i Tottus in Paris contra sa Prepotentzia !


i Tottus in Paris contra sa Prepotentzia !


RESISTENZIA_RESISTENZA_RESISTENZIA
ka kuminzat sa pasentzia in su populu a mancare
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La coscienza rimorde il vecchio Kossiga
10 giugno 2003 Pagina 9
L’ex presidente propone una domenica di mobilitazione
Cossiga: «Pili e i sardi dicano no alle scorie»
Francesco Cossiga non crede che sia possibile stoccare le scorie nucleari senza pericoli, come invece afferma la Sogin, e lancia un appello a Mauro Pili affinché si metta alla testa della protesta dei sardi che rischiano di trovarsi in casa il materiale radioattivo. L’ex capo dello Stato propone poi che domenica prossima, come forma di protesta, tutti gli abitanti dell’Isola espongano alle finestre la bandiera dei Quattro Mori e quella antinucleare. L’appello giunge al termine di una visita di qualche giorno che l’ex presidente ha svolto in Sardegna. In precedenza, Cossiga aveva detto che l’Isola non avrebbe dovuto tirarsi fuori dalla rosa dei candidati, perché il problema dello smaltimento dei residui dell’era atomica va affrontato da tutta l’Italia. Ora però corregge il tiro e si pone in posizione diversa da quella della Sogin: fatto significativo in quanto il generale Carlo Jean, presidente della società statale incaricata di suggerire al governo i siti più adatti, è stato consigliere militare della presidenza quando Cossiga era l’inquilino del Quirinale. «Nel momento nel quale sembra farsi più tesa la situazione relativa alla collocazione in Sardegna del deposito di scorie radioattive - sostiene Cossiga - e quindi anche la posizione della Giunta regionale e della maggioranza dell’esecutivo regionale i questa materia, rivolgo un fermo invito a Mauro Pili perché, nella sua qualità di presidente dei sardi, rivolga un appello a tutte le amministrazioni provinciali e comunali dell’Isola, ai sindacati e alle associazioni imprenditoriali e a tutti i cittadini. Pili si muova affinché si formi una vasta mobilitazione - prosegue l’ex capo dello Stato - contro un progetto che danneggerebbe gravemente l’immagine dell’Isola, i suoi vitali interessi economici, specie sotto il profilo del turismo. Non è facile - è l’opinione di Cossiga - che alcuno creda che sia possibile nel nostro Paese stoccare, in una regione come la Sardegna, scorie radioattive senza pericolo. A questo fine - dice ancora l’ex capo dello Stato - il presidente dei sardi proponga e inviti amministrazioni pubbliche e private, movimenti, società civile, cittadini tutti perché la prossima domenica in tutti i balconi e le finestre della Sardegna sia esposta la bandiera sarda insieme alla bandiera antinucleare. Gli imprenditori sardi che ne hanno la possibilità provvedano essi con generose offerte a far sì che tutti i sardi, anche coloro che hanno meno disponibilità, possano pavesare la loro casa a difesa della integrità dell’Isola».
Francesco Kossiga, ormai avviato sulla strada della senescenza e dell'Alzeimer, punto dai rimorsi che il suo passato cattolico acuisce, ed esterna, esterna i suoi sogni di gioventù, quando i suoi ideali "sardisti" (assai poco chiari in verità) vennero buttati alle ortiche e sacrificati al clero e alla D.C., sperando che qualche battuta riesca a fargli perdonare una vita di iniquità e di tradimenti.
Più concreto il consigliere regionale Dore, che esamina l'illegittimità dell'ordinanza di Berlusconi alla luce delle leggi vigenti.
Dore: nulli i poteri di Jean. L’ordinanza con cui Silvio Berlusconi conferisce poteri speciali a Carlo Jean è illegittima: lo sostiene Carlo Dore, consigliere regionale e portavoce del circolo “Ambiente e territorio” della Margherita. In una nota, Dore afferma che «l’ordinanza del presidente Berlusconi numero 3267 del 7 marzo 2003, che tanto allarme ha comprensibilmente provocato in Sardegna per l’esistenza di indizi gravi, precisi e concordanti circa le intenzioni del Governo di trasformare la nostra isola in pattumiera nucleare, non è solo un atto arrogante e maldestro: è anche illegittimo per violazione, oltre che delle prerogative statutarie della Regione, anche del principio generale dell’ordinamento secondo cui i provvedimenti amministrativi non possono derogare alle norme di legge». Secondo il consigliere della Margherita, le «ordinanze in deroga a ogni disposizione vigente», in base alla legge 225 del 1992 sono consentite solo nell’ipotesi di «previa delibera, da parte del Consiglio dei ministri, dello “stato di emergenza”». La legge però permette questa dichiarazione solo di fronte a «“calamità naturali, catastrofi o eventi che, per intensità ed estensione, devono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari“. Il che - commenta Dore dopo aver citato la norma - fortunatamente non è accaduto nel caso in esame, in cui esiste soltanto una situazione di pericolo potenziale. Di conseguenza - conclude l’esponente della Margherita - l’ordinanza con cui Berlusconi ha nominato commissario il generale Jean è palesemente illegittima per carenza di potere e violazione di legge, prima di tutte la Costituzione».
Però nessuno coglie veramente nel segno e cioè che ci troviamo di fronte all'ennesima grave violazione della sovranità dei Sardi sul proprio territorio.


medici di base
«Nucleare: un rischio per la salute»
La presenza di materiali radioattivi nelle miniere o in altri siti può creare problemi di salute alla popolazione: per questa ragione il sindacato provinciale di Cagliari dei medici di medicina generale esprime preoccupazione e si schiera contro lo stoccaggio delle scorie in Sardegna. «Oltre che per l’ambiente - spiega il segretario dellla Fimmg Fabio Barbarossa - siamo preoccupati per i nostri assistiti. Le patologie legate alle sostanze radioattive sono subdole, si possono manifestare non subito bensì nel medio e lungo periodo: basta pensare all’uranio impoverito. Non vorremmo dunque che queste scorie portassero all’inquinamento delle falde acquifere, con i conseguenti problemi per la salute: ricordiamoci che l’acqua delle gallerie del Sulcis è stata usate per le città. Per questa ragione - conclude il dottor Barbarossa - chiederemo ai politici sardi che sono anche medici un impegno concreto su questo problema».


Santu Lussurgiu
Montiferru mobilitato contro le scorie delle centrali nucleari
Santu Lussurgiu Sale il “no” del Montiferru ai rifiuti radioattivi. Si mobilitano a colpi di delibere gli amministratori dei paesi del territorio oristanese, coinvolgendo i consigli comunali e sensibilizzando i cittadini per promuovere un’azione di protesta contro l’ipotesi di realizzare delle discariche nucleari nella nostra Isola.
Il primo no del Montiferru è stato lanciato circa venti giorni fa dal sindaco di Scano Montiferro, Franco Frascaro. «Abbiamo voluto far sentire la nostra voce con un documento di protesta e disaccordo sulla realizzazione di discariche radioattive nella nostra Isola», afferma Frascaro, «nella speranza che possa servire per sensibilizzare anche gli altri amministratori». E così è stato. «Mi hanno chiamato in molti per unire la loro protesta al nostro documento».
Dopo qualche settimana arriva anche la delibera di Giovanni Pinna, primo cittadino di Santu Lussurgiu. Venerdì scorso, infatti, il sindaco Pinna ha presentato un documento nella seduta consiliare. Letta e approvata da tutti i consiglieri la delibera propone «la convocazione, prima del 15 giugno di un’assemblea generale delle amministrazioni comunali, delle forze sociali e produttive che rappresentano l’intera società sarda e la sua volontà di tutela del proprio territorio, del proprio sviluppo e della propria vita», si legge nel documento. E conclude con un invito: «Che i Comuni e le Province tutelino in tutte le sedi le proprie prerogative e forniscano ai propri Statuti una norma che impedisca la localizzazione di impianti e siti di conservazione di scorie nucleari; che si promuovano assemblee aperte affinché tutte le popolazioni della nostra regione siano informate del tentativo in atto e della straordinaria pericolosità delle scelte che si accinge a fare il Governo a scapito degli interessi sardi».
In conclusione «l’invito ai cittadini, alle organizzazioni sociali, produttive e culturali a sostenere le istituzioni regionali e locali nella tutela del presente e del futuro della Sardegna».
Inoltre nel documento si chiede alla Giunta regionale, «di verificare la fondatezza delle notizie e più in generale la presenza nel territorio regionale di scorie radioattive chiedendo un incontro con il Governo e una modifica dell’ordinanza che ripristini il rispetto delle competenze delle Regioni”.


Ogni Comune un vessillo, ogni cittadino una bandiera, tutti insieme
I N T I F A D A !
contra s'arga nucleare de su guvernu italianu!


Il Governo non dà assicurazioni ai parlamentari sardi. Insorgono i sindaci del Sulcis
Scorie, la Sardegna rischia
Botta e risposta alla Camera: il ministro Giovanardi non conferma e non smentisce «I detriti nucleari devono comunque essere stoccati in qualche regione italiana»
«Il Governo smentisca la scelta della Sardegna come pattumiera nucleare»: ma di fronte alla domanda diretta di Antonello Soro, il ministro Giovanardi non smentisce né conferma e parla di necessità di «stoccare da qualche parte» i materiali radioattivi di centrali, industrie e ospedali. Il botta e risposta di ieri alla Camera, in diretta tv, ha fatto crescere l’allarme tra i politici isolani che hanno subito accusato l’esecutivo di ambiguità e superficialità.
Segreto di Stato. Il timore nell’Isola cresce, anche perché un’ordinanza del Commissario per le scorie nucleari è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale con l’omissione di una parte: l’omissis è stato giustificato con esigenze di sicurezza, ma getta nuove ombre sul caso che ha fatto insorgere la Sardegna. Ieri anche i sindaci del Sulcis hanno detto no ai detriti radioattivi.
Mostallino a pagina3
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12/06/2003
salvatore, milano
Sardo dormi tranquillo e asciutto che mamma Lega ti sistema tutto (le scorie in casa tua).


L’Udc contro il suo ministro Comuni pronti alla rivolta
La risposta di Giovanardi non è piaciuta neppure a Roberto Capelli, capogruppo regionale dell’Udc, partito a cui appartiene lo stesso ministro. «È una risposta del tutto insufficiente: confido nel deciso intervento del presidente della Regione e dell’intera Giunta affinché la Sardegna non diventi la pattumiera d’Italia». Secondo Capelli, «la Sardegna tutta ha il dovere di far sentire la sua voce nelle opportune sedi. Mi auguro che le scorie nucleari non siano già arrivate nell’Isola nel recente passato e che non accada neanche in futuro».
Contro questo pericolo i comuni sardi sono pronti a mobilitarsi. Proprio ieri Sant’Antioco, con un ordine del giorno votato all’unanimità, ha proposto una marcia su Roma e una riunione in videoconferenza di tutti i consigli comunali sardi. Otre ad esprimere un netto rifiuto all’ipotesi che la Sardegna possa diventare un «deposito unico nazionale per ricevere i rifiuti radioattivi», l’assemblea ha dato mandato al sindaco di prendere tutte le iniziative idonee per scongiurare un pericolo che porterebbe solo danni all’immagine turistica dell’isola e di riflesso anche alla sua economia. Il sindaco Eusebio Baghino già oggi potrebbe firmare l’apposita ordinanza in cui si vieta l’attracco in porto,il transito e il sorvolo del territorio comunale di qualunque mezzo che trasporti scorie nucleari. «Abbiamo gia dato» è stato in sintesi il parere unanime dei consiglieri che hanno auspicato anche un ridimensionamento delle servitù militari. Quindi la proposta di una seduta in video conferenza di Consiglio regionale e di tutti i consigli comunali della Sardegna. Se poi il Governo, considerato come controparte, dovesse decidere veramente sul sito isolano Baghino ha auspicato anche una marcia su Roma di tutti i sardi. Ma il pericolo maggiore, come ha sottolineato il consigliere Andrea Siddi, «è la veste militare dell’operazione di stoccaggio delle scorie nucleari che di fatto stenderebbe il segreto militare sulla vicenda».
Continua la mobilitazione anche nel Sulcis Iglesiente. La Provincia non c’è ancora, ma nel territorio si parla già come se ci fosse. I sindaci della zona si sono riuniti martedì per respingere qualsiasi ipotesi di stoccaggio di scorie radioattive nelle miniere della nuova Provincia. «Il territorio - si legge in una nota - non può tollerare un’ulteriore penalizzazione ambientale». Presenti, oltre al sindaco di Iglesias Paolo Collu, quelli di Gonnesa, Sergio Puddu, di Buggerru, Gianni Degortes, il vice sindaco di Carbonia, Giovanni Tocco. L’adesione scritta è arrivata anche dal sindaco di Portoscuso, Adriano Puddu. «L’ipotizzato criminale stoccaggio di residui radioattivi nei vuoti di galleria vanificherebbe ogni sforzo di bonifica e di recupero ambientale in atto o programmato. Inoltre, bloccherebbe sul nascere ogni sforzo che i Comuni stanno compiendo per far decollare il turismo e valorizzare l’ambiente con il Geoparco». I sindaci hanno rimarcato come il territorio ha già pagato duramente, in termini ambientali, la presenza delle miniere. Quindi, se ciò dovesse arrivare dall’alto, nel dispregio delle autonomie locali, è pronta la mobilitazione. «Ogni futura scelta produttiva deve essere eco-compatibile e in armonia con le linee d’indirizzo per la salvaguardia ambientale». Il problema sarà al centro di un convegno, domani a Iglesias (sala compressori della miniera di Monteponi, ore 17), organizzato dai Comunisti italiani sul tema “Dal mancato sviluppo alle scorie nucleari: l’isola riscoperta”: interverrà il senatore Pdci Luigi Marino.


12 giugno 2003 %%sezione%% Pagina 3
Anche Delogu, Mulas, Dettori e Cabras si oppongono alla creazione nell’Isola del deposito nazionale dei materiali radioattivi
Il coro dei parlamentari sardi: «La Regione dica no alla pattumiera»
Le parole del ministro Carlo Giovanardi non hanno fugato i timori dei parlamentari sardi ma, se è possibile, li hanno persino amplificati: tanto che esponenti di maggioranza e opposizione hanno subito invitato le istituzioni e i cittadini dell’Isola a mobilitarsi contro il possibile arrivo dei rifiuti radioattivi. Il caso delle scorie è giunto alla Camera grazie a un’interrogazione di Antonello Soro. Dopo la risposta del ministro, il deputato della Margherita ha avuto parole molto dure: «Ritengo devastante - ha detto Soro in aula - la superficialità con cui il governo sta affrontando il gravissimo problema creato dalla possibile individuazione della Sardegna quale sito per lo stoccaggio di scorie radioattive. Nell’isola si sta delineando una crisi di fiducia tra i cittadini e lo Stato che, per iniziativa del commissario governativo Carlo Jean, intenderebbe depositare tra le bellezze dell’isola ben 50mila metri cubi di scorie, aggiungendo una servitù di pattumiera a quella già pesantissima delle servitù militari. Tra l’altro tutto sta avvenendo in assenza di qualunque rapporto con la Regione, nel disprezzo più assoluto delle prerogative che la Costituzione assegna alla Sardegna. Il ministro - ha proseguito Soro - si nasconde dietro la delega alla Sogin, ma sa che il governo è l’organo delegante e come tale può e deve assumere decisioni e responsabilità tra cui anche la revoca della delega. I sardi sentono di rischiare, di mettere in gioco e perdere la loro risorsa più importante, quella su cui vogliono costruire il loro futuro di sviluppo: la qualità dell’ambiente». Soro ha così concluso: «Voglio dire al Governo e al ministro che il trasferimento di scorie con decisione forzosa, muscolare, militare verrebbe interpretata dai sardi come un’insopportabile prepotenza, un atto di ostilità e di occupazione». Una «ferma reazione da parte di tutte le istituzioni rappresentative della società sarda» è stata chiesta anche da Antonello Cabras (Ds), il quale ha aggiunto che «il ministro Giovanardi, eludendo si è rifugiato nel solito “non c’è niente di deciso, stiamo studiando e valutando tutte le possibilità“. In definitiva, - ha concluso Cabras - Giovanardi non ha escluso che l’isola possa essere individuata come sito finale per lo stoccaggio radioattivo». Analoga anche la posizione del senatore Mariano Delogu (Cdl), primo parlamentare a presentare un’interrogazione. In commissione Ambiente (prima dell’intervento di Giovanardi alla Camera) Delogu ha detto: «Non credo che si possa davvero decidere di spedire le scorie radioattive in Sardegna. Ma se questo avvenisse, i sardi si opporranno con tutte le loro forze». In commissione, erano presenti anche i senatori sardi Pino Mulas (An) e Bruno Dettori (Ulivo) e l’assessore all’ambiente Emilio Pani: tutti hanno detto no alle scorie.
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12/06/2003
Giangi Beru, Cagliari
Non sarebbe il caso di cominciare già da ora a far sentire la voce di tutti i sardi? Anche perchè, credo che se la decisione di trasferire il materiale radioattivo dovesse essere presa, ci correbbe ben poco a trasferire le scorie in Sardegna e ci vorrebbe tantissimo a farle andare via successivamente.
12/06/2003
sirbone nieddu, sardigna
Non c'è altro modo di far sentire la "voce" dei sardi che questo: mobilitazione generale e rivoluzione, costi quel che costi!
12/06/2003
Alessandra, Cagliari
Io propongo, al di là di possibili manifestazioni di protesta, che ogni sardo scriva una lettera (non una mail!!!) al primo ministro (o chi per lui) per mostrare il nostro dissenso comune sulle scorie: forse l'impatto di più di un milione di lettere potrebbe far qualcosa...
12/06/2003
Aurelio, Roma
Volevo solamente ricordare a noi Sardi di non aspettare di vedere arrivare i primi carichi di materiale radioattivo per protestare attivamente contro la nuova coatta servitù
12/06/2003
Andrea Incani, Cagliari
Abbiamo un ministro dell'Interno e un sottosegretario alla Difesa sardi e ci becchiamo le scorie nucleari. Complimenti.


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iTOTTUS IS SARDUS IN PARIS CONTRA S'ARGA NUCREARI!