...essere, il Cav.?
Finalmente nasce l’asse italo-inglese sulla tecnologia della difesa
Oggi a Londra trattativa a oltranza tra Finmeccanica e BAE, in vista dell’accordo con gli americani.
E Repubblica tifa Francia
- Roma. Il segnale di pieno e impegnativo via libera è finalmente venuto con la dichiarazione di Silvio Berlusconi da Evian. “Il governo ha dato indicazioni precise a Finmeccanica perché si faccia di tutto, guardando ai benefici del nostro paese, per concludere un accordo che ci porterà nel cuore dell’industria Usa. Il primo passo sarà l’alleanza con la società inglese BAE systems. Il secondo sarà un accordo di produzione di questa società con il mondo americano”. E’ dal novembre scorso, quando Sir Richard Evans presidente di BAE e Piefrancesco Guarguaglini omologo di Finmeccanica definirono la prima lettera d’intenti, che sul Foglio abbiamo spiegato passo passo l’importanza strategica per l’interesse nazionale dell’accordo EuroSystems sulle tecnologie della difesa. La trattativa è andata avanti tra alti e bassi, con dubbi e impuntature tanto a Roma quanto in BAE, che è reduce da brutti mesi nei rapporti con la Difesa britannica oltre che in Borsa. Pareri degli advisor e illustrazioni al ministero dell’Economia delle bozze di accordo – Finmeccanica è ancora pubblica per quanto quotata, in BAE il governo inglese ha la golden share, ma è tutta sul mercato con larga presenza di fondi americani – hanno preso mesi. Da febbraio in avanti è sembrato che l’accordo fosse veramente in difficoltà, fino a che il 26 e 27 maggio scorso incontri serrati tra le due società hanno rilanciato la trattativa e risolto con un buon margine la maggior parte delle questioni. Ora, con il disco verde del premier italiano che ne ha parlato direttamente con Tony Blair in tutti i bilaterali e anche a Evian, siamo al via definitivo. Ieri sera a Londra sono riprese le trattative tra i vertici delle due società e oggi si va a oltranza , il segnale politico è che l’accordo finale va trovato. Le ultime resistenze “tecniche” sono anche in campo britannico. Ieri per esempio Chris Geoghegan, uno dei nove membri del board di BAE, ha tentato di convincere Sir Evans a soprassedere perché gli italiani hanno tirato troppo la corda. Guarguaglini da mesi si è impegnato molto seriamente nel tentativo di strappare il miglior accordo. Attualmente, l’intesa è raggiunta sulle regole e sul gruppo di consultazione strategico e paritetico che guiderà l’alleanza, assicurando sia la co-strategy sia il co-marketing di EuroSystems. Quanto alle “scatole” in cui si articolerà l’alleanza, fino a oggi sono tre (ci potrebbero essere sorprese), di cui la più promettente per gli accordi con gli americani è quella dei “supersistemi elettronici” in gergo militare denominati di C4ISR, nei settori del comando, controllo, comunicazione, computer, informazione, sorveglianza e ricognizione. In questa “scatola” confluisce Alenia Marconi Systems, i britannici valutano che l’equilibrio dei conferimenti sia 80 a 20 a loro vantaggio e la guida britannica. La seconda “scatola” è sulle tecnologie di comunicazione, la terza sull’avionica e radaristica, entrambe a guida italiana. Il problema è che i britannici hanno sin qui chiesto che il rapporto 80-20 valga a favore degli italiani anche in queste due scatole, il che significherebbe che, in quella dell’avionica, poiché il valore di conferimento di Finmeccanica è sui 600 milioni di euro circa mentre quello britannico è superiore al miliardo, gli italiani dovrebbero metter mano al portafoglio e “comprare”, sia pure a un prezzo di favore, la differenza a proprio vantaggio per circa 3-400 milioni di euro. Il problema dei conferimenti Guarguaglini ha sin qui insistito perché nelle comunicazioni e nell’avionica i rapporti siano 55 a 45 a favore degli italiani, in maniera che l’esborso di cassa dei britannici per alzare la propria quota nelle comunicazioni pareggi quello italiano per alzare la propria nell’avionica. E’ questo punto su cui bisogna chiudere, a Londra. Più altri aspetti meno importanti, come il destino del 49 per cento che BAE ha nella tedesca STN Atlas, azienda leader nei sonar e siluri. Puntuale come un orologio, mentre l’industria italiana della difesa si sta aprendo un grande corridoio ricco di futuro verso gli Usa, ecco che Repubblica dà ieri piena voce alle reazioni stizzite francesi. “Gli italiani dovranno spiegarci il conflitto d’interessi”, dice. Usando artatamente una formula che grazie al cielo in questo caso non c’entra un fico. Che la francese Thales storca il muso, a vederci entrare a gonfie vele nel mercato americano, dovrebbe farci piacere. Il contrasto nei vettori satellitari tra la partecipazione italiana ad Arianespace e l’alleanza con l’americana Boeing su Delta riguarda tutt’altro capitolo.
E Finmeccanica lo scioglierà. Si capisce che i francesi protestino, e che le palle ancor gli girino. Di qui a farsene megafoni, ce ne corre.
saluti




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