Arriverà domani, a poche ore dalla scadenza dell'ordinanza del tribunale, la sospensione di sgombero del centro sociale milanese. La richiesta arriva dal Comune che, però, si defila dalla querelle.
di Giancarlo Castelli
MILANO - E' quasi certo: lo sgombero sarà scongiurato. A 48 ore dall'applicazione del provvedimento di sfratto del Leoncavallo, il centro sociale milanese di via Watteau, che ha chiamato a raccolta cittadini e militanti per il 31 maggio a Milano per una grande manifestazione, qualcosa sembra muoversi dalle parti di Palazzo Marino. Domani, infatti, il consiglio comunale discuterà e metterà ai voti una mozione presentata da Forza Italia e dagli altri gruppi consiliari che chiede al prefetto di sospendere l'ordinanza di sfratto, decisa con un atto di precetto del tribunale di Milano dell'aprile scorso che intimava ai "leoncavallini" di lasciare l'immobile entro il 30 maggio.
Una pausa, un attimo di respiro nella querelle tra il Comune di Milano e il centro sociale che quest'anno festeggia i 28 anni di attività. Tanto è il tempo passato da quel 18 ottobre del 1975 quando alcuni giovani, perlopiù appartenenti al movimento extra-parlamentare di sinistra, occuparono l'ex-fabbrica farmaceutica di via Leoncavallo 22, promovendolo a luogo di cultura e dibattito politico. Nella storia di quello che viene ritenuto il centro sociale più vecchio e più famoso d'Italia ci sono vicende drammatiche, come gli omicidi (rimasti senza colpevoli) di Fausto e Iaio, due giovani che frequentavano il centro, tre sgomberi (l'ultimo nel '94 con l'occupazione dell'ex-stamperia di via Watteau nel quartiere Greco). E poi, teatro, concerti, mostre che ne hanno fatto una realtà ormai sedimentata nella città.
Non ha difficoltà ad ammetterlo l'assessore Aldo Brandirali, assessore Sport e Giovani di Palazzo Marino che questa mattina si è recato in visita nel centro con una delegazione della commissione Sport e tempo libero. Brandirali ammette, un po' a denti stretti, che il Leoncavallo "non è sgomberabile": "Devono regolarizzarsi, però - puntualizza subito - non è possibile che il Comune debba togliere le castagne dal fuoco a quella che è, a tutti gli effetti, un'impresa con tanto di incassi e bilancio". Tradotto: non avranno un soldo pubblico. E sì, perché, il Leoncavallo, per rimanere nell'immobile, dovrebbe pagare un miliardo l'anno di vecchie lire al proprietario dell'area, i Cabassi. Una cifra spropositata per chi offre prodotti culturali a prezzo popolare. Niente diritti alla Siae, né permessi delle Asl per i grandi happening musicali che, periodicamente, portano, al centro sociale, migliaia di persone. I leoncavallini hanno sempre rifiutato qualsiasi tipo di regolarizzazione, dice Brandirali, e adesso, al momento dell'emergenza chiedono aiuto. "E' una trattativa tra privati, loro e i Cabassi - tuona l'assessore - noi ci tiriamo fuori".
In realtà, negli anni scorsi, i ragazzi avevano cercato una strada per uscire dall'incertezza. "Persino la Cariplo si era detta disposta ad intervenire con capitali - spiega Simona del centro sociale - il Comune doveva fare da garante e invece si rifiutò". L'ultima strada si chiama Fondazione. Un comitato di garanti, tra cui Dario Fo e Milly Moratti, si sta costituendo in questi mesi per raccogliere fondi per salvare il Leonka. Le promesse di sospensione dello sgombero non bastano intanto ad impedire la manifestazione di sabato 31 che si preannuncia partecipata con l'arrivo di giovani da tutta Italia e dall'estero. L'appuntamento è alle 15 fuori dai cancelli del centro. Tappa d'arrivo: Palazzo Marino proprio sotto le finestre del sindaco Albertini.
(28 MAGGIO 2003; ORE 185)




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