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Discussione: "Chi siamo" di Zena

  1. #1
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito "Chi siamo" di Zena

    Breve ma efficace carta di identità degli etno-nazionalisti/federalisti padano-alpini e della loro "Ideologia".
    Per chiarire una volta per tutte:

    Crediamo in un'Europa costruita su base etno-federale , dove cioè siano riconosciuti polititicamente i vincoli oggettivi e inderogabili (etnici, linguistici, culturali) che legano il cittadino alla propria particolare comunità d'appartenenza, definita "nazione". Crediamo nella priorità della tradizione sul progresso, quindi nei valori biologici (vita, famiglia, differenze, natura) in opposizione alla follia nichilista dei cd. diritti civili. Crediamo nell'insostituibile valore sociale della religione e nella fattispecie del cristianesimo. Crediamo nella legittimità della proprietà privata nei limiti della morale, in funzione comunitaria e nel contesto di supremazia del politico sull'economico. Come vedi non possiamo essere etichettati come fascisti in quanto aborriamo lo stato nazione celebrato dalle camicie nere e ogni forma di nazionalizzazione calata dai vertici che deroghi ai diritti delle autentiche comunità storiche e sociali, ma di certo siamo agli antipodi del pensiero globale incentrato sulla deregolata emancipazione sociale ed economica dell'atomo individuale.

  2. #2
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    Che dire? Onorato...

  3. #3
    Ludovico van
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    Molto chiaro e condivisibile.

  4. #4
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    Ottimo post Zena!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #5
    ilariamaria
    Ospite

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    bene su queste basi mi sento di concordare, però vorrei una spiegazione in più, a proposito del punto in cui si parla di "in opposizione alla follia nichilista dei cd. diritti civili".

    cosa intendete per cd diritti civili?

  6. #6
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    Originally posted by ilariamaria
    bene su queste basi mi sento di concordare, però vorrei una spiegazione in più, a proposito del punto in cui si parla di "in opposizione alla follia nichilista dei cd. diritti civili".

    cosa intendete per cd diritti civili?
    Personalmente ho inteso quelli sostenuti dal duo radicale, che quando parlano di divorzio, aborto, eutanasia, omosessualità, pornografia usano spesso l'etichettatura di "diritti civili".

  7. #7
    ilariamaria
    Ospite

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    ah, ma quelli che propugnano certi radicali non sono diritti civili.

    comunque alla condanna in delle porcilate in genere, si affianca un sano buon senso, vero?

    io come diritti civili penso al diritto alla libertà e al diritto di voto.

  8. #8
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    Poi intendiamoci: in una concezione etnica e comunitaria nessun diritto, eccetto quelli religiosamente deducibili, è pre-politico, cioè pertinente all'individuo in sé stesso. Così ad esempio molti diritti hanno la loro prerogativa nell'appartenenza alla comunitào trovo inconcepibile che chi appartiene a una data comunità non abbia la precedenza nell'assegnazione del lavoro e soprattutto dei pubblici impieghi (qui è necessaria l'esclusiva), o che possa subire la concorrenza di imprenditori non locali (pensiamo al commercio). Ogni comunità è chiaro dovrà poi legiferare in base alle proprie possibilità
    d'autosufficienza. Il diritto al lavoro sarebbe comunque relativo, nella concezione etno-federalista, alla cittadinanza. Ogni individuo deve poter disporre di una comunità che lo protegge e ne permette l'espressione sociale. Ugualmente si ragiona per quanto concerne il diritto alla casa e all'usufrutto di altri beni.

  9. #9
    Il Patriota
    Ospite

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    visto la tua preparazione caro patriota Zena vorrei esprimessi il tuo punto di vista proprio su 3 questioni:
    -presenza di allogeni in Padania: cosa fare?..la soluzione è un umano rimpatrio nelle terre di origine?..io penso di si
    -cittadinanza: in base a quali criteri concederla
    -democrazia: di che tipo..rappresentativa o partecipativa sul modello delle antiche polis?

  10. #10
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    Originally posted by Il Patriota
    visto la tua preparazione caro patriota Zena vorrei esprimessi il tuo punto di vista proprio su 3 questioni:
    -presenza di allogeni in Padania: cosa fare?..la soluzione è un umano rimpatrio nelle terre di origine?..io penso di si
    -cittadinanza: in base a quali criteri concederla
    -democrazia: di che tipo..rappresentativa o partecipativa sul modello delle antiche polis?
    Caro patriota, non mi sottoponi questioni di poco conto, è chiaro.
    Data la scarsità di tempo, ti rispondo sinteticamente riservandomi di riprendere più tardi il filo. Il problema è più complesso di quanto non sembri. Innanzitutto è chiaro che la politica d'immigrazione muta a seconda dello scenario in atto. Le prassi sostenibili ad oggi è chiaro sono molto diverse da quelle che si profilerebbero all'interno di un'eventuale "egemonia" etno-nazionalista o, come preferisco dire, io, etno-comunitaria. Ammettiamo che Lega, Vlams Block e partiti affini giungano ad esprimere propri governi e insediarsi in sede U.E. Cosa avverrebbe?
    Certamente avremmo una "rivoluzione" conservatrice di tale portata di cui è difficile calcolare l' "economia", innanzitutto costituzionale. Suppongo comunque che il primo decreto sarebbe quello di bloccare la prassi dei permessi di soggiorno,e di sopperire alle eventuali ed auspicabilmente solo iniziali carenze di manodopera reimpatriando i nipoti dei nostri immigrati. Per gli altri, onde evitare conflitti sociali difficilmente gestibili, si adotterebbe secondo me un espediente simile a quello della Bossi-Fini: permesso vincolato al lavoro e rigidità in materia di ricongiungimenti. Ma il punto archimedeo sarà rappresentato dalla cittadinanza: con legge europea la cittadinanza all'interno di una "comunità" si acquisirebbe esclusivamente per nascita, così da non correre alcun rischio che i diritti politici vengano esercitati al di fuori del vincolo d'appartenenza e quindi contro la tradizione, migliore garante della legittima espressione sociale. Con Der, altrove ,abbiam discusso sulla possibilità, in sede iniziale, di sanare o meno la condizione di cittadini non padani ma italiani o comunque comunitari che per altro vivono da diversi lustri o generazioni nelle nostre terre. Ossia: in caso di integrazione già avvenuta, come comportarsi? Problema aperto.
    Per quanto riguarda la democrazia credo che sarà necessario trovare l'espediente per introdurre metodi fortemente partecipativi. La democrazia indiretta è un'offesa al comunitarismo, poichè è destinata a crear modelli individualistici, a disintegrare la vita pubblica facendone privilegio di pochi, e nemmeno degli "aristos". Per questa ragione credo che sarebbe opportuno ridisegnare i comuni sul modello delle città-stato, in modo da ricondurre una quota di potere (direi le competenze che attualmente spettano ai comuni in Svizzera) alle comunità primarie, le quali potrebbero controllare l'esercizio dei livelli politici superiori, emanazioni di queste "repubbliche elementari" e via via di loro stessi. Autonomia, sussidiarietà, nomina diretta! Le elites sarebbero così scelte all'interno dei diversi livelli, autentiche espressioni della volontà inizialmente GENERALE e non poteri altri alla ricerca di plebiscito in vista di una gestione moralmente dubbia della cosa pubblica. Soprattutto ogni soggetto confederato avrebbe una sua voce, e il nuovo deputato non sarebbe espressione, come oggi, di un qualche partito posto in rapporto a una società spogliata dei corpi intermedi cui il cittadino appartiene , ma rappresentante a livello cantonale del proprio comune, a livello confederale del proprio cantone, a livello europeo della propria confederazione.

 

 
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