I preti in cattedra (73)
di Luigi Rodelli
SCUOLE ELEMENTARI
La relazione Franceschini denuncia che circa il 38% degli alunni che hanno frequentato la 1° classe non giunge in Italia alla 5° classe elementare. Le punte massime di diserzione si verificano a Catanzaro (64%), Caltanissetta (65%), Reggio Calabria (66%), Cosenza, Agrigento (67%). Ogni anno, circa 30.000 ragazzi superano in Italia il 14° anno di età senza che siano mai andati a scuola. “Le cause di questo doloroso fenomeno vanno addebitate solo in parte alla scarsa coscienza scolastica delle famiglie; in sostanza, esse risalgono alle condizioni sociali ed economiche in cui le famiglie stesse versano, alla penuria e alla incompletezza di scuole limitrofe ai plessi abitati di campagna e di montagna, ed alla insufficiente assistenza”. Che cosa se ne deve dedurre? La lotta contro l’inadempienza scolastica intrapresa dal ministero non spezza il circolo vizioso, pronto a formarsi nuovamente, se non si affrontano gli altri problemi di politica generale che vi sono connessi, non ultimo quello dell’edilizia. L’anagrafe scolastica istituita dal ministero può essere un utile sussidio tecnico, purché non lo si adoperi come strumento di pressione e di discriminazione confessionale, dal momento che nella scheda individuale compare la domanda sulla religione cui l’alunno appartiene.
Al 93% degli alunni frequentanti le scuole elementari provvede direttamente lo Stato, con i noti programmi che pongono la religione cattolica “a fondamento e coronamento di tutta l’opera educativa”. Anche in questo campo tuttavia opera l’erosione degli istituti religiosi. Mentre la legge prescrive che le scuole elementari cosiddette “a sgravio” possano essere istituite solo a distanza di due chilometri da quelle statali, gli istituti religiosi ottengono convenzioni per scuole “a sgravio” – e quindi gratuite – a due passi da quelle statali, come il “S.Carlo” e le “Martelline” a Milano. Lo Stato, a sua volta, lesina l’aumento delle cattedre di ruolo dei maestri elementari, i quali già fanno miracoli con una o più classi affollatissime, mentre vi sono decine di migliaia di maestri disoccupati e centinaia di migliaia di bambini senza maestri.
In molte località la scuola elementare non va oltre la terza classe. Mancano in Italia più di centomila aule per la scuola dell’obbligo. Eppure si è pensato di risolvere il problema del completamento dell’obbligo scolastico per i ragazzi dagli 11 ai 14 anni di età, istituendo illegalmente la scuola post-elementare (una scuola minoritaria per i figli dei campagnoli!) senza aumentare le aule e senza aumentare i posti di ruolo dei maestri. Prodigi da saltimbanco.
La volontà del governo si è invece dimostrata tenace nel perseguire il fine del lento e progressivo asservimento del personale direttivo ed ispettivo della scuola elementare. Non senza suscitare reazioni nel corpo insegnante, la scelta dei nuovi ispettori è stata fatta tra dirigenti dell’azione cattolica e tra uomini strettamente legati al partito dominante. Bisogna sapere che gli ispettori possono esercitare una pressione soffocante, perché decidono sulle controversie relative alle qualifiche di servizio dei maestri.
Tra l’ispettore e il maestro c’è il direttore didattico. Un concorso per direttori didattici è durato dieci anni! Nelle more del concorso un buon numero di direzioni didattiche è rimasto afidato a maestri incaricati della direzione, sempre soggetti alla revoca dell’incarico, e quindi docilissimi strumenti di pressione diretta sul corpo insegnante. La lunga abitudine di curvar la schiena (soprattutto davanti al parroco) per non perdere l’incarico dev’essere stata considerata una dote molto apprezzabile se – non si vede con quanto rispetto della legalità – nel 1957 è stato bandito un concorso per 350 posti riservato ai maestri incaricati della direzione didattica, oltre a quello per 400 posti aperto a tutti i maestri. L’istituzione di 750 nuove direzioni didattiche da assegnare entro un triennio e il non disprezzabile trattamento economico riservato ai direttori didattici sono elementi che, collegati all’indirizzo di parte cui sono improntati i concorsi, rivelano un programma di vasta penetrazione confessionale.
Ai patronati scolastici costituiti di regola in ogni comune ed estremamente bisognosi di aiuto, il bilancio riserva soltanto – e in via straordinaria – un miliardo di lire, che lo stesso relatore definisce “una goccia d’acqua”.
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