Interessante l'ultimo libro di Giulietto Chiesa. Anche i comunisti o ex, stanno cominciando a comprendere che dietro alle quinte c'è una oligarchia finanziaria che governa il mondo.
"Paranoici" di tutto il mondo, uniamoci!![]()
Interessante l'ultimo libro di Giulietto Chiesa. Anche i comunisti o ex, stanno cominciando a comprendere che dietro alle quinte c'è una oligarchia finanziaria che governa il mondo.
"Paranoici" di tutto il mondo, uniamoci!![]()


non sperare di avere qualcosa di buono dai 'comunisti'... questa creatura incoscia del potere finanziario mondiale ...Originally posted by Totila
Interessante l'ultimo libro di Giulietto Chiesa. Anche i comunisti o ex, stanno cominciando a comprendere che dietro alle quinte c'è una oligarchia finanziaria che governa il mondo.
"Paranoici" di tutto il mondo, uniamoci!![]()
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Cmq ho la vaga sensazione che qualcuno di loro cominci ad accorgersi di qualcosa...Originally posted by larth
non sperare di avere qualcosa di buono dai 'comunisti'... questa creatura incoscia del potere finanziario mondiale ...![]()
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Sono duri di comprendonio, ma l'effetto delle macerie del Muro sulle loro capocce deve avergli fatto bene...![]()
Originally posted by larth
non sperare di avere qualcosa di buono dai 'comunisti'... questa creatura incoscia del potere finanziario mondiale ...![]()
E' proprio così. E pensare che loro pensano lo stesso di chi si "sveglia" da "destra"...![]()
Altro che Muro... Ci vorrebbero due Torri grandi così! ...ehm...Originally posted by Totila
Sono duri di comprendonio, ma l'effetto delle macerie del Muro sulle loro capocce deve avergli fatto bene...![]()
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E' scritto: i comunisti si convertiranno...![]()


Originally posted by Totila
E' scritto: i comunisti si convertiranno...![]()
no , sta scritto ' la russia si convertira' ' ...
non si sa bene a cosa ... ma di certo e' un altra cosa dal marxismo ..![]()
Originally posted by larth
no , sta scritto ' la russia si convertira' ' ...
non si sa bene a cosa ... ma di certo e' un altra cosa dal marxismo ..![]()
Al Libero Mercato?![]()


Superclan , Chiesa Giulietto , Villari Marcello
Chi comanda l'economia mondiale?
Editore: Feltrinelli
Prezzo: Lit.17426 Eur. 9,00
Genere: politica internazionale
Dati bibliografici: 135 pagine Anno: 2003
Collana: Nuova serie
Disponibilità: In commercio
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Descrizione:
A Wall Street si decide gran parte del nostro futuro e del nostro tenore di vita. Rappresenta il paradigma del mondo globalizzato e il cuore pulsante dell'Impero. Wall Street e i media sono diventati un binomio cruciale: danno il ritmo alla crescita economica internazionale e determinano gli orientamenti politici. Forse, però, tutto questo non è inevitabile.
Quarta di copertina:
Wall Street e i media sono diventati un binomio cruciale: è la loro inedita compenetrazione a scandire il ritmo della crescita economica internazionale, a determinare gli orientamenti politici, e - attraverso la comunicazione - a stabilire ciò che è giusto e "occidentale" e quello che è contro il nostro sistema. Ma la vera minaccia al nostro tenore di vita e alla nostra democrazia, in realtà, proviene dall'interno, da una spregiudicata superclasse al potere, un vero e proprio superclan che ha dimostrato - con la recente sequenza di scandali finanziari culminati nel caso Enron - di possedere solo una grande abilità: quella di manipolare conti, bilanci e coscienze. Ma questo è solo un aspetto del problema, dato che la "guerra infinita" diventerà una componente stabile della politica imperiale per "governare" un mondo percorso da continue e devastanti crisi. La guerra è l'unica fuga in avanti che questo superclan, privo di ogni immaginazione progettuale sulla società, è in grado di pensare per mantenersi al potere. "La nostra superclasse è una comunità di contemporanei, il suo credo è il consumo immediato: del tempo, della natura, del risparmio, della ricchezza sociale. E' una classe il cui unico, inconsapevole orizzonte è il suicidio."
Capitolo 1 - Domande per una democrazia reale
Abbiamo cominciato a scrivere questo libro nei giorni di vigilia del Secondo summit sulla Terra, dieci anni dopo il primo, quello che nel 1992 si tenne a Rio de Janeiro. Dieci anni, quelli seguiti a Rio, vissuti dal nostro mondo "civilizzato" in preda a un’euforia insensata che non corrispondeva affatto alla grave situazione già allora evidente nel più importante consesso di scienziati, politici e lobby delle grandi corporation mai realizzato nella storia dell’Uomo.
Euforia per una crescita ormai "illimitata", di tassi sempre meno lineari e sempre più esponenziali, di uno sviluppo diventato "senza contraddizioni", della distruzione shumpeteriana vista solo in senso "creativo", della ricchezza "per tutti" (anche se, "inevitabilmente", qualcuno si appropria di fette troppo grandi). E si riaffermava il luogo comune – continuamente ripetuto in ogni occasione – che l’egoismo dell’uomo è una forza motrice e non va frenato: l’epoca della Tina, cioè del There Is No Alternative.
Allora, a Rio de Janeiro, erano stati assunti impegni solenni per tentare di rimettere in sesto i conti dello squilibrio decisamente grave, tremendamente preoccupante, tra l’Uomo e la Natura, evidenziato con abbondanza dai dati a corredo. Erano le uniche nubi in un panorama altrimenti entusiasmante.
Alla vigilia del Vertice di Johannesburg si è giunti in un contesto che non è più sufficiente definire preoccupante. Il coro concorde delle voci responsabili parla di "pericolo incombente", della necessità di porre mano a un "nuovo tipo di sviluppo umano", diverso da quello che ci ha trasmesso questo decennio di euforia.
Da Rio de Janeiro il Prodotto interno lordo (Pil) dei paesi ricchi è cresciuto di circa 10.000 miliardi di dollari anche se, dei circa sei miliardi di individui che popolano la Terra, 1,2 miliardi di persone vivono ancora con meno di un dollaro al giorno. Il loro numero, in valore assoluto, non è affatto diminuito. Ci era stato detto che la ricchezza, anche smodata, dei pochi avrebbe comunque provocato un fallout di benessere sui miliardi di poveri. Chi lo ha detto mentiva, o non sapeva ciò che diceva. Oggi ci sono almeno ottanta paesi che dispongono di un reddito pro-capite inferiore a quello di cui disponevano nel 1992.
I ricchi, arricchendosi, non sono diventati più generosi e nemmeno più saggi. L’aiuto dei paesi ricchi ai paesi poveri è diminuito, non è aumentato. È passato dallo 0,35% del loro Pil (all’inizio degli anni novanta) allo 0,22% dell’anno 2000. Il Segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, alla vigilia di Johannesburg, denunciava due drammatici punti irrisolti: l’assenza di una strategia politica internazionale per affrontare, tutti insieme, la sfida della povertà sul pianeta; e l’evidenza delle minacce derivanti simultaneamente dai ritmi di produzione e di consumo, insostenibili dall’ambiente naturale.
La situazione odierna è peggiore rispetto a quella prevista a Rio de Janeiro: i trend negativi che erano stati individuati sono oggi in gran parte più gravi e nessuna delle tendenze attuali induce a una qualche forma di ottimismo. Ad aggravare il quadro non è soltanto il tempo perduto. Il fatto saliente è che la crisi economica ormai investe, una dopo l’altra, tutte le economie ricche, cioè l’economia mondiale nel suo complesso. L’ottimismo è finito. La ripresa è immersa nelle nebbie di un futuro incerto e nessuno sa dire nemmeno se sia ancora prevedibile. Il grande esercito degli esegeti del capitalismo senza regole e freni, naturalmente, continua a preconizzare il ritorno della mano invisibile del mercato, ma l’unica freccia nelle loro capaci faretre è il poverissimo argomento che non c’è nient’altro, nessuna ipotesi, nessuna teoria, nessun sistema alternativo: non c’è che da sperare nella Provvidenza. Evidentemente, anche la mano invisibile di Adam Smith è stata impedita dalla mancanza di regole e di freni.
Questo dovrebbe essere il tempo del risveglio. Ma è come se l’umanità ricca, inclusa quella che non è precisamente ricca ma si trova a vivere nelle società ricche (cioè quasi tutti quelli che stanno leggendo queste righe), faccia una gran fatica a risvegliarsi da un bel sogno. Questa è una delle illusioni che impedisce a molti di trarre le necessarie conclusioni. Molti altri (l’immensa maggioranza della gente di tutti i paesi) non possono neppure porsi il problema perché, privati delle necessarie fonti d’informazione, non sono consapevoli che è il mondo intero ad andare in rovina, che è il nostro futuro comune a essere minacciato.
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


Originally posted by Totila
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"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf
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