un nuovo “uomo forte” che promettesse loro di combattere chi vuole affamarli con la pretesa del pagamento di un debito che non riconoscono, e che ha prodotto solo fame, miseria oppressione e distruzione per la popolazione.
Rimettere la discussione all’Onu significa dilatare i tempi di intervento umanitario oltremisura. Prima che al Consiglio di sicurezza si ricomponga l’unità, visti gli interessi dei tre paesi contrari alla guerra, fra cui due con diritto di veto, occorrerà molto tempo e tanta pazienza.
Si passerà da una riunione all’altra, a minacce di veto e nel frattempo gli iracheni continueranno a morire per la mancanza di beni di prima necessitá. In sostanza non sarebbe altro che una sorta di embargo.
Ed è per questo che bisogna agire subito. Dovranno farlo quei paesi che avranno il coraggio, la volontà e i mezzi per portare soccorso affinché l’Iraq non viva l’ennesima tragedia umanitaria. E che l’Iraq non si trasformi in un campo di battaglia dapprima per spartirsi il necessario, e poi in una catena di vendette e di carneficine fratricide che porterebbero inevitabilmente a una libanizzazione del paese.
Giovanni Russo
Cordiali Saluti
E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
Che di me degno un dì questo mio figlio
Sia spendor della patria, e de Troiani
Forte e possente regnator. Deh! fate
Che il veggendo tornar dalla battaglia
Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
E il cor materno nell'udirlo esulti.


Quante copie vende "Liberazione" del quale il nostro menestrello yurj continua a postarci gli articoli come fossero Vangelo?
E in ogni caso, è per caso la tiratura o il numero di copie vendute la discriminante dell'attendibilità di una qualsiasi pubblicazione?
Perchè altrimenti dovrei pensare che per conoscere la verità sulle vicende del mondo dovrei acquistare Eva3000 oppure Gente, Oggi e Sorrisi e Canzoni; mi pare che anche Guida TV sia molto richiesta nelle edicole.![]()


Continuo a non cogliere il nesso tra la presunta mancanza di spessore editoriale dell'Opinione e la denuncia ivi riportata (non unica per la verità) sull'enorme debito Irakeno nei confronti del duo Franco-Russo.In Origine Postato da damps
Lieto di esserti utile, Pthome66,
Liberazione:
Tiratura:65.000. Diffusione: 36.000 (Media per numero)
io non lo leggo mai.....
Cerca, però, di leggere meglio i miei posts....
Io ho detto che non solo l'Opinione
ha una tiratura parrocchiale,
ma è anche un quotidiano di un solo uomo o quasi...
Diaconale...
a differenza de Il Foglio (rileggiti quello che ho scritto)
che pur essendo super fazioso
ha dei collaboratori con un loro spessore
professionale.![]()
![]()


Quindi ritieni sbagliata la proposta di azzerare il debito all'Irak?In Origine Postato da damps
Se non capisci
la colpa è tua non certo mia.
Le Opinioni dell'Opinione
coincidono sempre e comunque
con le Opinioni di Silvio
e da un po' di tempo con quelle di George.
In definitiva il post iniziale di Locke....
"Come mai nessuno dei no-global, storici sostenitori della lotta per la cancellazione dei debiti delle nazioni povere, ha proposto di cancellare l'enorme debito che gli irakeni hanno con il mondo, Francia e Russia tra le tante? "
è pretestuoso come gli articoli de l'Opinione
che danno acriticamente sempre una mano
a Berlusconi e ai suoi amici intercontinentali.
Capito adesso?
LEVIAMO L'EMBARGO![]()
TOGLIAMO IL DEBITO![]()
dell'Iraq... americano.![]()


E oltre al fatto che lo ha proposto Bush, che lo ha appoggiato Berlusconi e che lo ha riportato la Discussione hai qualche altro motivo per essere contrario?In Origine Postato da damps
SI
P.S. Comunque anche io sono contrario anche se lo hanno detto Bush, Berlusconi e Diaconale.


Ero rimasto a 15.000 della fine dell'anno scorso.In Origine Postato da damps
Lieto di esserti utile, Pthome66,
Liberazione:
Tiratura:65.000. Diffusione: 36.000 (Media per numero)
Grande Curzi
locke: tutti i debiti IMPAGABILIE. Gli usa, invce si apprestano a caricarne altri, tipo DANNI DI GUERRA (loro che hanno invaso e fatto la guerra, siamo al crimine economico organizzato, ormai), tipo aiuti FATTI PAGARE E NON RICHIESTI (loro che hanno distrutto i granai e tagliato l'acqua, forse devono vendere Coca Cola...).
Tutto cio' e' CRIMINALE.


Ecco qua la differenza tra noi (cominciavo a essere preoccupato del fatto di avere una identità di vedute con te.In Origine Postato da damps
Anche tu sei contrario.![]()
Io sono contrario
perché l'Iraq, volenti o nolenti,
è uno Stato illegittimamente occupato
da forze straniere OGGI.
Domani si vedrà...
E' che gli Usa mi sembrano troppo pronti
a toglierSI l'embargo e toglierSI i debiti.
Almeno quella di togliere l'embargo
è una proposta Usa...
l'altra non so da chi provenga,
oltre che da Locke, l'Opinione
e i mediamen berlusconiani.
Troppo veloci gli americani.![]()
); tu sei contrario per ripicca nei confronti degli USA. Io sono contrario perchè l'Irak ha i mezzi per pagarselo da sè, il debito contratto; perchè l'Irak è potenzialmente più ricco di molti Paesi Occidentali con cui ha contratto il debito, solo che il vostro buon Saddam ha speso i soldi alla cazzo.
Fiuuuu.....anche stavolta ho evitato il contagio!