....avanti.
Milano. E’ un malizioso paradosso: l’intesa italo-inglese nella difesa supertecnologica fa passi avanti in Francia.
Proprio al salone aeronautico di Le Bourget, dove l’industria avanzata francese ha celebrato se stessa, si è consumato l’accordo più importante tra l’italiana Finmeccanica e l’inglese Bae System. Come anticipato dal Foglio fin dall’autunno dell’anno scorso, si era già raggiunta un’intesa di massima. In una quarantina di pagine si erano messe le basi per una alleanza paritetica, con l’obiettivo di realizzare il cuore informatico della “network war”. Si tratta del sistema difensivo del futuro: in cui a contare non sono tanto le corazzate e i cannoni, ma i chip. Per cui, sintetizzano gli esperti militari, i tradizionali mezzi, dai tank ai jet, diventano immediatamente stupidi se non dispongono di questa tecnologia.
Un “dischetto”, un software di conoscenze elettroniche per la guerra e la difesa del futuro.
Fino a questo punto la teoria.
A Le Bourget la pratica. L’amministratore delegato di Finmeccanica, Pierfrancesco Guargaglini e il presidente della Bae Systems, Sir Richard Evans, si sono visti, con i rispettivi consulenti, per poche ore. Il grosso del lavoro era stato già fatto.
Il risultato è interessante. Rispetto alla prima lettera di intenti, quella che il Foglio ha rivelato essere stata firmata il 25 di novembre, si sono fatti molti passi avanti. Le due società di difesa costituiranno “tre aree di alleanza”. Sopra alle quali vi sarà un comitato strategico paritetico tra le due imprese. Si recupera in questo modo parte dell’accordo già previsto alla fine dell’anno scorso. La prima area è quella definita in gergo C4ISR, la parte più avanzata dell’elettronica di difesa, e dovrebbe portare alla predisposizione di strumenti militari che integrino le funzioni di comando, controllo, comunicazioni, computer, intelligence e sorveglianza. In questo business gli inglesi avranno un ruolo centrale. La conduzione, infatti, sarà inglese.
E sarà quest’area il luogo in cui si salderanno, nelle intenzioni di chi ha studiato l’alleanza, i rapporti con le società americane, affamate di queste tecnologie e dotate di risorse necessarie, fornite dal Pentagono, per alimentarle.
Le restanti due aree di cooperazione previste dall’incontro di Le Bourget sono considerate altrettanto strategiche: le comunicazioni e l’avionica. Entrambe saranno a conduzione italiana. In ambienti ministeriali italiani (il Tesoro controlla ancora una quota importante della Finmeccanica) si era nel passato paventato il rischio che dietro a una joint-venture nella difesa anglo-italiana si celasse un’acquisizione inglese.
Secondo i negoziatori dell’operazione, la posizione raggiunta con abilità da Guarguaglini è tutt’altro che punitiva per la nostra industria. Il punto di equilibrio è stato infatti spostato dalle percentuali azionarie che avrebbero, per banali questioni dimensionali, visto la predominanza anglosassone, ad aspetti di tipo organizzativo. E nel frattempo si è allargato il perimetro degli accordi possibili tra i due paesi. I parametri di bilanciamento sono dunque stati ritrovati nelle tre aree di cooperazione.
La delusione della francese Thales
A Le Bourget Guarguaglini e Evans hanno trovato un compromesso sui reciproci vantaggi che l’unione tra le due realtà avrebbe portato. La sospettosità degli italiani è subito venuta meno. A questo punto, come ha dichiarato, il numero uno di Finmeccanica, entro l’estate si firmerà il memorandum di intesa. Documento, da un punto di vista tecnico, più impegnativo e cogente di una semplice lettera di intenti. E di fatto nascerà il gigante europeo dell’elettronica di Difesa.
Il percorso è stato comunque accidentato. E il passaggio da una cordialità verso i francesi a un’alleanza con gli inglesi potrebbe creare ancora qualche problema a Finmeccanica. Prima del 2001 la società di Guarguaglini, all’epoca considerata preda nella prateria della difesa europea, era oggetto del desiderio da parte dei francesi di Thales. Oggi con la copertura politica del governo – l’alleanza è stata oggetto dell’ultimo incontro bilaterale tra Silvio Berlusconi e Tony Blair – la holding della difesa italiana non solo porta a casa un forte accordo industriale, ma si smarca dalla condizione di sudditanza che l’aveva fino a questo momento caratterizzata. Nei piani dell’attuale management di Finmeccanica l’accordo con gli inglesi era l’unico modo per partecipare al grande business della difesa elettronica su cui il Pentagono investirà nei prossimi anni ingenti risorse.
Nei piani del governo un altro segnale della nuova politica estera italiana.
saluti




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