VIVI E LASCIA MORIRE. LA «VERA» STORIA DI EDGAR, CONAN E PAUL
L'autore di «Gordon Pym» e il creatore di Sherlock Holmes probabili assassini.
Il Beatle decapitato e sostituito da un sosia.
Tra realtà e fiction, ecco la rivincita dei «doppi».
Gli indizi non sono mai innocenti. Che cosa lega Edgar Allan Poe, re del terrore letterario e fervido alcolista, al vegetariano e buonista Paul McCartney, l'ex bello dei Beatles? Innanzitutto un paio di baffi, che appaiono e scompaiono dai rispettivi volti in circostanze cruciali, quando alterare la propria identità sembra trasformarsi in una questione di vita o di morte. E sarà solo un caso che Poe si trovi tra una folla di personaggi celebri, proprio al centro della prima fila in alto, sulla copertina dell'album-capolavoro dei Fab Four, Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, apparso nel giugno del 1967? Uno junghiano parlerebbe di «coincidenze significative».
Che non si fermano qui, stando almeno ai singolari parallelismi rivelati da due libri usciti in questi giorni: Edgar Allan Poe. Dandy o assassino? di Marcello Staglieno (Boroli editore) e Il caso del doppio Beatle - Il dossier completo sulla «morte» di Paul McCartney di Glauco Cartocci (Robin edizioni).
La storia della morte di Paul in un incidente d'auto risalente al novembre 1966, nel quale sarebbe rimasto decapitato, è una leggenda mediatica che, circolata fin dall'uscita di Sgt. Pepper's, ha dato origine nel corso degli anni a numerose varianti, inclusa quella d'un complotto della Cia e dell'Mi6, il servizio segreto britannico. L'obiettivo sarebbe stato in realtà Brian Epstein, manager del gruppo.
Una volta accortisi dell'errore, gli 007 avrebbero messo tutto a tacere con la complicità dei Beatles superstiti. Pensare che James Bond in persona, l'agente segreto con licenza d'uccidere, possa aver ammazzato per sbaglio Paul McCartney è un ulteriore passo verso quella confusione tra fiction e realtà che sta alla base di ogni mitologia pop. Non a caso il tormentone del cosiddetto Pid (la sigla sta per «Paul is dead», Paul è morto), scavalcando la beatlesmania degli anni Sessanta, ha tratto in questi anni nuovo impulso da internet e ha finito per creare nei blog una specie di controstoria virtuale dei Fab four, alimentata da indizi perseguiti con filologica maniacalità.
Non dimentichiamo che «fan» vuol dire fanatico: appunto con una buona dose di fanatismo ci si è sbizzarriti a decrittare messaggi occultati nei testi delle canzoni, a rovesciare nastri registrati, a interpretare segnali anomali, come quella sigaretta che, sulla copertina dell'lp Abbey Road, compare fra le dita della mano destra di Paul, noto mancino. E qui si ritorna ai baffi: fatti precipitosamente crescere dai Beatles nel febbraio del '67, sarebbero serviti a nascondere la sostituzione di persona.
Secondo la versione a, il sosia di Paul viene identificato nell'attore inglese William Campbell; per la versione b il clone è invece un poliziotto canadese, William Sheppard, conosciuto da Ringo Starr. La somiglianza perfetta è poi ottenuta attraverso plastiche facciali.
Una storia di baffi, tagliati e poi fatti ricrescere, è alla base anche della vicenda di odio mortale fra Edgar Allan Poe e suo fratello William Henry, adombrata nel libro di Staglieno.
Se Poe, che da giovane non portava i baffi, aveva gli occhi grigi, come mai Charles Baudelaire li definisce «balenanti al violetto», una sfumatura colta anche da Alexandre Dumas in un incontro personale? Chi era veramente l'uomo coi baffi che lo visitò a Parigi nel 1827? E quell'Edgar Pué che nel 1832, a Pietroburgo, viene «sospettato del furto di quadri e di essere vicino ai decabristi», con quale dei due somigliantissimi fratelli deve essere identificato? Mescolando fiction e apparati documentali appartenuti allo scrittore americano Henry Furst, Staglieno suggerisce l'esistenza d'un «complesso del sosia» fra Edgar e William (come nel racconto di Poe William Wilson), sfociato nel fratricidio e nella successiva sostituzione di persona.
Nello scenario a, l'assassino sarebbe Poe, plagiario del fratello in campo letterario e suo rivale nel torbido rapporto che legava entrambi alla cuginetta Virginia, figlia della zia Maria Clemm; nello scenario b sarebbe invece stato William Henry, infuriato per il plagio e con la speranza di ereditare dal padre adottivo di Edgar, John Allan, a uccidere il fratello e a sostituirsi a lui. In entrambi i casi, siamo davanti a un «delitto della camera chiusa» che solo il Cavalier Auguste Dupin di Poe, il primo detective della letteratura poliziesca, sarebbe in grado di risolvere.
Quanto al grande Sherlock Holmes, ha altre gatte da pelare. Il suo creatore Arthur Conan Doyle è oggetto di un'indagine postuma per assassinio. Un gruppo di ricercatori, fra i quali figura il noto archeopatologo Simon Bray, ha infatti chiesto la riesumazione della salma di Bertram Fletcher Robinson, un giornalista amico di Conan Doyle, morto ufficialmente di tifo nel 1907.
L'ipotesi, a quanto pare supportata da una cinquantina di indizi, è che Fletcher Robinson, all'epoca direttore del Daily Express, sia stato avvelenato col laudano dalla moglie su mandato dello scrittore. Movente del delitto, come nel caso dei fratelli Poe, il plagio letterario: «Questa storia deve la sua idea di partenza all'aiuto dell'amico Fletcher Robinson» scriveva Conan Doyle in nota alla prima edizione del Mastino dei Baskerville, quarto e ultimo romanzo di Sherlock Holmes.
Secondo gli inquirenti, questa citazione non bastò a Fletcher, che per il suo lavoro di ghost writer s'aspettava ben altro riconoscimento. Purtroppo commise l'errore di lamentarsene con la moglie, che aveva una tresca con Conan Doyle, segnando così il proprio destino.
Paul decapitato per sbaglio e sostituito da un sosia, Poe assassino o assassinato, Conan Doyle omicida: vero o falso? «Controstorie» cruente, inquietanti verità parallele, intarsiano sempre più di frequente il nostro immaginario. Il fondatore degli Stones, Brian Jones, sarebbe stato annegato dal suo factotum Frank Thorogood; John Lennon, morto assassinato, avrebbe a sua volta causato la morte del primo bassista dei Beatles, Stu Sutcliffe, colpendolo con un calcio alla testa durante una lite (lo ha sempre sostenuto la sorella di Stu).
Rispetto alle innocue leggende che vogliono Jim Morrison dei Doors vivo e vegeto, Elvis Presley elettricista in incognito e l'introvabile Thomas Pynchon «alias» letterario di Jerome D. Salinger, altro genio in fuga, siamo davanti a un salto di qualità, a un autentico balzo in direzione della violenza. Nel «profondo rosso» di delitti presunti e destini scambiati, c'è però un tratto positivo che accomuna i casi Pid, Poe e Conan Doyle.
Lo potremmo chiamare la rivincita dello sfigato. Perché se il Poe che credevamo autentico è morto ammazzato ed è quindi stato il suo sconosciuto fratello a scrivere William Wilson e Gordon Pym; se il vero autore del Mastino dei Baskerville è l'ignoto Fletcher Robinson assassinato da Conan Doyle; se infine un attore inglese di serie B o un qualsiasi poliziotto canadese possono sostituire Paul McCartney nel suo periodo migliore, beh, se tutto questo è vero, allora gli autentici geni sono loro, i Signori Nessuno. Quelli che la storia ha spazzato via e ora le storie virtuali risarciscono. È una bella speranza anche per noi.