...predicatori?
Suona per lo meno strano, nel senso comune dei cittadini, che in un paese come il nostro, capace di trattamenti carcerari come il 41bis eternizzato, una specie di superguantanamo ad altezze metafisiche, un uomo che uccide un ragazzo adolescente, e lo scioglie nell’acido perché figlio di un pentito di mafia, abbia riconquistato via pentimento, dopo sette anni di reclusione, i conforti di una vita d’abitazione a spese dello Stato.
Ma non fa scandalo nel nostro cuore troppo asciutto un atto di umanità secondo le regole, se le regole sono quelle.
Fa scandalo, e come, la motivazione addotta dal Pm Alfonso Sabella, il magistrato che gestì il caso e ora corona la sua missione emettendo giudizi da direttore di coscienza di una cattiva scuola di moralità.
Enzo Brusca è “buono”, ci assicura il funzionario dello Stato che deve applicare la legge nella giurisdizione, anzi è un “essere naturalmente buono”, come l’uomo di Jean-Jacques Rousseau. Dargli i domiciliari è sommamente giusto e riparatorio perché la sua colpa è solo di essere figlio di Bernardo Brusca, padre e padrino feroce che lo rimproverava quando si travestiva da sottufficiale della Marina militare, spingendolo fin da piccolo al cozzo con l’immagine e i poteri dello Stato. Non gli fosse toccato un sorte simile padre, il buon Enzo avrebbe fatto opere di bene. E del suo pentimento,”vero” e “genuino” secondo le dichiarazioni del pm più surrealisticamente pascaliano del mondo, fa testimonianza qualche lettera di plauso da lui mandata al magistrato, qualche colloquio con il prete eccetera.
Può perfino darsi che la diagnosi sia vera, ma è il diagnosta che dovrebbe rendersi conto della differenza tra magistratura e sacerdozio, tra i codici e la filosofia morale, tra la legge e l’etica. E non se ne rende conto neanche un po’. Sviato da una cultura giuridica degna compagna di leggi borboniche sul pentitismo, e travolto dall’insolita passione della sua corporazione per il giudizio di valore al posto del giudizio di fatto, per un esercizio greve e banale di moralismo al posto di un rigoroso governo dei codici, il pm giudica e manda secondo la sua scala di individuazione e interpretazione etica, e si muove in un problema filosofico-religioso come il pentimento alla stregua di un elefante in un negozio di cristalleria.
Quando scarcererete Totò Riina, ricordatevi di menzionare qualche codicillo e articolo di legge, risparmiateci simili referti. Non siete pagati per questo.
Da il Foglio di mercoledì 21 maggio 2003
saluti




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