Il presidente Usa Bush
San Pietroburgo, 1 giugno 2003
In procinto di lasciare San Pietroburgo e di trasferirsi a Evian per l'annuale vertice del G8, George W. Bush è voluto ritornare sulla questione delle armi di sterminio, il cui possesso da parte dell'ex regime di Saddam Hussein fu addotto da Usa e Gran Bretagna come principale giustificazione per sferrare l'attacco all'Iraq: il presidente americano ha sostanzialmente liquidato la questione come ormai superata, rivendicando il compimento di importanti progressi nella ricerca degli arsenali proibiti, e ha di nuovo sollecitato a concentrarsi piuttosto sulla ricostruzione irachena, a suo dire nuova e autentica priorità.
"Le armi c'erano, le abbiamo scoperte"
"Abbiamo scoperto un vero sistema di armi", ha ricordato Bush, a margine dei colloqui bilaterali con il leader russo Vladimir Putin. "Laboratori batteriologici che l'Iraq negava di possedere e che pure erano proibiti in base alle risoluzioni delle Nazioni Unite. La mia opinione", ha quindi incalzato, "è che dobbiamo lavorare insieme in vista di migliorare l'esistenza dei cittadini iracheni, che dobbiamo collaborare strettamente onde garantire le infrastrutture del Paese siano in ordine, per fare sì che gli iracheni possano condurre una vita decente".
Altra prova che noi, semplici cittadini, non contiamo un cazzo.
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