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  1. #1
    Alessandra
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    Predefinito Lo stato d'animo del premier

    Nella stessa settimana di fine aprile inizio maggio due sentenze pronunciate come sempre nel nome del popolo italiano hanno consentito al Presidente del Consiglio Berlusconi di esprimere i diversi stati d’animo susseguenti alle pronunce dei giudici. Undici anni a Previti: “Persecuzione”. Assoluzione per Andreotti: “Sono felice”. Il diritto insegna che le sentenze possono essere commentate soltanto dopo il deposito e la lettura delle motivazioni, incombente che viene lasciato volentieri solo agli addetti ai lavori e che al più si assume, se del caso, qualche giornalista scrupoloso. Prima di questo, non esistono commenti ma solo espressioni di uno stato d’animo, non dissimili a ciò che segue il tiro in rete contro o a favore della squadra del cuore. Dopo, la moviola mista alle considerazioni degli esperti, possono dare spazio agli approfondimenti se quel rigore che ha portato al goal fosse meritato o meno, prima ci sono solo sensazioni, positive o negative che siano. Se questa giustizia è amministrata in nome del popolo, questo popolo ha tutto il diritto di esprimere ciò che prova, nell’immediato, senza avere in mano le carte per poter ragionare, successivamente, in maniera più approfondita. Perché mai quindi il capo del Governo dovrebbe privarsi di esprimere ciò che prova o che crede di provare, non avrebbe senso impedirlo o criticarlo per questo. Tutto ciò, se l’Italia fosse un paese normale, tanto per abusare di un’espressione in voga non molto tempo fa. Ma questa è l’Italia di Piazzale Loreto, dove le sensazioni, che non sono commenti, si esprimono con la violenza, la denigrazione, il pubblico ludibrio, lo spregio, l’irrazionalità, e con l’uccisione, fisica o morale. E’ bastato che il giudice pronunciasse la sua condanna ad undici anni per Previti perché gli spettatori dell’arena del XXI secolo esplodessero in un boato di applausi. MI chiedo quante di quelle persone abbiano assistito alle udienze del processo, abbiano letto i quotidiani in proposito, sappiano almeno i reati di cui gli imputati sono stati accusati. Nella sua lettera al Foglio da molti ritenuta scandalosa, Berlusconi ha ricordato quella che da sempre mi sono permessa di definire, in epoca non sospetta, la moderna Piazzale Loreto, il lancio delle monetine a Craxi da parte della folla nel 1993. Fu una reazione indecente, sconsiderata, in totale disprezzo di quella dignità umana che troppo spesso esigiamo per noi ma che facciamo mancare agli altri. Quando impareremo che nessuno deve scagliare la prima pietra e che, sempre in tema di roccia, dopo aver gettato il sasso non si nasconde la mano, saremo un popolo che potrà esprimere ciò che pensa nell’immediato di quella sentenza pronunciata in suo nome, e chiunque, persino il Presidente del Consiglio, potrà e dovrà dire la sua. Ma fin tanto che non sarà così, qualunque stato d’animo manifestato proprio dal premier come nei casi di questi giorni, sarà l’evidente dimostrazione, anche da parte sua, di ciò che Berlusconi dice di voler combattare ma che non fa altro che alimentare. La voglia di giustizialismo.

  2. #2
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    Predefinito

    da www.ilfoglio.it

    " Silvio Berlusconi
    Polemiche

    Le prime reazioni alla lettera



    Il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, ha detto una cosa sbagliata e una cosa giusta. Giusto il riferimento alla presunzione di innocenza fino a condanna definitiva. Sbagliato il divieto di commentare le sentenze perché espresse in nome del popolo italiano. Intanto perché se i poteri sono tre, anche il presidente della Repubblica esterna in nome del popolo italiano, e non si sognerebbe mai di negare a qualsiasi cittadino, e agli eletti che lo eleggono in secondo grado, il diritto di criticare quel che dice, nonostante la sua formale “irresponsabilità politica”. Poi perché anche il Parlamento, e il governo che esso esprime, agiscono in nome del mandato del popolo italiano. Sarebbe comico impedire le critiche al governo. E’ stato doloroso vedere come, il 29 aprile del ’93, la Camera decise a voto libero e segreto che il deputato Bettino Craxi era un sospetto perseguitato (“fumus persecutionis”) e la sua decisione fu ribaltata a piazze lincianti, con il disonorevole sotterfugio di negare ai parlamentari il voto segreto su una questione riguardante una persona e insieme la libertà di coscienza dei membri dell’assemblea. Il presidente del Consiglio con la lettera al Foglio, come ha precisato il 1° maggio, non ha “commentato una sentenza”: ha fatto molto di più, ha dato un giudizio politico e storico su dieci anni di vita italiana, e ha concluso che farà quel che deve per evitare che ancora una volta il legittimo governo sia rovesciato manu giudiziaria. Insomma ha difeso le istituzioni, nel loro punto più alto di sofferenza, la centralità del Parlamento, il suo primato e la sua autonomia in quanto mandatario del popolo. E’ un problema politico, il ritorno alla Costituzione in materia di immunità, che il Capo dello Stato conosce bene e sul quale non sono possibili distrazioni. Il silenzio di autorità e alleati. Salvo Umberto Bossi, che capisce la politica ed è uomo di cattivi ma anche di buoni istinti, tutti zitti. Bossi ha detto, in sostanza, che a lui piace una democrazia in cui i giudici sono eletti dal popolo e non, viceversa, in cui sono i magistrati a eleggersi i Parlamenti e i governi che desiderano. Non sarebbe stato male capire se questi concetti sono condivisi anche da Pierferdinando Casini, un democristiano in quanto tale disonorato dal golpe del ’93, che ha poi fatto la scelta giusta di battersi per la sopravvienza di un’Italia liberale e non forcaiola. O da Gianfranco Fini, che di scuola liberale non è, ma si è via via legittimato accanto a Berlusconi come uomo di Stato dell’Italia democratica. O da Marcello Pera, che il liberalismo filosofico lo mastica da par suo, e per quello politico dovrà pure ingegnarsi, una volta o l’altra, visto che l’intelligenza non gli difetta. La disperazione di Ezio Mauro. Il direttore di Repubblica, che non è l’organo della Cir di Carlo De Benedetti o del club neogiacobino Libertà e giustizia, ma nemmeno un giornale super partes, ha avuto un moto di disperazione che lo ha indotto a confessare finalmente in un poderoso fondo di attacco alla lettera del Cav. al Foglio: bè, sì, siamo parte civile nei processi Lodo Mondadori e Sme, ma questo non ci fa velo, per carità, noi siamo solo in battaglia perché la legge sia uguale per tutti. Gli crediamo. Il Manifesto in due pezzi un po’ traballanti, uno dei quali accusa il Cav. di “eversione”, dice della lettera: Berlusconi “affida il suo proclama a un quotidiano di famiglia che lo diffonde”. Di Ida Dominijanni, firmataria dell’editoriale, conoscevamo l’intelligenza e il fair play, nonché una dichiarata ammirazione professionale per questo “giornale di famiglia”. Non ne conoscevamo il cattivo gusto, che ci dispiace. Quanto alla rubrichista tv, “lettera imbucata nella cassetta del Foglio”, non ne conoscevamo l’intelligenza, bensì la scemenza. Ma non fino a questo punto. Alzi la mano chi non avrebbe pubblicato quella lettera sul suo giornale. [...]
    "

    Saluti liberali

  3. #3
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    CULTO DELLA PERSONALITA'

    Oltre a dirigere con mano ferma e serena i Destini della Patria e del Mondo Intero, il nostro Grande Leader, Guida della Azienda Italia, Faro dei Popoli, si dedica con ineguagliabile maestria anche al campo della Legge e della Giustizia. Egli, nella sua qualità di Presidente del Consiglio, si è occupato personalmente della Sentenza Previti indicando la Strada e il Luminoso Futuro della Grande Riforma Istituzionale.

    ma non c'è lì a destra un ragionier Fantozzi che si alzi a dire:
    "La lettera al Foglio è una cagata pazzesca"?

  4. #4
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    NO i ragionier Fantozzi e i geometra Filini sono TUTTI di SINISTRA...spinta, come il compagno miliardario Villaggio. E per di più sono giustizialisti della corrente del signor Cofferati.

    Shalom!!!

  5. #5
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    Un pur moderato senso critico nei confronti del Capo oltre a costituire esercizio di libero pensiero nell'immediato, nel futuro evita lo spreco di monetine.
    Perchè sono quelli che oggi gridano più forte "bravo, bis" che domani si ritroveranno a lanciarle con urla ugualmente forti.

  6. #6
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    Perchè poi le intelligenza di sinistra neghino che si possa esprimere un'opinione( lo chiamano commento) sulle sentenze giudiziarie che hanno e/o avranno delle conseguenze sulla STORIA politica del nostro paese? Il diritto del popolo( anche diquello che vorrebbero rappresentare e rappresentano)sembra che riposi sulle interviste dei segretari di partito che valutano con ponderatezza e compunta serietà i valori che le alcune sentenze omologano.
    Un fatto strano su cui i giornalisti non hanno fatto poi le riflessioni riguarda la richiesta dei PM di condanna di una decina d'anni in danno del magistrato Verde.
    I giudici assolvendolo hanno implicitamente negato che la pubblica accusa avesse delle prove che dessero un fondamento alla richiesta di condanna.
    Poichè sono convinto,dati i precedenti, che le condanne avessero una motivazione anche anche politica,non mi meraviglia che l'assoluzione di Verde dovesse costituire la prova della serietà del giudice terzo.E' insomma una pezza ulteriore d'appoggio alle sinistre che la divisione delle carriere e delle funzioni non s'ha da fare.
    saluti

  7. #7
    SENATORE di POL
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    Spiacente, mai lanciato monetine, come invece taluni fascisti e taluni comunisti, uniti nella lotta. C'è chi si è pentito e chi no.

    Saluti liberali

  8. #8
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    Originally posted by Pieffebi
    Spiacente, mai lanciato monetine, come invece taluni fascisti e taluni comunisti, uniti nella lotta. C'è chi si è pentito e chi no.

    Saluti liberali
    Bossi e Fini?

  9. #9
    Alessandra
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    Originally posted by tucidide
    Perchè poi le intelligenza di sinistra neghino che si possa esprimere un'opinione( lo chiamano commento) sulle sentenze giudiziarie che hanno e/o avranno delle conseguenze sulla STORIA politica del nostro paese? Il diritto del popolo( anche diquello che vorrebbero rappresentare e rappresentano)sembra che riposi sulle interviste dei segretari di partito che valutano con ponderatezza e compunta serietà i valori che le alcune sentenze omologano. (...omissis)
    Perchè tra le esclamazioni di giubilo della folla in sede di tribunale e l'esternazione di disprezzo da parte di Berlusconi c'è ben poca differenza. Il qui pro quo sta proprio sulla nozione di commento. Io non credo che sia stata espressa una opinione, nè da parte della folla, nè da parte del capo del Governo, ma solo stati d'animo, entrambi non condivisibili perchè insensati. Chi critica le monetine e lo fa con coscienza non le tirerebbe mai agli altri, neanche al peggiore nemico. Il compito di Berlusconi, prima di tutto, è quello di creare in ciascuno di noi quel senso civico che manca o è carente da sempre e non potrà mai farlo ripagando nello stesso modo coloro che definisce i suoi persecutori. Anche se Berlusconi fosse l'essere più bravo, onesto e così via di questa terra, non potrebbe permettersi e non può permettersi, per il ruolo che ricopre, di scendere al livello di taluni.

  10. #10
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    Il Capo del Governo Pedagogo? Non è più il tempo. L'ultimo l'hanno appeso a testa in giù.

    Saluti liberali

 

 
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