...sistemo io!
C’era questo titolo, ieri, sulla prima pagina di “Libero”. E ne è venuto un pieno.
Prima l’ufficio stampa della presidenza del Consiglio, dal quale si apprende che quel titolo faceva pensare ad una conversazione “accesa” tra Silvio Berlusconi e l’intervistatore, Renato Farina, mentre i toni del colloquio sarebbero stati invece diversi (ma importavano i toni o i contenuti?).
Poi le dichiarazioni a cascata di politici e magistrati, ancora una volta appuntate su quel titolo piuttosto che suglu argomenti toccati dal presidente del Consiglio e riportati nell’articolo.
Che cosa significa? Che il problema è il titolo? Figurarsi. Significa, toni accesi o no, che la “roba” stava sotto a quel titolo, e che il problema era e rimane quella “roba” lì: cioè, appunto, gli argomenti in tema di giustizia di cui Berlusconi ha parlato con il vice direttore del giornale. Fosse solo un fatto di toni non avremmo avuto né le precisazioni di Palazzo Chigi né le dichiarazioni di rivolta di certi magistrati, l’uno e gli altri messi in realtà sulle spine dal “merito” della faccenda, altro che dal titolo in cui “Libero” l’ha titolata.
E il merito è la necessità delle riforme: le riforme in materia di giustizia che Berlusconi sarebbe colpevole di voler fare mentre semmai è colpevole di non averle già fatte.
Sì, perché è vero o non è vero che l’amministrazione della giustizia in Italia funziona male? E’ vero, funziona male. Ed è vero o no che tra le cause di questo malfunzionamento c’è anche il fatto che le carriere dei magistrati sono accorpate ed indistinte, con i pubblici ministeri e i giudici in posizione di anomala colleganza ma sostanzialmente arbitraria? E’ vero o no che l’azione penale obbligatoria è solo formalmente tale ma sostanzialmente arbitraria? E’ vero o no che si tratta di una finzione, di un pericoloso simulacro? E’ vero o no che è impossibile fare indagini e processi per tutti i possibili reati? Ed è vero o no, per conseguenza inevitabile, che le indagini e i processi cominciano e procedono in modo selettivo e discrezionale, ma senza nessun controllo sull’esercizio di questa discrezionalità?
Ma sì che è tutto vero. A negarlo c’è semmai la magistratura militante: che è liberissima di sostenere l’insostenibile, per carità, salvo il diritto dei parlamentari, e soprattutto dei cittadini chr li hanno eletti, di considerare per quel che sono, e per quel che valgono, le opinioni di quei magistrati.
Semplici opinioni, appunto, ma un po’ troppo interessate.
E non sta né in cielo né in terra decidere se le riforme in masteria di giustizia siano da farsi o no prendendo a riferimento quel che ne dice quella magistratura:sarebbe come decidere che il “conflitto d’interessi” non è un problema perché lo dice Berlusconi, e fino a prova contraria non è lui che dovrebbe deciderlo, come giustamente gli rimproverano gli avversari.
E allora, titoli di giornali e toni di conversazioni a parte, su queste riforme della giustizia Berlusconi, con la sua maggioranza, ha un diritto e un dovere.
Il diritto di parlarne, in primo luogo. E se davvero ritiene, come molti ritengono, che siano necessarie, ha il dovere di farle.
Rispondendone, se sbaglia, al Parlamento e ai cittadini e non certo alla magistratura militante.
Iuri Maria Prado su "Libero" di mercoledì 19 giugno
saluti




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