MESSICO RIBELLE
Cronologia
(gennaio 1994-dicembre 2001)
Claudio Albertani
1994
1º gennaio: Entrata in vigore del Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord (TLC) tra Stati Uniti, Canada e Messico. Sollevazione Zapatista nello stato del Chiapas: l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), fino allora sconosciuto, occupa diverse città, tra le quali: San Cristóbal de las Casas, Las Margaritas, Altamirano, Ocosingo.
10 gennaio: Il presidente Salinas nomina Manuel Camacho Solís, allora segretario degli Affari Esteri e precedentemente governatore di Città del Messico, Incaricato per la pace e la riconciliazione in Chiapas.
12 gennaio: Il governo decreta il cessate il fuoco unilaterale ed annuncia la sua intenzione di cercare una soluzione negoziata con i ribelli. Le stime dei morti durante la guerra va da 145 a 1000 unità. Grande manifestazione per la pace a Città del Messico.
Gennaio (fine mese): presenza di circa 17.000 profughi (desplazados) provenienti dai municipi di Comitán, Las Margaritas, Ocosingo e Altamirano. La maggior parte di questi profughi è sistemata nelle sale degli auditorium, nei campi da basket, nelle strutture per le fiere, magazzini di caffè e alberghi dell’INI. Questi primi profughi, a poco a poco, hanno fatto rientro alle proprie case durante i mesi di marzo, aprile e maggio.
21 febbraio-2 marzo: Dialogo di pace nella cattedrale di San Cristóbal de las Casas tra i dirigenti dell’EZLN (il subcomandante Marcos e 20 comandanti e membri del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno, CCRI), l’incaricato per la pace Manuel Camacho Solís ed il mediatore Samuel Ruiz, vescovo di San Cristóbal.
18 maggio: si forma l’Esercito Popolare Rivoluzionario, EPR (secondo il suo organo di stampa, El Insurgente).
12 giugno: Dopo un processo di consultazione delle sue basi, l’EZLN rifiuta le proposte del governo scaturite dal dialogo nella cattedrale (proposte rifiutate dal 98% dei votanti). Manuel Camacho rinuncia all’incarico.
Luglio: si consolida El Barzón, movimento fondato nel 1993 da piccoli agricoltori che chiedono la rinegoziazione dei loro debiti e vogliono impedire che le banche confischino i loro veicoli da lavoro. Subito raggiunge un milione di membri, estendendosi anche ai debitori urbani (El Barzón Metropolitano) e presente in 19 Stati.
6-9 agosto: 6000 rappresentanti di organizzazioni popolari di tutto il Messico e del mondo, si riuniscono per partecipare alla Convenzione Nazionale Democratica a Guadalupe Tepeyac, quartiere generale dell’ EZLN nella Selva Lacandona.
21 agosto: Ernesto Zedillo Ponce de León, candidato del PRI alla presidenza della repubblica, vince le elezioni.
28 settembre: Omicidio di José Francisco Ruiz Massieu, Segretario Generale del PRI, a Città del Messico.
1º dicembre: Insediamento del nuovo presidente Ernesto Zedillo.
19 dicembre: Chiapas: gli zapatisti rompono l’accerchiamento militare ed occupano provvisoriamente 38 capoluoghi municipali ne los Altos de Chiapas situati fuori della cosiddetta zona di conflitto.
19-20 dicembre: Crisi finanziaria: svalutazione del peso (40%) seguita da una recessione economica contrassegnata dalla scomparsa di migliaia di imprese e da un milione di posti di lavoro e da un crollo del livello di vita della maggior parte della popolazione.
24 dicembre: L’EZLN ed il governo federale approvano la Commissione Nazionale di Intermediazione, CONAI, presieduta dal Vescovo Samuel Ruiz.
Dicembre: Chiapas. Nella regione La Frailesca ed in altre regioni dello Stato, si intensificano le occupazioni di terre da parte di organizzazioni contadine affini agli zapatisti.
1995
Febbraio: Il FMI (Fondo Monetario Internazionale), ed alcune banche degli Stati Unti, decidono di sostenere il Messico con un prestito di 50 mila milioni di dollari, garantiti, in parte, dalle risorse petrolifere. Il prestito comprende una clausola non scritta: eliminare l’EZLN dai territori che occupa nella Selva Lacandona.
9 febbraio: Chiapas. Offensiva unilaterale dell’Esercito federale contro i territori Zapatisti della Selva Lacandona. L’EZLN si ritira ma migliaia di contadini fuggono dalle proprie case. Il governo rivela la “vera identità”di Marcos: Rafael Sebastián Guillén Vicente, non ancora 40enne, proveniente da una famiglia di commercianti di Tampico. Prima di entrare in clandestinità, è stato studente di filosofia all’Università Nazionale Autonoma del Messico e professore di comunicazione all’Università Autonoma Metropolitana.
11 febbraio: Messico, D.F. 100.000 persone manifestano la loro opposizione all’offensiva dell’Esercito.
Marzo: Chiapas. Il risultato dell’operazione militare sono circa 12.000 profughi, in gran parte originari dei municipi zapatisti della selva.
11 marzo: Il Congresso dell’Unione approva la legge per il Dialogo, la Conciliazione e la Pace Degna in Chiapas. Riassumendo, la legge definisce un quadro entro cui riprendere il processo di pace e, per tutto il tempo in cui si svolgerà il dialogo, sospende gli ordini di cattura e le operazioni militari contro gli zapatisti. Creazione della Commissione di Concordia e Pacificazione (COCOPA) composta da deputati e senatori di tutti i partiti politici rappresentati al Congresso, con l’obiettivo di facilitare questo nuovo dialogo.
Aprile: Ripresa del dialogo tra Zapatisti e la delegazione governativa. Il negoziato si prolunga per mesi, con varie interruzioni, in un villaggio de Los Altos de Chiapas, San Andrés Larráinzar, che gli zapatisti ribattezzano con il nome di Sacamch'en de los Pobres. Consulenza della CONAI (Commissione Nazionale di Intermediazione, presieduta dal Vescovo Samuel Ruiz) e della COCOPA.
28 giugno: Guerrero: 17 membri dell’Organizzazione Campesina della Sierra del Sur (OCSS) che si stavano recando ad una manifestazione pacifica, sono assassinati dalla polizia nel guado di Aguas Blancas, nel municipio di Coyuca de Benítez.
24 agosto: Tepoztlán, Morelos. 4 mila persone occupano il palazzo municipale per protestare contro il progetto di costruire un campo da golf sui terreni comunali. Inizia così la cosiddetta “guerra del golf” tra gli abitanti di questo municipio e la multinazionale KS appoggiata dai governi statale e federale. Il megaprogetto di 700 milioni di dollari, comprende la costruzione di un hotel a 5 stelle, un eliporto ed un lago artificiale che pregiudica l’equilibrio ecologico della regione.
27 agosto-3 settembre: L’EZLN lancia una consultazione nazionale ed internazionale per definire il destino della sua lotta (più di un milione di persone rispondono alla consultazione).
4 settembre: Tepoztlán, Morelos. Le autorità del municipio tentano di firmare un accordo con la KS all’insaputa della popolazione. Smascherato, il sindaco fugge di fronte alla moltitudine inferocita. Subito dopo, l’assemblea plenaria assume il potere ed espelle la polizia giudiziaria e gli agenti della stradale. Barricate.
10 settembre: messaggio di solidarietà dell’EZLN al popolo di Tepoztlán: “la vostra lotta è la nostra lotta”. La lotta di Tepoztlán inizia ad avere risonanza internazionale.
24 settembre: Tepoztlán, Morelos. Nuove elezioni municipali secondo la formula degli “usi e costumi” che non è riconosciuta dalla legislazione locale. La correttezza delle elezioni viene certificata dalla ONG Alianza Cívica, specializzata nella valutazione dei processi elettorali.
30 settembre: Nomina del primo sindaco del “municipio libero e costituzionale di Tepoztlán”. Nei due anni e mezzo seguenti, nel villaggio si è vissuto senza polizia, senza pagare tasse, al margine delle istituzioni statali e governati da un sistema di autogestione.
Settembre: Nuovo giro di negoziati su quattro tavoli di lavoro: Tavolo 1, Diritti e Culture Indigene, Tavolo 2: Democrazia e Giustizia, Tavolo 3: Benessere e Sviluppo e Tavolo 4: Diritti delle Donne.
1996
1º gennaio: L’EZLN annuncia la creazione di un fronte civile, il Fronte Zapatista di Liberazione Nazionale (FZLN). Si tiene un Forum Nazionale Indigeno convocato dall’EZLN che riunisce 300 rappresentanti indigeni.
29 gennaio: Tabasco. Con l’occupazione di 18 pozzi petroliferi, indigeni chontales iniziano le proteste contro la PEMEX. Chiedono l’indennizzo per i danni causati alle colture e alla pesca dai rifiuti tossici e dalle piogge acide.
16 febbraio: Dopo cinque mesi di negoziati, il governo e l’EZLN firmano a San Andrés, i primi accordi su Diritti e Culture Indigene.
10 aprile: Taltizapán, Morelos. Centinaia di tepoztecos vengono aggrediti dai granatieri mentre si stanno recando alla commemorazione del 77° anniversario dell’uccisione di Emiliano Zapata. Risultato: un morto e sei feriti. Il video di un simpatizzante smentisce clamorosamente la versione ufficiale secondo la quale i manifestanti avevano aggredito i granatieri. Scandalo nazionale.
13 aprile: La KS annuncia la cancellazione del progetto di campo da golf a Tepoztlán.
1° maggio: nasce il Partito Democratico Popolare Rivoluzionario (PDPR), che raggruppa 14 formazioni: comandos armados Francisco Villa, Morelos, Genaro Vázquez e Vicente Guerrero; brigadas Obreras de Autodefensa, Obrera 18 de Marzo s Campesina de Ajusticiamiento; células comunistas; Organización Revolucionaria Armada del Pueblo, PROCUP-PDLP y Unión de Comandos Revolucionarios.
28 giugno: Guerrero: prima apparizione dell’Esercito Popolare Rivoluzionario (EPR): una colonna di uomini armati irrompe durante la celebrazione del primo anniversario del massacro di Aguas Blancas. Cuauhtémoc Cárdenas, presente alla cerimonia, definisce l’apparizione “una grottesca pantomima”..
16 luglio: Guerrero: scontro con l’Esercito. Sulla strada Tlapa-Chilpancingo, vicino a El Ahuejote, municipio di Tixtla, un convoglio militare viene attaccato da elementi dell’EPR. Gli spari raggiungono un camion di traslochi e muore il civile Gonzalo Pineda Morales che viene considerata la prima vittima dei guerriglieri.
1° agosto: Guerrero: attacco dell’EPR contro un veicolo della 18 Zona Navale Militare a El Guayabo, municipio di Tecpán. Viene ferito un ufficiale.
27 luglio-3 agosto: Chiapas: primo Incontro Intercontinentale per l’Umanità e Contro il Neoliberismo, organizzato dall’EZLN in Chiapas, noto anche come Incontro Intergalattico.
8 agosto: Prima conferenza stampa dell’EPR. Quattro comandanti annunciano la nascita del Partito Democratico Popolare Rivoluzionario, il suo programma politico ed il Manifesto della Sierra Madre Orientale.
10 agosto. Guerrero: un convoglio militare subisce un’imboscata a Zumpango del Río. Vengono feriti due soldati.
28 agosto: Oaxaca. Un commando dell’Esercito Popolare Rivoluzionario (EPR) attacca il quartiere militare della Marina della VI Regione Navale Militare a La Crucecita, Huatulco. Dodici morti tra cui quattro marinai, tre elementi della polizia giudiziaria e cinque guerriglieri. Dopo pochi giorni, le autorità dichiarano che uno dei guerriglieri dell’EPR caduti, è Fidel Martínez Martínez, consigliere della Hacienda en San Agustín Loxicha. Si registrano altri attacchi simultanei dell’EPR in Tabasco, Guanajuato, Guerrero, stato del Messico e Chiapas.
29 agosto: Il subcomandante Marcos scrive all’EPR: “Non vogliamo il vostro sostegno. Non ne abbiamo bisogno, non lo cerchiamo... Continuate il vostro cammino e lasciateci seguire il nostro. Non venite a salvarci né a riscattarci”.
30 agosto: Oaxaca: otto indigeni zapotecos della regione Loxica, vengono arrestati a Pochutla, accusati di essere membri dell’EPR.
1° settembre. Nella sua relazione governativa, il presidente Ernesto Zedillo avverte che combatterà l’EPR “con tutta la forza dello Stato''.
Settembre: l’EZLN decide di ritirarsi dai negoziati fino a che non si stabiliranno quelle condizioni considerate necessarie per la credibilità del processo.
25 settembre: Oaxaca: forse militari e di polizia arrestano le autorità di San Agustín e San Francisco Loxicha, compreso il presidente municipale Agustín Luna Valencia, e dodici membri del gruppo al potere. Nei mesi successivi, decine di indigeni vengono arrestati, fatti sparire o torturati con acqua di Tehuacán, scariche elettriche e percosse in diverse parti del corpo per far confessare la loro appartenenza all’EPR
Ottobre: Partecipazione della comandante Ramona al Congresso Nazionale Indigeno a Città del Messico.
Novembre: Installazione della Commissione di Seguimento e Verifica (COSEVER), il cui compito è vigilare sull’implementazione degli accordi di San Andrés.
29 novembre: Presentazione del progetto di Legge per includere gli Accordi di San Andrés in una riforma costituzionale.
L’EZLN lo approva, il governo lo respinge.
Dicembre: Secondo un rapporto dei servizi militari, fino al dicembre 1996, l’EPR agiva in 17 stati ed aveva provocato 26 perdite tra soldati e poliziotti.
1997
11 gennaio: L’EZLN respinge la controproposta del governo.
27 gennaio: Benigno Guzmán García, leader dell’ Organizzazione Campesina de la Sierra del Sur (OCSS), viene arrestato nella capitale del paese. Viene interrogato per ore ad occhi bendati e legato mani e piedi in un luogo sconosciuto. E’ minacciato di finire affogato in un fiume o nel mare. O suoi sequestratori vogliono fargli confessare la questione delle armi fornite dal senatore del Partito della Rivoluzione Democratica, Felix Salgado Macedonio e dall’ex deputato del PRD e dirigente della Unión de Organizaciones de la Sierra del Sur, Ranferi Hernandez Acevedo
28 gennaio: L’EPR nega che Benigno Guzmán faccia parte dell’EPR.
Gennaio: Guerrero. Appare l’Esercito Giustiziere del Popolo Indifeso, EJPI ed il Fronte armato per la Liberazione dei Popoli Emarginati del Guerrero, FALPMG. Il primo annuncia azioni di “regolamento” contro le “autorità ladre, assassine e corrotte”, mentre il secondo dichiara la lotta contro “la politica da cacique dei governi statale e municipale, impopolari ed imposti”.
14 marzo: Chiapas: un dissidio intercomunitario a San Pedro Nixtalucum (municipio El Bosque) sfocia in un’azione di repressione quando la polizia statale, spara da veicoli ed elicotteri, uccidendo dei civili simpatizzanti dell’EZLN, ci saranno 4 morti, molti feriti, 27 arresti e 300 profughi.
25 aprile: 200 profughi choles della zona Nord del Chiapas rompono l’accerchiamento di Paz y Justicia con la carovana "Wejlel" ("Libertà" in lingua chol) e marciano sulla capitale dello stato. Staranno in presidio per 87 giorni davanti al Palazzo del Governo senza mai essere ricevuti dal governo statale.
28 aprile: In una conferenza stampa in Guerrero, l’EPR dichiara che l’uso delle armi non è centrale, perché “esiste ancora spazio per la lotta politica”.
24 maggio: Guerrero: truppe dell’Esercito e eperristi si scontrano a Tepozonalco, municipio di Chilapa. Due guerriglieri e due militari perdono la vita mentre sono feriti altri 20 soldati.
27 maggio: Guerrero: attacco a truppe della 22 Zona Militare. Risultato: due epperristi e tre militari morti.
1° giugno: L’EPR dichiara una tregua durante le elezioni federali.
10 giugno: Oaxaca: circa un’ottantina tra mogli, figlie, madri e sorelle di prigionieri e desaparecidos dei los Loxichas installano un presidio di fronte al palazzo del governo di Oaxaca.
13-16 settembre: Fondazione del Fronte Zapatista di Liberazione Nazionale (FZLN) preceduto da una marcia di 1111 delegati zapatisti su Città del Messico. L’EZLN dichiara che il FZLN è un tentativo di organizzare la Società Civile allo scopo di trasformare radicalmente il sistema politico ed economico del Messico.
12 ottobre: Le conclusioni della terza assemblea del Congresso Nazionale Indigeno, sollecitano il Presidente Zedillo a ritirare la sua controproposta e ad accettare senza modifiche l’iniziativa della COCOPA.
17 novembre: 14 anni di esistenza dell’EZLN. Ad eccezione di Morelia, i festeggiamenti nelle comunità zapatiste vengono sospesi a causa della situazione di tensione.
29 novembre: 10 mila indigeni di diverse regioni del Chiapas manifestano a San Cristóbal de las Casas per esigere il compimento degli Accordi di San Andrés.
Fine novembre: Chiapas: fino a questa data, oltre 4.500 indigeni (appartenenti a “Las Abejas” e simpatizzanti zapatisti) sono fuggiti dalla violenza nel municipio di Chenalhó.
30 novembre - 2 dicembre: La Missione Civile Nazionale di Osservazione visita i profughi nella zona Nord nel municipio di Chenalhó.
4 dicembre: 450 indigeni choles di Jesús Carranza, municipio di Sabanilla, fanno ritorno alle proprie comunità (erano profughi dal 1996).
11 dicembre: Le autorità del municipio Chenalhó del municipio autonomo di Polhó concordano di porre fine alle aggressioni tra le parti. Iniziano una serie di riunioni e dialoghi, iniziativa che fallisce il 19 dicembre per mancanza di fiducia tra le parti. Il gruppo paramilitare “Paz y Justicia” chiede la riapertura delle chiese cattoliche.
22 dicembre: Crudele massacro di 45 persone (21 donne, 15 bambini e 9 uomini) ad Acteal, municipio di Chenalhó, compiuto dai paramilitari.
24 dicembre: La CONAI, il Congresso Nazionale Indigeno ed i partiti di opposizione, chiedono a Zedillo di fermare i paramilitari.
26 dicembre: Comunicato dell’EZLN sulle indagini riguardo al massacro di Acteal: "I responsabili sono molto in alto e non in basso".
Fine di dicembre: Chiapas: decine di persone vengono arrestate per la loro presunta partecipazione al massacro di Acteal, tra loro un comandante della Pubblica Sicurezza ed il presidente priista del municipio di Chenalhó, quale istigatore del massacro. Il governo messicano manda 5 mila soldati in più in Chiapas, e 2 mila a Chenalhó. L’Esercito entra nelle comunità zapatiste per cercare armi, in particolare nei municipi di Altamirano ed Ocosingo. Nella regione de Los Altos ci sono circa 10 mila profughi.
Oaxaca: fino a dicembre 1997 si contano circa 300 operativi nella regione los Loxichas. Circa 250 contadini sono stati arrestati con l’accusa di omicidio od altri gradi delitti, mentre oltre 250 vivono in clandestinità perché su di loro pendono ordini di cattura. Gli arresti sono stati effettuati da elementi della polizia giudiziaria con l’ausilio dei cosiddetti Entregadores, un gruppo semiclandestino composto da vecchi pistoleros ora addestrati da autorità militari e giudiziarie dello Stato.
1998
6 gennaio: Chiapas: il deputato priista Samuel Sánchez Sánchez, leader del gruppo Desarrollo Paz y Justicia, dichiara che questa organizzazione è un gruppo armato disposto a deporre le armi se lo fa anche l’EZLN.
7 gennaio: Il governatore del Chiapas, Julio César Ruiz Ferro, viene destituito da Roberto Albores Guillen. Quest’ultimo ha chiesto le dimissioni di 15 funzionari dello Stato implicati nel massacro di Acteal, secondo la raccomandazione della Commissione Nazionale per i Diritti Umani (CNDH).
8 gennaio: Il Segretario di Governo, Francisco Labastida Ochoa, dichiara che le operazioni per il sequestro di armi da parte dell’Esercito Federale, non comprendono gli zapatisti se questi rimangono nella zona di loro influenza, quindi, con loro non potranno esserci problemi né scontri.
8 gennaio: Si costituisce l’Esercito Rivoluzionario del Popolo Insorto (ERPI)
11 gennaio: Comunicato della CONAI dal titolo “Per una Strategia di Pace con Democrazia” in cui si denuncia la guerra di bassa intensità in atto in Chiapas e la battaglia intrapresa contro il lavoro di mediazione e la diocesi di San Cristóbal.
12 gennaio: Chiapas: poliziotti della Pubblica Sicurezza sparano su una manifestazione ad Ocosingo provocando la morte di una donna ed il ferimento di due bambini. 22 poliziotti vengono arrestati per poi svolgere indagini.
22 gennaio: La Procura Generale della Repubblica ammette l’esistenza di 12 gruppi paramilitari presenti nello Stato del Chiapas.
Fine di gennaio, inizio di febbraio: Basi di appoggio zapatiste e membri de “Las Abejas” fuggono dalle proprie case nel municipio di Chenalhó a causa di nuove minacce dei paramilitari.
Febbraio: Intensificazione della campagna contro la presenza di stranieri in Chiapas con l’espulsione di alcuni di questi. Guerrero. Contadini ecologisti si costituiscono in Associazione Civile con il nome di Organización de Ecologistas de la Sierra de Petatlán y de Coyuca de Catalán, AC (OCEP) e realizzano attività di coscientizzazione e contenimento del disboscamento selvaggio.
6 febbraio: Hidalgo: dalla regione della Huasteca l’EPR annuncia una campagna ribelle per una nuova Costituzione.
26 febbraio: Chiapas: espulsione del parroco di Chenalhó, Miguel Chanteau, dopo aver vissuto in Messico per 32 anni, presumibilmente per aver dichiarato che il Governo federale era responsabile del massacro di Acteal.
4 aprile: Chiapas: la Polizia Giudiziaria Federale arresta l’ex generale Julio Cesar Santiago Díaz, per la sua presunta responsabilità nel massacro di Acteal; si trovava molto vicino ad Acteal il giorno del massacro e non fece nulla per evitarlo.
11 aprile: Chiapas: viene smantellato il municipio autonomo Ricardo Flores Magón durante un operativo di polizia e militari nella comunità di Taniperlas, municipio di Ocosingo. Vengono arrestati nove messicani e dodici stranieri. Questi ultimi saranno espulsi dal paese per aver partecipato, secondo le autorità, ad una manifestazione politica illegale durante l’installazione di questo municipio. Nuova ondata di profughi.
15 aprile: Il Governatore del Chiapas dichiara che non permetterà più municipi autonomi in Chiapas e né la presenza di gruppi armati al margine della legge.
1 maggio: Durante un operativo violento di polizia e militari, viene smantellato il municipio autonomo Tierra y Libertad con capoluogo ad Amparo Agua Tinta. Vengono arrestate 53 persone e distrutte le attrezzature dell’ufficio municipale autonomo.
2 - 11 maggio: Visita in Chiapas di un gruppo di 120 osservatori italiani che, secondo le autorità, violano la legge. 40 vengono espulsi ed 80 non potranno più rientrare in Messico per i prossimi 10 anni.
14 maggio: Il Parlamento Europeo firma un accordo economico tra Messico ed Unione Europea.
29 maggio: Il Governatore dello Stato del Chiapas pubblica il suo piano di rimunicipalizzazione per costituire 33 nuovi municipi. La maggioranza dei nuovi capoluoghi ha una forte presenza militare. L’opposizione respinge il piano del governatore come un’operazione di controinsurrezione.
3 giugno: Chiapas: con un operativo di polizia e militari, più di mille elementi di forse di sicurezza entrano a Nicolás Ruiz, sede del un municipio autonomo. I poliziotti perquisiscono le case e la chiesa in cerca di armi, occupano il centro abitato ed arrestano più di 100 persone per ristabilire lo stato di diritto, dopo l’espulsione di una decina di famiglie priiste dal villaggio.
7 giugno: Il vescovo Samuel Ruiz annuncia la fine del suo compito come presidente della CONAI e che cercherà nuove strade per costruire la pace in Chiapas. Spiega che ha preso questa decisione a causa degli attacchi governativi contro la sua persona, contro la Diocesi di San Cristóbal e contro la CONAI.
7 giugno. Guerrero: nella comunità di El Charco, municipio di Ayutla de los Libres, truppe dell’Esercito si scontrano con l’Esercito Rivoluzionario del Popolo Insorto (ERPI) che stava tenendo un’assemblea nella scuola della comunità. Risultato: 11 guerriglieri morti, cinque feriti e 21 arrestati, tra i quali Erika Zamora Pardo, studentessa del CCH Azcapotzalco. Secondo testimoni, si è trattato di esecuzioni.
10 giugno: Chiapas: durante un operativo di polizia e militari per smantellare il municipio autonomo San Juan de la Libertad, situato a El Bosque, muoiono 8 civili e 2 poliziotti dopo uno scontro tra basi di appoggio zapatiste e le forze di sicurezza.
19 giugno: La PGR dichiara che a El Charco c’è stato uno scontro e non un massacro.
23 giugno: Guerrero: elementi dell’EPR attaccano una pattuglia militare sulla strada Altamirano-Zihuatanejo.
16 luglio: Il subcomandante Marcos scrive un lungo comunicato in cui ribadisce l’impossibilità di un dialogo franco perché il governo Zedillo non ha rispettato gli Accordi di San Andrés. Rivolge un riconoscimento alla CONAI, a Don Samuel ed alla COCOPA per il lavoro di mediazione svolto nonostante gli attacchi da parte del governo. Inoltre, critica le recenti azioni violente in Chiapas contro i municipi autonomi ed il modello economico neoliberista che si applica nel paese.
20 luglio: L’EZLN diffonde la Quinta Dichiarazione della Selva Lacandona, in cui annuncia una consultazione nazionale in tutti i municipi del paese riguardo l’iniziativa di legge indigena presentata dalla COCOPA sulla base degli Accordi di San Andrés. L’EZLN spiega inoltre che è riuscita a sopravvivere come organizzazione nonostante l’offensiva governativa e che mantiene intatta la sua capacità militare e che ha allargato la sua base sociale. Secondo l’EZLN esistono tre ostacoli da superare per continuare il dialogo ed il negoziato, e sono: la mancanza di una mediazione, la guerra contro i popoli indios ed il mancato adempimento agli Accordi di San Andrés.
3 agosto: Il Centro per i Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas, diffonde un rapporto in cui si dichiara che negli ultimi 6 mesi, in Chiapas, si sono registrate 57 esecuzioni sommarie, 6 omicidi politici ed oltre 185 espulsioni di stranieri. Denuncia che in questo periodo ci sono stati gravi casi di tortura, decine di attentati contro difensori dei diritti umani, organizzazioni civili e leader sociali e centinaia di azioni militari e di polizia nella zona di conflitto.
7 agosto: La presidente del Gruppo de Lavoro per i Popoli Indigeni dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, Erica Irene A. Daes, dichiara che il Messico è il paese in cui si violano maggiormente i diritti umani dei popoli indigeni, secondo rapporti e testimonianze trasmesse da organizzazioni non governative.
30 ottobre: Benigno Guzmán Martínez, leader della Organización Campesina de la Sierra del Sur (OCSS) viene condannato a 13 anni di prigione. Il Pubblico Ministero ricorre in appello e chiede la pena massima di 40 anni di prigione.
Novembre: Chiapas. Ci sono circa 22.000 profughi localizzati principalmente nelle regioni Altos e Nord.
18 dicembre: Circa 50 ufficiali militari sottoposti a processo penale, manifestano a Città del Messico. I membri del cosiddetto Comando patriottico per la Coscientizzazione del Popolo (CPCP) dimostrano il loro disaccordo con il regime all’interno dell’esercito. Chiedono, tra le altre cose, l’annullamento del tribunale di guerra affinché i militari siano giudicati come semplici cittadini messicani e non da un organo speciale. I contestatori protestano inoltre perché l’esercito si occupa di “attività che non gli competono, come attività di polizia, giudiziarie, posti di blocco per la popolazione civile che sono anti-costituzionali”.
Fine di dicembre: il nuovo governatore – anch’egli priista - José Murat, offre un “dialogo per porre fine ad odi e rancori”. Annuncia di essere disponibile a promuover una legge di amnistia “a condizione che l’EPR deponga le armi e rinunci alla violenza”.
1999
6 gennaio: 6 poliziotti della Pubblica Sicurezza dello Stato implicati nel massacro di Acteal, vengono condannati a tre anni e nove mesi per detenzione di armi da fuoco di grosso calibro.
2 febbraio: Ordine di cattura contro l’ex Procuratore di Giustizia dello Stato e l’ex Coordinatore della Pubblica Sicurezza. Sono interdetti da incarichi pubblici per 10 anni per crimini legati al massacro di Acteal.
9 febbraio: L’ex consulente della Polizia di Pubblica Sicurezza dello Stato, Generale Julio Cesar Santiago Díaz, agli arresti per il caso Acteal, denuncia che le armi utilizzate nel massacro compiuto ad Acteal, erano state acquistate da poliziotti della Pubblica Sicurezza nel villaggio di Carmen Xhan in Guatemala. Aggiunge che sono stati poliziotti e militari ormai in pensione ha procurare le armi ai priisti e ad addestrarli.
11 febbraio: Città del Messico: il rettore dell’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM), Francisco Barnés de Castro, propone un regolamento Generale di Pagamenti (RGP) con cui, presumibilmente, si aggiornerebbero le rette che la UNAM riscuote da decenni con le iscrizioni e corsi di laurea.
24 febbraio: Chiapas. Il Parlamento statale approva la “Legge di amnistia per il disarmo dei gruppi civili in Chiapas”. Sono esclusi dall’amnistia persone o membri di organizzazioni civili con struttura, addestramento o disciplina simili a quelle dell’Esercito e membri dell’EZLN. Questa iniziativa di legge sarà inviata al Congresso dell’Unione. Città del Messico: l’auditorium Che Guevara della UNAM stracolmo, circa 3 mila studenti di 30 istituti e facoltà, si riuniscono in assemblea. La voce unanime è: respingere l’aumento delle rette.
25 febbraio: Città del Messico: prima mobilitazione, fiaccolata per il rifiuto dell’aumento delle rette. Percorso: dal Monumento di Álvaro Obregón al Rettorato. 18 mila studente partecipano alla manifestazione.
8 marzo: Amnesty International diffonde un rapporto “All’Ombra dell’Impunità” sulla situazione dei diritti umani in Messico. Si dichiara che le violazioni sono particolarmente gravi in Chiapas, Oaxaca e Guerrero.
12-14 marzo: 5 mila delegati zapatisti escono dalle cinque Aguascaliente del Chiapas verso i 32 Stati del Messico per promuovere la consultazione nazionale zapatista prevista per il 21 di marzo.
18 marzo: Città del Messico. Manifestazione dei lavoratori del settore elettrico e degli studenti a difesa dell’industria elettrica e dell’istruzione gratuita che vede la partecipazione di una fiumana di persone.
21 marzo: 2,8 milioni di cittadini messicani partecipano alla consultazione nazionale “per il Riconoscimento dei Popoli Indios e la fine della Guerra di Sterminio” organizzata dagli zapatisti e dalla società civile.
Aprile, maggio e giugno: Consegna di armi da parte di presunti zapatisti in cambio di aiuti economici governativi. L’EZLN qualifica queste consegne di armi come “una farsa”. Guerra psicologica.
19 aprile: Città del Messico. ¡ya basta! del Messico urbano. 27 delle 36 facoltà della UNAM dichiarano lo sciopero a rifiuto del piano Barnés e, in particolare, contro l’aumento delle rette. Il rettore Francisco Barnés avverte che l’istituzione non cederà a “minacce e pressioni di nessun tipo”.
20 aprile: Città del Messico. Circa 223.495 studenti non ricevono lezione il primo giorno di sciopero. Studenti delle facoltà di Diritto e Odontologia aderiscono allo sciopero e le facoltà in agitazione diventano 28.
21 aprile. Città del Messico. Il rettore Barnés dichiara che “l’istituzione non può tornare al Regolamento Generale dei Pagamenti (RGP) precedente perché è ridicola la quota di 20 centavos per la laurea e di 15 centavos per il diploma”. Gli studenti marciano dal Casco de Santo Tomás allo Zócalo.
24 aprile. Città del Messico. Il Consiglio Generale di Sciopero (CGH) chiede al Segretario di Governo Francisco Labastida Ochoa di “togliere le mani” dalla UNAM. Gli scioperanti occupano simbolicamente il Rettorato.
2 maggio: Guerrero. Elementi del 40° battaglione di Fanteria dell’Esercito Messicano, irrompono nella comunità di Pizotla. Uccidono Salomé Sánchez Ortiz ed arrestano illegalmente Rodolfo Montiel e Teodoro Cabrera, fondatori della Organización de Ecologistas de la Sierra de Petatlán y de Coyuca de Catalán, AC (OCEP). I contadini vengono indebitamente fermati per oltre 48 ore nelle installazioni della XXXV Zona Militare e vengono torturati per fargli confessare le accuse false. I fatti sono denunciati dal Centro Pro XXXX (manca il nome del Centro) nel 1999 all’allora Procuratore della Giustizia Militare, generale Rafael Macedo de la Concha, nominato in seguito Procuratore Generale della Repubblica nel governo di Fox.
8-9 maggio: Secondo incontro tra la società civile e l’EZLN a La Realidad, municipio di Las Margaritas.
11 maggio: Città del Messico. Il rettore Francisco Barnés annuncia la creazione della Commissione di Incontro (CE), senza carattere decisionale, composta da 10 direttori e ricercatori della UNAM.
2 giugno: Città del Messico. Primo contatto tra scioperanti e la CE nell’auditorium Che Guevara. Il Consiglio Generale di Sciopero (CGH) consegna alla Commissione (CE) un documento con la sua agenda e forma di dialogo che viene respinto dai rappresentanti del rettore perché “inaccettabile”.
3 giugno: Città del Messico. Prima vittoria del CGH: il rettore Barnés annuncia l’invio al Consiglio Universitario (CU) di una proposta di modifica al Regolamento Generale dei Pagamenti (RGP) in cui si stabilisce che “le quote semestrali avranno carattere volontario”.
20 giugno: Chiapas. 77 organizzazioni sociali partecipano al secondo forum statale per la consulta zapatista. Si discute della privatizzazione dell’industria elettrica, l’adempimento degli Accordi di San Andrés e dell’istruzione gratuita.
25 giugno: La Banca Mondiale, in un documento segreto, segnala che in Messico gli aggiustamenti nella politica macroeconomia realizzati negli ultimi dieci anni, non hanno portato al miglioramento del livello di vita, dove 4 dei 5 milioni di indigeni sono poveri.
26-27 giugno: Si tiene la Convenzione del Sudest a Tuxtla Gutiérrez, Chiapas. Vi confluiscono moltissime organizzazioni sociali; lo sciopero della UNAM ha catturato l’attenzione. Comunicato dell’EZLN al movimento studentesco: “gli zapatisti appoggiano il Consiglio Generale di Sciopero nel caso decidesse di continuare lo sciopero e lo sosteniamo nel caso lo interrompa. Lo appoggiamo perché rappresenta legittimamente il movimento universitario. Gode del rispetto e della legittimità conquistata lavorando con la sua gente. Quindi, è rappresentativo”.
28 giugno: nascono l’Ejército Villista Revolucionario Popular, EVRP, ed il Comando Justiciero 28 de Junio (in memoria dei contadini morti il 28 giugno 1995 ad Aguas Blancas).
2 luglio: Città del Messico. Il sindacato della UAM (SITUAM) decide il blocco dei lavori in tutta la UAM a sostegno del Consiglio Generale di Sciopero (CGH).
9 luglio: Città del Messico. Marcia di 130.000 persone tra studenti, sindacati, coloni, organizzazioni popolari.
20 luglio: Un giudice condanna a 35 anni di prigione 20 presunti membri del gruppo che nel dicembre 1997 uccise 45 indigeni ad Acteal.
26 luglio: Città del Messico. Si tiene la Marcia allo Zocalo (con la partecipazione di 90 mila persone) del museo di Antropologia, con grande sostegno delle organizzazioni civili, del Frente Popular Francisco Villa, del Frente del Pueblo, della Unión de Vecinos y Damnificados 19 de Septiembre, Movimiento Urbano Popular, della Central Única de Trabajadores, e del Sindacato messicano degli Elettricisti, il STUNAM, del sindacato del Collegio dei Diplomati, dell’INAH.
Agosto: inizia la persecuzione contro Digna Ochoa, avvocato del Centro de Derechos Humanos, Miguel Agustín Pro, incaricata del caso dei contadini del Guerrero Rodolfo Montiel e Teodoro Cabrera. L’avvocata viene sequestrata per diverse ore da sconosciuti.
4 agosto: Città del Messico. Repressione del movimento studentesco da parte della polizia di Città del Messico.
12 agosto: Circa 500 effettivi dell’Esercito Federale Messicano arrivano da terra e paracadutati nella comunità di Amador Hernández. Le fonti ufficiali sostengono che la loro presenza ha lo scopo di proteggere i topografi che devono fare rilevazioni per un tratto di strada ad Amador Hernández. Tanto il governatore Albores Guillén, quanto il sindaco di San Cristóbal de las Casas, Mariano Díaz Ochoa, scatenano una forte campagna xenofoba e denigratoria contro la presenza di studenti messicani e stranieri nella comunità e in generale in Chiapas.
19 agosto: Il Segretario di Governo, Carrasco Altamirano, presenta la Polizia Federale Preventiva, nuovo corpo repressivo prodotto della fusione di tre corporazioni (Federale Stradale, Fiscale e Migratoria) e l’adesione di migliaia di effettivi militari. Il suo obiettivo è la prevenzione di crimini sulle strade federali, porti, aeroporti, frontiere e zone federali e la lotta al narcotraffico, ai sequestri, agli assalti sulle strade, ai privi di documenti e al traffico di armi.
26 agosto: Scontro tra l’Esercito e basi di appoggio zapatiste nella comunità San José la Esperanza, municipio di Las Margaritas. Tre indigeni vengono arrestati arbitrariamente. La Sedena denuncia che 7 elementi dell’Esercito sono stati feriti a colpi di machete.
Agosto: per tutto il mese, il Chiapas subisce un escalation militare che, iniziata con il pretesto della riforestazione nella biosfera dei Montes Azules e la costruzione della strada ad Amador Hernández, ne minaccia la già precaria stabilità sociale e politica”.
14 settembre: Si conferma la condanna a 35 anni di prigione per 24 persone implicate nel massacro di Acteal (tra queste, l’ex presidente municipale di Chenalhó), per omicidio, lesioni e porto d’armi da fuoco ad uso esclusivo dell’Esercito. Con questa sentenza sono 55 le persone condannate (tutti indigeni) e sta per concludersi il processo penale contro altre 47 persone coinvolte nel caso. Sono pendente 90 ordini di cattura, undici dei quali contro ex funzionari del governo statale e poliziotti dello Stato.
17 settembre: Gli unici 8 simpatizzanti zapatisti assolti, definiscono “scaltro e ingannevole” l’operato del Governo statale. Dichiarano che le autorità giudiziarie hanno ritardato i processi penali per poter dire di aver adempiuto alla proposta della Segreteria di Governo. Secondo il loro avvocato, la difesa aveva già dimostrato da mesi l’innocenza degli assistiti.
2 ottobre: Città del Messico. Il CGH realizza la manifestazione più importante del movimento, la Marcia della Resistenza dalla Città Universitaria fino alla piazza delle Tre Culture a Tlatelolco. La manifestazione è lunga oltre 5 chilometri e la presenza di 300.000 persone.
14 ottobre: Città del Messico. La polizia del Governo di Città del Messico reprime nuovamente il movimento studentesco.
29 ottobre: Città del Messico. Alcune persone irrompono nella casa di Digna Ochoa. Dopo averla interrogata sulla sua presunta partecipazione a gruppi armati, la lasciano ammanettata. In seguito, Digna Ochoa va in esilio negli Stati Uniti.
Novembre: Secondo dati ufficiali, le autorità locali e federali dal 1996 hanno arrestato 120 persone legate direttamente o indirettamente all’EPR e ERPI. Inoltre, sono ancora pendenti 60 ordini di cattura e 24 indagini preliminari in corso.
11 novembre: Città del Messico. Marcia del CGH da Televisa, San Ángel a Los Pinos. Repressione.
12 novembre: Città del Messico. Dimissioni del rettore della UNAM Barnés de Castro.
17 novembre: Città del Messico. Juan Ramón de la Fuente nuovo rettore della UNAM.
16 novembre: La Commissione Civile Internazionale di Osservazione per i Diritti Umani (40 attivisti di 10 paesi di Europa e America), visita per la seconda volta il Messico e conclude che “nulla è cambiato e non ci sono progressi significativi” rispetto alle garanzie individuali in Messico.
24 novembre: Firma dell’accordo di libero commercio con l’Unione Europea.
1 dicembre: Città del Messico. Incontro delle nuove autorità accademiche con il CGH.
6 dicembre: Due ex funzionari pubblici sono condannati a 6 anni di reclusione per il caso Acteal. L’ex Pubblico Ministero, Roberto Arcos Jimenez, è accusato di non aver agito contro i civili che si stavano armando nella zona. Il primo ufficiale della Polizia di Pubblica Sicurezza, Absalon Gordillo Diaz, è accusato di detenzione di armi da fuoco ad uso esclusivo dell’Esercito.
11 dicembre: Città del Messico. Manifestazione all’ambasciata nordamericana alle 3 del pomeriggio. Il governo della città torna a reprimere il movimento studentesco.
2000
1 gennaio: Chiapas. Circa 5 mila indigeni de los Altos del Chiapas si riuniscono nell’Aguascalientes di Oventic per celebrare il sesto anniversario della sollevazione armata zapatista. La Comandancia dell’EZLN non è presente per ragioni di sicurezza.
5 gennaio: Chiapas. Militanti priisti catturano 29 simpatizzanti dell’EZLN nella comunità Tzanembolom, municipio di Chenalhó. I priisti chiedono alle autorità l’arresto di 3 indigeni per crimini commessi prima del massacro di Acteal.
6 gennaio: Città del Messico. Il rettore, Ramón de la Fuente, presenta una proposta per riaprire la UNAM. De la Fuente riterrebbe di aver risolto i 6 punti della petizione. Il CGH non accetta e de la Fuente convoca un referendum per il 20 di gennaio.
12 gennaio: Chiapas. Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas denuncia minacce di morte contro i suoi avvocati.
14 gennaio: Un giudice federale ritira la condanna a 35 anni di prigione contro 24 indigeni agli arresti per il loro presunto legame nel caso di Acteal – tra i quali l’ex presidente municipale di Chenalhó – per ragioni amministrative ed ordina di rimettere il procedimento.
20 gennaio: Città del Messico. Referendum alla UNAM. Dei 180.000 votanti (su una popolazione universitaria di 300.000), l’80% si dichiara a favore della proposta del rettore. Il CGH denuncia frodi.
20 gennaio: Puebla, Puebla. Un nuovo gruppo guerrigliero, le Fuerzas Armadas Revolucionarias del Pueblo (FARP), si attribuisce la collocazione di due petardi nella zona residenziale della città di Puebla. Il gruppo pare essere il prodotto di una scissione all’interno dell’EPR avvenuta nell’agosto del 1999.
26 gennaio: San Agustín Loxicha, Oaxaca. Altri tre indigeni zapotecos sono arrestati per il loro presunto legame con l’EPR. In totale sono 101 gli indigeni in carcere con la stessa accusa.
30 gennaio: Hidalgo: La Polizia Federale Preventiva (PFP) arresta con violenza 64 studenti della Scuola Normale Rurale, Luis Villarreal, di El Mexe, municipio di Francisco I. Madero. Gli studenti chiedono che la loro scuola non scompaia e che i suoi diplomati ottengano il posto di maestri cui hanno diritto. In seguito, i padri degli studenti prendono in ostaggio alcuni poliziotti per ottenere la liberazione dei propri figli. I poliziotti vengono denudati e fotografati.
1 febbraio: Città del Messico. La PFP (Polizia Federale Preventiva) occupa le installazioni della Scuola Nazionale Preparatoria. Risultato: 37 feriti, 248 arresti.
2 febbraio: Lungo comunicato dell’EZLN di solidarietà con la lotta del CGH.
4 febbraio: Città del Messico. Incontro tra il CGH e de la Fuente. Non c’è accordo.
6 febbraio: Città del Messico. Assalto della PFP alla UNAM. 732 arresti tra i quali i principali dirigenti del CGH.
8 febbraio: La relatrice sulle esecuzioni extragiudiziarie, Asma Jahangir, presenta all’ONU il suo rapporto sul Messico relativo al luglio 1999. In questo si afferma che i governi federale e locale, l’Esercito, paramilitari e gruppi armati di opposizione, compiono esecuzioni di innocenti in tutto il paese ed in particolare in Chiapas e Guerrero.
9 febbraio: Città del Messico. La PFP abbandona le installazioni della UNAM. Arresti formali per 85 membri del CGH con accuse di terrorismo, insurrezione, lesioni, associazione a delinquere, sabotaggio e furto. Manifestazione di 100.000 persone per chiedere la liberazione dei prigionieri.
12 febbraio: Città del Messico. Arresto formale di altri 50 membri del CGH. Vengono dichiarati “socialmente pericolosi”.
Marzo: ritorno di Digna Ochoa dall’esilio statunitense.
8 marzo: il giudice supremo del distretto di Oaxaca condanna a 50 anni di prigione Floriberto Marciano Mendoza Hernández, per il suo legame con l’EPR e l’assalto a Santa Cruz Huatulco del 28 agosto del 1996.
22 marzo: Chiapas. Migliaia di indigeni e contadini prozapatisti bloccano tratti stradali in sei municipi del Chiapas per chiedere la smilitarizzazione e l’adempimento degli Accordi di San Andrés.
3 aprile: Chiapas. Oltre 137 comunità di 5 municipi appartenenti al gruppo paramilitare “Desarrollo, Paz y Justicia”, decidono di separarsi e formare una nuova organizzazione.
8 aprile: Xochimilco, D.F. Azione di propaganda armata delle FARP.
1 maggio: Si insedia il nuovo vescovo di San Cristóbal de las Casas: Monsignor Felipe Arizmendi Esquivel, successore di Mons. Samuel Ruiz.
5-7 maggio: Oaxaca. Tre autobus di osservatori - studenti, maestri, lavoratori - e tre camion che trasportano 10 tonnellate di alimentari e materiali, frutto della raccolta a favore dei Loxichas, partono da Città del Messico il 4 maggio; il 5 maggio, nelle vicinanze di San Agustín, sono intercettati da 200 uomini armati. Dopo lunghe trattative con la polizia dello Stato, la carovana riesce a passare.
18 maggio: Un generale in pensione e due ufficiali della Pubblica Sicurezza, sono condannati a 8 anni di carcere per aver sentito gli spari durante il massacro di Acteal e non aver fatto nulla per impedirlo, il primo, mentre i due ufficiali per omicidio e omissione.
8 giugno: Escono dal carcere gli ultimi componenti del CGH ancora detenuti.
12 giugno: Oaxaca. Si compiono tre anni di presidio nei corridoi del Palazzo del Governo, le donne loxichas chiedono giustizia e libertà per i loro famigliari, ma anche rispetto dei diritti umani, sociali e politici. Sono 40 gli assassinati e 86 loro famigliari, su un totale di 137, continuano a restare in prigione.
13 giugno: In un’imboscata vengono uccisi sette poliziotti nel municipio di El Bosque. Tre contadini zapatisti sono sospettati del delitto.
16 giugno: L’EZLN si dissocia da questo omicidio.
1 luglio: Entra in vigore il trattato di libero commercio con l’Unione Europea.
2 luglio: Vicente Fox, appoggiato dal Partito di Azione Nazionale (PAN) e dal partito Verde Ecologista Messicano (PVEM), vince le elezioni presidenziali con il 43,43% dei voti.
20 agosto: Pablo Salazar, della Alleanza per Chiapas, vince il governatorato del Chiapas con 535.860 voti (51.50%).
28 agosto: Guerrero. Teodoro Cabrera García è condannato a 10 anni di prigione per detenzione di armi da fuoco ad uso esclusivo dell’Esercito e Rodolfo Montiel Flores a 6 anni e 8 mesi di prigione per coltivazione di marijuana, detenzione illegale di armi ad uso esclusivo dell’Esercito. Entrambi sono dirigenti della Organización de Ecologistas de la Sierra de Petatlán y de Coyuca de Catalán, AC (OCEP).
17 ottobre: Oltre 96 famiglie di profughi, membri de Las Abejas, si ricollocano vicino alla comunità di Naranjatik Bajo, municipio di Chenalhó. Si tratta di profughi della comunità di Yibeljoj che dal novembre 1997, un mese prima del massacro di Acteal, vivevano nell’accampamento di Xoyep.
18 ottobre: Il presidente Zedillo espropria 3,5 ettari di terra nell’ejido di Amador Hernández, comunità zapatista nel municipio di Ocosingo, per costruire installazioni militari.
26 ottobre: Guerrero. Primo Incontro per la Difesa dei Boschi del Guerrero, convocata dalla Organización de Campesinos Ecologistas de la Sierra de Petatlán y Coyuca de Catalán, nella comunità di Banco Nuevo, sulle alture della sierra. I contadini ecologisti denunciano la persecuzione militare. Denunciano che l’Esercito appoggia quelli che vogliono sfruttare il legname. Truppe dell’Esercito bloccano la carovana ed aggrediscono i reporter.
28 ottobre: La Procura Generale della Repubblica arresta 11 membri dei presunti gruppi paramilitari Paz y Justicia e Unión Indígena Agropecuaria y Forestal (scissione di Paz y Justicia) nella zona Nord, con l’accusa di terrorismo, detenzione di armi ad uso esclusivo dell’Esercito, associazione a delinquere, insurrezione, crimine organizzato, lesioni, danni ed appropriazione. Tra gli arrestati ci sono Samuel Sánchez e Marcos Albino Torres.
13 novembre: La comunità Miguel Utrilla, municipio di Chenalhó, impedisce con violenza alla Procura Generale della Repubblica (PGR) di compiere un operativo con 150 poliziotti giudiziari federali e 20 agenti del Pubblico Ministero alla ricerca di armi nelle mani di presunti paramilitari.
11 e 12 novembre: Tierra Blanca Loxicha Oaxaca. Forum per l’Autonomia, il Lavoro e la Speranza. A conclusione del forum, le comunità indigene chiedono la smilitarizzazione della regione.
28 novembre: Il presidente eletto, Vicente Fox, conferma il suo gabinetto in cui predominano politici dal profilo imprenditoriale. Luis H. Álvarez viene nominato Incaricato per la Pace in Chiapas. L’EZLN lo ritiene un interlocutore valido.
1 dicembre: Il presidente eletto, Vicente Fox, assume l’incarico. Afferma che combatterà la corruzione e l’impunità e si impegna a risolvere il conflitto in Chiapas. Fox ordina il ritiro di 53 posti di blocco militari nelle tre zone del conflitto (Altos, Nord e Selva) e lo stop ai pattugliamenti e sorvoli dell’Esercito.
2 dicembre: L’EZLN chiede all’Esecutivo tre segnali per riprendere il dialogo: adempimento degli Accordi di San Andrés, liberazione di tutti i prigionieri politici zapatisti, ritiro e chiusura di sette postazioni strategiche dell’Esercito “delle 250 che lo stesso mantiene nella zona di conflitto”.
5 dicembre: Il presidente Fox consegna al Congresso l’iniziativa di legge della COCOPA.
7 dicembre: Almoloya de Juárez, Mex. Vengono liberati 6 indigeni zapotecos della regione Loxicha.
8 dicembre: Si insedia il governatore eletto del Chiapas, Pablo Salazar. Oaxaca: amnistia per 61 indigeni zapotecos arrestati ed altri 250 su cui pendevano ordini di cattura per presunti legami con l’Esercito Popolare Rivoluzionario (EPR).
20 dicembre: Il governatore Pablo Salazar deroga il Consiglio e la Commissione Statale per la Rimunicipalizzazione creati dal governo di Roberto Albores Guillén e che ha creato sette nuovi municipi, in particolare nelle regioni in cui si trovano i consigli autonomi dell’EZLN.
22 dicembre: L’Esercito abbandona la base militare di Amador Hernández (zona selva). Il governo federale restituisce il podere alla comunità già espropriato nell’ottobre del 2000 dall’ex presidente Zedillo.
23 dicembre: Il presidente Fox cancella il requisito di autorizzazione per essere osservatore dei diritti umani in Messico. Questa attività sarà soggetta allo Stato di Diritto ed alla giurisprudenza applicabile.
30 dicembre: Sono liberati 16 prigionieri politici zapatisti.
31 dicembre: Sotto la pressione di donne zapatiste, l’Esercito messicano smantella il secondo quartiere militare di Jonalchoj, municipio San Andrés Larráinzar.
2001
9 gennaio: L’Esercito abbandona l’accampamento militare di Cuxuljá, municipio di Ocosingo.
17 gennaio: Viene smantellata la quarta base militare nella comunità di Roberto Barrios, municipio di Palenque.
22 gennaio: Il presidente Fox dichiara che dopo il quarto ritiro militare non ce ne saranno altri fino a che l’EZLN non darà segnali di voler riprendere il dialogo.
28 gennaio: Almoloya de Juárez, Mex. Liberazione di altri 6 prigionieri dei Loxichas.
2 febbraio: Il governo federale “celebra” e porge “il benvenuto” alla marcia dell’EZLN, dichiara l’incaricato per la pace in Chiapas Luis. H. Álvarez. Con l’obiettivo di promuovere il ritorno di migliaia di profughi ai loro villaggi e per porre fine agli scontri intercomunitari, il governo dello Stato nomina un incaricato per la riconciliazione.
6 febbraio: La PGR ritrova i resti di tre indigeni prozapatisti, illegalmente sotterrati, che sarebbero stati torturati ed uccisi nel municipio di Tila, Chiapas, tra il 1995 e 1997, presumibilmente da membri del gruppo paramilitare Paz y Justicia.
10 febbraio: Dirigenti del presunto gruppo paramilitare Paz y Justicia si dichiarano innocenti delle decine di omicidi commessi nella zona nord dello Stato e chiedono di essere inclusi nei dialoghi di pace. A questa richiesta si uniscono allevatori della zona di conflitto che vogliono recuperare le migliaia di ettari che hanno perso in questa regione nel 1994.
20 febbraio: Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) rifiuta di trasportare i delegati dell’EZLN perché la richiesta inoltrata dal gruppo ribelle “non si basa sul diritto internazionale umanitario” e non esistono le condizioni affinché possa partecipare alla marcia. Di fronte a questo rifiuto, il governo del Chiapas offre garanzie di sicurezza all’EZLN durante il suo passaggio nello Stato.
24 febbraio: Circa 20.000 persone si danno appuntamento per ricevere la carovana a San Cristóbal. L’EZLN nomina Fernando Yáñez interlocutore con i legislatori e partiti politici.
5 marzo: I 5 mila delegati partecipano al Terzo Congresso Nazionale Indigeno e concordano una sollevazione indigena pacifica nazionale per chiedere l’approvazione della legge COCOPA. Riconoscono all’EZLN rappresentatività ma ritengono anche importante che una commissione accompagni gli zapatisti al Congresso dell’Unione. A questo si aggiunge il rifiuto dei megaprogetti come il Piano Puebla Panamá e l’esigenza di una moratoria per tutti i progetti di bioprospezione.
6 marzo: Marcos ottiene l’appoggio di ERPI, EPR e FARP affinché la delegazione zapatista attraversi i territori di loro influenza.
7 marzo: Puente Grande, Jalisco. Viene liberato Benigno Guzmán Martínez, del direttivo della Organización Campesina de la Sierra del Sur (OCS).
9 marzo: Il presidente della sottocommissione incaricata di elaborare l’iniziativa di legge indigena, Manuel Bartlett, dichiara che il presidente Fox sembra aver fatto suo il progetto della COCOPA poiché ha aggiunto una serie di interpretazione che sono “lucchetti” virtuali.
11 marzo: Oltre 200.000 persone accolgono la delegazione zapatista nello Zócalo di Città del Messico.
13 marzo: Il presidente nazionale della Coparmex, dichiara che i legislatori dovrebbero essere pazzi per approvare un’iniziativa di legge sulla cultura e diritti indigeni nei termini richiesti dall’EZLN. L’industriale definisce l’EZLN un gruppo intransigente, con interessi ed appoggi sospetti da stranieri che nei rispettivi paesi godono di pessima reputazione.
15 marzo: L’EZLN annuncia l’intenzione di inviare una delegazione al Parlamento Europeo. Denuncia anche che le comunità indigene della zona di Las Margaritas denunciano la ripresa dei pattugliamenti terrestri ed aerei.
18 marzo: Il subcomandante Marcos annuncia che davanti alla chiusura della classe politica, l’EZLN interrompe il suo soggiorno nella capitale ed inizia il suo ritorno in Chiapas.
21 marzo: Il presidente Fox rivolge un appello al Congresso dell’Unione affinché trovino gli spazi e le forme per ricevere ed ascoltare l’EZLN. Ribadisce la sua volontà di raggiungere un accordo di pace e questa volta si offre di soddisfare le condizioni zapatiste che competono all’Esecutivo: la liberazione dei prigionieri per crimini federali e la trasformazione delle installazioni militari di Guadalupe Tepeyac, Rió Euseba e La Garrucha in centri di sviluppo.
26 marzo: Circa 500 allevatori, piccoli proprietari e ejidatario profughi della cosiddetta zona di conflitto, manifestano a San Cristóbal contro la legge COCOPA. Il Comitato del PAN ordina ai suoi deputati e senatori di disertare la sessione dei lavori con i dirigenti dell’EZLN e del Congresso Nazionale Indigeno.
28 marzo: 23 comandanti dell’EZLN entrano nel Congresso dell’Unione. Il subcomandante Marcos è assente perché, come spiega la comandante Esther: “Il subcomandante insurgente Marcos è questo, un subcomandante. Noi siamo i comandanti, che comandano in comune, che comandano obbedendo ai nostri popoli”. Informa che l’EZLN non realizzerà nessun avanzamento militare sulle posizioni abbandonate dall’Esercito Messicano e rende nota la designazione di Fernando Yañez quale tramite ufficiale degli zapatisti con il governo del presidente Fox. Yañez si riunisce per la prima volta con l’incaricato per la pace, Luis H. Álvarez, con il quale concorda di iniziare gli incontri relativi all’adempimento delle condizioni zapatiste.
Marzo: Oaxaca. Dei prigionieri della regione Loxicha, restano in carcere ancora 49 persone, di cui 44 a Oaxaca e 5 a Almoloya.
1 aprile: Ritorno della carovana zapatista. Il subcomandante Marcos dichiara che “oggi la guerra è un po’ più lontana e la pace con giustizia e dignità è un po’ più vicina”.
3 aprile: L’organizzazione civile Las Abejas annuncia il suo ritiro dal tavolo dei negoziati con il governo dello Stato e le autorità municipali di Chenalhó perché non approva che vi partecipi il sindaco priista Antonio Pérez Arias.
19 aprile: Venustiano Carranza, Chiapas. Otto contadini vengono assassinati in un’imboscata compiuta da un gruppo di persone a viso coperto con armi di grosso calibro.
25 aprile: Il Senato della Repubblica approva la riforma costituzionale in materia indigena.
26 aprile: Il Congresso Nazionale Indigeno dichiara che la legge indigena approvata dal Senato, non riconosce i diritti dei popoli indios. Aggiunge che sebbene questo progetto stabilisca l’autonomia dei popoli, non definisce i meccanismi attraverso i quali questa possa essere esercitata, non riconosce il territorio delle comunità e gli indigeni non sono riconosciuti come soggetti di diritto pubblico. La Conferenza Episcopale Messicana (CEM) valuta positivamente l’approvazione della legge indigene ed afferma che così si apre la strada per la pace in Chiapas [CUT (che cosa significa?) : quindi, invito tutta la società ad approvare, valutare e rispettare questa legge]. Ammette, comunque, che questa riforma è limitata e soggetta a miglioramenti e che, quindi, non esclude che si continuino a cercare meccanismi per il suo perfezionamento.
27 aprile: La Camera dei Deputati approva la Legge su Diritti e Cultura Indigeni con 386 voti a favore e 60 contrari. Il presidente di turno della COCOPA, Félix Castellanos, avverte che la legge indigena approvata nasce già morta perché non tiene conto dei bisogni delle etnie e né è all’altezza delle loro istanze. Il presidente Fox dichiara che non porrà il veto sulla legge indigena ed aggiunge che è un passo gigantesco per il raggiungimento della pace in Chiapas. L’Assemblea Nazionale Indigena Plurale per l’Autonomia (ANIPA) dichiara che la legge indigena approvata dal Congresso è un imbroglio e non raccoglie in nessun modo lo spirito degli Accordi di San Andrés.
Luglio: Appare un’altra coalizione di gruppi armati: Coordinadora Guerrillera Nacional Jose Maria Morelos, composto dalle Fuerzas Armadas Revolucionarias del Pueblo (FARP), l’Ejercito Villista Revolucionario del Pueblo (EVRP) e dal Comite Clandestino Revolucionario de los Pobres-Comando Justiciero 28 de Junio (CCRP-CJ).
17 luglio: Chilpancingo, Guerrero. Il tribunale supremo unico del 21 comprensorio, con sede in questa città, conferma la sentenza di condanna dei contadini ecologisti Rodolfo Montiel Flores e Teodoro Cabrera García, a sei anni ed otto mesi e 10 anni, rispettivamente, per detenzione di armi ad uso esclusivo dell’Esercito Messicano e delitti contro la salute per coltivazione di marihuana.
21 luglio: Chiapas. La Croce Rossa Internazionale segnala l’esistenza di 7.000 profughi nello Stato.
Agosto: Chiapas. Tornano i pattugliamenti militari nei municipi prozapatisti.
8 agosto: Città del Messico. Vengono scoperti tre ordigni esplosivi piazzati in diverse banche della città. Gli attentati sono rivendicati dalle FARP.
12 agosto: Città del Messico. La PGR e l’Esercito arrestano cinque presunti responsabili: Sergio Galicia Max, Pablo Flores Alvarado ed i fratelli Antonio, Héctor e Alejandro Cerezo Contreras. Tutti sono accusati di far parte dell’EPR e non delle FARP. I fratelli Cerezo sono agli arresti domiciliari a Xochimilco e la PGR dichiara che proprio lì era uno dei “covi” più importanti della dirigenza dell’EPR perché sono state trovate informazioni “importanti” (più di 420 floppy disk), armi e 171.366 dollari “probabilmente provenienti da sequestri”, come afferma il direttore generale della Protezione di Diritti Umani della PGR, Mario Álvarez Ledesma. A partire da qui, la PGR ritiene che, in realtà, è l’EPR il responsabile degli ordigni esplosivi, ed il suo frazionamento in altri raggruppamenti, come le FARP, è solo un mascheramento per nascondere la crescita della guerriglia in tutto il paese.
1-3 ottobre: accompagnata da Harald Ihmig, membro della First Information and Action Network (FIAN), organizzazione con sede ad Amburgo, in Germania, Digna Ochoa visita la Sierra del Petatlán, Guerrero ed incontra dirigenti della Organización Ecologista de Petatlán y Coyuca de Catalán.
19 ottobre: Città del Messico. Digna Ochoa y Plácido, viene assassinata nel suo ufficio in calle Zacatecas 31-A, nella colonia Roma. Oltre che essere l’avvocato dei contadini ecologisti del Guerrero Rodolfo Montiel e Teodoro Cabrera, Digna era anche coinvolta nella difesa delle vittime della maggior parte dei casi di violazioni gravi dei diritti umani commessi in Messico negli anni ’90.
22 ottobre: Messico. Decreto di esproprio per destinare 5.384 ettari di terreno alla costruzione del nuovo aeroporto internazionale sull’ex lago di Texcoco. Gli ejidatari colpiti dal provvedimento di San Salvador Atenco e Santa Isabel Ixtapa manifestano il loro disaccordo.
25 ottobre: Comunicati dell’EZLN in relazione all’omicidio di Digna Ochoa: “Quando vengono eliminati gli attivisti sociali, il Potere fa feste, espone i suoi gioielli e lascia cadere qualche moneta per comprare l’indifferenza con la sua elemosina”.
1 novembre: El Venado, Guerrero (Sierra de Petatlán). Nuovi crimini: persone non identificate sparano contro un veicolo provocando tre morti, tra cui un neonato di sette mesi. Le vittime non avevano vincoli politici ma appartenenti alla Organización Ecologista de Petatlán y Coyuca de Catalán, dichiarano di essere loro i veri obiettivi dell’esecuzione sommaria.
2 novembre: Tuxtla Gutiérrez, Chiapas. Si rivela che durante il governo di Albores Guillen, nello Stato agivano squadroni della morte al comando di Werclaín Ramos Aguilar, che era direttore della Polizia di Settore della Segreteria della Pubblica Sicurezza.
8 novembre: Iguala, Guerrero. Liberazione “per ragioni umanitarie” di Teodoro Cabrera Flores e Rodolfo Montiel García, ecologisti arrestati il 2 maggio 1999. L’esecutivo respinge tenacemente qualsiasi nesso con l’omicidio di Digna Ochoa.
12 novembre: Chiapas. Atto formale di detenzione per Eduardo Montoya Liébano, ex segretario di governo sotto l’amministrazione di Albores Guillen.
14 novembre: Città del Messico. Manifestazione nello Zócalo degi ejidatarios di San Salvador Atenco e Santa Isabel Ixtapa contro la costruzione del nuovo aeroporto di Città del Messico sulle loro terre. Ci sono scontri con i granatieri: decine di persone sono ferite, comprese donne e bambini.
17 novembre: Chiapas. Il Giudice di Distretto, Felipe Quinto Consuelo Soto, rimette in libertà 6 paramilitari accusati del massacro di Acteal “perché il nome con il quale sono stati accusati non corrisponde al nome della prima accusa”.
11 dicembre: Parigi, Francia. “Las Abejas” riceve il premio per i diritti umani di Francia. L’organizzazione è nata nel 1992 nel municipio di Chenalhó, Chiapas, per combattere la discriminazione razziale e promuovere i diritti degli indigeni. 45 dei suoi membri furono massacrati ad Acteal il 22 dicembre 1997.
22 dicembre: Acteal, Chiapas. Centinaia di indigeni riuniti sulle tombe delle 45 vittime per ricordare i 48 mesi dal massacro del 22 dicembre 1997, esprimo il loto timore sulla possibilità che si ripeta un altro attacco ora che sei dei responsabili sono liberi.
23 dicembre: San Salvador Atenco, Méx. I contadini dei 13 ejidos espropriati per la costruzione del nuovo aereoporto internazionale, creano il Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra. Inaugurazione del murale Zapata vive en la lucha de Atenco.
23 dicembre: Oaxaca. Dopo quasi cinque anni, le donne loxichas smontano il presidio davanti al palazzo del governo della capitale dello Stato. Continuano però lo stato di lotta perché a fine anno, 29 dei loro parenti sono ancora rinchiusi nelle prigioni statali con l’accusa di appartenere all’EPR.
29 dicembre: Chiapas. Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas conferma che la tortura , le minacce di morte, il furto e l’abuso di potere continuano ad essere il "modus operandi" dei corpi di polizia in Chiapas.
29 dicembre, San Salvador Atenco, Méx. I contadini continuano la costruzione di barricate ed impediscono il passaggio alla loro comunità di una scavatrice della Commissione delle Acque dello Stato del Messico (CAEM).
31 dicembre: Oventic, Chiapas. “La sollevazione armata è stata l’unica strada che ci era rimasta per non essere sterminati”, dichiarano gli indigeni ribelli alla celebrazione dell’ottavo anno dalla sollevazione zapatista. In questo lasso di tempo, lo ¡Ya Basta! Dell’EZLN ha contagiato una parte del Messico urbano e molte regioni indigene. I comandati del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno hanno diffuso centinaia di comunicati e percorso tre volte il paese. La Selva Lacandona, nota come “il deserto della solitudine”, è diventata un luogo di incontro ed un grande laboratorio in cui si pensa, si parla e si fanno cose importanti per il futuro dell’umanità. All’inizio del nuovo anno, il PRI non governa più né il paese e neppure il Chiapas ma continuano ad essere attuali le rivendicazioni dei popoli indigeni. In Chiapas riprende la militarizzazione mentre il governo federale continua a non adempire ai tre segnali richiesti dall’EZLN per riprendere il dialogo. I ribelli zapatisti resistono nella Selva Lacandona in 39 municipi autonomi in cui, al di là dei partiti, è in gestazione una rivoluzione sociale non-violenta e nuova. Con la loro intelligenza, tenacia e moderazione, hanno guadagnato il rispetto e la solidarietà di milioni di persone in tutto il pianeta.
Fonti: Bollettini: CIEPAC, LIMEDEDICH, SIPAZ, Foja Coleta, Periodici: La Jornada, Milenio. Settimanali: Proceso, Milenio.




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