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In origine postato da ARI6
con risposte di David777
[1] - La selezione basata sul merito è lecita ed auspicabile, quella basata sulla forza no. Il compito della legge dev'essere proprio punire chi usa la forza per deviare a proprio favore i liberi accordi di mercato.
Risposta - Il “merito”, la forza, la deviazione, ed il conflitto d'interessi tendono purtroppo" a fondersi. Faccio un esempio - non tutte le aziende private la pensano allo stesso modo. Una compagnia privata vuole assumere un General Manager. Seleziona in base al curriculum due candidati (entrambi tecnicamente validi) e pone loro “ufficiosamente” le seguenti domande:
1. Cosa pensi dei sindacati?
2. Cosa pensi dell'art. 18?
3. Sei disposto a firmare un accordo di confidenzialità, qualunque sia la natura dei fatti in relazione ad eventuali licenziamenti od incidenti?
4. Quale contributo saresti disposto a fornire in difesa degli interessi della compagnia, nel caso di richiesta di risarcimento da parte di operai ed impiegati?
5. Quale pensi sia il tuo grado di affidabilità e confidentiality dei bilanci e dei rapporti tributari e fiscali della compagnia?
6. Che ne pensi di Business Ehics e CSR (Corporate Social Responsability)?
7. Che ne pensi della Magistratura?
Le domande – magari a cena ed informalmente – possono essere molte di più e probabilmente riguarderanno i tipici argomenti del nostro topic. Chi pensi che risulterà il più meritevole e capace tra i due?
Dunque il “merito” determinerà la forza, la forza la deviazione, e poi il conflitto d’interesse.
[2] - Confondi l'autorità legittima da quella illegittima, e l'autorità morale da quella violenta. Non mi pare un difettino da poco.
Risposta - Recentemente gli USA hanno fatto l’esperienza della corruzione finanziaria in una misura ed a livelli che nessuno si aspettava, fino a rendere chiaro che il potere è un complesso network interattivo. Pochi si salvano e chi riesce a governare oggi senza subire “pressioni” di chi è già “illegittimo” è un vero eroe. La Globalità in gara con il diritto internazionale si presenta proprio in bilico tra legittimo ed illegittimo, per cui la sua autorità morale tendendo sempre più a ridursi dovrà presto lasciare spazio alla forza... come in ogni genuina dittatura... I protagonisti di tale globalità s’incontrano, si consigliano, pianificano, ma la vera sostanza di quel che si dicono non è durante i meetings dei G8.
[3] - A parte che in una società di libero mercato c'è molto meno degrado sociale che nelle nostre realtà iperwelfarizzate, risiamo al tuo fraintendimento tra oppressione (quindi violenza fisica) e libero mercato.
Risposta - L’oppressione non richiede la violenza fisica se non quando chi è oppresso decide prima di annichilirsi di lasciare il segno della violenza. Il libero mercato tende ad adattarsi alla situazione dei particolari paesi, ma non si lascia scappare la minima occasione per “cambiare le cose” per il suo meglio (profitto): intendimenti selettivi con membri di governo, serenate e pensierini, scambi di consigli e promesse, reciprocità di poltrone tra aziende e governo. Certo alcuni paesi si distinguono in meglio, ma specialmente dove NGOs, Sindacati, Chiese, e Cultura sono avanzati ed organizzati. La Chiesa Cattolica ha avuto finora un ruolo guida per la coscienza sociale ed ha contribuito (anche a beneficio del settore privato) alla riduzione degli scontri sociali e dei rischi di guerra civile - e.g. l'opposizione del Vaticano alla Teologia della Liberazione nei termini rivoluzionari).
E’ anche da notare che nei paesi dove il social welfare è avanzato ed in equilibrio con un liberismo moderato, ci sono meno spese per la sicurezza e la polizia e più consumi qualitativi e stabilità economica. La Svezia, la Germania, l’Australia, il Belgio ed altri paesi hanno dimostrato che il liberismo può coesistere con la responsabilità e la cultura sociale, ma le continue pressioni, la persuasione, le famose promesse e serenate, la voglia di arricchimento fulmineo “prima che gli altri arrivino” a sistemarsi meglio nella nuova globalità, stà facendo saltare la tradizione civile della solidarietà. Perfino la Germania ha dichiarato di dover essere costretta a ridimensionare la tradizione del social welfare.
Non è vero che il welfare e lo statalismo moderato in bilancio col settore privato deve determinare corruzione e bancarotta di bilancio. Ciò accade maggiormente dove la cultura ed i valori sono stati avvelenati da una falsa e pericolosa propaganda e prassi antropologica. Sono chiare le modalità per riequilibrare il carattere di un popolo e di una nazione: La qualità della Cultura, la vitalità spirituale, l’informazione imparziale e veritiera, la solidarietà, l’assistenza sociale sotto la tutela della supervisione per la risoluzione delle cause ed i corsi di formazione per il reimpiego, la verità storica.
Lo sfascio sociale avviene invece dove non si è riconosciuto (per eccesso o difetto) uno spazio equilibrato e sufficiente all’impresa privata, in parte perché l’assenza di libertà individuale produce in ciclo abuso di potere e dunque demotivazione e depressione, ed in parte perché la competizione dall’esterno riesce (per tutte le ragioni del profitto) a produrre a costi più bassi e con migliore qualità.
[4] - Al contrario, le restituirebbero quel carattere di spontaneità che in certe società meno stataliste facevano la fortuna dei poveri meritevoli di assistenza.
Risposta – Dovunque oggi si continua a rimestare la storia pietistica della carità spontanea esiste uno spaventoso numero di derelitti privi di assistenza sanitaria, di cibo ed alloggio, mentre non distante dalla 42ma (anche in Italia ce ne sono) i sostenitori della spontaneità corrono veloci verso Wall Street dove un dollaro alla volta ed in fretta fa una grande differenza. La sopravvivenza in tali paesi è una cosa seria e la mentalità è che il povero resterà tale finché non sarà al passo con le regole e le esigenze del mercato – forma raffinata per dire che è colpa sua e dunque...
Di conseguenze le regole del profitto si fanno sempre più temerarie e lo spavento della miseria sempre più acuto: è un ciclo mortale che non si ferma mai e diventa sempre più privo di scrupoli. Chi non tiene il passo rischia la bancarotta: una vera giungla che trasforma gli uomini in predatori.
[5] - Il mercato, inteso come complesso delle libere interazioni tra individui, comprende in sè stesso ogni azione umana, quindi anche la carità.
Risposta - Certamente nei rapporti di fiducia tra produttori e consumatori o fornitori e clienti si giunge ad un punto in cui la continuità della qualità ed affidabilità produce forme di solidarietà. Si verifica pure che imprese ed aziende dedichino una frazione minima dei profitti a qualche iniziativa sociale o filantropica, ma la realtà di chi è tagliato fuori dal sistema, o che in esso sopravvive come servile ed ai limiti di sopravvivenza, non muta.
[6] - Purtroppo l'economia classica, legata all'etica protestante, ha separato questi due ambiti, alla ricerca di leggi matematiche che regolano il mercato. Risposte assai più corrette le ha date la scuola austriaca, che guarda caso si fa portavoce dell'individualismo metodologico e, spesso, di un radicale laissez faire.
Risposta - Non approvo né l’uno né l’altro caso. Il primo perché parla di Sovranità di Dio su tutta la realtà e di pensiero organico della fede ma poi nei fatti divide gli affari da tutto il resto; il secondo perché rappresenta la frattura dei valori che hanno prodotto il Rinascimento e la sua civiltà. L’etica protestante alla Weber e le fonti della Riforma non portano necessariamente a leggi matematiche che esigono la separazione della carità dall’economia. Il Capitalismo Protestante può essere coerentemente con le fonti un equilibrio di statale e privato, di liberistico e sociale, di giusto e caritatevole, benché ciò (dal punto di vista protestante) richieda una qualità essenziale: la rigenerazione dello spirito. Il problema è che quando gli stessi rigenerati diventano struttura portante degli estremi, rimane la riscoperta di uomini ordinari ma illuminati come Cornelio negli Atti degli Apostoli al capitolo 10, il quale, benchè non “rigenerato”, era sospinto dalla carità e dal timor di Dio. Rigenerati o uomini di buona volontà, credo che sia possibile l’equilibrio di uno stato a sistema economico misto.
[7] - Questa citazione di Freud mi fa sorridere, ricordandomi una celebre antiutopia, "Il mondo nuovo" di Huxley, dove la religione era sparita e si venerava Ford. In un passo di quel libro si legge che una delle tante identità assunte da Ford in vita era stata appunto quella di Freud...
Risposta - Volevo semplicemente dire che separare carità e giustizia equivale allo sdoppiamento della personalità, ma non volevo – e non voglio - usare la parola giusta.
[8] - Per la cronaca, la società totalmente senza Dio e votata all'olismo più totale descritta nel "mondo nuovo" mi sembra assai simile a quella che hai in mente e cerchi di descrivere tu.
Capisco la finezza dell’idea, ma penso che il principio mosaico dell’amore per Dio e per il prossimo è il fondamento della civiltà. Affus cita Mosè e la legge antica, ma senza decalogo ed i due suoi maggiori precetti (somma della Legge e dei Profeti) non poteva esserci Stato Ebraico. E quando infatti il decalogo s’incrinò ed il Basileus arrivò, prima l’ingiustizia e la degenerazione, poi la guerra ed infine l’esilio misero ben in chiaro che la Legge è buona e che senza la Carità essa prima decade e poi porta alla rovina.
Il Nuovo Testamento chiarisce meglio tale rapporto e spiega cosa sarà l’ultima generazione a causa della sua frattura. Tralasciamo...
[9] - Veramente nel novecento si è sperimentato proprio quello che tu auspichi: la carità è stata resa obbligatoria.
Questa è la ragione per cui gli atti di spontaneo altruismo sono oggi rarissimi e oggetto di scherno da parte della massa dei tartassati.
Risposta – I tartassati non sono tali per la carità, bensì per la sua assenza. Quando parlo di carità non mi riferisco all’elemosina, bensì alla più elevata virtù di una civiltà che ha imparato a camminare e svilupparsi nell’interazione dei suoi componenti.
Tartassare “nel pubblico” è una forma frustrata del profitto che tradisce la passione irrealizzata di farsi i soldi velocemente “nel privato”.
In tal senso certi pubblici e privati sono gemellati ed espressione del medesimo dramma.
[10] - E ridagli con questa legge del più forte! Mi spieghi cosa intendi di preciso?
Risposta – il forte è o sarà colui (tra i due candidati) che passerà gli esami della compagnia per il posto di General Manager: ossia il meritevole a prescindere dalla craniologia. Naturalmente si può essere manager ed essere veramente meritevoli, ma il nuovo andazzo è quello che è: non importa quel che sei ma chi conosci...
Saluti