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  1. #61
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    Giorgio La Malfa nota l'assenza del ministro dell'Interno durante l'informativa urgente del Governo
    E Amato si ripara dalle molte critiche

    Intervento durante l'informativa urgente del Governo sui recenti gravissimi fatti criminosi che hanno visto coinvolti anche cittadini stranieri e sulle politiche del Governo in materia di sicurezza pubblica, mercoledì 7 novembre 2007.

    di Giorgio La Malfa

    Signor Presidente, la domanda che è stata posta da molti colleghi è perché non sia venuto il Ministro Amato, che tra l'altro è a Roma ed era qui alla Camera oggi per rispondere al question time. A giudicare dagli interventi che si sono svolti nel corso del dibattito, la risposta è che egli ha espresso in questi mesi posizioni molto vicine a larga parte del centrodestra, dell'opposizione, e, ascoltando i giudizi di colleghi dei partiti che compongono la maggioranza, egli probabilmente sarebbe stato accolto da alcune critiche, o da molte critiche, per aver imposto un cambiamento della posizione del Governo, per aver forzato la mano su un decreto. In sostanza, egli non è venuto perché teme la sua maggioranza, perché teme di esporsi a critiche esplicite, come sarebbero state quelle dell'onorevole Di Salvo ed altri. Sulle decisioni del Governo si sarebbe trovato in grandi difficoltà, avrebbe accresciuto l'imbarazzo del Governo. Questo è il quadro.

    Allora come può un Governo che è in queste condizioni tranquillizzare gli italiani sui problemi della sicurezza? Le parole che ha detto il Viceministro sono parole ovviamente condivisibili nel loro tono generale, ma la sostanza è che sappiamo cosa c'è dietro ad esse. Non ho il tempo per approfondire, ma per la verità condivido larga parte delle considerazioni che hanno fatto gli onorevoli Di Salvo, Mascia ed altri, condivido il loro allarme. Essi dicono: non si può reagire a un evento pur grave, doloroso, drammatico come quello della signora Reggiani con una legislazione di urgenza. Ma cosa "diavolo" fate, siete voi - sembrano dire questi nostri colleghi - che stimolate nella società italiana la reazione di panico! Essa c'è naturalmente, perché la sicurezza è importante; ma se il Governo dà l'impressione di cambiare politica ogni cinque minuti, non può che accrescersi. È stato forse il sindaco Veltroni, come leader del Partito Democratico, che ha seminato il panico, andando di corsa in televisione con quel volto spaurito a dire che occorreva un altro provvedimento. Ecco il problema: hanno ragione questi colleghi! Naturalmente non hanno invece ragione nelle premesse di questo discorso. La mia posizione è che la severità andasse esercitata prima e vada esercitata tutti i giorni con fermezza, insieme all'accoglienza dove è possibile.

    Insomma, in altre parole: se uno non si pone i problemi tempestivamente, è chiaro che è preso dal panico; lo è il sindaco di Firenze Dominici, lo è il sindaco di Bologna Cofferati, lo è il Ministro dell'interno, lo è il sindaco Veltroni.

    Ecco il problema! Possiamo affrontare, onorevoli colleghi, il problema della sicurezza, rassicurare i cittadini, evitare che entri in loro una voglia di farsi giustizia da soli con un Governo che non ha nemmeno la maggioranza e non si presenta in Parlamento? Questa è la domanda.

    tratto da http://www.pri.it/8%20Novembre%20200...vSicurezza.htm

  2. #62
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    Immigrazione
    Stato laico: una priorità per l'integrazione!

    Non c’è alcun dubbio che la società italiana è, e sarà sempre più, multietnica e multiculturale.

    Le problematiche sorte da questa condizione come la convivenza, l’integrazione e la sicurezza richiedono una soluzione a breve termine, se non si vuol alimentare certe derive xenofobe.
    Tutte le belle iniziative messe in campo finora come tavoli di confronto, scambi culturali ecc., mi sembrano come i piani di una casa mancanti di fondamenta.
    Questa solida base su cui posare tutto il resto ha un nome ben preciso: STATO LAICO.
    E’ innegabile che la diversa cultura religiosa sia uno dei maggiori motivi di scontro. Se non si creano “zone neutre” dove tutti possano sentirsi unicamente cittadini italiani (e quindi sentire il dovere di rispettare l’unica legge valida che è la Costituzione), non si arriverà mai ad un punto di incontro permanente.



    I modi di intervento per ottenere ciò sono tanti; innanzi tutto credo sia indispensabile eliminare simboli ed icone religiose dai luoghi pubblici: scuole, uffici, ospedali, piazze. Non sto dando ragione al signor Adel Smith, che gettando incivilmente il crocifisso dalla finestra lo avrebbe sostituito volentieri con altra immagine a lui gradita. Io propongo di toglierli tutti, perché penso che il sentire religioso sia intimamente legato alla sfera privata di un individuo e, per un principio di uguaglianza, che tale debba rimanere.
    Questa inflazione di simbolismo religioso ostentato ovunque, a mio avviso, toglie valore ai luoghi principali di culto (chiese, moschee, sinagoghe ecc.), che giustamente devono essere presenti sul territorio nazionale e che dovrebbero essere gestiti esclusivamente dai propri fedeli
    Di conseguenza trovo più che logica l’abolizione di qualsiasi finanziamento statale a favore degli ordini religiosi e ritengo molto più utile, nella direzione di una migliore integrazione, che sia proposto l’insegnamento nelle scuole pubbliche di “Storia delle religioni”, in sostituzione dell’unilaterale “Religione cattolica”.
    Il mio ragionamento è “un voler mettere ogni cosa al suo posto” senza creare discriminazione alcuna.
    Mi sembra una strada in salita, considerando il radicamento degli interessi religiosi nelle nostre istituzioni, ma potrebbe rivelarsi l’unica percorribile per favorire il processo di integrazione culturale di diverse etnie. Ricordiamoci che l’Italia sta sperimentando in 7-8 anni il flusso migratorio in entrata, che la Francia ha affrontato in 50 anni di storia, con annesse lacerazioni e conflitti sociali.
    Per una volta non rinchiudiamoci nelle solite affermazioni da bar: “A casa loro non lo farebbero mai!”; cerchiamo di essere realisti, pragmatici, possibilmente “giusti” nell’affrontare il problema.

    Valentino Calbucci - Federazione Giovanile Repubblicana di Forli'-Cesena
    tratto da http://www.fgr-fc.it/Home.htm

  3. #63
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    Espellere i clandestini
    Il super attivismo del governo dopo anni di inerzia

    Il nuovo governo - che auspica che i toni di Westminster siano presto propri di Montecitorio - mostra di avere, oltre che un gusto per l'eleganza, anche una determinazione britannica. Lo dimostra l'operazione contro i clandestini, i campi nomadi e la criminalità rom in genere che ha impegnato al gran completo gli uomini delle forze dell'ordine nelle principali regioni italiane nelle ultime ore. I risultati si sono tradotti in centinaia di arresti e decine di espulsioni.

    Eppure c'è chi sostiene si tratti di una semplice prova muscolare di un governo che fronteggia l'emergenza dell'immigrazione clandestina senza la sufficiente visione di diritto e di stratega. Lo stesso ministro degli Interni del precedente governo Berlusconi, Pisanu, aveva espresso forti dubbi sulle capacità di azione del governo sul fronte della sicurezza. E fra sindaci che hanno promesso di ripulire le città dagli immigrati, prefetti anti - rom, un ministro degli Interni leghista, c'è perfino chi teme che nella società italiana emerga "l'antica voglia di bruciare gli zingari". Vedi Ponticelli, della Napoli "rossa" e popolare, dove la folla si è scatenata contro il campo rom della zona.

    Non escludiamo affatto che il governo si possa muovere confusamente, privo della sufficiente esperienza, e addirittura in maniera dilettantesca, come pure è stato detto. Ma ci sembra più grave il rischio di sottovalutare la situazione, visto che il problema immigrazione in quest'ultimo lasso di tempo è stato lasciato marcire fino a un livello di degrado di per sé evidente. Di più, tanta fretta di agire da parte di sindaci e governo deriva dal fatto di avere intercettato un bisogno dell'elettorato: la necessità, cioè, di dare risposte all'emergenza, e di darle urgentemente.

    Rispetto a governi e amministrazioni che per anni non hanno fatto nulla, una risposta - anche concitata - è comunque il segno di voler passare agli interventi concreti. E non è possibile che ci si lamenti ora dell'iperattivismo del governo, così come prima ci si è lamentati dell'inerzia. Se davvero c'è un eccesso di attivismo, esso è dovuto alle lunghe stagioni in cui l'Italia si è mostrata inerme: il segnale che i cittadini vogliono fare da soli, come è accaduto a Ponticelli, sarà pure condizionato dalla camorra, ma certo indica che il governo non può aspettare oltre.

    L'importante è che non si creda di poter fare di punto in bianco un repulisti e aver così risolto il problema. Intanto c'è il flusso dell'immigrazione regolare, un aspetto che merita la considerazione ed il sostegno che, ad esempio, il sindaco di Torino, Chiamparino, si è impegnato a dare. Poi bisogna preoccuparsi che i clandestini cacciati non ritornino o, peggio, si spostino nel territorio nazionale per esercitare altrove le loro attività criminose.

    Occorre quindi una certezza delle leggi ed anche un impegno diplomatico costante con i paesi di origine del flusso migratorio. Due capitoli fondamentali nella lotta all'immigrazione clandestina che auguriamo al governo di avere il tempo di approntare.

    Roma, 16 maggio 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  4. #64
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    Immigrati: Madrid critica l'Italia. Pri: Voi sparate ai clandestini
    Roma, 16 MAG (Velino) - Nel giorno in cui Silvio Berlusconi e Walter Veltroni "inaugurano" il loro rapporto di consultazione arriva dalla Spagna una bordata contro il governo italiano. L'esecutivo di Jose' Zapatero, attraverso la numero due Maria Teresa Fernandez de la Vega, fa sapere di "respingere la violenza, il razzismo e la xenofobia" e, pertanto, sottolinea di "non poter condividere cio' che sta succedendo in Italia". Madrid, ha aggiunto de la Vega "non condivide la politica delle espulsioni adottata dall'Italia, perche' non rispetta ne' la legge ne' i diritti degli immigranti", mentre la Spagna considera l'immigrazione "un fenomeno necessario e buono, sempre se viene gestito in maniera legale e ordinata". Un affondo che fa riferimento all'annuncio delle misure contenute nel "pacchetto sicurezza" proposto dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Parole dure che hanno immediatamente creato sconcerto. Innanzitutto perche' anche la Spagna sembra aver virato verso una politica sull'immigrazione meno "morbida", tanto e' vero che Alfredo Pe'rez Rubalcaba, il ministro dell'Interno, l'8 maggio lo ha detto chiaro e tondo: "Se non siamo severi con l'immigrazione illegale nessuno potra' fermarla". Ma fa discutere la polemica sia per gli argomenti impropri e gratuiti usati dal vicepremier spagnolo, sia perche' dal Viminale (appoggiato anche da sindaci di centrosinistra) e' stata sottolineata l'intenzione di procedere con "fermezza", ma rispettando le regole delle politiche sull'immigrazione. Molto dura e puntuale comunque la risposta a de la Vega arrivata dal portavoce del Pri, Riccardo Bruno. Che, commentando il "richiamo", ha stigmatizzato: "Che la Spagna di Zapatero possa dare lezioni all'Italia sull'integrazione appare perlomeno paradossale. Noi non abbiamo la Guardia Civil che spara contro gli immigrati come accadde nel 2005 a Ceuta.
    Farebbero meglio a occuparsi di come sconfiggere l'Eta".

  5. #65
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    Corriere della sera

    Accuse dalla Spagna: «Italia xenofoba»
    La vice di Zapatero attacca il governo Berlusconi sull'immigrazione. La Ue: «Schengen non si cambia»



    MADRID - Il governo spagnolo ha accusato l'Italia di xenofobia. Riferendosi agli arresti di massa - in soli sette giorni oltre 400 clandestini finiti in carcere- la vice di Josè Luis Zapatero ha tenuto a sottolineare la differenza tra la politica sull'immigrazione messa in atto da Madrid e quella del IV governo Berlusconi: «Il governo (spagnolo, ndr) - ha sottolineato il numero due dell'esecutivo, Maria Teresa Fernandez de la Vega, le cui frasi sono riportate da El Mundo- respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia. La Spagna lavora a una politica dell'immigrazione legale e ordinata, che permetta il riconoscimento di diritti e doveri». L'esecutivo progressista di Zapatero, che ha di recente inasprito la normativa sull'immigrazione, è stato diverse volte tirato in ballo da esponenti del centrodestra come pietra di paragone per l'avvio anche nella penisola di una politica più che severa sui flussi migratori.

    «NO ALLE ESPULSIONI» - In alcune dichiarazioni rilasciata alla stampa al termine della riunione settimanale del consiglio dei ministri, de la Vega, citata dall'afenzia Efe, ha aggiunto di «non condividere la politica di espulsioni» a suo parere attuata in Italia.

    LE REAZIONI - «Dalla Spagna giunge un'inaccettabile ingerenza sull'immigrazione. Ma anche le sparate di Bossi e La Russa non aiutano». A dirlo è Massimo Donadi, capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera. «Le misure sull'immigrazione clandestina ci stanno rendendo la vergogna d'Europa - è invece il duro commento di Manuela Palermi, esponente del Pdci, all'attacco spagnolo della vice di Zapatero - . Il governo spagnolo prende le distanze e ci accusa di violenza, razzismo e xenofobia. Ed ha ragione». Al contrario, per il portavoce del Pri Riccardo Bruno il fatto che «la Spagna di Zapatero possa dare lezioni all'Italia sull'integrazione appare perlomeno paradossale. Noi - sostiene l'esponente dell'Edera - non abbiamo la Guardia Civil che spara contro gli immigrati come accadde nel 2005 a Ceuta. Farebbero meglio ad occuparsi di come sconfiggere l'ETA».

    «SCHENGEN NON SI CAMBIA» - Un alt al governo italiano arriva intanto dalla Commissione europea: da Bruxelles fanno sapere di non prevedere al momento alcuna modifica sull'accordo di Schengen che ha abolito le frontiere interne in Europa. Lo ha precisato il portavoce della Commissione Pietro Petrucci, a proposito delle dichiarazioni rilasciate da Franco Frattini. Il ministro degli Esteri ha accennato infatti a uno "Schengen 2" da approvare entro il 2009. «La Commissione non ha intenzione in questo momento di prendere alcuna iniziativa nè proporre nessuno studio relativo all'accordo di Schengen», ha chiarito Petrucci, «nè a quelle parti dell'accordo di Schengen che regolano l'abolizione dei controlli nelle frontiere interne o la reintroduzione temporanea di questi controlli». Forse, ha ipotizzato il portavoce, le parole di Frattini sono state equivocate perché nelle interviste rilasciate dal capo della diplomazia italiana si parla dei visti biometrici che saranno adottati entro la fine del 2009 e la piena attuazione del sistema di informazione di Schengen di seconda generazione«, che non è una modifica dell'accordo in vigore.

  6. #66
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    Qui non è il paradiso
    Intervenire con fermezza per evitare che la rabbia prevalga

    Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha tenuto, durante la festa della Polizia, un discorso serio ed importante, sullo sfondo delle manifestazioni anti - rom che si sono verificate a Napoli. "E' il momento di intervenire con fermezza per evitare che la rabbia prevalga sulle regole della convivenza civile e che si possano ripetere episodi di ingiustificabile violenza", ha detto.

    Maroni ha dunque chiara l'emergenza sollevata dall'immigrazione clandestina e la necessità di dare risposte efficaci. Proprio per impedire quello che si è verificato nel quartiere Ponticelli. Così come è utile che il governo si muova con misure ferme, ma senza manifestazioni di allarmismo. Anche perché la lettura delle cronache dei quotidiani su quanto è accaduto nel quartiere napoletano, è tale da far rabbrividire. Può darsi benissimo che vi sia una strumentalizzazione della camorra - come è pure testimoniato - ma è evidente che l'esasperazione degli abitanti non può essere manipolata fino a un tale punto di odio, con tanto di scene agghiaccianti. E' evidentemente colma la misura di sopportazione di parte della popolazione italiana verso gli immigrati. E gli scenari che si prospettano possono essere devastanti se il governo non si preoccupa di impedire che si alimenti una campagna d'odio verso gli immigrati stessi.

    E quindi è indispensabile che il ministro degli Interni comprenda come, sul tema sicurezza, il Paese richiede risposte immediate ed efficaci. In queste ore, insieme al ministro degli Interni, anche il ministro degli Esteri ha parlato della necessità di intervenire con chiarezza sulla regolamentazione dei flussi migratori: a dimostrazione che il nuovo governo ha compreso la necessità di gestire, con ordine e rigore, le migrazioni interne ed esterne all'Unione europea. Ed è comprensibile l'atteggiamento delle autorità romene: un conto è la lotta alla criminalità, uno ben diverso i comportamenti da pulizia etnica che abbiamo visto a Napoli. Il governo deve prevenire e colpire la criminalità, così come garantire chi lavora onestamente in Italia, offrendo a costoro tutte le possibile condizioni di decoro che spettano ad un essere umano.

    Bisogna poi stare molto attenti nel considerare i fatti di Napoli. Perché essi non sono certo solo il frutto di una campagna di demonizzazione.

    Troppo a lungo si è fatto credere che non ci sono più barriere, che l'accoglienza è un dovere e un piacere cristiano e che la convivenza non ha limiti. Purtroppo, qui non è il paradiso. E questa politica sconsiderata è stata il sostrato dell'inferno di Ponticelli, ancor più di ogni successivo incitamento all'odio. C'è ancora tempo per guarire il paese, ma occorre molta determinazione e molta misura.

    Maroni e Frattini posseggono queste qualità. Basta solo che non vengano additati - loro che cercano di risolvere il problema - come i razzisti. Al contrario, coloro che vogliono contenere il fenomeno migratorio e regolarizzarlo - compatibilmente alle possibilità del paese - sono coloro che il razzismo lo combattono sul serio.

    Roma, 16 maggio 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  7. #67
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    Dopo l’accusa di “xenofobia” rivolta al nostro Paese
    Aboliamo gli enti inutili, partiamo dall’Onu

    di Romano Bracalini

    Figuriamoci se il Sant’Uffizio dell’Onu non ci metteva bocca. Ma evidentemente la signora Louise Arbour, alto commissario per i diritti umani (locuzione buona per tutti gli usi), una sessantunenne canadese dell’Ontario, già nota per i suoi disinvolti giudizi, silenzi e omissioni, non ha trovato di meglio che inserire l’Italia tra i paesi a “crescente pericolo di xenofobia e razzismo” solo perché il governo italiano vorrebbe introdurre il reato di clandestinità. Dev’esserle sfuggito, venendo da una lontana provincia “coloniale”, che la Francia, la Germania, la piccola Grecia l’hanno già introdotto nel loro ordinamento e che il presidente Sarkozy, nel prossimo turno di presidenza francese dell’UE, intende presentare un progetto europeo per la limitazione dell’immigrazione (clandestina e regolare) in Europa. Che facciamo: lo mandiamo alla ghigliottina? Quest’ultima offensiva dell’ONU è venuta di seguito all’intervento dell’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti, che poco prima aveva tuonato contro l’intenzione del Governo di Roma di mettere in galera gli “irregolari” per illecito amministrativo e contro il reato di clandestinità contenuto del DDL di prossima discussione alle Camere. I due personaggi o sono in malafede (cosa non da escludere) e sono male informati.

    Del resto, com’è noto, il dogma non ha bisogno di dimostrazioni. A monsignor Marchetto che pontifica in casa d’altri potremmo chiedere quanti “clandestini” o “irregolari”, come preferisce chiamarli, affollino San Pietro e a che servano tutte quelle guardie svizzere e quei severi controlli ai “sacri portoni” se non a sbarrare l’ingresso a tutti gli intrusi e ai semplici curiosi, figuriamoci agli spacciatori e potenziali stupratori di vergini devote. Alla voce aulica e unta di pietismo di monsignor Marchetto s’è aggiunta quella di rincalzo del cardinale Dionigi Tettamanzi della Diocesi di Milano, che non perso l’occasione per dichiararsi a favore della più ampia libertà di movimento e di accoglienza dei migranti con lasciapassare o no, salvo che nei palazzi silenti, ricchi e inaccessibili dell’arcivescovado ambrosiano. Insomma, facciamoli entrare e prendeteveli! Della signora Arbour son note le credenziali non prive di ambiguità e di ombre e un comportamento che lascia allibiti. Avesse dato un’occhiata al globo terrestre, specie nei meridiani bassi, avrebbe avuto solo l’imbarazzo della scelta quanto a mattanze e stragi di diritti umani che con tanto accanimento ricerca altrove. Ma non ci sovvengono condanne contro le esecuzioni di massa in Cina, le impiccagioni esemplari in Iran e ovunque i diritti elementari dell’uomo vengano calpestati. Non è questo che interessa la Arbour che la si ricorda in buonissimi rapporti con Kofi Annam, chiacchieratissimo segretario ONU il cui figlio (se non lui medesimo) sarebbe implicato nella vicenda “Oil for Food”, in uno scambio di interessi e di favori poco puliti.

    L’ideologia terzomondista, l’ultima peste moderna dopo il nazifascismo e il comunismo, ha contagiato anche la signora Arbour e la stessa Onu, ormai dominata da paesi dell’Africa, dell’Asia e del Medio Oriente dove diritti umani, legge e libertà non hanno alcun senso, e dove le nomine sono una farsa. Nel 2003, prima della Arbour, alla presidenza della commissione Onu dei diritti umani venne nominata, col voto prevalente dei paesi africani e islamici, che di diritti umani se ne intendono, la signora Najat Al Hajjajj, ambasciatrice della Libia alle Nazioni Unite. Che la presidenza della commissione diritti umani fosse andata alla rappresentante di un paese come la Libia alla quale Amnesty International (organismo noto per le sue simpatie terzomondiste) aveva dedicato 36 pagine zeppe di efferatezze era già abbastanza incredibile. Purtroppo questo sistema di nomine rientra negli automatismi dell’ONU in cui i paesi del Terzo Mondo prevalgono per orientamento e numero. Ma siccome nessuno può soffocare la propria natura antidemocratica, ecco che la signora libica al suo primo atto ufficiale fa una gaffe madornale accogliendo l’istanza di un osservatore palestinese alle Nazioni Unite, tale Nabil Ramlawi, che aveva chiesto “un intervento armato per cancellare Israele dalla carta geografica come si fece con la Germania di Hitler”.

    Particolare secondario. La Germania di Hitler venne cancellata dagli eserciti angloamericani contro i quali combattevano gli arabi palestinesi della legione “Arabia libera” di ispirazione nazista. Nemmeno la signora Arbour ha smentito la sua natura partigiana. Non solo è in buoni rapporti con tutti i despoti africani e islamici che il suo ufficio dovrebbe perseguire e non lo fa per deliberato atto politico, ma al tempo della guerra tra Israele e Hezbollah in Libano trovò il modo di accusare gli israeliani di colpire obiettivi civili che Hezbollah aveva disseminato a bella posta di scudi umani per far ricadere la colpa di genocidio su Israele e lei si prestò al macabro gioco. Che ce ne facciamo di un ONU così? Tra le due guerre venne istituita la Società delle Nazioni allo scopo di preservare l’armonia e la pace nel mondo. Ci si accorse troppo tardi che aveva fomentato gli egoismi nazionali e la guerra. Anche l’ONU non serve più allo scopo. Serve solo alle campagne di rancore delle inacidite Louise Arbour di turno. Serve ai tiranni africani e asiatici per coprire i loro delitti e le loro malefatte con l’alibi delle “colpe” occidentali, però ritirando l’obolo di pietà. Aboliamolo!

    tratto da http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=4513&aa=2008

  8. #68
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    L'impronta del bambino

    Vogliamo ragionare sul prendere le impronte digitali ai minorenni, ai bambini? Ai miei le hanno prese, come le mie, alla frontiera aeroportuale degli Stati Uniti. Siamo stati fotografati ed abbiamo compilato un modulo nel quale abbiamo dovuto dire dove stavamo andando, dove avremmo soggiornato e cosa avevamo intenzione di fare. Non ci siamo sentiti umiliati o indagati, benché sia stata una schedatura, piuttosto abbiamo sperato di fare in fretta, perché già il viaggio era stato lungo. Alla fine ci hanno detto: benvenuti negli Stati Uniti. Andando via abbiamo salutato: arrivederci, e ci torneremo.
    A me non piace che si prendano le impronte digitali ai bambini rom, ma solo perché si è specificato che il provvedimento è relativo a loro. Prendiamole a tutti, così da farne anche uno strumento per rendere più difficile lo scambio di minori. Nemmeno mi piace che i bambini rom, gli zingarelli, che posso chiamare così perché così li abbiamo sempre chiamati, senza alcun accento non dico razzista, ma anche solo di fastidio, non mi piace, dicevo, che siano lasciati del tutto liberi. Molti di loro lo sono, ma come bestie. Li trovo sotto casa, inebetiti fra le braccia di madri accattone, o scorrazzanti luridi sul marciapiede. Li trovo dove la folla s’accalca, nelle stazioni o dove i turisti si distraggono, intenti al borseggio. Schiavizzati da adulti che non definirei nomadi, e men che meno “figli del vento”, semmai delinquenti. Allora vorrei sapere quante volte un determinato bambino è stato trovato in quelle condizioni, e vorrei fosse certa l’identità dei genitori, dopo di che vorrei istradare lui verso la scuola e loro verso la galera.
    Sono, dunque, diventato fascista, razzista e senza cuore? E’ che mi si spezza, il cuore, a vederli così come sono, mi pare sia ignobilmente razzista che si consideri scontato il loro futuro ai margini della legalità, se non oltre, e trovo che l’ideologia c’entri come i cavoli a merenda. Gli zingari erano perseguitati ed internati nei gulag comunisti, ma non darei del “comunista” a chi affermi l’inderogabilità dell’obbligo scolastico, anche perché, in certi casi, c’è il rischio che lo prenda come un complimento.
    Chi sta al governo, però, si renda conto che non basta una cosa sia giusta, occorre anche comunicarla senza un di più provocatorio.

    Davide Giacalone

    tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep.../message/16469

  9. #69
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    Polemiche inopportune
    Sull'immigrazione l'Europa mostri un maggiore equilibrio

    Sono gravissime ed al limite dell'irresponsabilità le parole del commissario per i diritti umani del Consiglio europeo sulle politiche immigratorie del governo italiano. Siamo allibiti che un funzionario europeo possa muovere tali giudizi sulle forze dell'ordine italiane, senza preoccuparsi né di esibire uno straccio di prova né delle conseguenze politiche, interne ed internazionali, di tali affermazioni. E' una pagina amara quella che è stata aperta dal Consiglio europeo che, evidentemente, non dispone di personale qualificato e dotato del sufficiente equilibrio per svolgere compiti così delicati. Certo, Thomas Hammarberg non assomiglia al suo compatriota Hans Blix. Quest'ultimo sarebbe ancora dubitande, a chiedersi se attaccare o meno Saddam; mentre il primo ha rotto subito gli indugi e ha attaccato l'Italia, nemmeno ci fosse Saddam!

    Se le istituzioni europee hanno dei provocatori per svolgere le loro mansioni, un qualsiasi progetto comune viene messo a dura prova, con gravi danni in una fase molto difficile del processo di unificazione europea quale l'attuale.

    Ci eravamo già permessi di far notare ad alcuni esponenti del governo spagnolo - che avevano espresso giudizi poco pertinenti sulle politiche del governo italiano in fatto di immigrazione - che la guardia civile del loro paese aveva aperto il fuoco, e senza troppi complimenti, a Ceuta e Melilla solo due anni fa. Davvero non ci ricordiamo prese di posizione europee contro i fatti in questione e i morti ammazzati che allora ci furono.

    In Italia il governo e le forze dell'ordine sono impegnati in un doppio sforzo: quello di contenere l'immigrazione clandestina che, al contrario di quanto possa avvenire sulle coste svedesi, flagella quelle italiane; e, dall'altra parte, quello di fornire le indispensabili condizioni di garanzie civili a chi, immigrato, vive in Italia rispettandone leggi e costumi. A fronte di una situazione molto grave, il ministro degli Interni ed il governo fanno bene a mandare un messaggio di severità da parte nel nostro paese verso eventuali nuove accoglienze. La Comunità europea, prima di esprimere giudizi, dovrebbe preoccuparsi del punto di vista del governo italiano e dei suoi cittadini. E magari affidare i temi dell'immigrazione non agli svedesi, per i quali gli immigrati sono ancora i vichinghi.

    Da parte sua il governo italiano, noi lo abbiamo già invitato in questo senso, deve misurare molto attentamente l'opera di comunicazione delle misure che intende prendere, a maggior ragione se particolarmente delicate, come nel caso delle impronte ai bambini rom. Per quanto queste possono essere necessarie, sono molto sgradevoli da attuare, tanto che il provvedimento è stato esteso all'intera comunità nazionale, cosa che, a sua volta, potrebbe non risultare particolarmente gradita alla nostra popolazione. Altrettanto poco lieti potranno essere gli italiani nel vedere i militari impiegati in compiti di sicurezza nelle città: ad esempio il sindaco Alemanno ha già fatto sapere di non volerli nel centro di Roma. E' plausibile che truppe armate schierate nei principali luoghi d'arte italiani spaventino più i turisti che i malviventi. Non abbiamo dubbio che l'Europa debba cambiare registro. Però il governo italiano qualche problema ce l'ha. Senza alcun dubbio.

    Roma, 30 luglio 2008

    tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep.../message/16708

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    I LIMITI DELL'ACCOGLIENZA
    L'immigrazione sostenibile

    di Alberto Ronchey

    Già da gennaio a giugno di quest' anno, gli sbarchi dei migranti clandestini sulle coste italiane risultavano intensificati rispetto al primo semestre del 2007. Ora il flusso appare crescente, malgrado i naufragi d'alto mare. Ai centri d'identificazione spetta indagare sulla nazionalità d'ogni clandestino per il rimpatrio, in mancanza del passaporto o di qualsiasi documento affidabile. Compito ingrato e d'estrema complessità. Non esistono, fra l'Italia e numerose nazioni originarie dei clandestini, trattati che impongano i riconoscimenti per le operazioni di rimpatrio. E' anche difficile accertare il diritto d'asilo per quanti si dichiarano perseguitati da governi tirannici o profughi da conflitti tribali e guerre non solo in Sudan, Eritrea, Somalia.

    Poiché ogni flusso, dopo aver investito l'Italia, tende a cronicizzarsi e propagarsi verso l'intera Europa occidentale, una direttiva dell'Ue vorrebbe rinviare i clandestini alle basi di transito se non vengono riconosciuti e accolti dalle nazioni d'origine. L'efficacia della direttiva è incerta, considerando casi come l'elusiva politica di Gheddafi. Rimane certa, invece, l'attrattiva che ogni sanatoria della clandestinità esercita su vaste moltitudini extracomunitarie, africane o mediorientali. Dalla difficoltà di respingere o limitare l'immigrazione illegale deriva la ricerca dei mezzi dissuasivi o di deterrenza che trattano la clandestinità come reato, più o meno secondo norme adottate altrove nell' Europa occidentale.

    In Italia, ora la clandestinità è considerata come aggravante per chi delinque. Ma persiste una strenua controversia, che divide i fautori della deterrenza da quelli d'una maggiore o più favorevole accoglienza. E' comunque opinione diffusa che andrebbe meglio gestita l'immigrazione legale di manodopera extracomunitaria secondo le specifiche disponibilità dell'industria e dell'agricoltura, contro gli abusi dell'economia che predilige l'occulto lavoro nero.

    Ma quali saranno i massimi limiti sostenibili d'ogni corrente immigratoria? Gli africani, secondo le ultime stime, superano i 905 milioni. E come segnala Kofi Annan, la loro prolificità è in continua accelerazione. Per affrontare la questione africana, la comunità internazionale dovrebbe concedere più aiuti umanitari e investimenti. Tuttavia i governi locali, a loro volta, dovrebbero eliminare o almeno ridurre gli sperperi oltreché superare conflitti che vanificano i soccorsi economici.

    E in materia di migrazioni c'è di più. Anche i visti turistici scaduti amplificano la clandestinità. Nell'Europa occidentale, hanno poi provocato considerevoli difficoltà e tensioni gli eccessivi movimenti transnazionali di massa. Esempio, l'esodo di troppi romeni verso l'Italia, invasivi benché immigranti legali come cittadini comunitari dopo l'ingresso del governo di Bucarest nell'Ue.

    Ora l'Istat informa che a causa del fenomeno migratorio in genere gli abitanti dell'Italia risultano 60 milioni, senza comprendere in gran parte gli extracomunitari clandestini, come tali non precisamente censibili.

    Dunque, tra le difficili espulsioni e operazioni di rimpatrio, fino a quando può accrescersi ancora la densità demografica dell'Italia, già da tempo approdo avanzato delle migrazioni attraverso il Mediterraneo? Ma sui limiti dell'accoglienza possibile, tuttora, non si discute quasi mai.

    tratto da http://www.corriere.it/editoriali/08...4f02aabc.shtml

 

 
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