Finalmente in questo Paese qualcuno si ricorda che ci sono i comunisti, mai denuncia fu più opportuna e se veemente come quella del Premier tanto meglio!
Come, si dice, la grande vittoria del Maligno sia stato il farci dubitare della sua esistenza, così l’ultima chance dei bolsceviki è quella d’infondere la certezza che non siano mai esistiti: è stato uno scherzo con 70 milioni di suicidî.
I benpensanti l’hanno detto a chiare lettere i comunisti non esistono e semmai ci furono erano simili agli atlantidi, una razza mitica foriera di preziosi e benefici insegnamenti; leggendari visitatori alieni che ci donarono la democrazia e poi sparirono lasciandosi però alle spalle una casta sacerdotale che dai media e dalle scuole vigila sulla conservazione della liturgia e dell’ortodossia resistenziale.
Tutto procede come aveva vaticinato Orwel nel romanzo «1984»: manipolano la storia, la letteratura e per sopramercato anche la scienza giuridica.
Tanto per parlare d’una cosa sulla bocca di tutti non è che i magistrati siano tutti rossi, è che dalle facoltà di giurisprudenza escono tanti giovini a modo, magari votano anche la CdL, ma l’unico criterio che hanno per interpretare la legge è quello del sociologismo marxista-cretinista.
Non è tragico che vi siano giuristi di sinistra, è drammatico che quelli di destra dicano pressappoco le stesse cose!
Così con la storia, non tanto quella recente perché lì a porre un freno vi sono ancora i ricordi di famiglia che raramente coincidono con la vulgata resistenziale, quanto quella più antica ormai valutata solo sui criteri della lotta di classe o simili farneticanti parametri che portano ad una inappellabile condanna di tutte le classi dirigenti del passato.
In realtà è quella proletario-comunista ad essersi rivelata la peggiore della storia umana, battendo per incapacità ed infamia qualsiasi altra.
Il comunismo fu e resta l’esperienza politica più devastante di tutti i tempi per durata ed estensione (ed ancora domina su più d’un miliardo di uomini), senza attenuanti, scusanti né conquiste che in qualche modo ne compensino i danni.
L’impero dello Zar era un paese in via di sviluppo con più prospettive di altri, oggi è senza speranza, non meno importante.
La Russia ottocentesca era una superpotenza dello Spirito oggi arte, musica e letteratura vi agonizzano.
Un fallimento inappellabile costato milioni di vittime immolate prima che sull’altare della ideologia su quello della stupidità.
Milioni di cadaveri per coprire gli errori d’omuncoli da poco ma decisi a non mollare l’osso ghermito con la violenza e l’assassinio.
La grande carestia degli anni ’30, di cui qualche mese fa pubblicammo una testimonianza, ne è un esempio.
La collettivizzazione agricola doveva essere l’apporto originale che il grande pensatore Giuseppe Baffone Stalin voleva donare alla dottrina marxista-leninista.
6-8 milioni di morti servirono allo sviluppo del suo teorema, le grandi purghe di 5 anni dopo ad eliminare i carnefici.
Quello fu, per decenni, l’unico cemento dell’allegra brigata Stalin, Beria, Molotov, Cruschev & C: celare il fallimento e l’eccidio sterminando i testimoni del primo e di esecutori materiali del secondo.
Alla fine della banda ne rimase uno solo e riuscirono pure caricandolo sulla troika con Kennedy e Papa Giovanni e a vendercelo come il Babbo Natale della steppa.
Nel comunismo v’è qualcosa di profondamente folle che lo differenzia da tutti i regimi basati sulla violenza e sul terrore (ma ha tratti comuni con l’Inquisizione): sterminare un popolo per il bene del popolo, tormentare qualcuno per il suo vantaggio ultimo, tecnicamente si chiama eterogenesi dei fini, praticamente delazione, fame, tortura e morte.
Anche la storia del comunismo italiano non ci risparmia simili nefandezze solo, grazie a Dio ed agli Alleati, quantitativamente più modeste.
Tralasciando i fatti degli anni ’40 salvo ricordare una verità banale: furono applicazione pratica, programmata, intenzionale, scientifica, della lotta di classe (così come fu questione di classe e non di nazionalità o appartenenza politica la persecuzione titina, almeno fino al 1948); soffermiamoci invece sui favolosi anni di piombo.
Ci raccontano, con una faccia tosta ed un’autoreferenzialità sconcertanti, che allora il PCI fu il bersaglio delle BR e tenace bastione della democrazia.
A parte il fatto che entrambe le entità citate erano due delle molte pedine con cui l’URSS giocava la sua partita per il predominio mondiale, di sicuro c’è che il PCI negò l’esistenza stessa delle BR fin oltre i limiti del ridicolo.
Troppo al lungo fu detto che erano provocatori fascisti e sedicenti comunisti, del resto ancor oggi il militonto interrogato risponde: «Le BR sono un complotto della CIA».
Per anni botteghe oscure negò il problema impedendo di fatto la ricerca di soluzioni, poi offrì un tardivo contributo quando la situazione divenne insostenibile, ma in cosa constò poi ‘sto contributo? Nel dissuadere i propri uomini dal fiancheggiare i terroristi! Bella gente avevano tra gli iscritti!
Certo non dovette essere stato facile convincere i proprî a non gettarsi a capofitto nella rivoluzione, quella rivoluzione di cui avevano discusso e fantasticato per decenni delle riunioni di cellula, quella rivoluzione di cui ogni iscritto sapeva di dover essere l’avanguardia.
Ed alla fine resta il dubbio che ai BR non abbino rimproveravano la violenza ma l’aver violato il monopolio della violenza rivoluzionaria detenuto dal PCUS e da questi girato al proprio mandatario di zona.
La storia del comunismo è stupefacente, un sublimato di morte, stupidità, fanatismo e brutalità.
C’è in essa qualcosa di diabolico: la volontà di ricreare un mondo nuovo, un uomo nuovo è chiaramente luciferina, è una tragica parodia della Creazione che porta all’inversione dell’ordine naturale delle cose.
Ma a parte tutto una cosa dev’esser chiara: la lotta di classe è crimine contro l’umanità che non differisce in nulla dal genocidio a motivo razziale.
Anzi, nella realtà dell’Europa Centro-Orientale, dove etnia e classe coincidono, questa può diventare una chiave di lettura per spiegare tanto l’antisemitismo hitleriano (in fondo il suo era pur sempre il Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi), quanto il più recente yugo-macello.
Oggi, non è persone rispettabile (anzi è penalmente perseguibile in molti Paesi) chiunque neghi i campi di sterminio, si diletti di svastiche e parli bene di Adolf.
Giusto, nulla da eccepire, ma non può essere persona rispettabile che neghi o abbozzi su gulag, foibe e collettivizzazioni forzate, chi esacri una condanna a morte inflitta da un tribunale d’uno Stato di diritto per punire un crimine e giustifichi quella pronunciata da un tribunale del popolo per difendere un regime; chi ami Castro e in fondo in fondo trovi qualcosa di buono anche in Stalin.
Questi dovrebbero divenire paria sociali, non v’è differenza tra lo skin ed il comunista, bene fa Berlusconi a ricordarlo.
Ricordiamolo e diciamolo, senza temere il sarcasmo e la sufficienza dei moderati, degli intellettualoidi, degli utili idioti, di quelli che «non c’è più il Muro di Berlino», di quelli che: «Guerra Fredda è finita».
Si, il Muro è crollato e le macerie hanno seppellito loro!
Si, la Guerra Fredda è finita e l’abbiamo vinta noi!




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