E' passata sotto silenzio in questo forum la notizia del ritrovamento, a Portotorres, vicino a Sassari. di una collina di scorie chimico-industriali depositate in quel sito da una società italiana succeduta ad una di quelle di Rovelli (S.I.R., per intenderci). Bene ecco gli sviluppi che si prevedono, secondo L'Unione Sarda di oggi.
28 agosto 2003 SASSARI Pagina 29
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Porto Torres.
Tutti sapevano ma intanto fioccano provvedimenti con carattere d’urgenza
Collina dei veleni, non paga nessuno
Rischia di scamparsela chi ha inquinato più di 3 anni fa
Sassari_Tutto inutile, nessun colpevole a pagare per decine di ettari avvelenati, un metro di terra a coprire montagne di rifiuti industriali: il fantasma della prescrizione del reato penale aleggia sulla collina di Minciaredda, terra di nessuno un tempo chiamata Sir, Enichem: tonnellate di scorie interrate in trent’anni di attività industriale, rientrano nelle contravvenzioni, reati un po’ meno reati che si prescrivono in tre anni.
La possibilità di procedere penalmente dipenderebbe, dunque, dalla data di interramento dei rifiuti: se le analisi provassero che qualcuno ha interrato residui industriali da tre anni a questa parte lo scenario cambierebbe. Ma i primi risultati parlerebbero di roba vecchia, ’85, ’86.
Una brutta storia senza colpevoli, dunque, con quindici anni di black out seguiti alle leggi antinquinamento, senza controlli né censimenti, mentre a pochi chilometri da casa sorgeva un’enorme pattumiera, sopra falde acquifere, grotte e una marea di pozzi a valle.
Un far west senza leggi né regole aveva consentito fino al ’76 di fare di tutto di più in tema di smaltimento rifiuti, che poi era semplice interramento. Dalla legge Merli in poi, che disciplinava finalmente gli scarichi idrici, si è proceduto a piccoli passi fino alla 475 dell’88, in cui si definivano gli obblighi di legge per lo smaltimento di rifiuti industriali: censimento delle discariche proibite, realizzazione di impianti e discariche vere. Sui passi fatti nel frattempo delle amministrazioni poco si sa e comunque tutto fa ormai parte del passato, con il piano di caratterizzazione a significare la vecchia bonifica, insomma una sanatoria.
Il sostituto procuratore Andrea Garau attende ora i risultati della Asl, per un’inchiesta che rischia di essere vanificata da provvedimenti tampone arrivati a coronare trent’anni di scempio ambientale. A meno che nuovi controlli non rivelino sorprese.
Intanto, denunciano gli indipendentisti, una ruspa si è già messa in moto sulla collina dei veleni, il giorno dopo il blitz. Per due giorni ha lavorato ininterrottamente. Nel cancello aperto sono ritornati i lucchetti, e sono comparse delle opere in muratura, a parziale impedimento a curiosi e nuovi potenziali assaltatori.
Intanto in Prefettura si susseguono i vertici e per questa storia risaputa ora si assiste curiosamente a tanti provvedimenti con sapore d’urgenza: il prefetto Salvatore Gullotta, ha chiesto al Genio civile una cartografia delle falde acquifere del sito e quindi dei pozzi, a monte e non solo a valle (quelli sarebbero già tutti inquinati), in un perimetro di dieci chilometri oltre la zona incriminata. Controlli urgenti riguardano altri siti della zona industriale, soprattutto verso Stintino, anche quella in odore di veleni, «perché c’è chi ha dichiarato, dopo il piano di caratterizzazione, dove scaricava rifiuti, c’è chi ancora non lo ha fatto». Gullotta sollecita anche un controllo a tutto tondo delle altre discariche del territorio, quelle regolari, almeno sulla carta. Una lente di ingrandimento insomma che riferisca di una situazione di cui finalmente si parla.
Signor prefetto, dall’88, anno in cui finalmente si disciplina lo smaltimento di tutti i rifiuti industriali, chi ha controllato o denunciato?
«I controlli ci sono stati, è che trent’anni fa non esisteva la coscienza ambientale di adesso, c’erano bassi costi di produzione a fronte di alti costi ambientali, consentiti da una legislazione meno attenta di oggi all’Ambiente».
Ma perché, se tutto era risaputo, non è stata presa alcuna misura cautelativa? Nei paraggi è persino sorto un impianto di itticoltura
«Qualche misura è stata presa, ad esempio in quella zona non è possibile fare il bagno».
Ora questa sanatoria cancella ogni irregolarità
«Non è una sanatoria è un progetto di bonifica. La verità è che questa industrializzazione degli anni 60 è stata un grosso errore, non sono io a dirlo, in cui il prezzo da pagare è stato alto per tutti. Ora bisogna ricominciare..»
Patrizia Canu




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