Le celebrazioni di questa Settimana sono certamente lunghe ma stracolme di realtà e di temi sovrapposti capaci, comunque, di seguire la linea certa della solennità contemplante e di offrire ampi spazi alla meditazione personale.
Cuore della liturgia dei primi giorni è l'Ufficio del Nymphiosis ed è su questo che con voi voglio fermarmi a riflettere. A voce alta, come di consueto.
L'Amore dello Sposo centro della Preghiera, lo Sposo che viene per puro Amore, senza nulla chiedere ma tutto donandosi. L'arrivo dello Sposo, il vederLo, il sentirLo chiede esclusivamente la disposizione all'attesa.
In un mondo fatto di "tempi ristretti" l'attesa meditata sembra un'inutile perdita di tempo essa, invece è il fulcro della Vita che viene, attendere e nell'attesa aumentare il desiderio intenso della sua Presenza.
In questo nostro mondo, "veloce", nel quale anche l'amore tra uomo e donna perde la dolcezza dell'attesa e tutto viene programmato e trascinato verso un'assurda razionalità fatta di percezzioni immediate noi siamo chiamati, nell'attesa dello Sposo, ad ascoltare e cantare nella gioia contenuta e nella meditazione del grande Evento.
Leggendo "la Parola dello Sposo" che si preannuncia e chiede di essere ricevuto, riviviamo, o a volte conosciamo, le regole di un amore ordinato secondo tempi di attesa, accettazione, richiesta, accoglienza. Siamo chiamati a vegliare, pregare, prepararci all'Amore, come le vergini sapienti della parabola che hanno la lampada ricolma dell'olio della Grazia, come sono Grazia i talenti da moltiplicare. Le due parabole, saldate l'una all'altra, vanno ben oltre la narrazione liturgica sono una sfida a questo mondo che non può possederci, un mondo cui non apparteniamo ma è posto, nell'immenso disegno del Creatore a servizio della Creatura.
Essere in questo mondo, possederlo, servirsene, ribaltare il concetto globbalizzante di schiavitù che ne deriva ed appropiarsene "perchè al mio servizio è stato creato"; ma nel mio possesso con parsimonia devo utilizzarlo perchè mio fine "ultimo" è lo Sposo. Per Lui, lo Sposo, veglio un'intera settimana, lo Sposo che viene, che soffre e muore ed è sepolto, che risorge nella gloria, sempre in funzione della Sposa diletta ( cf. 1 Cor 15,3-8 ).
Già il cantico parlava di questa Venuta notturna ( cf. Ct 5, 2-8 ) e la sposa era impreparata. E' il N. T. a ribbaltare tutto e la nostra vita vuole essere rivoltata dallo Sposo che viene per Amore.
Ripensiamo, quindi, all'amore col proprio compagno o con la propria compagna, all'amore per i nostri figli o per i nostri genitori, all'amore per il nostro amico o la nostra amica. Un AMORE del quale non vergognarsi mai, anche quando "gli altri ti giudicano" per la tua passionalità perchè "loro", "sepolcri imbiancati" nascondono "sotto il mogio" perchè hanno "paura dell'amore vero" dove non può esserci peccato in quanto "prima vissuto in Lui e poi riversato sull'uomo".
Ripensiamo al Suo Amore e rivediamo il nostro Amore per gli uomini e tra gli uomini.
Nicola - amante un tempo disperato
P. S. l'ho messo appositamente fuori questo pensiero, per evidenziarlo: RIPENSIAMO ALL'AMORE VERSO COLORO CHE CI ODIANO O, ANCOR PIU' VERSO COLORO CHE NON SANNO AMARE




Rispondi Citando