
Originariamente Scritto da
Giò91
Io sono andato a vederlo e, stando alle recensioni, avevo pensato che fosse c'entrato sul cambiamento del protagonista, Kowalsky, da razzista accanito ad anti-razzista che aiuta gli allogeni.
Invece il senso del film è molto più profondo: in sostanza si tratta di una critica alla società multirazziale americana, soffermandosi soprattutto sulla decadenza della razza bianca di origine europea.
Walt è un americano bianco di origine polacca, reduce della guerra in Corea, di famiglia cattolica, pur non essendo lui molto credente.
E' ancorato ancora a valori forti e saldi: l'onore, lo spirito di sacrificio, la compostezza, l'educazione, il rispetto della proprietà, la disciplina e l'amor di patria.
La sua America non è l'America multirazziale, ma è l'America composta da persone con origini europee.
Si troverà ad andare d'accordo con i suoi vicini coreani non perchè 'anti-razzista' (infatti inviterà Sue ad andare solo 'con ragazzi della sua stirpe', citazione testuale), come potrebbe apparire ad una visione superficiale del film, ma perchè nei suoi vicini coreani vede un attaccamento alla tradizione e all'identità del proprio paese d'origine che non vede nei suoi familiari e tanto meno nei suoi connazionali di origine europea.
Emblematica è la scena in cui, invitato ad una festa a cui presenziava tutto il parentado coreano, si rende conto che ha molto più a che fare con chi - tutto sommato - rispetta le proprie tradizioni ed ha ancora la famiglia come punto di riferimento piuttosto che con chi - la sua famiglia e gli americani bianchi - hanno abbandonato questi valori, tradendo la propria stirpe.
Tutto sommato, a mio avviso, è un film 'identitario', non anti-razzista: nella scena finale, in cui Eastwood si sacrifica per far arrestare i responsabili dello stupro di Sue (una gang asiatica che spadroneggia nel quartiere), il protagonista rinfaccia ai teppisti coreani di aver stuprato 'una del loro stesso sangue'.
Bellissimo quando Eastwood insulta il ragazzino bianco di origine irlandese vestito con lo stile da 'ghetto', rinfacciandogli il fatto che chiama 'fratelli' quelli che non lo considerano tale (i negri).