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    SENATORE di POL
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    Predefinito Uno spettacolo ben poco edificante....

    dal quotidiano LiberalDemocratico...

    " il Giornale del 10/07/2003


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    Dalle amministrative alla giustizia. Così si è arrivati allo scontro interno
    Alessandro Corneli
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    1. Qual è statala causa scatenante della crisi in seno alla Casa delle libertà?
    Il risultato delle elezioni amministrative parziali di maggio-giugno scorsi, che era stato preceduto dalle polemiche sulle candidature e una chiara voglia di contarsi secondo una precisa logica proporzionalistica e partitocratica della Prima Repubblica. Benché sul piano dei voti di listala CdL avesse conservato al primo turno una netta maggioranza rispetto al centrosinistra, Rifondazione e lista Di Pietro incluse, il secondo turno ha dimostrato disaffezione per il candidato della "coalizione" ed è prevalsa una logica di partito che ha favorito i candidati del centrosinistra. Gianfranco Fini è stato il primo a chiedere una verifica, mentre tra An e Lega scattavano accuse di mancato reciproco sostegno incrociato. Così ogni partito ha recuperato alcune bandiere programmatiche, ponendo dei quasi ultimatum se il governo non vi avesse subito messo mano. A nulla è servito il richiamo di Berlusconi ai partiti della maggioranza ad affrontare uniti il semestre di presidenza italiana dell'Unione europea. La polemica scoppiata in seguito allo scontro Berlusconi-Schulz al Parlamento europeo ha acuito le divergenze, con Fini che si è dissociato dalla replica di Berlusconi e Bossi che l'ha applaudita mentre Buttiglione ha insistito sulla provocazione del deputato socialdemocratico tedesco.
    2. Quali sono i sintomi della crisi in seno alla Cdl? Le polemiche sull'asse Berlusconi-Tremonti-Bossi, poi sull'asse Berlusconi-Fini. Vere o false, queste interpretazioni sono passate nell'opinione pubblica e si sono ripercosse sulla Cdl. Così, di recente, sono venute fuori delle soluzioni nominalistiche quali la "cabina di regia", per alcuni organo tecnico e per altri con valenza politica; il "consiglio di coalizione", che tanto ricordai "vertici dei segretari di partito", distinto a sua volta (ma in che modo se non facendo rientrare dalla finestra la partitocrazia e la correntocrazia?) dal "consiglio dei ministri". Una confusione terminologica che non ha nascosto una confusione sostanziale. Da questi sono derivati atti concreti che hanno fatto precipitare la crisi. 3. Quali soni i quattro stop della Lega al Governo nella votazione alla Camera sugli emendamenti al cosiddetto decreto "mille proroghe"?
    Primo: l'emendamento presentato dai Ds per la proroga degli sgravi per le ristrutturazioni fino al 31 dicembre, approvato con 226 sì (opposizione, 17 Lega e 4 Udc), contro 208 no e 4 astenuti. Secondo: l'emendamento della Lega per le agevolazioni edilizie approvato con 234 sì (opposizione, 18 Lega, 4 An, 3 Fi, 1 Udc), contro 212 no. Terzo: emendamento della Lega per l'estensione della Tremonti bis ad Alessandria, approvato con 226 sì (opposizione, 4 Fi, 2 An, 18 Lega), contro 214 no. Quarto: emendamento di deputati di An e Forza Italia per estendere la Tremonti bis ai Comuni alluvionati la scorsa estate, approvato con 228 sì (opposizione, 4 Fi, 2 An e 18 Lega), contro 214 no. Una serie di dispetti calcolati di cui non si è calcolato il risultato finale.
    4. Quali sono i punti di scontro all'interno della maggioranza? Primo tra tutti, la proposta avanzata da Umberto Bossi di voler presentare un disegno di legge costituzionale per la separazione delle carriere tra giudici e magistrati inquirenti e l'elezione diretta dei pubblici ministeri su base regionale. Proposta respinta da An, favorevole alla separazione delle-funzioni. Secondo terreno di scontro, la riforma previdenziale, con la posizione assunta dal ministro Roberto Maroni contrario a toccare le pensioni di anzianità. Senza contare l'opposizione dei sindacati. 5. Come si articola lo scontro sulla giustizia?
    II Consiglio dei ministri ha approvato nel marzo scorso un maxi emendamento al ddl di riforma dell'ordinamento giudiziario che prevede la separazione delle funzioni: concorso unico per giudici e pubblici ministeri ma con due prove distinte. Per passare da una funzione all'altra si dovrà superare un concorso specifico e non si potrà esercitare la nuova funzione nello stesso distretto. Per cambiare nuovamente funzione dovranno trascorrere cinque anni. Martedì il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha annunciato l'intenzione da parte di Bossi di presentare un disegno di legge costituzionale per la separazione delle carriere e l'elezione diretta dei pubblici ministeri su base regionale. Berlusconi ha poi annunciato la assoluta separazione delle carriere dei magistrati da realizzare attraverso un emendamento al ddl già depositato in Parlamento. A questa ipotesi si sono opposti Alleanza nazionale e l'Udc.
    6. E quello sulla riforma previdenziale?
    Le proposte della Lega sono articolate in tre punti: estensione a tutti del contributivo pro rata (calcola la pensione sui versamenti effettuati da quel momento in poi); sovrapposizione tra aliquota contributiva di computo e aliquota effettiva sia per i lavoratori autonomi, sia per i lavoratori dipendenti; equiparazione dei requisiti di età per la pensione di anzianità tra dipendenti privati e pubblici. La Lega, inoltre, ritiene che il periodo di transizione verso il contributivo per tutti previsto dalla Dini al 2018 sia troppo lungo. Il partito di Umberto Bossi, inoltre, è contrario ai disincentivi in maniera pensioni stica e quindi all'innalzamento delle pensioni di anzianità a 60-62 anni. I1 ministero dell'Economia, invece, è favorevole a un taglio delle pensioni attraverso l'innalzamento dell'età pensionabile tra i 60 e i 62 armi.
    8. Cos'è la cabina di regia e perché è saltata?
    La cabina di regia è il neonato organismo partorito dalla verifica di Governo richiesta da An e appena archiviata. Fini era stato chiamato direttamente da Berlusconi a guidarla in veste di coordinatore. Ma, ieri pomeriggio, il primo incontro è saltato per la decisione dell'Udc di non prendervi parte. L'affermazione di Rocco Buttiglione che si tratta di un organo di coordinamento tecnico, ha giustificato la replica di Fini che in questo modo venivano meno le condizioni politiche minime indispensabili per adempiere all'incarico. Ma dietro il fallimento della cabina di regia ci sarebbe piuttosto l'irritazione della Lega per il fatto che il nuovo organismo sarebbe stato affidato a Fini, cosa che avrebbe messo in secondo piano le riforme proposte dalla Lega e in ogni depotenziato il ministro dell'Economia Tremonti. 9. Perché la maggioranza si è divisa sull'immigrazione? A rendere più aspro il conflitto in seno alla maggioranza sono stati i numerosi sbarchi lungo le coste italiane di fine giugno. Una dichiarazione provocatoria di parte di Umberto Bossi, che aveva proposto di sparare cannonate sulle barche degli immigrati clandestini in un'intervista al Corriere della Sera del 16 giugno, ha dato fuoco alle polveri. E seguita la richiesta, da parte della Lega, delle dimissioni del ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, perla mancata approvazione dei regolamenti attuativi e dei decreti relativi alla legge BossiFini. La Lega, inoltre, dopo aver minacciato il 23 giugno che non avrebbe preso parte all'informativa del ministro Pisanu sull'immigrazione, giudicando inutile il dibattito, il giorno successivo ha poi deciso di non disertare più l'appuntamento parlamentare. 11. E perché sulla devoluzione? "Noi chiediamo un avanzamento sincronizzato e parallelo della devoluzione, del Senato federale e della Corte costituzionale federale". Queste in sintesi le richieste che Umberto Bossi aveva fatto al Governo, al termine della riunione della segreteria politica della Lega di lunedì scorso che era dedicata alla valutazione del programma presentato da Berlusconi. "Queste cose, così come il presidenzialismo, le ha in mano Berlusconi", ha proseguito Bossi che ha detto al premier: se non vuoi "far saltare il governo devi mediare un po'". A chi gli chiedeva se fosse in discussione l'alleanza, Bossi aveva spiegato che senza "riforme perderebbe significato la coalizione". Ma in concreto cosa vuole la Lega in termini di federalismo? Il partito di Bossi popone di trasformare il Senato in un'assemblea delle Regioni, una proposta che trova tutta la maggioranza d'accordo. Ma per quanto riguarda la regionalizzazio-ne di una parte della Corte costituzionale, che vedrebbe dunque alcuni dei suoi membri eletti direttamente dalle regioni, i centristi della maggioranza appaiono più cauti rispetto alla proposta caldeggiata dalla Lega..
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  2. #2
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    dal quotidiano di Alleanza Nazionale

    " Secolo d'Italia del 10/07/2003


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    I veti incrociati dell'Udc e del Carroccio rimettono in discussione la piattaforma. Berlusconi minimizza

    Governo, la verifica è appena cominciata Fini: per la cabina di regia non ci sono le condizioni

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    Roma. Una giornata campale. È inutile nasconderlo, le ultime 24 ore per il governo sono state un calvario. Gli strattoni della Lega e le impennate impreviste dei centristi rischiano di mandare all'aria la piattaforma della verifica La situazione può essere ricomposta, gli azzurri non vogliono neppure sentire pronunciare la parola "crisi", a patto, però, che tutti gli attori sulla scena dimostrino la volontà politica di oltrepassare le nuvole.
    "Ora c'è da creare una nuova intesa", ammette Ignazio La Russa, "come e quando non lo so, ma di sicura la verifica non ha funzionato".
    In mattinata le prime avvisaglie di tempesta con l'annuncio dell'Udc di disertare la neonata cabina di regia economico-sociale convocata per ieri e decisa di comune accordo nel vertice di maggioranza a via del Plebiscito. "Non andremo - annuncia Rocco Buttiglione - si tratta di un organo di coordinamento tecnico, mentre le decisioni politiche si prendono nel consiglio di coalizione e nel Consiglio dei ministri". Sono da poco passate le 10. Marco Follini conferma con un comunicato ufficiale. In serata Francesco D'Onofrio chiarisce: "Non interessa una crisi di governo, ma bisogna passare da una fase politica in cui c'era soltanto la leadership totale di Berlusconi, a una fase in cui Berlusconi è il leader di un'alleanza di partiti".
    Alla Lega - reduce dalle barricate alla Camera su giustizia e pensioni - non sembra vero di tuffarsi nella mischia e mandare all'aria il nuovo tavolo coordinato da Gianfranco Fini. "In assenza di un documento ufficiale sottoscritto dai quattro leader della coalizione die specifichi, oltre al resto, la data delle riforme, la linea sulle pensioni e la volontà di realizzare il programma elettorale del 2001, il capitolo verifica di governo per la Lega Nord resta ancora aperto". Roberto Calderoli torna ad alzare il prezzo. Sono le 11. A mezzogiorno il vicepremier congela tutto. "La decisione dell'Udc di considerare la cosiddetta cabina di regia per il coordinamento delle politiche economiche, sociali e produttive un organismo tecnico e quindi di non parteciparvi, fa venir meno le condizioni politiche minime indispensabili per adempiere all'incarico affidatomi dal presidente del Consiglio al fine di garantire una effettiva collegialità all'azione dell'esecutivo". Il leader di An non intende farsi sopraffare dai ricatti e con un comunicato annulla il tavolo con i sette ministri convocato per le 18 e rispedisce la patata bollente a Berlusconi. Che, a questo punto, non può evitare di tornare a riunire i leader della coalizione. Alessandro Cé, leghista tutto d'un pezzo, insiste: "Sono troppe le differenza tra noi An e Udc, dobbiamo verificare il programma elettorale perché in caso contrario, si entrerebbe in un tunnel senza uscita". La baruffa è palpabile anche passeggiando in Transatlantico. "Non dico niente" taglia corto Ignazio La Russa, "la velocità con cui deve ripartire il governo Berlusconi è un fatto importante. Quando si parte da una posizione statica, c'è per forza una condizione di attrito". Dentro An tutti fanno quadrato intorno a Fini che ha evitato di convocare un tavolo azzoppato nei fatti. "Mi auguro che le questioni politiche sul tappeto siano affrontate e risolte", dice Maurizio Gasparri da Palazzo Madama dove prosegue a rilento la discussione sul riassetto radiotelevisivo. È solo una questione di metodo, osservano i più ottimisti, ma va risolta prima die sia troppo tardi e la sinistra riprenda l'iniziativa politica nel bel mezzo del semestre europeo di presidenza italiana "Non c'è nessuna crisi. Sono molto ottimista Credo che il presidente Berlusconi, nel giro di qualche ora, avrà risistemato tutto", dice Enrico La Loggia versione pompiere. E da Positano nel pomeriggio il premier minimizza. "Ho lasciato sfogare i ragazzi...", taglia corto con la consueta ironia Forza Italia tesse la tela diplomatica perché la collegialità nell'azione di governo, richiesta per settimane da An, venga garantita e gli equilibri vengano ripristinati. "Se non sarà la cabina di regia, sarà un altro strumento - dice il ministro per affari regionali - l'importante è che venga assicurata la pari dignità tra tutte le forze di coalizione". Il Carroccio non molla la presa per tutto il pomeriggio. "ll premier dia la rotta, altrimenti il governo si infrangerà sugli scogli", sono le parole di Umberto Bossi a fine giornata Quasi un ultimatum per il Cavaliere, che si gode le ultime ore di pace in costiera amalfitana "tunica via di uscita è la chiarezza. Non bastano più né le pacche sulle spalle, né i contentini, né le promesse di trovare soluzione ai problemi. La verifica si deve chiudere rapidamente con un accordo formale e ben preciso, sottoscritto da Berlusconi, Bossi, Fini e Casini, garantito dal Presidente del Consiglio". Parola di Alessandro Cè. Per una volta condivisa da tutti. Serve un nuovo vertice. E non c'è molto tempo.
    "

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  3. #3
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    dal CorSera

    " Corriere della Sera del 10/07/2003


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    "Lo dico una volta per tutte, sulla previdenza sono irremovibile. Non ho mai abbassato la testa e non lo farò ora"

    «Fini e soci hanno tradito gli accordi. Nuovo patto o non siamo più legati»
    Bossi: «Dovevamo tagliare il centralismo, non le pensioni d'anzianità» «Berlusconi è troppo spesso in giro, deve dirci lui come andare avanti»
    Fabio Cavalera
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    MILANO - Inutile girarci tanto attorno. Il vecchio patto con il quale la Casa delle Libertà ha vinto le elezioni due anni fa non c'è più. Archiviato. Umberto Bossi non ha bisogno di ricorrere a mezze misure per fotografare la crisi politica che incrina e paralizza la maggioranza. «Quel patto è fallito». «Lo hanno tradito». Il leader della Lega chiede un nuovo accordo per rilanciare la coalizione. Ma sottolinea che sulle pensioni di anzianità resta «irremovibile». Nessun taglio. Nessun disincentivo che penalizzi chi lascia il lavoro prima dei limiti di vecchiaia.
    - Ministro Bossi cade l'esecutivo di centrodestra?
    «Per evitare di trovarci nella palude c'è una sola strada: ridiscutere l'intesa da cima a fondo. Questa è la nostra richiesta. Rimango in attesa di una risposta. Non do i numeri. Resto lì tranquillo».
    - Intanto la Casa delle Libertà traballa. Non è uno spettacolo esaltante assistere a liti così feroci dentro il governo.
    «Se il governo va allo sbando non è per colpa mia».
    - Ma se salta il patto che cosa accade?
    «Se salta il patto e non se ne sigla uno nuovo non siamo più legati, mi pare logico».
    - Lei parla di «patto fallito», se ne sarà data una spiegazione.
    «Sono stati disattesi i punti fondamentali».
    - Perché?
    «Fini e gli altri hanno tradito, lo hanno stracciato».
    - E la Lega non ha responsabilità?
    «Noi abbiamo sempre rispettato la parola data. C'era un accordo e a quello abbiamo sempre guardato, quella è sempre stata la via maestra. Ora quel vecchio patto è stato svuotato. Ed è nostro interesse capire se davvero lo si vuole sostituire con un nuovo programma per ridare ossigeno alla coalizione o se al contrario prevale l'irrazionalità che sfascia tutto».
    - Che cosa intende quando afferma che il patto è stato svuotato?
    «Che Fini e soci non hanno mantenuto la parola. Che poco alla volta le cose sono diventate diverse da come ci eravamo solennemente impegnati a sottoscriverle e a sostenerle nel 2000».
    Non le va giù che la devoluzione, la sua riforma, si sia arenata.
    «Devo pur prendere atto che tutte le forze politiche sono state contro il federalismo, che dunque hanno disatteso le promesse. La devoluzione era il punto qualificante dell'intesa ma è stata insabbiata. Noi siamo entrati per portare la devoluzione. Fini l'ha fatta fuori. Ed ecco che ci troviamo in una situazione molto difficile».
    - Le sue levate di scudi e le sue provocazioni non hanno di certo contribuito a conciliare le posizioni.
    «Ma se il programma di governo prevede il taglio del centralismo e poi si tagliano le pensioni io come mi devo comportare? Devo stare zitto? Devo incassare? Devo abbassare la testa? Mai. Non l'ho mai fatto e non lo farò mai».
    - Pensioni: la Lega tratta o non tratta la riforma?
    «Una volta per tutte: sulle pensioni di anzianità, sul taglio indiscriminato delle pensioni di anzianità sono assolutamente irremovibile. Non si tagliano, punto e a capo».
    - Già nel 1994 il primo governo Berlusconi saltò proprio sulle pensioni.
    «Il che dimostra quanto siamo coerenti. Poi Dini con il nostro Pagliarini fece un riforma delle pensioni equa».
    - Sulle pensioni si sta incrinando l'asse Bossi-Tremonti?
    «Quando saltano i patti c'è il rischio di non sapere più quali pesci pigliare. Occorre trovare una soluzione altrimenti si sfilaccia tutto. Mi chiedo: c'è la volontà di arrivare alla fine della legislatura? C'è la volontà di sottoscrivere un nuovo patto e di rispettarlo? Per quale motivo hanno detto sì alla devoluzione e adesso non hanno più il coraggio di portarla in aula? Per quale motivo nel vecchio programma non si parlava di tagli alle pensioni di anzianità e improvvisamente ci troviamo di fronte a questa proposta? Non mi pare che le responsabilità siano della Lega».
    - E' saltata pure la cabina di regia sull'economia, un altro passo falso del governo.
    «Di quella roba, della cabina di regia, non ne so niente».
    - Ha già parlato con Berlusconi?
    «Sì, gli ho parlato. Purtroppo è un po' troppo spesso in giro. Gli ho chiesto e gli chiedo di dirci come andare avanti e quando fare le riforme. Perché ormai non c'è più certezza di niente».
    - Un nuovo patto, ma con quali contenuti?
    «Noi li abbiamo già esposti in un decalogo. Il federalismo, l'immigrazione, la giustizia, la famiglia... sono il minimo. Ebbene ci rispondano, ci dicano sì o no e se ci sono altri punti affrontiamoli».
    - Anche le pensioni?
    «C'è la legge delega in discussione al Senato. Discutiamo anche di pensioni ma senza disincentivi per le indennità di anzianità. Insomma riscriviamo il patto, quello vecchio non esiste più».
    - E' fallita la maggioranza?
    «La verifica è in corso. Dipende dalla volontà o meno di firmare un nuovo documento. Poi dalla volontà o meno di tradire gli impegni presi. Io non tradisco. La parola per me è una sola. Se il patto prevede la devoluzione faccio la devoluzione. Se il patto non prevede l'intervento sulle pensioni di anzianità non intervengo sulle pensioni di anzianità».
    - Lunedì si riunisce la segreteria politica della Lega: chiede una risposta agli alleati entro questa data?
    «Questo lunedì o un altro lunedì mi devono comunque rispondere. Io voglio portare alla mia segreteria un documento firmato dagli alleati. Aspetto. Se il capitano, Berlusconi, non dà la rotta la nave va sugli scogli. E il capitano deve evitare che la nave vada sugli scogli».
    - Previsione?
    « Non lo so, al dramma non siamo ancora arrivati, si può evitare».
    - Ma è vicino?
    «Con un nuovo patto no».
    "


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  4. #4
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    dal quotidiano torinese

    " La Stampa del 10/07/2003


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    Guerra totale del Carroccio contro l'indulto alla Camera
    Dopo l'ostruzionismo oratorio arriva l'esibizione di t-shirt che porta alle espulsioni dall'aula. Duello con Casini : "Non sei super partes"
    Maria Teresa Meli
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    Roma - La mattina la Lega minaccia di uscire dal governo, perché, come dice Umberto Bossi, "Fini e Casini hanno tradito il patto elettorale del 2001"; la sera, invece, "censura" il presidente della Camera Casini. E per tutta la giornata i parlamentari del Carroccio si esercitano nella nobile arte dell'oratoria, nell'aula di Montecitorio, per fare ostruzionismo contro l'indultino, sfoggiando nei confronti degli alleati un ricco vocabolario impreziosito da epiteti come "imbecille", "delinquente" e via di questo passo. Il tutto condito con un piccolo break pomeridiano in cui una decina di deputati guidati dal capogruppo Alessandro Cè si disfa della giacca per esibire delle magliettine con su stampate le scritte: "Caino sconti la pena", "Io sto con Abele". Il riferimento è all'associazione radicale contro l'esecuzione capitale nel mondo "Nessuno tocchi Caino". Per carità, non che i leghisti vogliano veder rotolar giù delle teste, se non metaforicamente, ma è il modo in cui il Carroccio vuol dimostrare la propria contrarietà all'indultino.
    Fosse stato un altro provvedimento, però, le cose non sarebbero cambiate. E' che la Lega non ne può più. Il gran capo è nervoso. Si guarda bene dal presentarsi all'appuntamento con il "question time". E il suo malumore si diffonde nel Carroccio. Anche se, per onor di cronaca, va detto che non è che i deputati abbiano bisogno della benzina bossiana per procedere. Sono arrabbiati per conto loro. Tanto arrabbiati, anche in periferia, che la scorsa settimana hanno costretto il Capo a irrigidirsi sulle pensioni. La carica la suona, come al solito, Cè, previo colloquio mattutino con Bossi: "Non possiamo stare nel governo alle condizioni attuali. Il premier intervenga perché la situazione sta degenerando: il clima è pessimo e occorre un chiarimento". Su cosa? Sulla devolution, naturalmente, risponde il capogruppo del Carroccio a Montecitorio.
    Ma che l'oggetto del contendere non sia solo questo lo rivela lo stesso Cè, poco più tardi: "Le pensioni non si toccano, anche se ci sono personaggi come Follini che sentono al telefono il presidente di Confindustria D'Amato e obbediscono". Un calcetto nelle gambe del segretario dell'Udc, tanto per gradire. Anche perché i leghisti sono convinti che l'altro ieri sera, nella cena centrista in cui si è deciso di soprassedere sulla cabina di regia, in realtà si sia parlato d'altro. E cioè della possibilità di scaricare il Carroccio e di imbarcare Mastella. Giancarlo Pagliarini intravede dovunque - ma proprio dovunque - i segnali di una congiura antileghista: "Mi dicono - osserva con gli amici - che il programma di Marano "Verso Sanremo" sia un flop: non vorrei che fosse una voce messa in giro per mettere in cattiva luce la Lega".
    La fibrillazione mattutina, grazie a Cè, è comunque assicurata. Riesce meno bene l'altra operazione: quell'ideuzza di disertare la prima riunione della cabina di regia per dare un colpo al vicepremier Fini. E' lo stesso leader di An che fa saltare tutto. Ma non c'è di che preoccuparsi. La giornata è ancora lunga e con l'ostruzionismo sull'indultino un'altra scossetta tellurica è assicurata. Nel frattempo c'è anche da inviare un messaggio a Tremonti che vuole riformare le pensioni. Ma quelle di anzianità sono così tante al Nord e con l'elettorato come si fa? L'occasione non bisogna neanche andarsela a trovare. C'è il Dpef. "Eventualmente lo esamineremo ad agosto", dice il presidente della Commissione Bilancio di Montecitorio, il leghista Giancarlo Giorgetti. Intanto in aula i deputati del Carroccio nei loro interventi sull'indultino sparano su An, rea, a loro dire, di "non volersi opporre veramente a questo provvedimento".
    Non basta. Bossi vuole che Berlusconi faccia qualcosa. "E' lui il garante della nostra presenza al governo", dice. Con gli altri alleati, infatti, lui non ci parla nemmeno più. Così, nel pomeriggio, viene sfornato un altro Cè. Una nota con ultimatum annesso: la verifica va chiusa con un accordo formale, entro lunedì, giorno in cui si riunirà la segreteria federale della Lega, un documento sottoscritto da Berlusconi, Bossi, Fini e Casini. Casini? Non Follini? "No, che volete che si riunisca un vertice con uno che legge Harry Potter?", spiega serafico e sorridente Cè. E ora tutti in aula. Si inizia in modo "soft", con il leghista Cesare Rizzi che dà dell' "imbecille" al capogruppo dell'Udc Luca Volontè. Si prosegue con Federico Bricolo, che punta a Casini, che ha risposto ad alcune lettere di detenuti sull'indultino. Per il deputato del Carroccio "il presidente non è super partes, ma mostra di stare dalla parte dei delinquenti".
    Il bello deve ancora arrivare. I giornalisti vengono avvisati. In aula, dieci deputati si tolgono la giacca e sfoggiano magliette bianche e scritte verdi: "Caino sconti la pena", "Io sto con Abele". Dai banchi dell'opposizione urlano "fuori, fuori", da quelli dell'Udc "buffoni, buffoni", Casini espelle la pattuglia del Carroccio, portata via dai commessi e sospende la seduta. Il questore leghista della Camera Edouard Ballaman, che faceva parte dei contestatari, annuncia: "Questa è probabilmente la prima volta nella storia della Repubblica che un questore partecipa così attivamente a un'iniziativa ai limiti della correttezza". I leghisti, comunque, in serata sospendono l'ostruzionismo: li farebbero parlare in notturna. A tutto c'è un limite: la notte è sacra. Ma prima l'attivissimo Cè sforna un terzo comunicato: "Il gruppo della Lega sottolinea l'inaccettabile atteggiamento del presidente della Camera che si preoccupa più di scarcerare i delinquenti che di difendere il sacrosanto diritto dei parlamentari a esprimere la volontà dei cittadini che gli hanno eletti". Dopo questa giornata interrogarsi sulla possibilità di una crisi sarebbe legittimo. Ma l'ultima parola spetta ancora una volta a Cè: "Crisi? Non esageriamo - ridacchia il capogruppo della Lega - mica vogliamo fare) un piacere alla sinistra".
    "


    Cordiali saluti

  5. #5
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    dal CorSera


    " Corriere della Sera del 10/07/2003


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    Le spine della maggioranza

    ½Non ho l'acqua alla gola, senza di me si suicidano+
    Berlusconi aspro con gli alleati: sono loro ad aver bisogno, perchT senza il mio apporto non possono nulla
    Francesco Verderami
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    ROMA - Era il 1997. Berlusconi radun= gli alleati e disse: ½Ho un piano. Vi porto tutti al governo+. Nessuno dei partner ci credeva, eppure and= cos8. Ora Berlusconi deve inventarsi un altro piano per tentare di rilanciare l'esecutivo, e chissa se anche stavolta non gli crederanno. Il fatto F che il Cavaliere non crede pi· negli alleati e il sentimento F reciproco. Si F talmente incrinato il rapporto che il premier - come racconta un autorevole dirigente di Forza Italia - ½F ripiombato nella sindrome del '94+: ½Non si fida di nessuno, da Fini a Bossi, da Pera a Casini, pi· Pera che Casini. E non si tratta solo di loro...+, aggiunge puntando l'indice della mano verso l'alto, segno convenzionale che nel Palazzo F usato per riferirsi al Colle. Non F una crisi di governo, ma F come se lo fosse. E nel giorno in cui naufraga la cabina di regia, nel giorno in cui il ½patto della verifica+ appena firmato viene stracciato, invece di fronteggiare lo stato di emergenza Berlusconi lascia Roma per recarsi in vacanza a Positano. La visita a Zeffirelli F il gesto eclatante della rottura, il modo per far capire all'opinione pubblica che ½io non partecipo al teatrino della politica+, e contemporaneamente un messaggio inviato ½a quei signori+, per mettere in chiaro che ½io non sono con l'acqua alla gola+, che ½sono loro semmai ad aver bisogno di me, perchT senza di me non possono far nulla+. Cos8, mentre nella capitale infuria una guerra senza quartiere, il Cavaliere sceglie di partire per dimostrare quanto disastroso sarebbe un suo esilio: ½Voglio vederli adesso? Cosa faranno: apriranno la crisi? E dove vanno An, la Lega, i centristi... Li ho raccolti io, e senza di me rischiano di suicidarsi+. Si considera, e in effetti ancora lo F, la ½forza trainante della coalizione e del governo+, ma la politica ha regole ferree, e per gestirle non servono nF aiutano certi colpi a effetto. Berlusconi F consapevole dei problemi che minano l'alleanza, e il suo stato d'animo testimonia quali difficolta incontra nel trovare una soluzione. Perci= il modo sprezzante con cui ieri attendeva che ½i ragazzi si sfogassero un po'+, non era un segno di forza, ma di debolezza. La verita F che il premier ha visto progressivamente ridursi il ruolo di leader della coalizione, e la ½sindrome del '94+ F la conseguenza di ci= che ha visto e ha sentito. Quando il leader dell'Udc nelle settimane passate gli ha spiegato senza giri di parole che ½nella maggioranza F in atto uno scontro di civilta+, e quando - qualche tempo dopo - il leader di An gli ha sottolineato che ½Bossi ogni volta disattende i patti sottoscritti+, ha avuto la netta sensazione che quelle parole nascondessero un disegno a lui ostile: la fine del rapporto con la Lega, la rottura di un'alleanza che finora gli ha garantito il primato. Sia chiaro, quel primato F ancora oggi fuori discussione, perchT nessuno vuole nF pu= metterlo a rischio, perchT non esistono alternative al Cavaliere dentro il Polo, e certi scenari al momento appaiono irrealizzabili. Ma se persino D'Onofrio arriva a dire che ½la leadership totale di Berlusconi non basta pi·+, allora significa che il logoramento F assai profondo. Ha solo un modo per invertire la tendenza: inventarsi un piano che gli riconsegni la guida della coalizione, e ponga termine all'estenuante braccio di ferro tra alleati. Non basta puntare l'indice contro ½le strane svolte di Fini, a cui si vede manca uno come Tatarella+. E' vero: la destra deve confidare nel rilancio dell'alleanza per non correre in futuro il rischio di finire emarginata da operazioni centriste, che pure l'anno scorso allarmarono il leader di An. Ma il vicepremier ieri non poteva nemmeno subire senza reagire all'½agguato+ che gli stava tendendo Bossi ½in concorso con Tremonti+. Raccontano che Fini fosse certo che nel pomeriggio nessun esponente del Carroccio avrebbe partecipato alla riunione della cabina di regia. Perci= ha chiesto e ottenuto la sponda di Follini. Se non avesse fatto saltare il banco, sarebbe stato delegittimato e non avrebbe potuto far altro che rassegnare il mandato e tornare al partito, ipotesi che non F tramontata ½perchT dopo l'estate vedremo se ci saranno le condizioni per continuare+. Per= non sono solo An e Udc a scartare, anche Bossi non riconosce pi· a Berlusconi l'antico primato: ½Ho chiesto a Silvio: "Quando verranno votate le nostre riforme?". E lui mi ha risposto: "Garantisco io". Gli ho richiesto: "Quando?". Lui mi ha ripetuto: "Fidati". Eh no, io non porto al massacro la Lega sulle pensioni, e poi non incasso nemmeno la devolution+. Mentre discuteva con Zeffirelli sulle intuizioni di un tale Machiavelli, il premier ha ricevuto tre telefonate: la figlia maggiore, la segretaria Marinella e Letta. E quando il sottosegretario gli ha esposto lo stato delle cose, Berlusconi ha commentato: ½Ho fatto il mio dovere. Ora stacco la spina+. Ma il Cavaliere sa che la verifica era stata scritta sulla sabbia, perchT all'indomani del vertice notturno con Fini e Bossi, rivel= a un esponente forzista di essere ½preoccupato+: ½Abbiamo raggiunto un'intesa, per= ci sono ancora dei problemi che non sono stati del tutto risolti. E non vorrei accadesse qualcosa nel frattempo. Mi auguro di no. Ci vorrebbe un po' di buona volonta da parte di tutti+. Un conto F la ½buona volonta+, altra cosa F la politica, con le sue regole, le sue scadenze. C'F il Dpef, la Finanziaria, la decisione sulle pensioni. Berlusconi sa di dover intervenire ½bisogna riformulare il patto, specificando nel dettaglio il percorso e stabilendone le date+, spiegava ieri uno dei fedelissimi del premier. Eppure il ½patto+ era stato appena sottoscritto. Non c'F la crisi, non ci pu= essere, ma la crisi F in atto, e per superarla il Cavaliere deve inventarsi un altro piano.
    "

    Cordiali saluti

  6. #6
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    da www.ilfoglio.it

    " Nel Polo sembra saltare tutto, ma nessuno vuole una crisi di governo
    Per Biondi (FI) trattasi di “kamikaze segaioli, capaci di non far male a nessuno, ma solo a se stessi”
    --------------------------------------------------------------------------------
    Roma. Invocava di buon’ora, ieri mattina, Rocco Buttiglione: “Bisogna trovare un Andreotti, o almeno un De Mita, che spieghi come si fa una verifica”. I democristiani attuali, per il momento, hanno fatto vedere come se ne manda in aria una appena fatta. O almeno, questa è l’accusa (pubblica) della Lega e quella (occulta) di Forza Italia. In poche ore, è scaduta la verifica di quarantott’ore prima, è saltata la cabina di regia, e per tutto il giorno in Transatlantico gli alleati del centrodestra si scrutavano in cagnesco. Come dice Alfredo Biondi, “siamo i kamikaze segaioli, che non ammazzano nessuno, solo se stessi”. E quelli di An che ridevano mostrando la prima pagina del Secolo d’Italia, dove a caratteri cubitali stava scritto: “Ottimismo”. Ore e ore passate prima a interrogarsi sulle manovre degli ex dicì, poi sul rafforzarsi dell’asse tra Udc e An, infine nell’attesa del ritorno del Cav., accasato in villa a Positano, da Franco Zeffirelli, “per staccare la spina”. E per rendere meno infuocato il clima politico – con la maggioranza alle prese con qualche supplemento di briosa ricreazione – contribuiva di suo con una granita al bar “La Zagara” del ridente borgo campano. Ieri è stata la giornata in cui ogni democristiano non si è presentato dove doveva presentarsi. Se Marco Follini ha fatto sapere di non sapere bene che fare nella cabina di regia (dove comunque, si mormora, tanto Buttiglione quanto il ministro Giovanardi ambivano transitare), sull’altro fronte Clemente Mastella ha marinato il vertice dell’Ulivo. E le voci di Montecitorio hanno subito fatto la facile equazione: se la Lega tira troppo la corda, e Clemente non tira troppo sul prezzo… Malignità, giurano i diretti interessati. Assicura Giovanardi: “Mastella non c’entra con la verifica di maggioranza”. Ma una certa aria di “democristianeria pride” ieri si respirava, tanto che il suddetto Mastella a assicurava: “E’ aperta la successione a Berlusconi”. E circolavano voci come quella che per le prossime Europee l’Udc potrebbe presentarsi in maniera più smarcata dal resto della coalizione. Si poteva pensare che quelli di An ce l’avessero con quelli dell’Udc, avendo i secondi marcato visita alla cabina alla cui regia c’era per l’appunto Fini. Macché. Per l’intera giornata è stato uno scambio di amorosi. Così se Luca Volontè, capogruppo folliniano, dice: “Non voglio parlare di crisi, ma uno più uno fa due”, Mario Landolfi, portavoce finiano, spiega: “La crisi? Chiamatela come vi pare, non dobbiamo avere paura delle parole”. E Giovanardi: “Fini, che è intelligente, ha preso atto che la verifica non è finita”. Ancora Landolfi: “L’Udc non c’entra niente”. Ce l’ha con la Lega, il portavoce di An, e su un divano è tutto un ridacchiare intorno alle dichiarazioni del capogruppo di Bossi, Alessandro Cè, polemico con la “palude romana dove An e Udc sembrano trovarsi molto bene”. E dunque: “Cè o ci fa? Come Cè non c’è nessuno”. E con il ministro Tremonti, “che ci ha fatto conoscere il Dpef attraverso le pagine del Corriere, invece che nella cabina di regia”. Tra gli alleati vola anche qualche reciproco “buffone” e “imbecille”. Alle 13,44 Renato Schifani assicura: “Al Senato maggioranza compatta”. Agenzia delle 16,33: “Ddl Gasparri: numero legale manca”. Buttiglione se la prende pure con quelli che “vorrebbero condurci a fare la guerra alla Germania”, la Lega alza barricate sull’indultino e se la prende anche con Casini. Ma neanche i big dell’Ulivo credono alla crisi. E fanno bene: lo stesso focoso Cè, nel bailamme, assicura: “La crisi? Non esageriamo, niente regali alla sinistra”. Berlusconi pensaci tu Ma tutti a invocare il Cav., che ha fatto sapere scocciato: “Me ne sono andato per lasciarli sfogare”. Pure Bossi, che spara: “Il patto su cui si è fondata la Cdl è fallito”. E sotto con il Cav. “Berlusconi prenda in mano la situazione” (Landolfi, An); “Intervenga Berlusconi” (Cè, Lega); “Tocca a Berlusconi” (Delfini, Udc); “E’ necessario un intervento forte del presidente del Consiglio” (D’Antoni, Udc); “Berlusconi deve svegliarsi” (sempre Cè); “Chiediamo che il capo del governo spieghi a noi, agli italiani…” (Buttiglione (Udc); “Berlusconi faccia subito la verifica” (Biondi, FI); “Berlusconi deve intervenire” (Urso, An). “Ricompatterà” (Bondi, FI). E il Cav. si rimette pazientemente in marcia da Positano verso “il pollaio” (Zeffirelli). Con la bocca ancora dolce di granita, doverosamente rassegnato a farsela amara, “che succeda qualcosa, se deve succedere” (testimonianza di Zeffirelli). In serata giravano in Transatlantico voci sulle dimissioni di Fini. La Russa le ha subito troncate: “Smentisco categoricamente”.
    "

    Saluti liberali

  7. #7
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    da www.giornale.it

    " Udeur al posto della Lega? Mastella ci pensa

    L’Udeur potrebbe prendere il posto della Lega nella maggioranza di governo? Clemente Mastella non lo esclude. Ma non vede il ricambio imminente. Insomma, prima delle elezioni europee non succederà nulla. Poi si vedrà.
    “Altro che ottimo stato di salute. Mi pare che la maggioranza abbia la febbre alta. E che sia cominciata la guerra di successione a Berlusconi. Ma, attenzione, fino a dopo le elezioni europee non ci sarà crisi”, dice Mastella.
    Ma il leader dell’Udeur non vede imminente la rottura della maggioranza, anche se attribuisce a Bossi & C il ruolo di sfasciacarrozze: ”La non omogeneità della Lega a questa maggioranza appare sempre più evidente e questo determinerà continui strappi che logoreranno l'organismo senza però giungere, al momento, a conclusioni traumatiche. Così fino alle europee il governo riuscirà a fare poco o niente. Ma non si arriverà alla crisi. I leghisti faranno guerriglia. An e Udc si ribelleranno, ma non potranno andare oltre”.
    Insomma, tutto è sospeso fino alle elezioni europee. Dal loro esito, dice Mastella, dipenderà il futuro dell’attuale maggioranza. “Se, come è accaduto negli ultimi anni, va male, Bossi si porrà il problema di una ditta costretta a chiudere e dovrà scegliere tra una comoda pensione di anzianità al governo e una nuova fase movimentista all'insegna del 'Roma ladrona', 'Roma padrona'. Per me, comunque. è cominciato il crepuscolo della Lega”.
    Ma l’Udeur potrebbe passare al centrodestra prendendo il posto del Carroccio? Per ora no. ma domani chissà? Quasi certamente sì. Insomma, Clemente Mastella a un ritorno al governo ci sta pensando, eccome.
    Anche perchè, come lascia chiaramente intendere, le cose con i suoi attuali alleati di centrosinistra non vanno affatto bene.
    “Basta vedere quello che è accaduto alla Provincia di Roma. - dice - Hanno imbarcato tutti, dalla Fiom alla Caritas. Ea noi ci trattano peggio dei clandestini. Adesso dicono che vogliono rimediare. Vedremo”. Chi ha orecchie per intender...

    10 Lug 2003
    "

    Cordiali saluti

  8. #8
    Manuel
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    Quando la maggioranza doveva approvare alcuni provvedimenti che riguardavano la giustizia c'è stata unanimità e compattezza ora che si è in pratica risolto il problema dei processi al premier e il parlamento si può dedicare a tempo pieno alle riforme son cominciati i problemi e la maggioranza si è disgregata, ma quello che purtroppo noto è il fatto che Berlusconi non riesce o non sembra essere intenzionato a prendere in mano la situazione intervenendo in maniera diretta sui singoli problemi e sulle riforme.

  9. #9
    Sospeso/a
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    In origine postato da Manuel
    ma quello che purtroppo noto è il fatto che Berlusconi non riesce o non sembra essere intenzionato a prendere in mano la situazione intervenendo in maniera diretta sui singoli problemi e sulle riforme.
    Beh, ormai è appagato, quello che voleva lo ha ottenuto quasi tutto, ora c'ha pure l'immunità.

    Gli manca solo la legge Gasparri, e poi lui è a posto e puo' finalmente riposare, le riforme sono fatte.

    Non dimentichiamoci che è da due anni che non prende un giorno di ferie.

  10. #10
    SENATORE di POL
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    da www.ansa.it

    " TELEFONATA NEL POMERIGGIO TRA BERLUSCONI E BOSSI
    ROMA - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha avuto un colloquio telefonico con il leader della Lega Umberto Bossi nel primo pomeriggio. La telefonata, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari della Lega e di Forza Italia, avrebbe riguardato le principali richieste della Lega rispetto alla verifica, vale a dire l'approvazione della devolution in tempi certi e definiti, e l'accantonamento delle proposte di riforma del sistema pensionistico. Il colloquio sarebbe stato giudicato soddisfacente dal leader del Carroccio, al quale il presidente del Consiglio avrebbe chiesto tra l'altro un abbassamento dei toni polemici da parte dei parlamentari della Lega, anche nel dibattito alla Camera sull'indultino (ancora in corso durante il colloquio telefonico) che ha registrato pesanti attacchi polemici dei deputati bossiani nei confronti degli stessi alleati. In effetti, sul finire del dibattito in aula alla Camera e' stato notato che i toni usati dai deputati leghisti si sono attenuati notevolmente, e si e' giunti al voto finale sull'indultino senza particolari asprezze.
    10/07/2003 19:46
    "

    Cordiali saluti

 

 
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