...storia immacolata.
E’ apparso ieri, su L’Unità, l’”Appello dell’Ulivo per salvare la Repubblica”, firmato, tra gli altri, da O.L.S. e Tonino Di Pietro, da Paolo Casavola a Pecoraio S., da Ciriaco De Mita a Oliviero Diliberto.
Appello apparso, vedi la coincidenza, alla vigilia delle elezioni (amministrative) che l’Ulivo tenta di far passare come “fondamentali” per la politica italiana.
Risalta, nell’appello, che il bersaglio è comunque e sempre l’odiato Berlusconi: per salvare la Repubblica è indispensabile cacciare il Cav.. Questo rimane l’unico e ultimo “collante” che tiene insieme la disordinata e pazza unione chiamata Ulivo.
Tra l’altro, fra i nomi dei firmatari, non mi pare di aver visto quello di Bertinotti.
Vediamo alcuni concetti espressi dall’appello:”E’ tempo che tutte le istituzioni svolgano le funzioni attribuite loro dalla Costituzione”. Perfetto, sono le stesse cose predicate giornalmente dalla CdL: che la magistratura sia indipendente (anche dai partiti), che l’istituzione del Governo svolga la sua funzione (governare), che l’istituzione del Parlamento svolga la sua funzione (legiferare).
Con enfasi “clericale” l’appello sottolinea il “bene comune” e “Facciamo nostro l’invito delle massime cariche dello Stato a operare per il bene dell’Italia”, dove quel “nostro” senza l’aggiunta di “anche” sottintende velenosamente che gli “altri” l’invito della alte cariche dello Stato lo ignorano.
Bah, più che un Appello per la salvezza repubblicana si tratta in effetti di un forte documento di autocritica, fatta dagli autori e firmatari che intendono fare così ammenda dei propri peccati.
Quando si legge di “istituzioni che devono svolgere le funzioni loro attribuite” viene in mente il rapporto fra politica e giustizia di Violante e Di Pietro e Caselli.
Citando la libertà del Parlamento associata alla firma di O.L.S. viene in mente il ribaltone del ’95, o D’Alema nell’atto di defenestrare Prodi, presidente del Consiglio dei ministri voluto dal popolo.
Ma chissenefrega del popolo?
L’appello invita a “riportare il conflitto alle idee più che fra le persone” e ricordiamo la storia di illustri del passato come De Mita e Amato, o, restando al presente, appunto alla “personalizzazione” del conflitto contro Berlusconi.
Ma mica è finita. Leggendo del “necessario conflitto politico, alimento e condizione della democrazia” vengono alla mente Marx-Lenin-Stalin ai quali va aggiunto Castro, tanto cari a Diliberto.
“Occorre operare per il bene dell’Italia”, si legge nell’appello, e subito ti viene in mente la Telekom-Serbia, Dini e affini.
E’ un appello vuoto e falso, col quale si tenta di addossare all’avversario politico (vincente) i propri errori (passati).
Tentano di rifarsi una nuova “verginità” politica?
Saluti




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