Manca ormai soltanto una settimana al voto...
Manca ormai soltanto una settimana al voto referendario su articolo 18 ed elettrodotti coattivi. Può essere tanto tempo. O può essere poco. Tutto sta dal punto di vista che si sceglie. Sarà una settimana di fuoco, con iniziative, a cominciare da quella di oggi della Cgil nazionale a Roma, e mobilitazioni di tutti i generi.
Se ci si guarda alle spalle e si osserva solo il lavoro fatto, e non la sua qualità, indubbiamente una settimana può rappresentare solo una barbosa attesa. Se si inforca una lente di ingrandimento e si dà un'occhiata alle mille e mille modificazioni che il "territorio" attraversato ha subito e, nello stesso tempo ha prodotto nei territori circostanti, si può rimanere stupiti delle tante cose che ci sono da fare. Per esempio, i dati dei sondaggi parlano dell'importanza del "porta a porta". Non quello di Vespa, ovviamente, visto che ha deciso di mettere un "drappo nero" sul referendum, ma quello delle migliaia di militanti dei Comitati per il Sì che in questa manciata di giorni si apprestano a vestire i panni delle "formichine". Se la televisione informa, l'opinione personale, si forma, invece, attraverso il dialogo con amici e parenti. E' una regola elementare che a distanza di decenni (i primi a scoprirlo furono i sociologi americani) ancora spiega alcuni fenomeni sociali. In questo caso il compito viene facilitato dal fatto che non bisogna per forza convincere la gente a votare Sì, ma semplicemente ad andare a votare. E poi, la campagna di oscuramento messa in atto dal governo e da chi il 15 e il 16 ha deciso di fare altro, sta producendo un interessante effetto boomerang. Tutti gli argomenti che il sistema informativo oscura diventano una bandiera di segnalazione dell'importanza del voto del 15 giugno: dal contratto dei metalmeccanici alle vicende giudiziare di Berlusconi.
Negli ultimi dieci giorni si sono moltiplicati i segnali incoraggianti, soprattutto per quel che riguarda l'articolo 18. E così abbiamo scoperto che buona parte del mondo imprenditoriale emiliano-romagnolo e toscano non è affatto appiattito sulle posizioni della Confcommercio o della Cna, piuttosto che della Confesercenti, anzi. Insomma, non è vero come dicono i Ds che è un referendum che divide.
Questo carattere interclassista non è una invenzione nostra. Lo confermano i dati dei sondaggi che in qualche caso parlano di un 30% di Sì che arrivano dall'elettorato di destra. In questo dato può essere letta anche la chiusura di un ciclo, quel ciclo in cui assistemmo impotenti alla "transumanza" dell voto popolare verso i simboli del centrodestra. Anche dagli "italiani all'estero" potrebbero arrivare sorprese. Il 13 giugno avremo i dati sull'affluenza, ma è indubbio che il semplice fatto di essere chiamati alle urne costituisce un forte legame simbolico con la propria terra.
A sottolineare il carattere assolutamente generale di questo referendum, è arrivata la "sorpresa" dei precari. Non direttamente interessati ma fortemente attratti dalla riapertura di una prospettiva di stabilità. L'hanno ripetuto in tutte le mobilitazioni, compresa quella del MayDay a Milano. Senza contare che una grande organizzazione sindacale come la Fiom nel saldare il lavoro precario con il lavoro dipendente ha sperimentato, come sottolinea Maurizio Zipponi, segretario della Fiom, nuove figure di lotta e nuovi slogan.
E veniamo all'altro quesito, quello sugli elettrodotti coattivi. Qui gli elementi di interesse e di sorpresa sono ben tre: è venuto a galla un partito dei sindaci fortemente interessati a contrastare la "il liberismo cieco e furbetto" della legge Gasparri; il popolo ambietalista, le associazioni di base e anche parte della società civile si è rimesso in moto riconoscendo nella consultazione un obiettivo ambientalista; si torna a parlare di modelli di energia alternativa in un momento in cui nel settore avanzano le liberalizzazioni e tentano di far rientrare il nucleare dalla finestra. Per tutti questi motivi, il referendum sugli elettrodotti potrebbe avere un apprezzabile "effetto trascinamento" rispetto all'altro quesito. Anche in questo caso sono i dati a parlare. Secondo il Cirm, nelle isole c'è una percentuale che si aggira intorno al 50, 1%. Nel Sud, comunque, è del 44, 2%.
Fabio Sebastiani




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