11 febbraio 2002
Le streghe ci sono ancora
dal Messaggero Veneto dell'11/02/2002
Manuela Quaglia ha raccolto testimonianze e documentazioni su una credenza che si riteneva scomparsa
Un libro dedicato alle donne con poteri speciali della Carnia
di MARIO TURELLO
La mia carriera d'insegnante cominciò, nel 1970, a Tolmezzo. Un giorno, mentre facevo lezione, un alunno proveniente da Somplago se ne uscì con un'affermazione che suscitò l'ilarità dei suoi compagni: «Io ho una zia che è strega», ci informò, e poi aggiunse: «Mica sempre, però». Ho poi rimpianto di aver lasciato cadere il discorso, di non aver colto un indizio che poteva condurre a chissà quanto interessanti testimonianze.
Me ne sono ricordato, e ancor più rammaricato, leggendo il libro di Manuela Quaglia Non ci credo alle streghe, però..., dedicato alle “donne dai poteri speciali” della Carnia d'antan e di oggi, recentemente pubblicato dall’associazione culturale Elio cav. Cortolezzis, di Treppo Carnico. Appassionata cultrice delle tradizioni popolari della sua terra d'origine, da tempo la giovane ricercatrice si dedica alla raccolta di testimonianze orali, indagando soprattutto sulle credenze relative alle streghe. Significativo il titolo, la cui formulazione avversativo/concessiva è reversibile, ad indicare una persistenza dubitosa e l'affermarsi di uno scetticismo non ancora invulnerabile: comunque un segnale dell’urgenza di registrare fenomeni culturali prossimi al tramonto (gran parte di questi racconti si riferiscono ad esperienze collocate nel passato: gli informatori ripetono quanto loro tramandato da genitori e nonni).
Il materiale raccolto, rinviato il lettore alla letteratura antropologica e demologica fondamentale segnalata in bibliografia, viene proposto dalla studiosa secondo criteri più antologico-tassonomici che teorico-trattatistici, per cui l'opera riesce di facile e godibile lettura. Le testimonianze presentano una ricca fenomenologia: dalla caratterizzazione e identificazione della strega e delle sue “virtù” si passa alle formule e agli oggetti apotropaici, per poi soffermarsi sulle forme e gli effetti dei malefici e sui controrituali adottati (solitamente da sacerdoti) a rimedio.
Primissima caratteristica della strega i triscj voi (occhi cattivi): forma fondamentale del maleficio è il malocchio, e suo movente l'invidia (in-videre); rara la volontà omicida, il fine e/o gli effetti sortiti risultano peraltro blandi (prima del Concilio di Trento, invece... nell'immaginario popolare esso segna la fine di un potere delle malefiche pressoché illimitato); alla strega si ricorre spesso per pratiche di magia bianca, o semplicemente per rimedi ascrivibili alla medicina naturale. In ogni caso, lo strumentario per la difesa preventiva dai malefici risulta molto ampio, comprendendo preghiere, formule, oggetti (spesso vi si scopre la forma originaria di detti o gesti superstiziosi di cui siamo scarsamente consapevoli) e quasi sempre risolutivo è l'intervento del parroco, tanto scettico nei confronti della stregoneria quanto disponibile a ministrare riti che di fatto appartengono allo stesso sistema culturale contro il quale parrebbero messi in atto.
Un capitolo è dedicato alla notte di San Giovanni. La Quaglia non solo dà sistemazione al materiale da lei raccolto, ma vi aggiunge curiosità, filastrocche, proverbi che hanno attinenza con la stregoneria e, forse il documento più curioso per il lettore non specialista, la copia un grimoire inedito: un prontuario magico, rinvenuto a Treppo Carnico, redatto verosimilmente agli inizi del Novecento.
Il libro accoglie pure racconti fantastici già editi, ma le perle narrative sono quelle che si colgono tra le testimonianze orali (riportate nella parlata originale e in traduzione italiana): tra esse una formula di scongiuro in latino maccheronico. Un'interessante iconografia arricchisce il volume, illustrato dai simpatici disegni di Marina Forte e Alessandra Silverio, e introdotto da Antonio Bellina che esprime una sorta di paradossale rimpianto per il tempo delle streghe, migliore forse del presente. Apprezzabile per il suo tono medio, quest'opera potrebbe essere matrice da un lato di un'esposizione più rigorosamente specialistica, dall'altro di una ancor più popolare divulgazione.
------------------------------------------------------------------------




Rispondi Citando