dal quotidiano LiberalDemocratico...
" il Giornale del 10/07/2003
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Dalle amministrative alla giustizia. Così si è arrivati allo scontro interno
Alessandro Corneli
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1. Qual è statala causa scatenante della crisi in seno alla Casa delle libertà?
Il risultato delle elezioni amministrative parziali di maggio-giugno scorsi, che era stato preceduto dalle polemiche sulle candidature e una chiara voglia di contarsi secondo una precisa logica proporzionalistica e partitocratica della Prima Repubblica. Benché sul piano dei voti di listala CdL avesse conservato al primo turno una netta maggioranza rispetto al centrosinistra, Rifondazione e lista Di Pietro incluse, il secondo turno ha dimostrato disaffezione per il candidato della "coalizione" ed è prevalsa una logica di partito che ha favorito i candidati del centrosinistra. Gianfranco Fini è stato il primo a chiedere una verifica, mentre tra An e Lega scattavano accuse di mancato reciproco sostegno incrociato. Così ogni partito ha recuperato alcune bandiere programmatiche, ponendo dei quasi ultimatum se il governo non vi avesse subito messo mano. A nulla è servito il richiamo di Berlusconi ai partiti della maggioranza ad affrontare uniti il semestre di presidenza italiana dell'Unione europea. La polemica scoppiata in seguito allo scontro Berlusconi-Schulz al Parlamento europeo ha acuito le divergenze, con Fini che si è dissociato dalla replica di Berlusconi e Bossi che l'ha applaudita mentre Buttiglione ha insistito sulla provocazione del deputato socialdemocratico tedesco.
2. Quali sono i sintomi della crisi in seno alla Cdl? Le polemiche sull'asse Berlusconi-Tremonti-Bossi, poi sull'asse Berlusconi-Fini. Vere o false, queste interpretazioni sono passate nell'opinione pubblica e si sono ripercosse sulla Cdl. Così, di recente, sono venute fuori delle soluzioni nominalistiche quali la "cabina di regia", per alcuni organo tecnico e per altri con valenza politica; il "consiglio di coalizione", che tanto ricordai "vertici dei segretari di partito", distinto a sua volta (ma in che modo se non facendo rientrare dalla finestra la partitocrazia e la correntocrazia?) dal "consiglio dei ministri". Una confusione terminologica che non ha nascosto una confusione sostanziale. Da questi sono derivati atti concreti che hanno fatto precipitare la crisi. 3. Quali soni i quattro stop della Lega al Governo nella votazione alla Camera sugli emendamenti al cosiddetto decreto "mille proroghe"?
Primo: l'emendamento presentato dai Ds per la proroga degli sgravi per le ristrutturazioni fino al 31 dicembre, approvato con 226 sì (opposizione, 17 Lega e 4 Udc), contro 208 no e 4 astenuti. Secondo: l'emendamento della Lega per le agevolazioni edilizie approvato con 234 sì (opposizione, 18 Lega, 4 An, 3 Fi, 1 Udc), contro 212 no. Terzo: emendamento della Lega per l'estensione della Tremonti bis ad Alessandria, approvato con 226 sì (opposizione, 4 Fi, 2 An, 18 Lega), contro 214 no. Quarto: emendamento di deputati di An e Forza Italia per estendere la Tremonti bis ai Comuni alluvionati la scorsa estate, approvato con 228 sì (opposizione, 4 Fi, 2 An e 18 Lega), contro 214 no. Una serie di dispetti calcolati di cui non si è calcolato il risultato finale.
4. Quali sono i punti di scontro all'interno della maggioranza? Primo tra tutti, la proposta avanzata da Umberto Bossi di voler presentare un disegno di legge costituzionale per la separazione delle carriere tra giudici e magistrati inquirenti e l'elezione diretta dei pubblici ministeri su base regionale. Proposta respinta da An, favorevole alla separazione delle-funzioni. Secondo terreno di scontro, la riforma previdenziale, con la posizione assunta dal ministro Roberto Maroni contrario a toccare le pensioni di anzianità. Senza contare l'opposizione dei sindacati. 5. Come si articola lo scontro sulla giustizia?
II Consiglio dei ministri ha approvato nel marzo scorso un maxi emendamento al ddl di riforma dell'ordinamento giudiziario che prevede la separazione delle funzioni: concorso unico per giudici e pubblici ministeri ma con due prove distinte. Per passare da una funzione all'altra si dovrà superare un concorso specifico e non si potrà esercitare la nuova funzione nello stesso distretto. Per cambiare nuovamente funzione dovranno trascorrere cinque anni. Martedì il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha annunciato l'intenzione da parte di Bossi di presentare un disegno di legge costituzionale per la separazione delle carriere e l'elezione diretta dei pubblici ministeri su base regionale. Berlusconi ha poi annunciato la assoluta separazione delle carriere dei magistrati da realizzare attraverso un emendamento al ddl già depositato in Parlamento. A questa ipotesi si sono opposti Alleanza nazionale e l'Udc.
6. E quello sulla riforma previdenziale?
Le proposte della Lega sono articolate in tre punti: estensione a tutti del contributivo pro rata (calcola la pensione sui versamenti effettuati da quel momento in poi); sovrapposizione tra aliquota contributiva di computo e aliquota effettiva sia per i lavoratori autonomi, sia per i lavoratori dipendenti; equiparazione dei requisiti di età per la pensione di anzianità tra dipendenti privati e pubblici. La Lega, inoltre, ritiene che il periodo di transizione verso il contributivo per tutti previsto dalla Dini al 2018 sia troppo lungo. Il partito di Umberto Bossi, inoltre, è contrario ai disincentivi in maniera pensioni stica e quindi all'innalzamento delle pensioni di anzianità a 60-62 anni. I1 ministero dell'Economia, invece, è favorevole a un taglio delle pensioni attraverso l'innalzamento dell'età pensionabile tra i 60 e i 62 armi.
8. Cos'è la cabina di regia e perché è saltata?
La cabina di regia è il neonato organismo partorito dalla verifica di Governo richiesta da An e appena archiviata. Fini era stato chiamato direttamente da Berlusconi a guidarla in veste di coordinatore. Ma, ieri pomeriggio, il primo incontro è saltato per la decisione dell'Udc di non prendervi parte. L'affermazione di Rocco Buttiglione che si tratta di un organo di coordinamento tecnico, ha giustificato la replica di Fini che in questo modo venivano meno le condizioni politiche minime indispensabili per adempiere all'incarico. Ma dietro il fallimento della cabina di regia ci sarebbe piuttosto l'irritazione della Lega per il fatto che il nuovo organismo sarebbe stato affidato a Fini, cosa che avrebbe messo in secondo piano le riforme proposte dalla Lega e in ogni depotenziato il ministro dell'Economia Tremonti. 9. Perché la maggioranza si è divisa sull'immigrazione? A rendere più aspro il conflitto in seno alla maggioranza sono stati i numerosi sbarchi lungo le coste italiane di fine giugno. Una dichiarazione provocatoria di parte di Umberto Bossi, che aveva proposto di sparare cannonate sulle barche degli immigrati clandestini in un'intervista al Corriere della Sera del 16 giugno, ha dato fuoco alle polveri. E seguita la richiesta, da parte della Lega, delle dimissioni del ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, perla mancata approvazione dei regolamenti attuativi e dei decreti relativi alla legge BossiFini. La Lega, inoltre, dopo aver minacciato il 23 giugno che non avrebbe preso parte all'informativa del ministro Pisanu sull'immigrazione, giudicando inutile il dibattito, il giorno successivo ha poi deciso di non disertare più l'appuntamento parlamentare. 11. E perché sulla devoluzione? "Noi chiediamo un avanzamento sincronizzato e parallelo della devoluzione, del Senato federale e della Corte costituzionale federale". Queste in sintesi le richieste che Umberto Bossi aveva fatto al Governo, al termine della riunione della segreteria politica della Lega di lunedì scorso che era dedicata alla valutazione del programma presentato da Berlusconi. "Queste cose, così come il presidenzialismo, le ha in mano Berlusconi", ha proseguito Bossi che ha detto al premier: se non vuoi "far saltare il governo devi mediare un po'". A chi gli chiedeva se fosse in discussione l'alleanza, Bossi aveva spiegato che senza "riforme perderebbe significato la coalizione". Ma in concreto cosa vuole la Lega in termini di federalismo? Il partito di Bossi popone di trasformare il Senato in un'assemblea delle Regioni, una proposta che trova tutta la maggioranza d'accordo. Ma per quanto riguarda la regionalizzazio-ne di una parte della Corte costituzionale, che vedrebbe dunque alcuni dei suoi membri eletti direttamente dalle regioni, i centristi della maggioranza appaiono più cauti rispetto alla proposta caldeggiata dalla Lega.. "
Saluti liberali




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