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Discussione: La Verifica

  1. #1
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    Predefinito La Verifica

    dal quotidiano di Alleanza Nazionale

    " Secolo d'Italia del 28/05/2003


    --------------------------------------------------------------------------------
    Fini riunisce in via della Scrofa i ministri e i capigruppo di Camera e Senato per analizzare i risultati elettorali

    An: nella Cdl serve una verifica politica
    "Dopo i ballottaggi si apra il confronto: il dato di Roma è politico, e non riguarda solo la Destra"

    --------------------------------------------------------------------------------

    ROMA. Una verifica politica e programmatica sulla azione del governo dopo i ballottaggi. E' quello che i vertici di Alleanza nazionale chiederanno agli alleati della Casa delle Libertà dopo l'8 giugno. Alla riunione indetta ieri da Gianfranco Fini in via della Scrofa, i ministri di An Gianni Alemanno, Maurizio Gasparri e Altero Matteoli, il viceministro Adolfo Urso, il presidente della Regione Lazio Francesco Storace e i capigruppo di Camera e Senato Ignazio La Russa e Domenico Nania, hanno discusso a lungo dei risultati delle consultazioni amministrative, analizzando il voto città per città, anche in quelle dove la Destra italiana ha confermato i suoi voti, soffermandosi in particolare sul risultato penalizzante di Roma, che per An ha un particolare significato.
    La conclusione che ne e conseguita è racchiusa in un comunicato, diffuso al termine del vertice: " Il voto amministrativo - è scritto nella nota - ha evidenziato la capacità della Cdl, in particolare laddove si è presentata unita, di mantenere il consenso necessario per continuare a governare e, in alcuni casi, per avviare nuove esperienze di Centrodestra. L'unità della coalizione si conferma quindi come un valore aggiunto per sconfiggere le Sinistre e confidiamo che i ballottaggi e le regionali friulane dell'8 giugno, cui An dedicherà il massimo impegno, ribadiranno che non c'è stata alcuna sostanziale rivincita del Centrosinistra ".
    Questo senza ignorare il caso Roma, dove " il risultato negativo della provincia, per il numero dei votanti e per le motivazioni del voto espresso in città rappresenta un dato politico, più che amministrativo, di cui però deve tener conto tutta la coalizione e non solo An. Per questa ragione - conclude la
    nota - An ritiene necessario che la coalizione dia luogo, all'indomani dell'8 giugno, ad una verifica politica e programmatica sulla azione di governo
    ".
    Insomma: per An un problema politico c'è e il risultato non va certo guardato solo ed esclusivamente dall'interno, anche se il problema organizzativo del partito - hanno sostenuto quasi tutti i partecipanti alla riunione - dovrà essere affrontato quanto prima. Non c'è stato però, come riportano alcune agenzie, nessun toto-coordinatore nel corso del vertice. Non è tempo di nomi, questo. Nella riunione di ieri si è puntata, piuttosto, l'attenzione soprattutto sull'eccessiva competizione tra forze alleate in alcuni collegi che, come in alcune città dove ad esempio la Lega ha corso da sola, ha determinato il vantaggio e in alcuni casi la vittoria del Centrosinistra. Per questo adesso la Casa delle Libertà deve marciare unita: ci sono ancora alcune partite importanti in gioco e la Destra italiana ne è ben consapevole. E del resto, a dimostrazione di ciò, ci sono anche alcune analisi di dirigenti regionali dei partiti del Centrodestra che provano che le cose stanno proprio in questi termini: in Campania, ad esempio, i capigruppo alla Regione di An e Forza Italia hanno ammesso di aver pagato, in termini elettorali, proprio per l'eccessiva litigiosità a livello locale nella coalizione .
    Anche dentro An, ad ogni modo, avrà inizio una fase di riflessione.
    A chi vorrebbe, però, un partito dilaniato da guerra interne, a chi sostiene - come ad esempio Teodoro Buontempo - che il risultato di Roma è stato determinato dalle guerre tra componenti , la risposta arriva da Ignazio La Russa: "Non ci sono accuse nei confronti di nessuno, non abbiamo fatto nessun processo. Solo una riunione per analizzare cause ed effetti del voto amministrativo. Il resto sono favole".
    Opinione, questa, del tutto condivisa da Silvano Moffa, che è tornato ieri a commentare il risultato elettorale nella Capitale: " Prima di sparare o aprire una caccia alle streghe con reciproche accuse sulla responsabilità dell'uno o dell'altro bisogna riflettere e capire il dato nella sua pienezza. Quando si perde in maniera così consistente è chiaro che non c'è mai un solo motivo. É un insieme di ragioni". Riflettere, dunque. E ripartire dalla sconfitta, come è già accaduto in passato. Anche se pure Moffa non ha dubbi sul fatto che "il partito ha bisogno di essere organizzato e rilanciato in maniera seria ed ha bisogno di enucleare classi dirigenti all'altezza delle nuove sfide. Ed in questo - sostiene - il correntismo non aiuta ".
    An, insomma, non ha intenzione di ignorare tutta una serie di cause e conseguenze del voto amministrativo: al di là dei risultati di queste consultazioni dentro il partito si discuteva già da qualche tempo della necessità di riorganizzarsi per incidere di più territorialmente. Ma tutti, nel corso del vertice di via della Scrofa, hanno riconosciuto che in questo momento l'attenzione va puntata esclusivamente ai ballottaggi nelle province e nei comuni e alle elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia e di alcune città come Udine, dove pure si voterà l'8 e 9 giugno prossimi. Tra l'altro c'è chi, nel partito, vede proprio quella del Friuli - dove la leghista Alessandra Guerra sfiderà il diessino Riccardo Illy - coma una delle partite decisive da spendere nel vicinissimo futuro per dimostrare che il Centrosinistra non è affatto in rimonta. E poi a Udine è candidato a sindaco un uomo di An, Daniele Franz. Bisognerà dunque concentrarsi sulla prossima e decisiva tornata elettorale anzitutto.
    Solo dopo, quando sarà anche possibile fare un quadro globale dei risultati elettorali, ci sarà un confronto interno, ma, soprattutto all'interno della coalizione: una verifica programmatica e politica nella Casa delle Libertà. Una condizione, questa, sulla quale An non ha nessuna intenzione di recedere. Tant'è che ieri sera, al termine di una serie di dichiarazioni di esponenti di Forza Italia che ritenevano la verifica "non necessaria"; il portavoce di An, Mario Landolfi, ha replicato loro, ribadendo il concetto con molta forza: "Gli onorevoli Scajola e Bondi si mettano l'anima in pace, anche se la parola verifica a loro non piace, ci sarà. Del resto ci sono tante cose che fa Forza Italia che a noi non piacciono". Tant'è che successivamente Scajola, che si era detto convinto che nella maggioranza non ci sono stati atteggiamenti che hanno determinato la sconfitta nella Capitale, ha poi chiarito che la richiesta di An è del tutto legittima e che; "ogni alleato, ha il diritto, se lo ritiene necessario, di chiedere un approfondimento".
    "

    Cordiali saluti

  2. #2
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    Cosà c'è dietro e oltre ....la verifica?

    dal quotidiano di Confindustria...

    " Il Sole 24 ore del 28/05/2003


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    Federalismo / Ora nel Polo la partita della devolution e' tutta in salita - Parte il confronto interno

    Via libera definitivo al Ddl La Loggia
    Luca Ostellino
    --------------------------------------------------------------------------------

    Roma - All'indomani del primo turno della tornata amministrativa, il confronto interno alla Casa delle libertà sul processo di riforma federale dello Stato riparte dalle questioni sollevate dalla Lega sul progetto di revisione del Titolo V della Costituzione varato dal Consiglio dei ministri e dalle differenti visioni e sensibilità presenti nella coalizione. Ma, dopo l'approvazione definitiva di ieri da parte del Senato del Ddl La Loggia di attuazione del Titolo V targato Ulivo, che chiude, anche simbolicamente, una fase complessa della transizione federalista, la ripresa del confronto sul "federalismo via devolution", alla base del "patto" tra Polo e Lega, non può non risentire dei nuovi equilibri e rapporti di forza che il voto amministrativo sembra poter determinare nella coalizione di governo.
    «Anche se resta una consultazione locale, non si può fare finta che non sia cambiato nulla», ammette il presidente dei senatori dell'Udc Francesco D'Onofrio. L'autore del "lodo" sulla contestualità tra devoluzione
    e riforma del Titolo V sottolinea comunque che 1'Udc resta fermo su questa posizione. Così come conferma il suo parere positivo sul testo di riforma costituzionale uscito dal Cum. Come ha già fat to Enrico La Loggia, firmatario del progetto governativo di revisione del Titolo V, anche D'Onofrio considera legittime le critiche della Lega, che ha puntato in particolare il dito contro Roma capitale e il principio dell'interesse nazionale, inserito su richiesta di An come pregiudiziale all'esercizio della potestà legislativa delle Regioni. D'accordo con il ministro azzurro per gli Affari regionali, D'Onofrio è pronto a dialogare con il Carroccio e valutare modifiche e aggiustamenti.
    Su un altro nodo fondamentale per la Lega, il fatto cioè che con l'eleminazione del meccanismo di attivazione previsto dal Ddl costituzionale sulla devoluzione il federalismo rischia di seguire il passo delle Regioni più lente, La Loggia ha già assicurato prima delle elezioni che questa preoccupazione è infondata. Nella riforma da lui elaborata, non c'è più il regime di competenza concorrente tra Stato e Regioni. Sono elencate le materie su cui le Regioni hanno com petenza esclusiva. Secondo La Loggia, convinto che occorrà comunque ancora qualche ritocco, ogni Regione può quindi iniziare da subito a esercitare le competenze che crede, senza aspettare le Regioni più lente.
    Per parte sua, la Lega, che ha puntato molto su questa tornata amministrativa, tanto da legare il futuro delle riforme al suo risultato, è consapevole di avere ottenuto una buona affermazione e intende farla pesare nel confronto con gli alleati sul federalismo.
    « Le urne ci premiano a livello locale ma anche nazionale, grazie alla politica che la Lega sta portando avanti: spingere il Governo sull'agenda delle riforme», ha detto Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord. La Lega ribadisce così i suoi obiettivi: «Vogliamo che la devoluzione faccia i successivi due passaggi in Parlamento e che venga presa in considerazione la modifica del Titolo V senza l'inclusione di Roma capitale e dell'interesse nazionale», spiega Calderoli, sottolineando che il Carroccio andrà avanti con forza anche sul resto delle riforme istituzionali, confortato dal consenso dell'elettorato: «La gente vuole cambiamento. per questo ci ha premiato ».
    "

    Saluti liberali

  3. #3
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    da www.giornale.it

    " An all’attacco di Fini

    Mentre si attende per questa sera un chiarimento nel vertice di maggioranza convocato da Silvio Berlusconi, la sconfitta di Roma agita le acque innanzi tutto all’interno della seconda forza della Casa delle Libertà. E a finire in graticola è Gianfranco Fini messo sotto accusa dai colonnelli romani del partito. I malumori sono verso la sua gestione e il suo doppio ruolo di presidente di An e vicepremier. Un ruolo che, secondo alcuni, designa Fini come eterno secondo di Berlusconi e gli impedisce di smarcarsi con una politica che eviti di far appiattire An su Forza Italia.
    I contestatori portano l’esempio di Lega e Udc che grazie alla loro maggiore autonomia e visibilità sono le forze vincenti delle elezioni di domenica e lunedì.
    Le inquietudini di parte della base e della dirigenza sono emerse nella riunione fiume di questo pomeriggio a via della Scrofa. Se ne è fatto portavoce soprattutto il presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, ma non ha taciuto neppure il vicepresidente del Senato, Domenico Fisichella.
    Clima teso che lascia presagire giornate infuocate in An con la possibilità di nomina di un coordinatore della segreteria che sostituisca Fini alla guida del partito, lasciandolo libero di dedicarsi a tempo pieno agli impegni di governo e presso la Convenzione europea. Anzi, oggi in direzione sono circolati anche i primi nomi: quello del ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, e quello del collega delle comunicazioni Maurizio Gasparri. ma non se ne è fatto nulla. Anche perchè una serie di veti incrociati al momento sbarra la strada a entrambi.
    E dopo la doccia gelata della direzione nazionale Fini si appresta a incontrare in serata gli alleati. Cui spiegherà come la sconfitta di Roma non è solo di An ma dell’intera coalizione. E ai quali chiederà un impegno concreto per i ballottaggi con la garanzia, in primis, dell’elezione di Viviana Beccalossi a sindaco di Brescia. Un invito rivolto essenzialmente alla Lega Nord accusata, con le sue ripetute azioni contro la capitale (da “Roma Ladrona” allo scippo di RaiDue), di essere la prima responsabile dell’attuale crisi di An.
    L’esito dei ballottaggi dimostrerà se si è imboccata la strada per la ricerca di un clima di serenità all’interno della Cdl. preludio fondamentale per quella verifica politica e programmatica già chiesta da Fini e che dovrà essere avviata dopo il 9 giugno.
    27 Mag 2003
    "

    Cordiali saluti

  4. #4
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    da www.ilnuovo.it

    " Vertice di lunghi coltelli della Cdl e Berlusconi media
    La cena di palazzo Grazioli è andata avanti fino a oltre la mezzanotte. Fini chiede una "verifica interna", litiga con Bossi e aspetta i ballottaggi dell'8 e 9 giugno. Il Senatur: "Moffa? Colpa solo di beghe romane".


    di Franco Chirico



    ROMA - Sarà che l’attenzione generale oggi, dentro e fuori dalla mondo della politica, sembra tutta orientata sulla finale di Champions League tutta italiana. O sarà piuttosto che da oggi fino all’8 giugno c’è da concentrarsi sui ballottaggi e sulle regionali friulane. Fatto sta che la cena-vertice di ieri a casa di Silvio Berlusconi, protrattasi fino a tarda notte, sembra aver stabilito una sorta di armistizio interno alla Casa delle libertà.
    In sostanza la parola d’ordine sembra: marciamo uniti fino all’epilogo delle elezioni (sperando che sia il più fausto possibile) senza ulteriori polemiche; poi ridiscuteremo equilibri e regole di comportamento della coalizione. Con particolare riguardo ai temi dell’economia e del lavoro.
    Mentre si decide di rinviare a tempi migliori la resa dei conti dentro la maggioranza, c’è chi comunque già lavora per attrezzarsi meglio in vista del futuro confronto (presumibilmente spregiudicato) fra le sigle della Cdl. Ed ecco dunque che Alleanza nazionale torna a riunire, a ventiquattro ore di distanza dal primo appuntamento, il proprio vertice politico in via della Scrofa._
    Stavolta però, da un lato si è trattato di fissare per l’11 giugno una riunione dell’esecutivo “per discutere e approvare i temi oggetto della verifica programmatica di governo'', dall'altro_si è cominciato a cercare il nome da designare per il fatidico ruolo di coordinatore del partito. L’uomo che, esentando il presidente Gianfranco Fini da un’incombenza difficilmente compatibile col vicepremierato e la carica di coestensore della costituzione europea, dovrà gestire e rivitalizzare Alleanza nazionale. Sul territorio e dentro i palazzi del potere.
    Investitura comunque tutt’altro che agevole. Perché sulla carta ben tre ministri (uno per ciascuna delle correnti in cui è strutturato il partito) ambisce a quel ruolo; fino al punto di rinunciare per esso al proprio dicastero. E’ ormai noto infatti che sia Altero Matteoli (ministro dell’Ambiente e membro della corrente Nuova Alleanza), che Maurizio Gasparri (Comunicazioni e Destra protagonista), che Giovanni Alemanno (Politiche agricole e Destra sociale) hanno dato la loro disponibilità.
    Ma è altrettanto noto che per Fini risulta difficile privilegiare una delle tre componenti ideologiche di An affidandole un incarico talmente strategico. Ecco perché qualcuno insinua l’indiscrezione che il prescelto potrebbe essere l’attuale sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega per l’immigrazione Alfredo Mantovano.
    E in effetti a favore dell’ex magistrato, che ha fin qui seguito con perizia e sagacia l’iter della legge sull’immigrazione e poi la sua applicazione sul campo, congiurano parecchi elementi. Il fatto che non lo si possa ascrivere ufficialmente ad alcuna corrente interna; il fatto che abbia sempre incarnato l’indole istituzionale e non ideologica di An, il fatto che sia per natura un pacato mediatore.
    Per di più la sua automatica rinuncia alla carica governativa per andare a gestire il partito, creerebbe molti meno problemi di equilibrio fra le sigle della Casa delle libertà. E anzi c’è qualcuno che sospingendo un po’ oltre il realistico la propria voglia di immaginare e dedurre scenari futuribili, arriva a pensare che il suo posto a Palazzo Chigi potrebbe prenderlo proprio quel Silvano Moffa che è stato appena “trombato” alle provinciali romane; non senza qualche gesto di ingratitudine politica da parte degli alleati di An.
    Ma qualcun’altro va ancora più in là, e considera che sempre Moffa potrebbe invece essere l’uomo in grado di mettersi al volante della macchina del partito, forte della sua fresca pluriennale esperienza di amministratore sul territorio.
    Comunque sia, mentre An si struttura per contare in futuro in proporzione al proprio peso politico dentro la coalizione di governo il resto del centrodestra si appresta a sua volta a rinsaldare le file in vista delle sfide dei ballottaggi. E soprattutto in attesa del confronto probante per la poltrona di governatore friulano.
    (28 MAGGIO 2003; ORE 07:45, aggiornato ore 17:16)
    "

    Cordiali saluti

  5. #5
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    dal quotidiano IL GIORNALE

    " il Giornale del 29/05/2003


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    An, Fini pronto a scegliere un reggente
    Alemanno, Gasparri, Matteoli e Urso sono «disponibili», in corsa anche Mantovano
    Fabrizio De Feo
    --------------------------------------------------------------------------------

    Le grandi manovre continuano. Assorbito il colpo della sconfitta romana, Alleanza nazionale lavora per mettersi alle spalle il passo falso elettorale e restituire smalto al partito. È Gianfranco Fini a convocare l'esecutivo di An, in vista della verifica di governo. L'obiettivo del mini-summit, fissato per l'11 giugno, è quello di discutere i temi da portare all'attenzione della coalizione e arrivare al chiarimento con un mandato e un messaggio chiaro, trasmesso al vertice dalla totalità delle correnti interne. È, però, più che probabile che nel corso della riunione dello stato maggiore si tenterà anche di sbrogliare la matassa del coordinatore che dovrà occuparsi di assistere Fini nella gestione del partito.
    Le dichiarazioni di disponibilità si moltiplicano, segno che quella poltrona da reggente fa gola a molti. È noto, infatti, che tanto Altero Matteoli (ministro dell'Ambiente e membro della corrente Nuova alleanza), quanto Maurizio Gasparri (ministro delle Comunicazioni e leader di Destra protagonista), Adolfo Urso (viceministro per il Commercio estero, anche lui di Nuova alleanza) e Giovanni Alemanno (responsabile del dicastero delle Politiche agricole e Destra sociale) hanno dato la loro disponibilità. Ma è chiaro che per Fini risulta difficile privilegiare una delle tre componenti ideologiche di An, affidando un incarico strategico a un esponente fortemente "targato". Diventa, così, quasi naturale pensare a qualcuno che si collochi al di fuori del gioco delle correnti. E le indiscrezioni si vanno ad appuntare sull'attuale sottosegretario all'Interno con delega per l'immigrazione, Alfredo Mantovano. Molti fattori contribuiscono ad alimentare la sua candidatura: il fatto che non lo si possa ascrivere ufficialmente ad alcuna componente interna, il fatto che abbia sempre incarnato il carattere istituzionale e non ideologico di An, il fatto che abbia buoni rapporti con tutti i leader del partito. "Ci sono dichiarazioni di disponibilità che vanno registrate come senso di responsabilità e di attaccamento al partito - osserva il portavoce Mario Landolfi - anche perché non la guida, che è affidata a Fini, ma il coordinamento organizzativo del partito richiede un impegno particolarmente forte. Sicuramente il viceministro Urso e il ministro Gasparri sono papabili, come lo sono altri amici e autorevoli esponenti di An. Il prossimo 11 giugno parleremo del documento relativo ai temi oggetto della verifica programmatica. Quello sul coordinatore del partito è invece un dato organizzativo che verrà dopo". Se Landolfi mette le mani avanti e rimanda il dibattito sul reggente, Maurizio Gasparri esce ancora una volta allo scoperto e ribadisce che lui, la disponibilità ad assumere questo incarico, l'ha offerta da tempo, almeno dal congresso del partito a Bologna. "Da mesi e mesi ho offerto io una disponibilità, l'ho fatto anche al congresso di Bologna. Ma non c'è nessuna proposta, il fatto è che se un partito deve utilizzare le energie, le utilizza, ma, ripeto, non c'è nessuna proposta in questo senso. Ho sempre detto, da un anno a questa parte, quando c'è bisogno chiamatemi, nel frattempo faccio il mio lavoro tranquillamente e serenamente".
    Il segnale è chiaro: io non scalpito, dice il ministro, ma se il partito chiama io sono a disposizione. "Alla verifica di governo - assicura - mi presento con le carte in regola perché abbiamo fatto molte cose, compresa la legge di riforma del settore della comunicazione, che sta andando per la seconda lettura al Senato". Da parte sua, però, non c'è alcuna volontà di prevaricare nessuno. Gasparri, anzi, precisa che anche "altri esponenti di punta del partito hanno le caratteristiche giuste" per ricoprire l'incarico di coordinatore. Catenaccio puro, invece, sulla voce che parla di un'esplicita richiesta da parte di Fini a lasciare la poltrona di ministro per reggere An. "Non c'è nessuna proposta in questo senso", taglia corto Gasparri. Se la questione del coordinatore resta ancora avvolta nelle nebbie, quelli che risuonano chiari sono gli strascichi delle polemiche interne. Se i leader del partito si astengono ed evitano di soffiare sul fuoco, le seconde file alzano i toni. II più duro è Fabio Rampelli. " An ha bisogno di un bagno di umiltà" dice il coordinatore di Destra Protagonista nel Lazio. "In troppi al governo si sentono dei padreterni ".
    "

    Saluti liberali

  6. #6
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    Di un qualche interesse questo articolo dell'ex giovane fascista repubblicano, ed oggi esponente della "Destra Sociale", Giano Accame, pubblicato sul sito del quotidiano romano "Il Tempo":

    " HA PERSO LA DESTRA SGARBATA


    di GIANO ACCAME
    QUANDO il macellaio Guazzaloca venne eletto sindaco a Bologna, la patetica autocritica della sinistra sconfitta dopo mezzo secolo d'incontrastato potere locale fu: «Dovevamo uscire dai salotti!». Quest'autocritica non dovrà ripeterla la diessina Melandri, eletta consigliere provinciale nel quartiere alto borghese dei Parioli con la percentuale più alta di qualunque altro candidato in qualunque altro quartiere nelle elezioni a Roma. La sinistra postcomunista oggi ha stravinto proprio nei salotti, con una candidata che si distingue non solo perché graziosa, ma perché lo è coi tratti signorili d'una "sinistra bene", sinistra dei privilegiati, dalle parentele e frequentazioni "giuste", che parla l'inglese dei ricchi americani (e non più il russo, lingua di straccioni: l'ultimo a impararlo a sinistra dovrebbe essere stato Massimo D'Alema).
    Il risultato si presta a una serie di considerazioni. La più ovvia investe le categorie sempre più usurate, insignificanti, di destra e sinistra, che si sono addirittura capovolte. Essere di destra è un po' cafone, provinciale, atteggiamento di gente che non sa stare al mondo: invischiata com'è in troppe superate fedeltà. Pur non essendo priva di cultura, la destra la coltiva con letture invecchiate, pochi autori vivi e non reclamizzati. La sinistra, giustamente annoiata di se stessa, ha smesso di leggere i suoi autori (anzi: Adelphi gliene offre di destra), ma ha più nomi alla moda da citare nel suo chiacchiericcio. E dopo mezzo secolo di sistematico impegno ha ereditato un patrimonio selettivo di famiglie e firme, che ora appunto, finita la paura del comunismo, può dar tutti i suoi frutti.
    La lezione in realtà viene da Mussolini, di cui Renzo De Felice disse che abbandonando i socialisti aveva scelto il "partito della cultura". Scelta rafforzata da Gentile, grande organizzatore di cultura oltre che filosofo, e su cui Gramsci fu portato a riflettere in galera. Le teorie gramsciane sull'importanza politica della penetrazione culturale vennero applicate da Togliatti, che si contornò, per un partito di massa, ma al tempo stesso fortemente elitario, di figli di famiglie in vista e fece attrarre scrittori e artisti nella previsione che il prestigio culturale avrebbero permesso al Pci di ricuperare nella borghesia i vuoti che si aprivano un una classe operaia destinata a diventare sempre più minoritaria. La sinistra capì per tempo che la borghesia colta era il suo terreno d'espansione, mentre troppi fra gli eletti della destra credevano che la cultura non portasse voti. E, ancor peggio, a destra una classe dirigente residuale, miracolata da Tangentopoli, si convinse d'essersi meritata l'inattesa fortuna e di possedere quasi un dono della scienza infusa, che la dispensava sia dal chiedere consigli a chi invece di cercar voti praticava studi, sia dall'uso mondano non del tutto inutile dell'educazione. Fra i servizi sul successo della sinistra ai Parioli ho colto quest'osservazione di un'elettrice delusa dalla destra: «Gasbarra se lo cerchi ti richiama, i nostri invece no, sono tronfi, non coltivano gli amici». Che a migliaia non li hanno più votati. La sinistra pariolina, priva di funzione sociale, giustifica i propri privilegi di classe con il garbo che invece manca non soltanto a Bossi, ma un po' a tutta la destra?
    giovedì 29 maggio 2003
    "

    Cordiali saluti

  7. #7
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    dal quotidiano di Alleanza Nazionale

    " Il Secolo d'Italia - 30 maggio 2003 -

    Fini: la verifica non interferirà
    con l’avvio della presidenza Ue


    ROMA. La verifica di governo è necessaria però non interferirà
    con l’avvio del semestre italiano di presidenza europea. Lo ha
    sottolineato il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, da
    Varsavia dove si trova in visita di Stato con il ministro degli
    esteri, Franco Frattini. «Si vota l’8 giugno per il ballottaggio, la
    verifica sarà fatta entro il 1° luglio. C’è tutto il tempo per met-tere
    a punto la fase 2 del governo».
    Una puntualizzazione anche sulla bozza della costituzione
    europea. «Bisogna fare un ulteriore passo in avanti — ha detto
    Fini — perché nel momento in cui si riconosce il ruolo che le
    religioni hanno nel tratteggiare l’identità culturale europea, la
    verità storica impone di dire con chiarezza che si tratta della
    tradizione religiosa giudaico-cristiana. Se ne deve discutere an-cora nella Convenzione per fare questo ulteriore passo in avanti».
    Intanto un invito ad abbassare i toni del confronto politico è
    venuto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni
    Letta, nel discorso per la consegna di alcune onorificenze al
    Quirinale. Nel riconoscere l’opera meritoria e lungimirante del
    capo dello Stato, Ciampi, in un momento di difficile storia na-zionale, Letta ha detto che l’esasperazione dello scontro politico
    sta rischiando di lacerare il tessuto nazionale. Da parte del
    centrodestra si è concordato che le parole del sottosegretario,
    da parte del centrosinistra sono venute le soliti strumentalizzazioni.
    [...]
    "
    Cordiali saluti

  8. #8
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    Dal quotidiano torinese LA STAMPA

    " La Stampa del 03/06/2003


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    In attesa della verifica, dopo la difesa del ministro dell'economia fatta dal presidente del consiglio

    Fini e Follini: nel governo ci vuole più collegialità
    An e Udc chiedono un riequilibrio dei rapporti di forza nella coalizione

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    In vista della preannunciata verifica all'interno della compagine governativa Silvio Berlusconi, l'altro ieri, ha già messo le mani avanti difendendo a spada tratta Giulio Tremonti. In questi ultimi tempi, infatti, il ministro dell'Economia è stato nel mirino di Alleanza nazionale e Udc. Né Gianfranco Fini né Marco Follini o Pier Ferdinando Casini, naturalmente, puntavano a sostituire Tremonti. Tanto meno con il governatore di Bankitalia Antonio Fazio, come pure è circolato in questi giorni. Su un'operazione del genere (a cui, pare, abbia pensato soltanto una patte dell'Udc e, cioè, il ministro Rocco Buttiglione), tra l'altro, c'è il "no" del vice presidente del Consiglio. Di più: l'idea di sostituire il ministro dell'Economia alla vigilia del semestre europeo e in prossimità della preparazione della Finanziaria appare quanto meno realistica.
    Dunque, quello che in realtà chiede l'accoppiata Alleanza nazionale-Udc è un riequilibrio dei rapporti di forza, un ridimensionamento dell'asse Trémonti-Lega e, come ha avuto modo di spiegare Fini allo stesso Berlusconi, "una maggiore collegialità nella gestione della linea economica del governo". E di collegialità, non a caso, ha parlato ieri anche il capogruppo dell'Udc a Montecitorio Luca Volontè: "Senza alcuna polemica - ha osservato l'esponente del partito di Follini - risulta necessario, a fronte dell'andamento economico e della relazione del Governatore della Banca d'Italia, valutare, dopo i ballottaggi, in uno spirito di ampia collegialità, quali siano gli elementi più opportuni ed efficaci per rilanciare un nuovo patto per il futuro che infonda speranza e fiducia nell'economia italiana".
    Fini, poi, è pressato anche dal suo partito in questa richiesta. Ieri il "governatore" del Lazio Francesco Storace ha avvertito: "Il problema è chi, nella maggioranza, dorme. C'è qualcuno che si è adagiato sul potere e allora è bene che si dia una scossa al governo". D'altra parte, non è la prima volta che Fini e Follini hanno sollecitato una "maggiore collegialità" per evitare che le decisioni più importanti vengano prese da Tremonti, Umberto Bossi e dallo stesso Berlusconi e, solo a cosa fatte, comunicate agli altri alleati. Ma che la verifica preannunciata possa sfociare in un rimpasto è veramente assai difficile. Il vice presidente del Consiglio non mira a questo obiettivo. Le tre maggiori correnti di .Alleanza nazionale sono già rappresentate al governo con Maurizio Gasparri, Altero Matteoli e GiamiiAlemanno. Certo, si potrebbe porre un problema di avvicendamento di uno di questi ministri se si eleggesse un coordinatore di An che si occupi a tempo pieno del partito, cosa che Fini, da palazzo Chigi, non può più fare. Ma a via della Scrofa, sede di Alleanza nazionale, sono in molti a giurare che, in realtà, il vice premier non intenda affatto percorrere questa strada e nominare un coordinatore del partito.
    All'Udc, invece, non dispiacerebbe l'idea di un rimpasto di governo.
    Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, però, sono assolutamente contrari a questa ipotesi, tant'è vero che il presidente del Consiglio sta anche mandando per le lunghe il ritorno di Claudio Scajola nell'esecutivo (al ministero che fu di Giuseppe Pisanu, quello dell'Attuazione del Programma di governo) proprio per evitare di risvegliare appetiti o aprire problemi difficilmente gestibili. Del resto, un rimpasto di governo a un mese dall'avvio del semestre di turno di presidenza italiana all'Unione europea non è un'ipotesi realizzabile. Il che non vuol dire che, dopo il semestre, se Berlusconi vedrà rafforzata la propria posizione, nella maggioranza non si possa veramente avviare una ridefinizione dei ministeri. Ma non è certamente un problema dell'oggi. Comunque, il fatto che tutti escludano che la verifica possa avere dei contraccolpi sugli equilibri di governo non significa che questo chiarimento all'interno della Casa delle libertà si preannunci indolore. Fini, che non è la prima volta che chiede a Berlusconi di non privilegiare, all'interno della coalizione, l'asse Bossi-Tremonti e che finora non ha avuto molta fortuna in queste sue sollecitazioni, appare adesso molto determinato. "Guarda, Silvio, che questa volta io non scherzo affatto: ci vuole maggiore collegialità", è stato l'ammonimento che il leader di An ha lanciato al presidente del Consiglio.
    "


    Cordiali saluti

  9. #9
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    dal quotidiano di Alleanza Nazionale

    " Secolo d'Italia del 04/06/2003


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    Il leader di An fa il punto della situazione politica: dopo i ballottaggi va riaperto il dialogo con le parti sociali

    La verifica? Non c'e' nessuno scandalo
    Fini: e' doveroso che il governo giunto a meta' del suo percorso faccia un bilancio

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    Roma - A tutto tondo. Dal suo tour elettorale in Friuli Venezia Giulia Gianfranco Fini fa il punto della situazione politica. A partire dai prossimi ballottaggi il vicepremier passa in rassegna i temi caldi dell'agenda politica. " L'appello del Presidente Ciampi ad abbassare i toni della polemica è sicuramente condivisibile, ma proprio su questo punto la sinistra mi sembra un po' ipocrita ". Incontrando i giornalisti, a Udine, prima di partecipare a un incontro con le categorie economiche il leader di An conferma di condividere il monito del Quirinale alla collaborazione e al dialogo, ma - osserva - " credo che debba essere condiviso da tutti, poi sarebbe interessante chiedere chi è che alza i toni del confronto o dello scontro. Da questo punto di vista mi sembra che ci sia un po' di cattiva fede nell'opposizione, che coglie giustamente nelle parole di Ciampi l'invito a moderare i toni, ma contemporaneamente li alza a dismisura sulle questioni più disparate ".
    Subito dopo ballottaggi Fini è convinto che il dialogo con le parti sociali, che il governo non ha mai smesso di promuovere, sarà più agevole.
    Tutti le questioni più spinose sul tappeto, dalle pensioni alle riforme, verranno affrontate subito dopo il secondo round delle amministrative che vede le due coalizioni fronteggiarsi in una contesa all'ultimo voto. " Le pensioni saranno uno dei temi al centro della discussione all'interno del governo subito dopo i ballottaggi, essendo una di quelle riforme strutturali da più parti indicate come importanti". A giudizio di Fini, il problema va affrontato "con il dialogo tra le parti, senza pensare di imporre soluzioni ".
    Nella delega, come ha ricordato il ministro Bobo Maroni, non è prevista la necessità di disincentivare le pensioni anticipate, però, ha detto il vicepremier, "ne dobbiamo discutere". " Nulla di nuovo sotto il sole sono anni che non solo gli esperti ma un po' tutti coloro che hanno seguito le vicende relative al nostro sistema pensionistico mettono in evidenza che bisogna procedere con incentivi ma forse anche con disincentivi. Sarà sicuramente uno degli og getti del confronto, del dibattito interno alla maggioranza per lanciare quella che ho chiamato la fase due del governo ".
    Riflettori puntati anche sugli stipendi delle forze dell'ordine. Porte aperte alla riparametrazione degli stipendi dei sottufficiali e alla questione degli alloggi demaniali, che - dice - "saranno portate all'attenzione di una prossima riunione del Consiglio dei ministri". Ricordando l'interessamento alla questione del vice ministro a Adolfo Urso e del senatore Giovanni Collino, membro della Commissione Difesa di Palazzo Madama, Fini ha rammentato di aver "chiesto espressamente al presidente Berlusconi di riflettere su queste questioni perché, quando si parla di sicurezza, non ci si riferisce solo a quella nazionale, ma anche a quella internazionale. Credo.- ha ribadito - che sia doverosa un'attenzione con i fatti alle problematiche delle forze armate e delle forze dell'ordine ". An, proprio su iniziativa di Collino, ha chiesto che la questione della riparametrazione stipendiale dei sottufficiali dell'esercito venga discussa in una prossima riunione del comitato esecutivo di Alleanza Nazionale.
    Un lungo passaggio viene invece dedicato al contenzioso ancora aperto sui beni degli esuli giuliano-dalmati. " La dimensione europea sarà di aiuto nel risolvere il problema - dice Fini in visita al Porto Vecchio di Trieste - ci sono diritti e doveri che l'Unione europea garantisce all'interno del "confine largo"; di un'Unione che arriva a 25 paesi al suo interno. Poi, rimangono ancora questioni che un tempo avremmo definito bilaterali, ma sono fiducioso e ottimista, nel senso che alcune posizioni pregiudiziali non sono considerate ammissibili dall'Ue ". Fini ha anche parlato di una sua possibile visita in Istria: "Sono già stato invitato molte volte e ho accolto l'invito, ma oltre a ciò occorre fissare la data. Certamente ci saranno le occasioni, non solo in questa dimensione comunitaria, ma anche in ragione del fatto che l'Italia diventa presidente di turno il primo luglio e che questa presidenza coincide con il processo di riunificazione d'Europa. Mi auguro di poter conciliare i tanti impegni che mi attendono".
    Poi un'occhiata alle finanze del Paese. "In una fase difficile per l'economia - ha detto ancora il vicepremier - una delle politiche virtuose è certamente quella di riattivare i consumi". Da Trieste Fini ribadisce quanto detto da Berlusconi sulla necessità di alimentare la ripresa dell'economia. Ma se la gente non ha soldi da spendere? "Ci sono delle metodologie per farlo -risponde Finiancora qualche giorno di pazienza e presenteremo qualche decreto o comunque qualche provvedimento che va in questa direzione".
    Quanto alla situazione interna al Centrodestra, Fini ha rispedito al mittente allarmismi eccessivi dopo la lieve battuta d'arresto registrata alle amminstrative e ha confermato la richiesta di una verifica di governo. "Dobbiamo fare il punto su quel che è stato fatto, su quel che bisogna fare, come bisogna farlo alla luce anche della situazione economica: queste saranno un pò le coordinate dentro le quali ci confronteremo". Nessuno scandalo. "É giusto, a due anni dalla legislatura, e quindi più o meno a metà del percorso, mettere a punto la fase due per spingere un po' di più" .
    "

    Saluti liberali

  10. #10
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    Predefinito

    dal CorSera

    " Corriere della Sera del 09/06/2003


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    Maroni e Castelli difendono l'allungamento dei termini per le agevolazioni: razzismo. Oggi incontro Buttiglione-Alemanno

    An vuole la verifica sul Governo già entro la settimana
    Studio del Secit: minor gettito di 3 miliardi di euro con l'abbattimento dell'Irap del 20%
    Mario Sensini
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    ROMA - Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, difende a spada tratta la riapertura dei termini della Tremonti bis per il nord alluvionato e si dice convinto che supererà l'esame di Bruxelles. Roberto Castelli, responsabile della Giustizia, spara a zero contro chi ha messo in crisi la proroga promuovendo il ricorso alla Ue, cioè il presidente della Campania Antonio Bassolino, il cui atteggiamento definisce «disgustoso» e sintomo di «un razzismo verso il nord che non si ferma nemmeno di fronte alle disgrazie». La Lega Nord fa quadrato sulla Tremonti bis, ma l'Udc e An, che imputano a Tremonti una manovra puramente elettorale e chiedono di essere coinvolti più attivamente nella gestione della politica economica, affilano le armi. Il quartier generale di An è pronto a far scattare l'offensiva subito dopo la chiusura delle urne, modulandone l'intensità sulle percentuali del voto friulano, il vero test per l'asse tra Umberto Bossi e il ministro dell'Economia.
    Con l'Udc, An spinge perché la verifica sul programma di governo, e soprattutto sull'economia, si tenga entro la fine di questa settimana, senza attendere l'esito del referendum di domenica prossima sull'articolo 18. Domani il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione, incontrerà il ministro dell'Agricoltura di An, Gianni Alemanno. Una sorta di pre-verifica per individuare i terreni di comune rivendicazione.
    Il giorno successivo il programma di governo sarà al centro dell'esecutivo nazionale di An, dal quale scaturirà il nuovo ordine di priorità della destra, ma che sarà occasione anche per qualche chiarimento interno. Adolfo Urso, vice ministro delle politiche comunitarie, ha chiesto senza mezzi termini «una conduzione più collegiale della politica economica e sociale», messaggio chiarissimo per Tremonti, ma che forse può avere un certo significato anche per Mario Baldassarri, il professore, quindi un esterno al partito, che An aveva voluto mettere a presidio dell'Economia con il ruolo di vice ministro.
    Certo è che Fini e Follini vogliono recuperare peso e visibilità nella gestione dell'economia e mettere la loro parola anche sull'utilizzo dei dividendi prodotti dall'operazione condono. Scuola, mezzogiorno e stato sociale sono in cima alla lista delle preoccupazioni. Solo dopo vengono il fisco e la questione degli incentivi ai consumi, le due leve con cui si pensa di rilanciare l'economia stagnante. La partita, qui, è delicata e si gioca su cifre di tutto rilievo: l'abbattimento dell'Irap sul costo del lavoro (previsto dalla delega fiscale e ribadito dal Patto per l'Italia) di un 20% comporterebbe, secondo il Secit, un minor gettito di 3 miliardi di euro.
    Determinante, in questa partita a scacchi, sarà dunque l'esito del voto al nord. La Lega, con il coordinatore nazionale Roberto Calderoli, è sicura che la bocciatura della Tremonti bis sarà un boomerang per i suoi «nemici», a cominciare dall'opposizione. «L'elettorato farà fare un bagno di sangue a chi ha mostrato tanto odio e razzismo nei confronti del nord, della parte del Paese che lavora di più e che ha pagato di più per sostenere le aree colpite da calamità, anche quando di queste non c'era neppure l'ombra». Sulla stessa lunghezza d'onda Roberto Castelli che ricorda come l'obiettivo della Tremonti bis sia quello di «agevolare coloro che hanno il solo torto di aver lavorato una vita, di aver generato reddito e di aver pagato le tasse, i cui frutti sono stati in larga parte goduti proprio da quelli che oggi protestano».
    "


    Cordiali saluti

 

 
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