Tareq, cattura da cinema
Spettacolare operazione degli americani per prendere il vicepremier iracheno Aziz. Che in realtà aveva contrattato la resa. Trionfalismo negli Usa. Ma in Iraq si spara, attesi altri 5mila marines. Altro schiaffo all'Onu
MI. CO.
Gli americani starebbero già interrogando Tarek Aziz, l'ex-vice premier iracheno arrestato giovedì notte nel quartiere Zayuna della capitale Baghdad. Gli Usa sperano di ottenere da Aziz informazioni su Saddam e sulle famose armi di sterminio, in nome delle quali hanno attaccato l'Iraq, ma che non si trovano. Aziz, 67 anni, il volto del regime di Saddam più conosciuto nel mondo in quanto ministro degli esteri per molti anni, è stato arrestato con un blitz notturno inutilmente spettacolare, perché - diverse fonti concordano - lo stesso ex ministro avrebbe negoziato la resa.
Sia come sia, unità speciali dell'esercito americano equipaggiate con visori notturni - appoggiate da carri armati e fuoristrada - si sono arrampicate sul muro di cinta e sulle palme attorno all'appartamento dov'era Aziz e lo hanno catturato senza sparare un colpo. Alcuni parenti di Aziz, citati dalla televisione Cnn, hanno detto che sarebbe stato il loro congiunto a organizzare la resa, per evitare una cattura traumatica, dal momento che Aziz ha avuto recentemente un paio d'infarti. Entusiastico il commento all'operazione del portavoce della Casa bianca. Ari Fleischer ha detto che «si preannuncia un futuro più solido per il popolo iracheno, un futuro di libertà, perché ciò che resta del regime Baath è stato catturato o si è arreso». In realtà Tarek Aziz è solo il numero 43 nella lista dei 55 maggiori ricercati del regime iracheno e, di quella stessa lista, i primi tre presi sono il numero 10, 18 e 21.
Dopo Tarek Aziz, ieri è caduto nelle mani degli Usa anche Farouk Hijazi, ex numero due dei servizi segreti iracheni. Gli Stati uniti considerano Hijazi, arrestato nei pressi del confine con la Siria, un personaggio-chiave per dimostrare i mai dimostrati rapporti tra il regime iracheno e il terrorismo internazionale.
Sul fronte della «ricostruzione», il presidente George W. Bush in un'intervista alla Nbc ha messo in chiaro alcuni punti: la settimana prossima gli Usa faranno arrivare all'Onu la loro bozza per l'abolizione delle sanzioni economiche all'Iraq. Proporranno la gestione americana del petrolio iracheno e un ruolo «limitato» per le Nazioni unite: un vero e proprio schiaffo per il segretario generale Kofi Annan che aveva rivendicato per le Nazioni unite un ruolo di primo piano nel dopo Saddam.
Intanto nel paese continuano gli scontri e gli attacchi alle truppe occupanti. Secondo fonti militari americane, i marines ieri hanno ucciso diversi «paramilitari» iracheni, dopo essere stati attaccati nei pressi della città di Mosul, nel nord-est dell'Iraq. Anche a Bassora, nel sud, la situazione resta tesa. I corrispondenti dell'agenzia Afp riferiscono di scontri a fuoco che si succedono ogni giorno al tramonto. Malcom Wales, portavoce del contingente britannico che occupa l'area, minimizzza e dice che non si tratta d'una resistenza organizzata. Ieri comunque è arrivata la notizia che 5.000 militari americani saranno trasferiti da una base della Germania in Iraq per rafforzare il contingente Usa.
E nel venerdì musulmano dedicato alla preghiera, sciiti e sunniti si sono trovati d'accordo nel respingere l'occupazione anglo-americana. Abdul Aziz al-Akim, numero due del Consiglio supremo per la rivoluzione islamica in Iraq (Sciri), principale gruppo sciita, ha dichiarato alla folla di fedeli riunita a Baghdad: «Non faremo parte di un governo che ci fosse imposto». Lo sceicco Moayyad Ibrahim al-Adami, leader religioso sunnita, ha esortato i fedeli a respingere la presenza americana nel paese, perché «non vogliamo sostituire un tiranno con un altro».




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