…tempo di linciaggio
Poi, tutti al mare.
E’ di moda l’ingiuria pesante travestita da legittima contestazione. Può essere il tentativo di ingrossare la speranza dell’effetto del processo giudiziario, illudendosi al ricordo di Mani Pulite e delle monetine e dei tremebondi “eletti” di 10 anni fa. O la spaventata reazione alle notizie poco rassicuranti provenienti dalle due Commissioni Telecom Serbia e Mitrokin.
Visti a Venezia, su barche sventolanti vessilli dei partiti d’opposizione, e pupazzi del premier gettati a mare con una pietra al collo. “Lo abbiamo invitato ad attaccarsi una pietra al collo” spiega tranquillamente il consigliere comunale Paolo Cacciari. Non vuole che nascano equivoci.
“Farai la fine di Ceausescu” urlò verso Berlusconi il figlio “girondolino” di un magistrato qualche giorno fa. Per non cadere in equivoci ci si augura, da quella parte, un bel giudizio sommario con esecuzione immediata e legalizzata “dalla volontà popolare”, paragonando il premier dell’Italia democratica con il feroce e sanguinario dittatore comunista rumeno.
Calma, ragazzi: è legittima contestazione.
E nelle redazioni dei giornali “del popolo libero e sovrano” si scrive:Berlusconi è uno che dedica tutta l’energia e il governo al solo scopo di scansare la giustizia. Proprio come Ceausescu, si creato un mondo di potere destinato a riflettere la sua gloria”. Dalla prima pagina dell’Unità dell’altro giorno.
Oggi si andrà a piazza Navona a manifestare contro l’immunità, con lo slogan “la legge è uguale per tutti”, molto simile al “no alla guerra senza se e senza ma”.
Sul palco si esibirà anche il nuovo “eroe popolare” Piero Ricca, quello di Ceausescu.
Attorniato da Furio Colombo, Lidia Ravera, Gavino Angius, Nanni Moretti, Sabina Guzzanti e tanti magistrati, tutti in piazza “Per la democrazia”. E per i valori sanciti dalla Costituzione, tanto cari al capo dello Stato.
Apparentemente non c’entra molto, ma forse sì.
Da qualche altra parte si odono urla, fischi e minacce contro Savino Pezzotta.
Gli stessi "rumori" uditi prima delle uccisioni di Massimo D'Antona e Marco Biagi.
Parlano la stessa lingua, quella che delegittima, intimidisce, infama gli avversari politici con la schiena diritta.
Gli è rimasto ormai solo questo sistema; altri, quelli democratici, neppure sanno che esistono.
O li temono.
saluti




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