Nella stessa settimana di fine aprile inizio maggio due sentenze pronunciate come sempre nel nome del popolo italiano hanno consentito al Presidente del Consiglio Berlusconi di esprimere i diversi stati d’animo susseguenti alle pronunce dei giudici. Undici anni a Previti: “Persecuzione”. Assoluzione per Andreotti: “Sono felice”. Il diritto insegna che le sentenze possono essere commentate soltanto dopo il deposito e la lettura delle motivazioni, incombente che viene lasciato volentieri solo agli addetti ai lavori e che al più si assume, se del caso, qualche giornalista scrupoloso. Prima di questo, non esistono commenti ma solo espressioni di uno stato d’animo, non dissimili a ciò che segue il tiro in rete contro o a favore della squadra del cuore. Dopo, la moviola mista alle considerazioni degli esperti, possono dare spazio agli approfondimenti se quel rigore che ha portato al goal fosse meritato o meno, prima ci sono solo sensazioni, positive o negative che siano. Se questa giustizia è amministrata in nome del popolo, questo popolo ha tutto il diritto di esprimere ciò che prova, nell’immediato, senza avere in mano le carte per poter ragionare, successivamente, in maniera più approfondita. Perché mai quindi il capo del Governo dovrebbe privarsi di esprimere ciò che prova o che crede di provare, non avrebbe senso impedirlo o criticarlo per questo. Tutto ciò, se l’Italia fosse un paese normale, tanto per abusare di un’espressione in voga non molto tempo fa. Ma questa è l’Italia di Piazzale Loreto, dove le sensazioni, che non sono commenti, si esprimono con la violenza, la denigrazione, il pubblico ludibrio, lo spregio, l’irrazionalità, e con l’uccisione, fisica o morale. E’ bastato che il giudice pronunciasse la sua condanna ad undici anni per Previti perché gli spettatori dell’arena del XXI secolo esplodessero in un boato di applausi. MI chiedo quante di quelle persone abbiano assistito alle udienze del processo, abbiano letto i quotidiani in proposito, sappiano almeno i reati di cui gli imputati sono stati accusati. Nella sua lettera al Foglio da molti ritenuta scandalosa, Berlusconi ha ricordato quella che da sempre mi sono permessa di definire, in epoca non sospetta, la moderna Piazzale Loreto, il lancio delle monetine a Craxi da parte della folla nel 1993. Fu una reazione indecente, sconsiderata, in totale disprezzo di quella dignità umana che troppo spesso esigiamo per noi ma che facciamo mancare agli altri. Quando impareremo che nessuno deve scagliare la prima pietra e che, sempre in tema di roccia, dopo aver gettato il sasso non si nasconde la mano, saremo un popolo che potrà esprimere ciò che pensa nell’immediato di quella sentenza pronunciata in suo nome, e chiunque, persino il Presidente del Consiglio, potrà e dovrà dire la sua. Ma fin tanto che non sarà così, qualunque stato d’animo manifestato proprio dal premier come nei casi di questi giorni, sarà l’evidente dimostrazione, anche da parte sua, di ciò che Berlusconi dice di voler combattare ma che non fa altro che alimentare. La voglia di giustizialismo.


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