A margine di regimi liberal-democratici che faticano sempre più a celare la propria indole dittatoriale ed intollerante, si muove tutta una congerie di autori «anticonformisti» e gruppi «d’opposizione». Ma siamo sicuri che basti criticare e dirsi «contro» per soddisfare l’incoercibile voglia di pulito e di umano?
«Controinformazione» e «oppositori»: vediamoci chiaro
di Mr Hyde
http://www.clorofilla.it/articolo.asp?articolo=3074
In questo articolo vorrei affrontare un tema che, credo, stia molto a cuore a coloro che quotidianamente si dannano l’anima alla ricerca d’informazioni non manipolate e che, nei casi più brillanti, rielaborano quel che hanno letto per stendere nuovi saggi ed articoli. Ma le trappole che si parano davanti a chi s’incammina per questa via non sono poche. E non mi riferisco a certi pornografici salotti televisivi in cui tutto si fa tranne che rendere omaggio a quelle che ancora, fortunatamente, sono ancora delle virtù: sincerità, curiosità ed onestà intellettuale, autocritica, senso del limite e del ridicolo.
Accade purtroppo che anche molti tra quelli che dicono di «stare contro» (a parte il fatto che in più d’un caso dovrebbero dirci un giorno «contro» che cosa effettivamente si pongono…) cadano in trabocchetti belli tesi apposta da organizzazioni che mirano ad impressionarli fornendo loro una mole fantastica di materiale «top secret», «declassificato», «d’intelligence»… insomma tutta roba che fa gola e che difatti, puntualmente, molti più opinionisti «politicamente scorretti» di quanti si pensi divorano e metabolizzano nella preparazione dei loro «saggi-rivelazione». Non faccio nomi, ma ogni riferimento ad organizzazioni che si presentano come l’«America buona», «dei valori» e «laboriosa» contrapposta a quella della «giunta golpista-utopista dei falchi della Casa Bianca e del Pentagono» è puramente voluto.
Altrimenti non si spiegherebbe come alcuni giornalisti, belli spaparanzati nelle loro stanzette, riescano a collezionare tonnellate d’informazioni relative a «relazioni pericolose», scandali e porcherie d’ogni tipo combinate a Washington. E soprattutto non si spiegherebbe come i suaccennati giornalisti potrebbero trovare spazio per le loro «staffilate» su giornali che ogni persona di medio acume sa essere parte integrante di un marchingegno mediatico chiuso a riccio di fronte ad ogni discorso sostanzialmente antiamericano (che non equivale al parlar male dell’America e degli americani per partito preso).
E’ evidente il giochino: c’è un numero crescente di persone che è satura delle menzogne americane e che pian piano potrebbe accorgersi che il «sogno americano» è un autentico incubo, per cui i nostri padroni d’oltreoceano hanno messo in piedi alcune fucine di ghiotte informazioni per tutta una serie di «intellettuali scomodi», a patto che non abbiano eccessiva visibilità e che non mettano in discussione i punti fermi della retorica di Stato americana: che gli Stati Uniti sono una democrazia e il regno della «libertà». Poi, una volta messi in cassaforte i due dogmi fondamentali, fatti salvi i quali nessuno - nemmeno i fini «intellettuali scomodi», radical chic, ma anche cattolici tutti d’un pezzo - riuscirà mai a darsi ragione del perché il mondo a guida statunitense faccia schifo, alla fine tutto il resto è concesso.
Parli di «controinformazione» e va da sé che si citi l’«opposizione» politica. Buio totale. Allora ve lo dico io che cosa succede: che c'è un regime peggiore cento volte di quello che s’immagina. C'è un Partito comunista che giochicchia, che s’arruffiana al «Santo Padre», che dice - per bocca del suo segretario - di amare gli Usa e Hollywood, e che quando l’hanno menato i fan della pulizia etnica in Palestina si è pure scusato! In pratica quello non è un partito comunista. Per i più irrequieti di altri lidi politici c'è roba tipo Fiamma Tricolore o Fronte Nazionale, che sputano fuoco e fiamme contro gli yankees ma che al massimo gettano al vento tempo e denaro (pubblico?) per collezioni di coloratissimi quanto inutilissimi poster che incartano i muri della Capitale. Naturalmente, per gli acuti «oppositori comunisti» questi ultimi sarebbero dei «fascisti»… ma glielo svelo io l’arcano: se la famosa XIIª disposizione transitoria della Costituzione vieta la “riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto Partito fascista”, è ovvio che tutti questi gruppetti non sono un partito fascista!
In una dittatura dell’imprenditoria che riduce l’uomo a merce, è chiaro che non c’è posto né per partiti «comunisti» né «fascisti», di sostanza, e non di facciata.
Tutta questa roba da circo pare fatta apposta per dare qualcosa in pasto alla famosa gente comune che, hai visto mai, un giorno si sveglia e decide di mandare a casa tutti questi signori che taglieggiano noi europei e i «popoli di troppo» (palestinesi, serbi, afgani, iracheni…), più gli immancabili collaborazionisti locali, di «destra», di «centro», di «sinistra», e riprendere il pallino della situazione in mano.
Che tutti questi organizzatori delle «estreme» siano funzionali al sistema lo fanno pensare i puntuali appelli che giungono dalle stanze dei bottoni a «tenere alta la guardia» contro gli «opposti estremismi»: che cosa di meglio per distogliere gli sciocchi dal vero problema, che, ripeto, è togliersi dai piedi ogni ingerenza esterna?
In questi giorni fanno un gran riparlare di Tangentopoli, ma mai uno che avanzasse almeno il dubbio più che lecito che la cabina di regia di un cataclisma simile fosse oltreoceano: e dove sennò, se l'Italia è - come è, questo come si fa a negarlo - una colonia degli americani?
(martedì 13 maggio 2003)




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