....all'attacco.
Roma. La sconfitta di Alessandra Guerra nelle elezioni friulane è diventata, per la Lega, un casus belli. Umberto Bossi ha rilasciato
una lunga intervista sulla Padania in cui sostiene che “quando il candidatopresidente della Cdl è della Lega, si innescano polemiche per farlo perdere”. Nel suo mirino ci sono gli esponenti di Forza Italia, “speriamo solo locale”, per i quali “è meglio vinca la sinistra con cui è più facile fare accordi per gli affari”. Insomma si parla di una specie di complotto, forse anche per cancellare il fatto che il sindaco leghista di Udine, Sergio Cecotti, non ripresentato, si è fatto rieleggere in alleanza col centrosinistra, fornendo a Riccardo Illy un sostegno friulano forse più decisivo delle latitanze di Forza Italia. Ma la Lega non vuole in nessun modo essere messa sul banco degli accusati, e quindi contrattacca. L’argomento principe, naturalmente, è la devolution, la riforma federalista per eccellenza, che dopo essere stata
approvata in prima lettura è ferma in attesa di essere accompagnata da una più ampia revisione del testo costituzionale, che viene considerata una manovra dilatoria.
Per far capire che non scherza, la Lega ha deciso di riunire il suo stato maggiore venerdì per verificare le condizioni per la permanenza al governo, e di non far partecipare i suoi ministri al del Consiglio dei ministri convocato per quel giorno.
In termini più pacati Roberto Maroni ha spiegato (e un po’ interpretato) la situazione. La Lega “è al governo perché si facciano le riforme, non c’è altro motivo. Finora – ha detto – le condizioni ci sono state. Oggi, mi pare che il progetto riformista
sia rallentato, non mi pare che ci sia grande entusiasmo per portare a compimento nei tempi che noi avevamo ipotizzato queste riforme”. Mi sembra, ha continuato, “che una delle più importante riforme che abbiamo fatto, cioè la Bossi-Fini, si sia fermata nella sua applicazione: allora se fare le riforme non è possibile o se le riforme fatte a grande fatica rimangono bloccate,
noi dobbiamo porci il problema se questa esperienza meriti di essere continuata”. Quindi, avverte, “se venisse meno la possibilità di fare le riforme non ci sarebbe motivo per cui la Lega continui a rimanere al governo”. La conclusione del ragionamento
di Maroni è però che, in ogni caso, le condizioni “sembrano esserci”.
La difesa di Tremonti
Un altro punto sul quale l’irritazione della Lega è generalizzata sono gli attacchi rivolti al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che è accusato, non solo dall’opposizione, di sostenere un asse preferenziale con Bossi. Su questo la Lega non farà fatica a ottenere soddisfazione, visto che sia Marco Follini sia Gianfranco Fini hanno messo molta acqua nell’aceto della polemica, e si limitano ora a chiedere un po’ più di “collegialità”, merce che, almeno a parole, non si nega a nessuno. A ogni buon conto la Lega ha aperto una polemica con altri ministri, Beppe Pisanu agli Interni e Antonio Martino alla Difesa, che vengono accusati di aver interpretato in modo troppo morbido la normativa per il controllo e l’espulsone degli immigrati clandestini.
Con Pisanu, poi, i leghisti hanno il dente avvelenato anche per un’altra ragione, quelli che Bossi chiama “gli spot del Viminale sul voto disgiunto” che, diffusi dalle tv locali in Friuli, avrebbero contribuito alla vittoria di Illy. Su questo argomento, però,
dimenticano l’errore compiuto dalla maggioranza friulana, che aveva modificato la legge elettorale regionale in senso anti presidenzialista e si era poi vista bocciare in un referendum le nuove norme. E’ proprio capeggiando quel referendum che Illy si è
lanciato sulla scena regionale, guadagnando consensi che poi gli sono stati preziosi.
Non è comunque chiaro come Bossi voglia uscire dalla verifica. Le intemerate di ieri lasciano aperta sia la possibilità del recupero
di un accordo sia l’uscita clamorosa dal governo, anche se non dalla maggioranza. Quest’ultima mossa, che costringerebbe
Silvio Berlusconi a contrattare ogni singolo provvedimento, viene considerata propagandisticamante utile per il confronto elettorale
delle Europee, dove si vota col proporzionale, ma che sono ancora lontane. Sull’altro piatto della bilancia ci sono però
le realizzazioni che si possono ottenere stando al governo, e che hanno anch’esse i loro fan, e non solo tra i ministri in carica. La Lega verificherà le condizioni per restare al governo, che però “sembrano esserci”.
saluti




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