Ciampi ricorda Pertini, fu baluardo lotta antifascista
(ANSA) - SELVA DI VAL GARDENA, 19 LUG - Carlo Azeglio Ciampi ha ricordato il suo predecessore Sandro Pertini quale 'primo decisivo baluardo repubblicano' della lotta antifascista. E poi, anche, quale protagonista 'in non piccola parte, della tenuta morale di fronte all'onda del terrorismo'. 'Gli italiani -ha detto Ciampi- sono riconoscenti a quest'uomo orgoglioso, riservato, di generosi impulsi'. /RED
19/07/2003 186
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Una voce poco fa
Indro Montanelli
15 marzo 1981
Coi dirigenti che abbiamo, non sappiamo mai se paventarne di più i silenzi o le voci. La Dc, di solito così garrula, da un pezzo è completamente afona. Forlani tace quasi sempre, e le poche volte che apre bocca il suo linguaggio ordinato e pulito, ma sotto tono, perde il passo con l'emergenza e non vi lascia traccia. Tacciono Fanfani e Andreotti, cui l'ombra - e sia pure per ragioni ben diverse - in questo momento conviene. Parla solo Piccoli, ma le sue parole "non passano", come si dice in gergo teatrale: se le fa addosso, e gli rimangono lì.
E' questo silenzio, credo, che adesca Pertini a riempirlo, e moltiplica l'eco e i rimbombi dei suoi pronunciamenti. Forse, se se ne rendesse conto, li misurerebbe un po' di più. Ma l'uomo è estroverso e irruente, e alla sua età non può certo rimodellare il proprio carattere, cui del resto deve la sua popolarità.
Quando si leva la pipa di bocca, nel cosiddetto Palazzo sono in molti, anche fra i laici, a farsi il segno della croce. Ma proprio per questo l'italiano della strada accoglie con favore i suoi sproloqui e li sollecita. E' quindi naturale che un giornalista sensibile agli umori del pubblico e sempre in tono con essi come Enzo Biagi ne abbia approfittato per porre al presidente una serie di domande fatte apposta per sollecitarne gli ùzzoli ciarlieri. E Pertini, che condivide la massima di Lacordaire secondo cui il silenzio è la più grande delle virtù dopo quella della parola, ci si è buttato a capofitto.
Dell'intervista che uscirà domani su Epoca, non conosciamo ancora il testo integrale. Ma gli anticipi che sono stati forniti bastano a farci capire su quali denti batte la lingua di Pertini. Nessuno si illuda di costringerlo, ha detto provocando una crisi di governo senza sbocco, a sciogliere le Camere e a bandire nuove elezioni. Pur di evitare questo repentaglio, è pronto a mettere Parlamento e partiti "con le spalle al muro".
Di che muro si tratti non sappiamo, e i pareri su questo punto sono molto contraddittori. Ma accettiamo pure l'interpretazione più benevola, e cioè che Pertini abbia voluto dare una mano a Forlani avvertendo i suoi nemici ch'è inutile tentare di sloggiarlo da Palazzo Chigi. E fin qui il presidente è rimasto nel suo, annunciando misure che rientrano nell'ambito dei suoi poteri.
Ma poi ha preso a divagare nel campo della politica estera facendo tenere il fiato in molte gole, e non a torto. Ha detto di non sentirsi affatto tranquillo per la questione di El Salvador, e di aver mandato a dire a Reagan che si guardi bene dal farne un altro Vietnam. Ma questo Reagan deve piacergli poco perchè subito dopo gli ha anche dato del "provocatore" o giù di lì, per la burbanza con cui ha risposto alle aperture di Breznev che per fortuna - ha detto - si è mostrato molto più paziente e moderato di lui. Dopodichè si è lasciato andare a un grande elogio di Pajetta per il modo con cui si è comportato a Mosca.
Ora, a parte il fatto che nei temi di politica estera il capo dello Stato non dovrebbe mai interferire perchè non rientrano nelle sue competenze, il suo discorso su Reagan mi richiama un po' alla memoria quello di un anarchico del mio paese soprannominato Fischio che, dopo un soggiorno in Russia nei primi tempi della rivoluzione, confidava ai suoi compagni di fede e di scopone: "Io glielo dicevo sempre al compagno Trotzki: sta attento a Stalin, quello ti frega..." Reagan probabilmente, dopo l'ammonimento del collega italiano, starà attento. Ma nello stesso tempo deve essere rimasto un po' sorpreso che a impartirglielosia stato lo stesso presidente che poche settimane orsono accusava gli uomini del Cremlino di organizzare e foraggiare il terrorismo dell'Occidente.
Pertini ha anche detto un sacco di altre cose. E da come abbiamo potuto leggerle negli stralci che ne sono stati anticipati, si capisce che le ha dette a ruota libera, come piace a lui, come piace agl'italiani e come del resto è logico, visto che dal Palazzo non ci giunge altra voce che la sua. A un certo punto, in polemica con quanti gli contestano il diritto di parola, e gli rimproverano di abusarne, è sbottato: "Secondo loro, il presidente della Repubblica dovrebb'essere sordo, muto e cieco. E io non sono nè sordo nè muto nè cieco".
Lo sappiamo, presidente, lo sappiamo. Ma quanto, in certi momenti lo rimpiangiamo!




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Rispondi Citando
io nn ho citato alcunchè.
