Se avete delle notizie sulle elezioni brasliane del 7 ottobre e sul candidato della sinistra Lula dato favorito da tutti i sondaggi saranno gradite.


Se avete delle notizie sulle elezioni brasliane del 7 ottobre e sul candidato della sinistra Lula dato favorito da tutti i sondaggi saranno gradite.
Notizie fresche non ne ho, ma intanto possiamo pubblicare un articolo ed una intervista sull'argomento.
R.
Lula torna e sfida i corrotti
BRASILE "Se divento presidente rinegozio il debito" La quinta volta di Lula da Silva, con i sondaggi a favore
ROBERTO ZANINI - PORTO ALEGRE
"I quattro più importanti rappresentanti del neoliberalismo di questo continente, Collor de Mello in Brasile, Menem in Argentina, Fujimori in Perù e Salinas de Gortari in Messico, sono stati tutti spazzati via dai rispettivi paesi per corruzione, lasciandoli in condizioni persino peggiori di come li avevano ricevuti. Cos'altro vi serve?" Completo grigio ferro, cravatta a righine, interprete mostruosamente poliglotta: la campagna elettorale no global di Luiz Inacio Lula da Silva, Lula, parte da una saletta dello Sheraton e chissà dove andrà a finire, se in briciole come le precedenti quattro campagne presidenziali o sulla vetta dell'economia più pesante d'America Latina, quella del Brasile.
La barba è pepe e sale ma lo sguardo è lo stesso del sindacalista che sfidò tutto o quasi nel Brasile autoritario prima e in quello neoliberale poi, salendo ogni barricata possibile per trascinare il Pt a sperare l'insperabile: governare il paese. Le parole, quelle sì, sono cambiate. Senza la sinistra moderata Lula perderebbe. Il Pt per ora regge l'ammorbidimento, una sorta di tregua armata con la più radicale Marta Suplicy (a proposito, l'interprete mostruosamente poliglotta è il suo compagno, il franco-argentino Luis Favre) rende il vecchio Lula l'unico pretendente a una candidatura ancora non ufficialmente. E i sondaggi parlano chiaro: il presidente onorario del Pt è in testa con una percentuale vicina a quella del suo storico zoccolo duro, ma potrebbe essere superato al secondo turno almeno da una delle potenziali sfidanti del centrodestra, Roseane Sarney. Il sorpasso demoscopico è avvenuto, naturalmente, dopo l'11 settembre.
"In questo Forum sociale mondiale - esordisce Lula, qualificandosi come esponente del suo "Istituto pela ciudadania" e non come big del Pt - ho la maggior aspettativa possibile. Il Forum sta dimostrando che la società civile costruisce la sua importanza trasformando la sua coscienza in lotta. Siamo tutti qui come cittadini, senza vincoli con alcun partito politico".
Gioca in casa, il vecchio leone brasiliano: Porto Alegre è governata dal Pt, il Rio Grande do Sul di cui è la capitale anche, l'intera città è un oceano di bandierine delle amministrazioni. Ma è un a casa pericolosa, perché se è vero che il suo 35% delle intenzioni di voto non glie lo leverebbe mai nessuno, la contaminazione con il "movimento dei movimenti" è un'occasione e un problema insieme. Presentarsi con la bandiera dell'etica davanti a (o invece di) quella rossa può far guadagnare enormi consensi da parte di un elettorato arcistufo dei predoni post-privatizzazioni, ma le pratiche più radicali all'interno del pianeta cosiddetto no global possono toglierne altrettanti e forse di più. L'unica cosa che fa la destra in Brasile è infatti questa: cercare di appiccicare al Pt qualsiasi tragedia, dalla guerra (serve appoggiare gli americani, potrà mai farlo un vecchio comunista) alla crisi argentina.
Ma Lula va avanti, l'abbraccio col movimento cerca di essere discreto (con abile mossa è riuscito a non farsi fotografare con Jose Bove nella hall di un albergo) ma c'è. Sulla guerra: "Non esiste alcun terrorismo che possa dirsi di sinistra, e la guerra non potrà mai essere la soluzione per colpire i colpevoli delle stragi negli Stati uniti". Sugli Stati uniti: "Pressioni contro la mia candidatura? Certo. In Brasile vanno dicendo che se vince il Pt ci ridurremo come l'Argentina, ma quindici anni fa era Menem a venire in Brasile dicendo che se Lula vince il Mercosur muore". Sull'Alca, l'accordo commerciale per un unico mercato "dall'Alaska alla Terra del Fuoco", secondo la definizione di Washington: "Non è un accordo di libero commercio, ma un'annessione dei paesi dell'America latina". Già meno sull'Amazzonia: "Per me non è il santuario dell'umanità o il polmone verde del mondo: ci vivono venti milioni di persone che devono poter utilizzare le ricchezze della biodiversità, preservandole". Chiarissimo invece sul debito estero del suo paese: "Se fossi presidente lo rinegozierei".
In ogni modo, la stella brasiliana del Forum è arrivata a Porto Alegre. Tra pochi mesi si vota.
il manifesto 01 febbraio 2002
http://www.ilmanifesto.it
"Non c'è sinistra senza Porto Alegre"
Intervista a Ignacio Lula Da Silva, leader del Pt brasiliano: "Dovrei essere preoccupato perché le Ong o il volontariato hanno guadagnato peso e un'immagine uguale o superiore a molti partiti progressisti e degli stessi sindacati? No. Questo fermento e impegno aiutano la nostra battaglia e quella della sinistra nel mondo"
GIANNI MINA' - PORTO ALEGRE
Al contrario di alcuni partiti della sinistra europea presenti a Porto Alegre ma molto scettici rispetto al movimento anti-global il Pt, il Partito dei lavoratori fondato 22 anni fa da Lula da Silva, non sente questa ansia.
Eppure nell'immaginario collettivo il movimento anti-global, come ha dimostrato Porto Alegre/2, ha già assunto il ruolo di una vera opposizione al potere capitalista una volta frammentata in tante anime di diversi partiti.
Così Lula Ignacio da Silva, l'ex operaio metallurgico che in ottobre sarà per la quarta volta il candidato di sinistra alla presidenza del Brasile, è felice e per nulla preoccupato delle indicazioni che il secondo Forum Social Mundial ha fornito.
"Dovrei essere preoccupato perché le Ong o il mondo del volontariato hanno guadagnato ultimamente un peso e un'immagine uguale o superiore a quella di molti partiti progressisti e degli stessi sindacati? Non ci penso proprio. Tutto questo fermento e questo impegno non può che aiutare la nostra battaglia. 22 anni fa ho contribuito a fondare un movimento di politica non solo partecipativa ma anche alternativa, che abbiamo chiamato Pt, Partido dos trabalhadores. Un movimento trasversale fatto di cattolici di base, ecologisti, di marxisti, di sostenitori dei diritti degli indigeni, di femministe che riuniva la parte più etica del paese.La nostra lotta era contro il neoliberismo e il neocolonialismo (allora la lotta alla globalizzazione si definiva così) cioè gli stessi nemici del movimenti antiglobal".
"Perché - continua - adesso dovrei guardarmi da questo movimento nato spontaneo dai disagi di miliardi di persone e rilevatosi, per la prima volta a Seattle, senza che nessuno lo ordinasse? Il movimento no-global anima anche del Forum Social Mundial, combatte la politica neoliberale non i partiti progressisti. Il problema comune del Pt e delle Ong brasiliane è rappresentato semmai da 50milioni di persone che nel nostro paese non riescono a procurarsi cibo sufficiente per raggiungere le 3500 calorie, e da i 10 milioni di bambini randagi. I movimenti della società civile guadagnano sempre più spazio perché il popolo, ovunque, ha bisogno di più adeguati strumenti partecipativi. Che i partiti progressisti, in certe nazioni, non producono più. E' chiaro quindi che il movimento no-global cresce. Ha la creatività per farlo. Solo i partiti della sinistra che hanno optato per l'accettazione passiva di qualunque politica di mercato imposta dalle mode può rischiare di sentirsi scavalcato dall'energia della storia o addirittura temere di sparire. Non solo l'Argentina, con la sua bancarotta, ha segnalato come privatizzare tutte le attività sociali non produce il bene dei cittadini. Anche Tony Blair deve fare i conti attualmente con l'acqua che manca e i treni che scarseggiano. Avreste mai potuto prevedere una simile realtà in Gran Bretagna?"
Abbiamo seguito Lula da Silva in una visita in una riserva naturale salvata dal governo dello stato di Rio Grande del Sud presieduto da Olivio Dutra, che quando era sindaco del Pt a Porto Alegre fu il primo a inaugurare l'esperimento di democrazia partecipativa, portato avanti dal suo successore, il sindaco Tarso Genro, anche lui del Pt. Quest'ultimo, fra pochi mesi contenderà al più "ideologizzato" Olivio la carica di governatore dello stato che più rappresenta l'anima innovatrice e sociale del Pt, ma il tutto in un'atmosfera molto meno da notte dei lunghi coltelli che caratterizza la sinistra italiana.
Mi spiega Ignacio da Silva, il candidato presidente che tutti chiamano Lula come fosse un calciatore e gira senza scorta: "Io non pensavo di ricandidarmi. Ma i compagni hanno verificato, nelle varie assemblee, che sono io ad avere assunto nell'immaginario collettivo il ruolo di chi può finalmente portare a compimento le attese che il Partito dei lavoratori ha fatto sorgere".
"Il partito - va avanti Lula - dopo 22 anni è maturato, ha più prestigio, specie nella chiesa di base e progressista, nel sindacato, fra i giovani che ci accreditano la capacità di risolvere i drammatici problemi sociali latenti come, per esempio, fare la riforma agraria senza più morti fra i Sem Terra evitando una guerra d'altri tempi. In Europa, la riforma agraria, fu una conquista di fine 800. In Brasile è un obiettivo che nemmeno l'ex-"sociologo di sinistra" Fernando Henrique Cardoso, eletto per due mandati dal blocco di centro destra, è riuscito a mettere in atto. C'è una cultura politica medievale in molti stati della borghesia ricca brasiliana. Eppure questa conquista risolverebbe molti dei problemi di fame del nostro paese senza nuocere all'agricoltura di grande scala che preoccupa George Bush. Peraltro già pronto ad imporci con l'Alca, il cosiddetto trattato di libero commercio tra Stati uniti e America latina, l'ultimo possibile suicidio della nostra economia, l'ultima possibilità che possa esistere un modello di vita autonomo alternativo, capace di assicurare la vita a chi è stato espulso, escluso da quello che chiamano il mercato mondiale".
Lula, mentre con un piccolo gruppo di pescatori usciamo dalla Laguna delle anatre ed entriamo nella parte finale del Rio Grande per andare a salutare la famiglia del guardiano del faro, ricorda sorridendo che proprio Danielle Mitterrand, presente al Forum, gli aveva ricordato che suo marito, definito "un perdente", conquistò il mandato presidenziale, poi riconfermato, al quarto tentativo.
"Nell'89 con Collor de Mello, candidato inventato dalla tv Globo, la più potente del continente, ho perso per una manciata di voti in un'elezione condizionata dai brogli, e non mi consolò il fatto che il mio avversario due anni dopo fu deposto per corruzione. Dopo lo scampato pericolo il blocco di centro-destra ha scelto Cardoso che, con il suo passato di sociologo di sinistra alla Sorbona, poteva rassicurare anche l'elettorato conservatore non disposto però a rischiare un altro candidato impresentabile. Una prova di quanto temessero la forza del nostro partito, il Pt, un partito plurale eterogeneo, come dicevo prima, marxista e cattolico, ecologista e musulmano, cresciuto nella diversità che ha dovuto sperimentare l'impotenza della democrazia sbandierata solo come uno slogan. Ma per questo è ora capace forse di costruire un altro Brasile diverso. Per questo le forze di centro-destra non hanno ancora scelto fra il governatore Serra e la figlia dell'ex presidente Sarney come avversari alla mia candidatura. E' sufficiente constatare come in due anni il Forum di Porto Alegre organizzato in una citta e in uno stato governati dalla sinistra, sia stato capace di far sbiadire il summit economico di Davos trasferito a New York e di far sentire forte in tutto il mondo un messaggio di equità e giustizia. Abbiamo espresso per esempio il nostro totale rifiuto al terrorismo, anche quello di stato. Perché non si combatte il terrorismo con il terrorismo. Cinque mesi dopo Bin Laden infatti è ancora latitante e migliaia di innocenti sono morti.
Così ora scopriamo, come ha detto Noam Chomsky, che probabilmente si è approfittato dell'attentato dell'11 settembre per portare a compimento altri piani. Ora in molti paesi chiunque protesti o si opponga alle politiche socialmente distruttive viene indicato come un terrorista e questo è assolutamente indegno". Torniamo in città."Forse non è una utopia pensare - conclude Lula - che un mondo senza guerra e ingiustizia è possibile. Basta credere che l'etica in politica non è morta".
il manifesto 01 febbraio 2002
http://www.ilmanifesto.it


grazie 1000.


Forse Lula dovrebbe ripensare un poco le sue alleanze! Simbiotizzarsi quasi con i liberali e fare "come Giulietta e Romeo: io parlerò ai proletari (Lula), mentre Alencar (dirigente del partito liberale brasiliano) parlerà agli industriali", è una scelta destinata a modificare profondamente i rapporti interni al Partito del Lavoro.
Chi si oppone all'alleanza con i liberali sono i compagni della sinistra interna che si prepara a dare battaglia dura.
"Liberazione" ci informa che questo accordo è già stato respinto nella regione del Rio Grande do Sul, lo stato di Porto Alegre.
Non si capisce davvero come possa essere coniugato l'essere di sinistra del Partito del Trabaho e il liberalismo del Partito liberale...
Comunque potete leggere un resoconto sul sito di "Liberazione"
www.liberazione.it
Marco
Lula si allea con i liberali
sa. can
C'è un po' di maretta nel Partito dei lavoratori (Pt) brasiliano che con il proprio candidato, Ignacio Lula da Silva si trova in testa ai sondaggi delle prossime elezioni presidenziali che si svolgeranno in ottobre. Il nodo della contesa è la decisione, presa da Lula e dalla maggioranza del Pt, di allearsi con il Partito liberale offrendo al suo dirigente, Josè Alencar, ricco magnate del tessile, una sorta di Benetton brasileiro, la carica di vicepresidente. «Saremo come Romeo e Giulietta», ha detto Lula ai giornalisti, presentando il patto: «Io parlerò ai proletari, mentre Alencar parlerà agli industriali». L'accordo in realtà sembra fatto soprattutto per placare le irrequietezze che tormentano l'amministrazione statunitense, timorosa che un avamposto "izquierdista" in Brasile possa compromettere seriamente i propri piani di controllo dell'America latina. Non a caso, l'ambasciatrice Usa, Donna Hirak, appena trasferita da Caracas - dove aveva "assistito" al colpo di stato contro Chavez - ha utilizzato parole di elogio per Lula, definito, per le umili origini e per l'ascesa politica compiuta, «un degno rappresentante del sogno americano».
A opporsi all'alleanza con i liberali - un piccolo partito in confronto al Pt, con 12 deputati contro 58 - è gran parte della sinistra interna petista che si prepara a dare battaglia in vista della consultazione generale de prossimo 30 giugno. Nel Rio Grande do Sul, lo stato di Porto Alegre, il progetto è stato già respinto: «Rappresenterebbe - dicono i dirigenti del paese "gaucho" - la rinuncia a condurre una campagna elettorale chiaramente basata sul confronto tra due «opzioni alternative». Le posizioni del Pl, infatti, differiscono clamorosamente da quelle del Pt su almeno tre questioni chiave: l'atteggiamento verso l'Alca, l'area di libero scambio delle Americhe voluta dagli Usa per creare un unico grande mercato dall'Alaska alle Ande e che il Pt avversa; il nodo del debito estero del Brasile e, quindi, il rapporto con le politiche imposte dal Fondo monetario; l'atteggiamento nei confronti dei contadini Sem Terra le cui occupazioni vengono definite dal Pl «invasioni al di fuori dalla legge», mentre nello stesso tempo i Sem terra sono parte consistente della base sociale ed elettorale del Pt.
La decisione, molto probabilmente definitiva, verrà presa domenica prossima. Lula ha la maggioranza assoluta del partito e quindi non dovrebbe avere particolari problemi. Ma la scelta è destinata a cambiare gli equilibri interni al partito e il suo ruolo politico non solo in Brasile. La battaglia per le presidenziali è ancora lunga: gli ultimi sondaggi danno Lula in vantaggio con il 36,1% delle intenzioni di voto contro il 20,9 del suo principale avversario, José Serra, ministro della Sanità e delfino dell'attuale presidente Cardoso.
Liberazione 28 giugno 2002
http://www.liberazione.it


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Mentre da un mese l' opposizione padronal-sindacalista blocca l' economia venezuelana, pretendendo un referendum "democratico" che abbia come risultato pre-stabilito la destituzione del legittimo presidente, il governo brasiliano rompe l'accerchiamento delle multinazionali, inviando una nave della compagnia statale Petrobas carica di carburante verso il Venezuela in sostegno del presidente Hugo Chavez. L'arrivo della petroliera è il primo risultato della missione di Garcia (Marco Aurelio), consigliere internazionale del presidente brasiliano Inacio Lula da Silva, come mediatore della crisi venezuelana.
Il blocco padronal-sindacalista intanto strilla in nome della "libertà" per ottenere il reintegro di tutti gli "scioperanti" (ossia di tutti gli aderenti alla serrata) sostituiti da Chavez per permettere gli approvvigionamenti energetici essenziali.