Immigrazione
Stato laico: una priorità per l'integrazione!
Non c’è alcun dubbio che la società italiana è, e sarà sempre più, multietnica e multiculturale.
Le problematiche sorte da questa condizione come la convivenza, l’integrazione e la sicurezza richiedono una soluzione a breve termine, se non si vuol alimentare certe derive xenofobe.
Tutte le belle iniziative messe in campo finora come tavoli di confronto, scambi culturali ecc., mi sembrano come i piani di una casa mancanti di fondamenta.
Questa solida base su cui posare tutto il resto ha un nome ben preciso: STATO LAICO.
E’ innegabile che la diversa cultura religiosa sia uno dei maggiori motivi di scontro. Se non si creano “zone neutre” dove tutti possano sentirsi unicamente cittadini italiani (e quindi sentire il dovere di rispettare l’unica legge valida che è la Costituzione), non si arriverà mai ad un punto di incontro permanente.
I modi di intervento per ottenere ciò sono tanti; innanzi tutto credo sia indispensabile eliminare simboli ed icone religiose dai luoghi pubblici: scuole, uffici, ospedali, piazze. Non sto dando ragione al signor Adel Smith, che gettando incivilmente il crocifisso dalla finestra lo avrebbe sostituito volentieri con altra immagine a lui gradita. Io propongo di toglierli tutti, perché penso che il sentire religioso sia intimamente legato alla sfera privata di un individuo e, per un principio di uguaglianza, che tale debba rimanere.
Questa inflazione di simbolismo religioso ostentato ovunque, a mio avviso, toglie valore ai luoghi principali di culto (chiese, moschee, sinagoghe ecc.), che giustamente devono essere presenti sul territorio nazionale e che dovrebbero essere gestiti esclusivamente dai propri fedeli
Di conseguenza trovo più che logica l’abolizione di qualsiasi finanziamento statale a favore degli ordini religiosi e ritengo molto più utile, nella direzione di una migliore integrazione, che sia proposto l’insegnamento nelle scuole pubbliche di “Storia delle religioni”, in sostituzione dell’unilaterale “Religione cattolica”.
Il mio ragionamento è “un voler mettere ogni cosa al suo posto” senza creare discriminazione alcuna.
Mi sembra una strada in salita, considerando il radicamento degli interessi religiosi nelle nostre istituzioni, ma potrebbe rivelarsi l’unica percorribile per favorire il processo di integrazione culturale di diverse etnie. Ricordiamoci che l’Italia sta sperimentando in 7-8 anni il flusso migratorio in entrata, che la Francia ha affrontato in 50 anni di storia, con annesse lacerazioni e conflitti sociali.
Per una volta non rinchiudiamoci nelle solite affermazioni da bar: “A casa loro non lo farebbero mai!”; cerchiamo di essere realisti, pragmatici, possibilmente “giusti” nell’affrontare il problema.
Valentino Calbucci - Federazione Giovanile Repubblicana di Forli'-Cesena
tratto da