....vento del Sud.
Il blocco sociale liberista si è incagliato a vantaggio dei mille corporativismi senza visione.
L’evidente incagliamento del governo, che ha prodotto il Dpef balneare come sintesi dei veti contrapposti, è effetto anche della crisi che attraversa il blocco sociale su cui era stata costruita la vittoria elettorale della Casa delle Libertà. Si trattava di un blocco in formazione, in cui si esprimeva soprattutto l’esigenza di una maggiore libertà economica, a detrimento dei vincolismi statalisti e assistenzialisti. Aveva il suo epicentro nel Nord, nelle nuove professioni, nel ceto medio produttivo.
Con aspetti anche preoccupanti, come certe tendenze alla disobbedienza fiscale e persino al secessionismo.
Tuttavia aveva, alla base, una forte esigenza di modernizzazione e una robusta volontà di fare da sé.
Nei primi due anni di governo, però, il centrodestra non è riuscito a dare corpo alla rivoluzione liberale che aveva evocato. Hanno pesato le difficoltà della congiuntura internazionale, una certa improvvisazione delle soluzioni prospettate, l’esigenza di stringere un patto sociale che comprendesse anche settori del lavoro dipendente organizzato, per isolare la forsennata campagna di opposizione politica scatenata dalla Cgil.
In ogni caso le attese sono andate largamente deluse e al dinamismo del blocco sociale elettorale si è contrapposto, sempre più efficacemente, il concerto dei poteri tradizionali.
La crisi della grande industria, che aveva aperto lo spazio per l’insediamento alla testa della Confindustria di un gruppo dirigente innovatore, ha segnato però anche la prevalenza
di (legittimi) interessi meridionalisti.
Antonio D’Amato ha sviluppato un’azione decisa, anche se un po’ confusa, per la riforma radicale delle pensioni, soprattutto di quelle di anzianità, ma ha combattuto davvero solo quando sono state messe in discussione le provvidenze a fondo perduto per le imprese meridionali, che il governo intendeva trasformare in mutui
agevolati.
Nel sistema bancario i processi di fusione fra le banche del Nord, che potevano creare almeno un istituto davvero di livello europeo, sono stati fermati, in attesa di sistemare la partita di Capitalia.
In sostanza attorno al programma di liberalizzazione non si è creato un sistema di potere che lo sorreggesse, e quindi hanno
ripreso forza gli interessi tradizionali.
Le forze nuove hanno cercato protezione sotto gli ombrelloni corporativi, che in Italia sono più numerosi e fiorenti di quelli
delle spiagge di Rimini. Il pubblico impiego continua a rinnovare contratti più vantaggiosi di quelli del settore privato e l’unica
vera decisione di confusi vertici sul Dpef è di chiudere subito anche quello più oneroso, come chiedono i tradizionali collettori
di quelle aree, Alleanza nazionale e Udc.
I lavoratori autonomi, quelli delle partite Iva, i dipendenti delle piccole imprese non coperti dall’articolo 18, quelli cioè che lavorano moltissimo e che erano la base del blocco sociale liberista, non hanno avuto risposte, mentre con la risorgente
concertazione, garantita per la predisposizione della nuova legge finanziaria, troveranno ascolto le esigenze dei più garantiti,
lavoratori del pubblico impiego, delle grandi aziende, pensionati e pensionandi di ogni genere.
Eclissi o tramonto definitivo?
Il fatto stesso che, a un certo punto della verifica della maggioranza, si sia parlato della possibilità di sostituire Umberto Bossi con Clemente Mastella è sintomatico di questa inversione di prospettive, della forza del vento del Sud, oggettivamente più
statalista e assistenzialista. La reazione della Lega è stata anch’essa, per certi aspetti, corporativa, con la difesa delle pensioni di anzianità, che si percepiscono prevalentemente
al Nord, contro quelle di invalidità, invece collocate in proporzione maggiore nel Mezzogiorno.Una situazione in cui ciascuno difende i propri bacini di influenza preferenziali porta a un bilanciamento di
spinte e controspinte a somma zero, che è poi riportato in belle cifre nel Dpef.
Ci si può consolare pensando che l’Italia democristiana è andata avanti così, e neanche troppo male, per mezzo secolo. In quella fase, però, le condizioni erano assai diverse.
L’economia aveva una certa forza autopropulsiva, la competizione internazionale era assai meno severa e, quando le cose andavano male, c’era lo sfogo dell’inflazione, del rigonfiamento del debito pubblico e della conseguente svalutazione.
Ora nella competizione internazionale sono tornati i paesi
dell’Est europeo, prima “sequestrati” nell’impero sovietico, e le manovre monetarie sono impossibili. Per reggere bisogna
lavorare meglio e di più, guadagnando meglio e di più. Questa era la bandiera del blocco sociale liberista, che esce sconfitto
in questa fase. Se si tratti di un’eclissi o di un tramonto definitivo dipende da tante variabili, non solo politiche e non solo interne.
Ma senza il recupero di una visione generale che si è andata spezzettando in particolarismi, difficilmente potrà risorgere.
Atterraggio pesante.
saluti




Rispondi Citando
