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  1. #41
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    E Prodi disse: «Via i negri»

    Via i negri dall'Italia. Firmato: Romano Prodi. Ma sì, proprio lui, il santo patrono del nuovo Partito democratico: chissà che ne diranno ora i militanti che si sono affrettati a riempire il pantheon piangente con le icone di Nelson Mandela e Martin Luther King. Chissà cosa diranno i cuori puri dell'integrazione a tutti i costi, del multiculturalismo senza se e senza ma, dei cortei arcobaleno perché in fondo, «siamo tutti un po' cinesi, arabi e pakistani».

    Prodi scriveva proprio così: non aprite le porte ai negri. Diceva proprio: «negri». E domandava: con tutti i problemi che abbiamo dobbiamo aggiungere quelli di una «difficile convivenza razziale»? E poi, ancora, insisteva: «Vogliamo proprio aprire le porte ai lavoratori stranieri» con tutti i disoccupati italiani che ci sono?

    Roba che Borghezio, al confronto, è veltroniano. Roba che se la sente, un lumbard della Valbrembana s'iscrive al Partito democratico su due piedi. «Via i negher, chi è che lo dice? Prodi? Ma va? Si chiama Romano, ma l'è dei noster, un brau fiò, quasi quasi lo voto». Roba che oggi sì e no trova spazio, con questi termini, nelle pagine più dure e pure della Padania, in qualche circolo del profondo Nord, nei gazebo dei giovani figli di Alberto da Giussano. Invece no: è proprio Prodi. Ufficiale. Firmato.

    L'articolo risale al 19 agosto 1977. Un anno in cui, per la verità, di scemenze se ne sono dette parecchie, e questa è un attenuante per il presidente del Consiglio. Forse c'era un virus quell'anno, un'influenza particolarmente aggressiva nei confronti dei neuroni del cervello che è arrivata fino alle prime pagine del prestigioso Corriere della Sera, dove è stato pubblicato lo scritto prodiano. L'editoriale commentava una notizia ritenuta dal futuro premier del centrosinistra davvero molto preoccupante: a Reggio Emilia erano stati appena censiti 115 lavoratori arabi. Centoquindici, capite? Un dramma nella pacifica terra dell'aceto balsamico. A ripescarlo è stato il settimanale Il Diario, nel suo ultimo numero dedicato al 1977. Titolo della pagina: «Quando il Professore non voleva i negri». Impietoso, per essere un settimanale assai vicino al centrosinistra.

    Leggi tutto
    l'articolo al link http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=173102

  2. #42
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    Rischio immigrazione
    Quando i rumeni vengono considerati come extracomunitari

    All'indomani dell'omicidio della ragazza nella metropolitana di Roma, il ministro del Welfare, l'onorevole Ferrero, affermava seraficamente che non servivano leggi più dure contro l'emigrazione extracomunitaria in quanto le presunte assassine arrestate erano rumene e cioè cittadine europee a tutti gli effetti.

    In punta di diritto il ministro del Welfare ha tutte le ragioni, purtroppo non è facile spiegarlo ai cittadini italiani, tantomeno a quelli che, partecipando ai funerali della giovane vittima, hanno contestato i rappresentanti delle istituzioni e si sono prodotti in escandescenze verbali contro gli immigrati. I rumeni sono europei, è vero, ma ciò che forse non comprende il ministro Ferrero è che questa elementare verità aggrava il problema, non lo alleggerisce. Per la ragione che, se non ci si può fidare nemmeno dei cittadini dei Paesi a noi più vicini appartenenti alla Comunità europea, come si può confidare su chi proviene da Paesi lontani, in cui le distanze - oltre che geografiche - culturali, religiose, etniche si intensificano?

    Questa è la domanda che si sono posti evidentemente gli amici e i congiunti della vittima durante i funerali ed è una domanda che riguarderà presto la maggior parte dei cittadini italiani. Non sarà facile dare a tale questione una risposta positiva, soprattutto se l'impressione è che la nuova legge per l'immigrazione sia un segnale di apertura delle nostre frontiere. Noi capiamo ovviamente la preoccupazione del governo di voler accogliere e agevolare i cittadini extracomunitari che vengono a lavorare in Italia, soprattutto in campi professionali che, come sappiamo, non sono ambìti dai nostri connazionali.

    Ma sarebbe utile, sul piano della comunicazione politica, dare un segnale, insieme a quello dell'accoglienza, di rigidità nei confronti dei clandestini o di chi non cerca un lavoro regolare nel nostro Paese, ma un modo facile, spesso ai bordi della criminalità, per fare soldi. Questo non c'è stato, per la fretta, magari, di poter dire di esserci liberati della legge Bossi - Fini. Se pensiamo che governi più a sinistra di quello italiano - guardiamo alla Spagna di Zapatero - si sono preoccupati di mostrare una linea dura su questo fronte, il rischio è che l'Italia diventi l'anello debole dell'Europa sul fronte immigrazione.

    Roma, 2 maggio 2007

    tratto da http://www.pri.it

  3. #43
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    Dirottamento a Trecate
    Cambiare le strategie per difendere i nostri cittadini

    E' caccia all'uomo nel Novarese dopo il sequestro di un bus di linea da parte di tre immigrati. A guardare queste ultime ore riscontriamo tutti gli ingredienti adrenalinici sufficienti per far restare con il fiato sospeso la nostra pubblica opinione: il dirottamento di un mezzo pubblico, gli ostaggi, lo scontro a fuoco con le forze dell'ordine, la fuga. Il tutto condito con mezzi spettacolari, dagli elicotteri dei carabinieri al rogo del mezzo dirottato, alla lotta fra i dirottatori e due agenti di polizia casualmente fra gli ostaggi.



    Ma non è "Die Hard" con Bruce Willis. E' invece la cronaca disperata dell'immigrazione nel nostro Paese. L'avevamo seguita il 29 aprile per la morte della povera Vanessa Russo, avvenuta piuttosto fortuitamente nella metropolitana di Roma, la riprendiamo il 16 maggio, meno di un mese, per un caso più eclatante, che incredibilmente, per come si è svolto, non ha prodotto finora vittime. Ma è chiaro che il dirottamento di un bus di linea avvenuto a Trecate a causa di tre immigrati - due sicuramente albanesi, il terzo forse rumeno - è destinato a diventare emblematico, più di ogni altro, del rischio sicurezza che ci riguarda. Lo ha compreso subito il presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, la quale, anticipando il governo, ha detto che se la criminalità cambia e si fa più violenta "devono cambiare anche le strategie per difendere i cittadini". E' un discorso duro, ovviamente, ma che ci sentiamo di sostenere.

    Nel caso specifico un occhio di riguardo si rivolge al fenomeno immigratorio, che merita un particolare monitoraggio. Si tratta di cittadini europei, non di extracomunitari, ma il principio non cambia: non si può avere indulgenza con che mette a rischio la sicurezza dei nostri cittadini. Noi sinceramente non sappiamo dire se la Bossi - Fini abbia funzionato o no, sappiamo però che lo spirito della stessa era dettato dalla volontà di limitare la diffusione della criminalità collegata all'immigrazione clandestina. Non consideriamo un tabù correggerla come meglio si creda, ma chiediamo che se ne rispetti lo spirito e, se si riesce in questo, tanto di guadagnato. Non vorremmo invece che, nonostante fatti come quelli di queste settimane, il governo ritenga di poter essere dispensato dal problema del severo regolamento degli accessi al nostro paese da parte di clandestini - extracomunitari o meno - che siano.

    Roma, 16 maggio 2007

    tratto da http://www.pri.it

  4. #44
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    Religione e immigrati
    Se la reciprocità è a senso unico

    di Romano Bracalini

    Forse è un’impressione, una psicosi che avanza, ma qualcosa di serio e di grave dev’esserci se gli istituti di ricerca concordano sulla crescita di un sentimento di paura e di insicurezza. Gli è che le difese legali, inadeguate alle circostanze inedite ed eccezionali, dovrebbero essere equiparate a una minaccia che non era prevedibile né prevista qualche decennio fa; ed ora è l’intera società occidentale, europea, rimasta indietro e impreparata a dover fronteggiare una specie nuova di reati sconosciuti.
    Il disagio nasce anche dal confronto quotidiano con un diverso comportamento morale, con una diversa cultura civile. Chi avrebbe detto, finite da secoli le guerre di religione in Europa, che si tornasse a riconsiderare questo argomento in termini di ostilità, di guerra santa, di guerra planetaria, la sola e forse ultima che ci resti per completare il ciclo, un’ostilità di specie nuova, acerrima, tra credenti di fedi diverse. C’eravamo illusi che la religione, venuta a patti con la ragione, avesse finito di costituire un elemento di odio, di risentimento, di intolleranza e di perenne discordia fra nazioni diverse.

    L’immigrazione caotica e incontrollata dal Terzo Mondo, propria di un paese sbrindellato e schiavo di residue fazioni ideologiche come il nostro, che vive perennemente nel passato e vi si specchia orgoglioso e immemore, ci ha riportato a episodi di tribalità a cui eravamo francamente impreparati. Gesti provocati non da improvvisa follia, ma consapevolmente, perfettamente legittimi e doverosi per chi li compie, atti a cui, proprio per questo, non sappiamo come rispondere, tanto li troviamo e inconcepibili e “barbari”. Il nonno rom, che rifacendosi a una “cultura” patriarcale d’antica data e di selvaggia attualità, massacra i nipoti “perché non lo rispettano” - come forse non avrebbe fatto nemmeno Bokassa, che pure aveva sempre ben fornito il frigo di carne fresca dei sudditi -, non ha compiuto il suo rito di sangue e di ferocia nel suo proprio ambiente tribale, dimenticato tra le montagne di Dracula, al riparo di ogni legge civile, col consenso della tribù, ma nella periferia di Milano, negli accampamenti zingareschi che stringono d’assedio la città, credendo di aver diritto ad esercitare in casa d’altri la legge del clan.

    Il cittadino marocchino, da tre anni e mezzo in Italia, dove esercita il mestiere di muratore, ed è forse estraneo ai dettami della sharia, che essendo musulmano vuole nascondere l’immagine della madonna, trova naturale, ovvio, doveroso, andare a casa sua, in un paese del Lecchese, armarsi di calce e mattoni e murarla perché venga tolta alla sua vista di buon credente che pretende l’esclusiva della religione e dei suoi corretti simboli. Che egli si trovi in Italia e non in Marcocco deve avere poca importanza per lui. Ora, che la madonna murata sia tornata al suo posto dopo un’inchiesta dei carabinieri e la decisiva testimonianza di un’anziana signora, ci fa piacere ma non ci soddisfa egualmente. Nel diritto elementare, come in un qualsiasi patto di negoziato, di accordo, di contratto, la reciprocità è un elemento di indiscutibile obbligo legale e morale. Pensate, invece, cosa sarebbe accaduto se un occidentale, un italiano, in visita a Casablanca o a Rabat, o in un qualsiasi villaggio di cammelli e di capre dell’Atlante, avesse oltraggiato così stupidamente un’immagine sacra dell’Islam. L’abbiamo visto con le famose vignette satiriche, il cui genere appartiene al patrimonio di libertà d’opinione occidentale non ancora digerito in Oriente.

    L’Occidentale, l’italiano, intanto non l’avrebbe mai fatto, ma se l’avesse fatto non ne sarebbe uscito vivo. Ecco, il marocchino di Lecco che invece crede di poterla fare franca e trovare magari degli estimatori del suo gesto, manifesta il disprezzo che nasconde qualcosa di peggio nella medievale mentalità islamica che pratica l’intolleranza ma pretende tolleranza per sé. I sondaggisti dicono che gli inglesi, i quali notoriamente non temono il nemico e da soli fecero fessi i nazisti, hanno paura dei “tonaconi”, che non hanno ancora inventato le mutande ma sono abilissimi nell’arte del tritolo fabbricato da noi. E’ una guerra subdola quella che si sta preparando. Perché il nemico sfugge, si nasconde, agisce a tradimento. Hanno paura anche gli italiani, in misura crescente. Parecchie moschee in costruzione in Italia hanno interrotto i lavori. Dato il clima non proprio favorevole verso i musulmani, difficilmente, lo spero, si farà la moschea di Colle Val d’Elsa, nel mirabile paesaggio senese, graziosamente finanziata dal comune comunista di Colle, con i soldi dei sudditi che non ci stanno.

    E, nel caso disgraziato che la moschea si facesse, alla faccia della volontà popolare e deturpando il paesaggio senza un lamento o un pianto da parte dei Verdi ipocriti, saranno guai per l’amministrazione della cittadina toscana che vedrà scemare i consensi, già in sofferenza. Povera Toscana, scaduta dai Medici e dai Granduchi ai piccoli gerarchi di provincia! Episodi che lasciano il segno e fanno lievitare sentimenti poco graditi. E’ in questo clima che sconosciuti hanno attentato ad alcune moschee lombarde, quasi tutte sotto inchiesta per sospetto terrorismo. Chi semina vento raccoglie tempesta. Nessuno giustifica gli attentati ai luoghi di culto (e di indottrinamento) islamici; ma vanno messi nel conto delle inevitabili ritorsioni. Rientrano cioè nell’ordine delle cose di una convivenza che non potrà che degenerare. I segnali sono evidenti e destinati a aumentare.

    tratto da http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=5425&aa=2007

  5. #45
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  6. #46
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    IMMIGRATI/ NUCARA: BENE ORDINANZA FIRENZE SU LAVAVETRI
    Cioni esponente di sinistra progressista che pensa a cittadini

    Roma, 30 ago. (Apcom) - "Graziano Cioni è un buon assessore che comprende i problemi e si preoccupa di risolverli. Egli è davvero esponente di una sinistra progressista che non si sfascia la testa sulle regole dell'ortodossia ma capisce le preoccupazioni dei cittadini". Questo il commento del segretario del Pri Francesco Nucara sull'ordinanza del comune di Firenze sui lavavetri.

    tratto da http://notizie.alice.it/notizie/sear...1920&mod=print

  7. #47
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    Lavavetri a Firenze
    Quando i Ds prendono a modello la Lega Nord

    Quando si deve necessariamente rimontare una spaventosa arretratezza politica e culturale, quale quella della sinistra italiana, ad esempio, nell'affannarsi non si bada al senso del ridicolo. Ciò vale per il sottosegretario Cento che, nel momento in cui scriviamo, è intento a lavare i vetri delle auto ferme ai semafori * anche se di positivo c'è che, per una volta in questa legislatura, siamo certi che egli si mostrerà all'altezza della situazione - ma ciò vale anche per i Ds, che sono tutti a lezione dalla Lega Nord, e meno male.



    Ecco le conseguenze inevitabili di quella che il giornale del partito della Rifondazione comunista definisce, e giustamente, "una vicenda esemplare". Anche se la vicenda di Firenze appare esemplare non per le ragioni che puntigliosamente elenca nell'editoriale del quotidiano "Liberazione" la signora Rina Gagliardi, semmai per quelle opposte.

    La Gagliardi infatti scrive: "Non c'era, non c'è, alcuna emergenza di ordine pubblico, tale da giustificare ordinanze roboanti e muscolari come quella emessa dalla giunta di Firenze. Non c'era, non c'è, alcuna previsione di risultati efficaci, nel tempo lungo, anche dal punto di vista del contrasto alla microcriminalità". Non c'era, dunque, secondo la signora Gagliardi ed il suo partito, incluso il presidente della Camera Bertinotti, che ha pensato bene di esternare le sue convinzioni in proposito, nessuna ragione "di procedere come si è proceduto che non fosse una forte esibizione di ideologia repressiva, sicuritaria, antisolidale".

    Dovremmo conseguentemente credere che siano tutti impazziti a Firenze, considerando che la stessa Gagliardi è costretta ad ammettere come "la decisione di scacciare i lavavetri raccoglie il consenso della grande maggioranza della popolazione fiorentina - e non dubitiamo che lo stesso accadrebbe in una qualsiasi delle nostre città". E cita a proposito un sondaggio del "Corriere della sera" che non lascia dubbi: "quell'88 per cento di plaudenti parla da solo" scrive la Gagliardi, forzata a doversi porre "interrogativi che per troppo tempo abbiamo lasciato inevasi". Ovvero: "sta mutando, in senso reazionario, la cultura profonda del paese? Si va profilando una schiacciante vittoria della destra - non della destra politica, ma della sua ideologia, valori, pulsioni, istanze?". Strabiliamo.

    Perché veramente questo dibattito sulla sicurezza, di destra o di sinistra, non ha nessun senso.

    Anche perché forse la Gagliardi non se lo ricorda, ma noi sì, di come la Russia staliniana e il Patto di Varsavia nel suo complesso, anche negli anni successivi a Stalin, avessero comunque elaborato un sistema repressivo poliziesco collaudato altrettanto validamente capace di garantire la sicurezza dello Stato quanto quello molto similare in vigore nella Germania nazista. Così è stato per la Cina maoista o post maoista e così è per Cuba. Nel caso gli esempi citati fossero troppo lontani nello spazio e nel tempo, è sempre fresco e disponibile il modello cubano di sicurezza che pure a "Liberazione" dovrebbero conoscere bene.

    Perché allora i cittadini dei regimi comunisti - presenti e passati - dovevano essere sicuri, e quelli italiani no? Eppure i cittadini italiani non si preoccupano se sia di destra o di sinistra la sicurezza delle loro persone o dei loro beni, si preoccupano solo che essa venga garantita dalle istituzioni preposte. E visto che carenze in questo campo possono venire addebitate a governi e comuni, ma anche, e ahinoi - troppo spesso se ne è avuta la dimostrazione in questi ultimi giorni - alla magistratura, sarebbe il caso che i magistrati non si permettessero di commentare le decisioni prese dal comune di Firenze, lasciando le stesse al dibattito politico. Questo per risparmiare penose figure.

    Per cui, tornando all'articolo indicativo ed importante di "Liberazione", in esso non ci si rende conto che è proprio la sinistra radicale a voler consegnare il paese alla destra, se la prima ritiene che, no-nostante un 88 per cento dei cittadini italiani favorevole a delle misure repressive nei confronti dei lavavetri, questo non sia per le ragioni chiarite dall'assessore comunale di Firenze, Cioni. La visione della Gagliardi è che Cioni è un demagogo e la maggioranza dei cittadini fiorentini dei pazzi, ma in senso letterale e non in quello dell'aristocratico casato.

    Eppure dovrebbe essere più facile pensare che i fiorentini siano sensibili ai rischi che sentono di correre sulla loro pelle e che Graziano Cioni sia un buon assessore, capace di comprendere i problemi e preoccupato di dare delle risposte valide, senza badare poi se queste risposte siano conformi ai sommi principi ideologici su cui si interroga la signora Gagliardi o se il Dna della sinistra venga snaturato o meno. Per noi la sinistra progressista dovrebbe essere quella che risolve i problemi, non quella che sbatte la testa perché non sa da dove iniziare ad affrontarli.

    Per questo quando la Lega anni fa cavalcò il tema della protesta popolare contro l'immigrazione, non abbiamo mai pensato che questo movimento proponesse una risposta razzista, o genericamente "di destra" ai problemi. Perché il problema c'era già e bisognava fornire una risposta. E, se le autorità di governo si mostravano incapaci ad affrontarlo, ecco allora che le opposizioni avrebbero sfruttato la situazione a loro favore, a costo di estremizzarla. E' importante che sedici anni dopo, nella sinistra italiana, c'è chi si rende finalmente conto che occorre trovare delle soluzioni su questi temi, proprio perché la situazione non degeneri ulteriormente. Ed è francamente ridicolo il tormento ideologicista che accompagna questo travaglio. Il segno che ancora in questo paese c'è chi crede ai paradisi in terra e, a causa di questa mancanza di avvedutezza, magari finisce per costruire un girone infernale.

    Roma, 30 agosto 2007

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  8. #48
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    dalla voce di oggi

    Lavavetri ed intellettuali di sinistra

    La notizia è che il professor Alberto Asor Rosa si è dimesso da “intellettuale di sinistra”, come ha annunciato in pompa magna sabato scorso sul “Corriere della Sera”. Il che significa la fine di un genere, perché se non c’è più Asor Rosa fra gli intellettuali di sinistra, davvero non sapremmo più chi annoverare in questo circolo d’élite, visto che chi potrebbe farvi parte per diritto, Pietro Ingrao, Rossana Rossanda, sono in realtà militanti politici a tutti gli effetti, dirigenti di partito eretici o meno che fossero. E’ vero che Gramsci considerava il genere di intellettuale estendibile a tutti i lavoratori che non svolgessero attività manuali. Gramsci, al contrario degli intellettuali di sinistra, si ricordava evidentemente di Aristotele, che distingueva l’uomo dalla natura animale, grazie alla proprietà dell’intelletto: e dunque la facoltà intellettuale è propria del genere umano, c’è chi la applica al proprio lavoro e chi no, anche se sono sempre meno i lavori puramente meccanici. Agli “intellettuali di sinistra”, invece questa idea che tutti gli uomini avessero possibilità intellettuali, proprio non andava giù e così hanno pensato di restringere la cerchia, alla sola sinistra, per cui potevi anche essere intellettuale, ma se non eri di sinistra, restavi una povera bestia qualsiasi. Visto che il capostipite illustre del genere era il professor Asor Rosa, si apre una nuova era, chissà, magari degli intellettuali “democratici”. Ma il motivo per il quale il professor Asor Rosa ha annunciato un tale fatidico distacco è dovuto ad una causa contingente, quale le misure del comune di Firenze contro i lavavetri. “Caro Direttore – scrive Asor Rosa al “Corriere della Sera” – trovo indecente l’ordinanza del Comune di Firenze sui lavavetri di strada”. Non avendo cariche da abbandonare, il professor Asor Rosa si dimette dal genere per lui appositamente studiato. Chissà che non speri che tale strappo non modifichi qualche scelta comunale. Ne dubitiamo. Perché la caratteristica più comune del “fu” genere degli intellettuali di sinistra è il non capire che cosa succeda. E Asor Rosa, visto che ora si sarà pure dimesso, ma fino al momento della lettera ne rappresentava l’essenza, ovviamente non fa eccezione alla regola, anzi la conferma. Infatti egli sembrerebbe confondere, fino ad oscurarlo del tutto, il problema della sicurezza delle nostre città con quello del degrado materiale, perché è vero che le due cose si tengono, ma andrebbero anche distinte. Invece Asor Rosa inizia la disamina scrivendo: “Le condizioni delle città italiane sono mediamente fra le peggiori d’Europa. Roma è la città più sporca dell’emisfero occidentale (se si esclude Napoli). Il centro storico di Firenze ha preso l’aspetto e le abitudini di un suk arabo. Bologna non riesce a risollevarsi dalla grigia spenta aura guazzalochiana (e che c’entra?, chiederemmo noi, ma non ha importanza). Milano un tempo capitale morale e culturale d’Italia (il tempo di Pillitteri, forse?) sembra un sobborgo di Rogoredo. Napoli, appunto, è sommersa dall’immondizia. Ovunque ogni giorno, ci si deve confrontare con degrado e speculazione del territorio e dell’ambiente di cui spesso le amministrazioni locali sono complici. Perché allora cominciare a prendersela con i lavavetri di strada?”. Perché i cittadini di Firenze hanno inondato la polizia comunale di denunce di comportamenti aggressivi da parte degli stessi. E’ formidabile come per dipingere i massimi sistemi si perda di vista il dato immediato che pure è alla base del problema, quale il comportamento aggressivo nei confronti degli automobilisti da parte dei lavavetri a Firenze. Se fossero stati i venditori ambulanti extracomunitari del centro storico a molestare i cittadini, probabilmente l’amministrazione comunale sarebbe intervenuta su questi ultimi con provvedimenti lesivi di quella che i cosiddetti intellettuali di sinistra ritengono la necessaria tolleranza. Ma la tolleranza è applicabile nel rispetto della legge e della persona umana. Se uno ti minaccia, tu non puoi essere tollerante, sei costretto a difenderti. Ed è quello che succede a Firenze. Invece niente Asor Rosa parte per la tangente e discetta sul conformismo dilagante a sinistra come a destra, e sul suo principio fondamentale, quale quello di non voler essere disturbato. E anche qui, ci permetta il professore, ma non si tratta di quando lui in bermuda sulla spiaggia di Capalbio legge i suoi libri davanti al mare e qualche bagnante gli chiede se sia il celebre professore: ed egli, che appunto lo è, con degnazione, per quanto disturbato, risponde che sì, lo è.
    Qui si tratta di personaggi più o meno malintenzionati che ti chiedono soldi ad un semaforo e, da come ci pare di capire, con minacce. Più che una questione di essere disturbati, ci pare un tentativo di estorsione, cioè roba da codice penale. Avremmo allora compreso se si fosse svolta una polemica sostenendo che i cittadini di Firenze equivocavano il comportamento dei lavavetri, che in realtà non rappresenterebbero una minaccia. Ma ovviamente né Asor Rosa, né l’onorevole Cento, né altri, hanno idea di come si comportino i lavavetri e quindi discutono di massimi principi, che tanto la realtà in quanto tale ed i suoi problemi non è questione che riguardi le loro eccezionali capacità intellettuali.
    Saremmo poi tentati di interpretare il paragone indiretto che il professor Asor Rosa fa fra le mosche ed i lavavetri, e l’allusione a metodi più raffinati per cacciare le mosche, che non sia quello di usare il giornale. Ma visto che ci ha fatto tornare alla mente un intellettuale che certo di sinistra non era, come il ministro Goebbels, è il caso di sorvolare.

  9. #49
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    Nuovi sceriffi cercansi
    Quei lavavetri che scompaginano le file della maggioranza

    Il segretario del Partito repubblicano, Francesco Nucara, per quello che ha potuto apprendere dai giornali, ha giudicato il piano Amato "eccellente". Però ha anche aggiunto che per realizzarlo servirebbe per lo meno un Umberto Bossi ministro degli Interni, perché Amato o chiunque al suo posto in una compagine ministeriale quale quella in cui egli si trova, non sarà in grado di farlo.



    Basta vedere le polemiche che hanno preceduto la questione dei lavavetri di Firenze, le "dimissioni" dei professoroni alla Asor Rosa o alla Gianni Vattimo, che ha scritto, sempre a proposito, di "voler lasciare perdere", perché "il nostro dibattito politico, compresa questa ultima fiammata di legalitarismo - tolleranza zero, Firenze come la New York di Giuliani - mostra emblematicamente la povertà intellettuale a cui si è ridotta la retorica ‘riformista' della ex sinistra italiana".

    C'è dunque un problema politico per questa sinistra che vuole fare il verso alla destra su legge ed ordine, e ce n'è uno non meno grave, culturale, perché essa viene meno alla sua stessa impostazione dei problemi. Per cui, se non sapessimo che mai saranno rese efficaci le proposte di Amato (o per lo meno ci è facile prevederlo, dato che il governo ha bisogno di predisporle in altre tre settimane) potremmo comunque dire, con assoluta certezza, che la sinistra in quanto tale uscirà con le ossa rotte da questa sua improvvisata iniziativa. Ed è chiaro che la situazione drammatica del paese sul fronte immigrazione e criminalità, richiede misure rigorose per essere affrontata - a noi è chiaro dalla prima sanatoria del 1991, figurarsi. Ed è altrettanto chiaro che questa coalizione non è in grado di farle. Ma scusate: hanno abolito la legge Fini-Bossi, che rendeva più difficile l'accesso agli immigrati irregolari e più facile il rimpatrio di quelli che erano nei nostri confini, e poi vogliono sbattere in galera i lavavetri? Allora è comprensibile che a sinistra si scateni una buriana e ci si chieda che cosa stiano facendo "i compagni" al governo, fino alle dissociazioni clamorose dei loro "maitres a penser".

    Per la verità noi stiamo cominciando a credere che il centrosinistra sia talmente crollato nei sondaggi - che rivelano come né Veltroni né il Pd siano in grado di spostare alcunché - da doversi improvvisare sceriffi.

    Non ristabiliranno l'ordine in città, e nemmeno recupereranno consensi.

    Roma, 5 settembre 2007

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

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    Nucara: serve un giro di vite

    "L'intervento di Veltroni sul presidente del Consiglio per deliberare il decreto legge sulla sicurezza è stato fatto in qualità di leader del Pd o di sindaco di Roma?". Se lo chiede il segretario del Pri Francesco Nucara: "Nel primo caso vorrebbe dire che, come dicono i giornali di oggi, Veltroni è il premier ombra, nel secondo Prodi avrebbe dovuto interpellare tutti i sindaci delle grandi città italiane. Oppure dobbiamo aspettare un altro assassinio per sentire un altro sindaco?".

    Il segretario del Pri aggiunge inoltre: "Per quanto concerne il voto sulla questione sicurezza i repubblicani presenteranno emendamenti correttivi anche considerando quanto avevano proposto nel 1991, quando il Pri con il suo capogruppo alla Camera Del Pennino, predispose un emendamento alla Legge di sanatoria secondo il quale gli immigrati clandestini andavano espulsi, senza se e senza ma. Oggi, anche nel caso di cittadini comunitari, serve un giro di vite per motivi di pubblica sicurezza".

    tratto da http://www.pri.it/2%20Novembre%20200...icGiroVite.htm

 

 
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