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  1. #61
    Aristocratico Telematico
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    lande dell'ovest, terre delle astrattissime utopie e delle matematiche razionalizzazioni.
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    Io non abbandono la discussione, ma abbandono il forum.
    Per stare in un forum occore un carattere disponibile al dialogo, mentre io sono intollerante.
    Porgo le mie scuse se ho urtato la sensibilità di qualche forumista.
    Un saluto al moderatore, il quale lo conobbi in una leggendaria e bellisima discussione sull'ebraismo americano e di cui conservo un bellissimo ricordo.
    Un saluto a tutti i forumisti.
    Arrivederci e grazie
    DucadeiFalchi

  2. #62
    Socialcapitalista
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    -L'Italia non è un paese povero è un povero paese(C.de Gaulle)
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    In origine postato da AngelodiCentro
    E io saluto i buffoni fuori di testa come te. magari gli ignoranti non sanno che se una dittatura combatte altre forme di dittatura non è certo per questo migliore delle altre. Anche Hitler e Mussolini combattevano le dittature comuniste, eppure non erano meglio di queste. non esiste benessere, progresso e uguaglianza senza LIBERTA' E RISPETTO DEI DIRITTI UMANI. i tuoi ragionamenti sono banali e ridicoli...come te. Vattene in Cina che è meglio, così stai meglio tu e stiamo meglio noi.
    notoriamente il socialista rivoluzionario mussolini fu portato al potere dai tuoi amici preti, come dopo i catto-comunisti di togliatti e il catto-comunista craxi,
    non erano i nazisti come te a combattere i loro amici leninisti, ma fu stalin con la sua dittatura a impedire ai tuoi amichetti di inzozzare la russia,come in seguito fecero, ma come non riescono a fare in Cina.
    piuttosto che andare in Cina(ma sono gli imprenditori italiani che ci vanno) saranno i cinesi a venire qua, prepara biancheria e spazzolino che in campagna ti serviranno....

  3. #63
    Socialcapitalista
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    In origine postato da AngelodiCentro
    guarda sei tu che sei maleducato e incivile con tutti, e poi vorresti autonominarti Liberale? fai ridere tutti
    Non è vero cmq che i DIRITTI UMANI sono invenzione della rivoluzione francese, già erano stati introdotti con la rivoluzione americana, e già cmq erano presenti nell'umanesimo cristiano, nell'insegnamento di Cristo. saluti dal comunista ADC
    bè in effeti riconoscevano il diritto alla confessione dopo la tortura prima di bruciare streghe e inquisiti....
    In origine postato da AngelodiCentro
    ma questo è tutto matto
    mi pare un mistico cattolico al 100%, non far finta di non vedere, che la chiesa i cattolici democratici li sempre e solo sfruttati,
    adesso affittati ai fascisti.

  4. #64
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    In origine postato da DucadeiFalchi

    Per ARI6: Ti ho già risposto nel 3d sull'immigrazione.Con gli ignoranti io non parlo.
    Il Duca
    A me invece tocca...

  5. #65
    Estremista della libertà
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    In origine postato da DucadeiFalchi
    [B]I diritti universali sono un invenzione della rivoluzione francese.
    Ma non dire cazzate, per piacere.
    L'idea di un diritto naturale universale è sempre esistita: vogliamo parlare di Aristotele? oppure del pensiero cristiano (San Tommaso su tutti?) del liberalismo classico? del libertarismo contemporaneo?
    La rivoluzione francese, semmai, ha dato vita al sistema contrario, sancendo la morte del diritto in nome della maggioranza.

  6. #66
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    In origine postato da DucadeiFalchi
    Non ho nessuna intenzione nel continuare con gli sberleffi telematici.
    Non ho nulla da dire, o da giustificare.

    Io schiumo di rabbia, perchè sono un essere umano.
    E vivo la mia umanità integralmente, senza troppi fronzoli intellettuali.
    Di sangue e carne sono fatto, e quando levo le mie preghiere al cielo, Dio si prende gioco di me rispondendomi con il silenzio, come si prese gioco di Caino, riempiendo di coccole Abele.
    Io vago ed erro nei secoli, negli anfratti tenebrosi e nelle scogliere solitarie.Se c'è un eretico nel paese, quello sono io, e la gente mi manda al rogo perchè studio il corso degli astri e l'agire segreto delle piente e dei minerali.
    Io levo alta la mia maledizione SCHIUMANDO DI RABBIA contro Dio e i suoi santi, perchè mortali ci fece, ponendoci all'inferno, ed anche se esistesse un paradiso, mai mi tocco in sorte di vederlo.
    Vagabondo mi aggiro, negli abbissi della mente, dove la luce si sporge nelle tenebre per sprofondare e brillare più bella e più pura.Dove si aprono varchi di sapienza nei misteri dell'io, nella voragine della psiche umana.



    Non risponderò più a nessuno, e per quanto mi riguarda, non interverrò più in questo 3d.
    Vi saluto cordialmente
    Il Duca
    Questo è da esegesi.

    Per la serie "GLI EFFETTI DEVASTANTI DEI MIX DI DROGHE".

  7. #67
    email non funzionante
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    come piegare la storia e la filosofia ai priopri bassi fini,
    dunque kant avrebbe scritto una noterella giusto per garantirsi il suo stipendiuccio di professore,
    ma Hegel e San Paolo come li metti?

  8. #68
    Alessandra
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    Quando ci troviamo a discutere di determinati argomenti, dal più serio al più faceto, con altre persone e quando ci rendiamo conto di avere opinioni discordanti, spesso nulla resta da fare o da dire se non prendere atto che alla fine della discussione ciascuno resterà della propria opinione.

    Se io dico, ad esempio, ad una persona che tifa per una certa squadra di calcio che io al contrario tifo per un’altra, ci potranno in proposito essere varie battute da scambiare, ma al di là di questo nulla più. Tifare per la propria squadra è spesso istintivo, nessuno sano di mente potrà mai pensare di poter contribuire con la propria opinione a far cambiare idea all’altro. Sull’istinto, c’è poco da fare.
    Questo esempio, che può apparire molto fuori luogo se rapportato all’argomento pena di morte, è utile a capire che quelle due persone che stanno parlando di calcio sono in verità accomunate da un comune *sentire* diverso solo qualitativamente.

    Un altro esempio. Un razzista ed il suo rivale, pure se sembrano molto lontani l’uno dall’altro, non possono che essere d’accordo sul fatto che la discriminazione razziale è in ultima analisi inegalitaria: in realtà quelle due persone divergono sul considerare giusta o ingiusta questa pratica. Insomma, il loro disaccordo poggia su una convinzione morale, non certo su una prova empirica.

    Spesso nei discorsi sulla pena di morte, nei discorsi che vengono fatti dalla gente, si ritrova un atteggiamento mentale *rinunciatario*, un atteggiamento mentale che si ferma solo alla superficie della questione. Troppo spesso, ci si limita a prendere atto che l’altro la pensa in modo diverso.
    Considero questo atteggiamento molto di più che una *rinuncia*: Arrendersi di fronte a chi, ancora oggi, si dichiara a favore della pena di morte, ritenendo questa opinione un qualcosa di istintivo, o peggio una convinzione morale, equivale ad acquiescenza, ad accondiscendenza.

    In verità la pena di morte è un atto definitivo. L’uguaglianza e la libertà si possono *ristabilire*. La vita, purtroppo, non si può restituire. Non c’è atteggiamento, istintivo o morale che sia, che possa far considerare un atto di *giustizia* togliere la vita a qualcuno.

    Sarebbe bello se potesse bastare recitare a memoria la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo o, tanto per non andare troppo lontano, la nostra Costituzione, di fronte a colui che dice: *L’unica soluzione possibile di fronte al pedofilo, al pluriomicida, al reo di efferrati delitti è la pena di morte…*.
    Purtroppo non bastano tali Carte Fondamentali. E’ davvero sconsolante dirlo, ma è così…La mancata funzione deterrente della pena capitale, il crollo della convinzione –dimostrato scientificamente – che i metodi per eseguirla siano *indolori*… tutto questo non basta ad evitare l’aumento di coloro che si dicono a favore.

    Eppure, la stessa nozione, *pena di morte* è di per sé una contraddizione in termini se è vero che ogni pena deve avere come finalità sua propria la rieducazione e la risocializzazione del reo. Un filosofo del diritto penale, il Maggiore, ha espresso una considerazione semplicissima. Se la pena deve tendere alla emenda del reo e ammettiamo la pena di morte, ci sono solo due possibilità: o lo uccidiamo subito, ma allora non gli diamo il tempo di redimersi, o lo uccidiamo dopo un pò e allora è probabile che la morte sia inflitta quando il soggetto si è già redento. In entrambi i casi la pena di morte non è propriamente una pena, ma una uccisione. Al di là di quelli che possono essere i valori cattolici, la pena di morte quindi non è una pena: essa non svolge la funzione tipica, non risocializza, non redime.

    Certo, mi si potrà dire: *Ma perché, allo stato attuale il carcere risocializza?* No, purtroppo no. Anzi, colui che subisce il carcere senza che possa essere definito come persona socialmente pericolosa, spesso con il carcere lo diventa. Ma questo è un altro problema. Il fatto che la pena detentiva non sia in grado di svolgere allo stato attuale la funzione che le appartiene, ossia quella del reinserimento, non significa che tale funzione non sia la sua base e la sua giustificazione.

    Ciò che distingue le società civili dalle altre, non è solo la capacità di darsi delle regole, delle leggi, è soprattutto quello di darsi delle leggi che tutti un giorno sanno di dover applicare non solo agli altri, ma anche a se stessi. Difficilmente coloro che si ritengono a favore della pena di morte pensano seriamente che, ove questa vi fosse, potrebbe essere effettivamente applicata nei confronti della loro persona.

    Io ritengo che l’unico modo davvero efficace per combattere l’estendersi dei sostenitori della pena di morte possa essere solo quello di riformare davvero la giustizia. Le idee estreme, com’è quella di ricorrere alla morte, attecchiscono là dove non c’è una efficace prevenzione dei reati, là dove non c’è certezza della pena.
    Ne consegue, a mio parere, che non basta ritrovarci tutti a *testimoniare* contro la pena di morte. E’ importante certo, ma non sufficiente. La gente ha perso fiducia nella capacità dello Stato di combattere il crimine… la gente ha paura perché il crimine continua a dilagare e la paura, come è noto, genera *mostri*.
    E’ nella paura e nella insicurezza che idee come la pena di morte trovano fertile terreno di crescita.

    Il modo più efficace per combatterla è quello di intervenire sulla paura e sulla insicurezza della gente, facendo sentire che lo Stato è davvero in grado di garantire con la sua presenza la convivenza sociale. Senza cadere nel giustizialismo che troppo spesso equivale a pena di morte come forcaiolismo.

  9. #69
    SENATORE di POL
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    Soprattutto la pena di morte è senza rimedio in caso di errore giudiziario, e questa obiezione verso la stessa, sebbene non gerarchicamente superiore nella nostra cultura europea, ha il pregio di avere valore universale, capace di mettere in crisi anche i sostenitori della pena capitale di altre aree dell'Occidente (e non solo) che partono da presupposti culturali ed etici diversi dai nostri.

    Saluti liberali

 

 
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