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Discussione: Osservatorio sulla RAI

  1. #131
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai. Beltrandi: Rai dimentica la strage dell’Heysel

    Pubblicato il 30/05/2010

    Ieri ricorreva il 25° anniversario della strage allo stadio Heysel di Bruxelles che provocò centinaia di feriti e ben 39 morti (di cui 32 italiani).
    Dalla Rai però è giunto solo un grande silenzio su questa triste ricorrenza, almeno fino alle ore 010 di oggi 30 maggio.
    E la cosa non può che sorprendere e rammaricare, in quel fiume di ricorrenze, anche tragiche, che va regolarmente in onda sugli schermi del servizio pubblico radiotelevisivo.
    Ultima modifica di il Gengis; 23-10-10 alle 21:39

  2. #132
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Mastella, Isola dei famosi. Farina Coscioni: a che titolo Clemente Mastella all'"Isola dei famosi?"

    Pubblicato il 30/05/2010

    - Dichiarazione di Maria Antonietta Farina Coscioni, Deputata radicale e Co-presidente dell'associazione Luca Coscioni

    "Da quando si è fatto eleggere, nelle liste berlusconiane, al Parlamento Europeo, "premio" incassato per aver fatto cadere il governo Prodi, non ricordiamo particolari iniziative e attività dell'onorevole Clemente Mastella a Bruxelles e a Strasburgo.
    Una assenza e una inconsistenza, una "lacuna" che a quanto pare, sarà presto "colmata". L'onorevole Mastella ha deciso di lasciare un "segno" della sua attività e del suo impegno partecipando a "L'Isola dei famosi". .
    Ma non importa qui indagare sulle scelte dell'onorevole Mastella, e neppure il tipo di "immagine" che fornirà ai suoi colleghi del Parlamento Europeo, che sicuramente apprezzeranno la sua annunciata performance; non importa neppure discutere sul fatto che ha scambiato una trasmissione RAI per un centro di benessere per ritrovare un peso forma perduto, o per cercare di recuperare un'immagine accattivante che non tanto, e non solo le disavventure giudiziarie hanno pregiudicato.
    Il problema è costituito da una RAI ancora formalmente servizio pubblico visto che si foraggia ampiamente con il denaro del canone pagato dal cittadino.

    Sarebbe opportuno sapere dai dirigenti della RAI, dal presidente, dal direttore generale, dal direttore di rete, dal CDA:
    1) Chi ha avuto l'idea di invitare l'onorevole Clemente Mastella.
    2) Per quale motivo è stato scelto e ritenuto idoneo l'onorevole Mastella.
    3) Se sia stato l'onorevole Mastella ad "offrirsi", o se siano in attività particolari "talent scout" che si incaricano di esaminare curriculum e caratteristiche degli oltre mille tra deputati, senatori nazionali e parlamentari europei;
    4) A quanto ammonta il compenso per la partecipazione dell'on.Mastella, e quale criterio verrà adottato per stabilire il possibile cachet d'ingaggio.
    5) Valgono anche in questo caso le regole della "par condicio", e dunque se dopo la partecipazione dell'onorevole Mastella si prevede la partecipazione all'"Isola dei Famosi" di altri esponenti politici, e di quali partiti e formazioni politiche.
    6) Come intende garantirsi, la RAI, dal fatto - già annunciato attraverso pubbliche dichiarazioni - che la partecipazione all' "Isola dei famosi" dell'on. Mastella si trasformi in una irrituale, impropria, discutibile tribuna dalla quale l'onorevole Mastella possa concionare contro presunte persecuzioni giudiziarie di cui sostiene di essere vittima.
    Una ultima domanda, infine, ai politici di "regime" (e dunque non solo all'on. Mastella): non basta loro aver confiscato tutti i TG, "Porta a Porta", "Ballarò", "Anno Zero" e tutti i programmi di approfondimento politico? Sono così famelici da dover occupare anche trasmissioni come "L'Isola dei famosi"? Non avrà dunque mai limite e fine questo uso "privato" e privatistico di uno strumento di servizio pubblico? Al cittadino non resta dunque che spegnere la TV?
    Queste domande saranno anche oggetto di un'interrogazione al Governo che sarà mia cura presentare nelle prossime ore".
    Ultima modifica di il Gengis; 23-10-10 alle 21:39

  3. #133
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    Rai. Beltrandi: preti pedofili. La Rai fornisce una informazione lacunosa, preferendo organizzare un invio di sms di solidarietà al Papa. Interrogazione urgente a Masi

    Pubblicato il 02/06/2010


    La storia dei preti pedofili e delle omertà del Vaticano è un caso in cui la Rai sta svolgendo un ruolo contrario alla sua missione. Rischia di confondere lo spettatore. La denuncia di un crimine odioso - gli abusi sui minori commessi dai preti - è diventata altro: un vero e proprio plebiscito in favore del Papa
    Tutto ciò mentre nel resto del mondo si sono levate alte le voci di chi invoca giustizia (terrena, non divina), chiedendo esplicitamente l’arresto del Papa.
    Persino in Italia, pochi giorni fa, in seguito all’emergere di fatti raccapriccianti che riguardano preti pedofili e Vescovi complici, hanno costretto il Cardinal Bagnasco, dopo un lungo silenzio più simile all’omertà che alla discrezione, durante la conferenza stampa conclusiva dell’assemblea generale della Cei, a precisare: “E’ possibile che ci siano in Italia casi di vescovi che hanno insabbiato accuse contro preti pedofili. Qualora ciò fosse accertato il giudizio della Chiesa è noto: è una cosa di per sè sbagliata e da superare”.

    Il modo scelto dall’azienda per influenzare gli spettatori è stato al tempo stesso semplice e raccapricciante: l’organizzazione della campagna “Sms al Papa per la solidarietà” nel programma di Raiuno “A sua immagine”.
    Nel corso della trasmissione, la Rai ha attivato un numero telefonico per raccogliere sms di solidarietà da consegnare a Benedetto XVI. Se l’iniziativa fosse stata lanciata da Radio Maria, nessuno (forse) ci avrebbe trovato nulla di strano.

    Ma qui si tratta della Tv di Stato, che dovrebbe offrire un servizio pubblico informativo, non diventare sponsor di una delle parti in gioco. La differenza è abissale e sembra anche incredibile doverla sottolineare. Ratzinger è il capo della Chiesa cattolica, un’istituzione che si è macchiata di un lunghissimo silenzio sui numerosi casi di pedofilia all’interno del clero grazie all’insabbiamento sistematico, al trasferimentio dei colpevoli in altre diocesi, dove potevano continuare indisturbati a compiere i loro delitti, alla mancata collaborazione con la giustizia italiana e internazionale.

    La Rai prima si è distinta per un’informazione carente poi, quando dall’estero sono giunte informazioni non equivocabili, ha organizzato plebisciti mediatici per manipolare la percezione della realtà dei fatti.

    Questo non è servizio pubblico, e di ciò ho chiesto spiegazioni al Direttore generale Masi rivolgendogli un’interrogazione urgente.
    Ultima modifica di il Gengis; 23-10-10 alle 21:39

  4. #134
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    Rai:Beltrandi, “saro’ a presidio per Rainews 24”

    Pubblicato il 03/06/2010


    “Domani porterò la vicinanza, la condivisione dei radicali al presidio di RaiNews 24 a viale Mazzini.
    Questa testata giornalistica, invisa evidentemente a settori della maggioranza, sta conducendo una battaglia importante per la libertà dell’informazione e per il diritto dei cittadini ad essere informati, dopo mesi di autentico “mobbing” condotto dai vertici Rai nei confronti, in particolare, dell’attuale Direttore Corradino Mineo, colpevole evidentemente di fare servizio pubblico e di battere regolarmente Sky News, malgrado una clamorosa inferiorità di mezzi e risorse.”

  5. #135
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    Rainews scende in piazza contro l'oscuramento

    Articolo di pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno, il 04/06/10


    L’oscuramento della tv in alcune zone, gli attacchi del videministro Paolo Romani, i dubbi sul futuro della testata. I giornalisti di Rainews sono sul piede di guerra. Oggi scioperano e scendono in piazza per chiedere chiarezza all’azienda. E la protesta trova molte adesioni, soprattutto nel centrosinistra, ma anche nella maggioranza. Manifesteranno stamane a Viale Mazzini mentre l’incontro del direttore generale con i sindacati per presentare il piano industriale è stato spostato a lunedì. Oggi vedrà soltanto l’Usigrai ma il pomeriggio, quindi è stata anche revocata l’assemblea dei Cdr che era stata convocata a seguire dal sindacato dei giornalisti a Saxa Rubra.
    In un clima già incandescente, a far salire la temperatura sono state le parole pronunciate da Romani, che aveva difeso il Tg1 e accusato la testata di essere faziosa come il Tg3. «Mi sa che io resterò al mio posto - è stata la risposta del direttore di RaiNews, Corradino Mineo su Radio2 - Da maggio scorso dicono che non sarò più direttore a questo punto non ci credo più». «Il Tg1 mi colpisce per le troppe notizie inessenziali - ha aggiunto - Non ho niente contro gli editoriali di Augusto Minzolini, ma mi colpisce il troppo inutile che ha messo nel telegiornale».
    «Il mio ruolo è difendere l’autonomia della rete non polemizzare con i politici», ha invece risposto il direttore del Tg3, Antonio Di Bella, che, tra l’altro, sulla vicenda legata al ricorso presentato da Paolo Ruffini per il posto di direttore, si è detto pronto a farsi da parte. La protesta di Rainews trova sostegno in tutte le testate Rai. «Si tratta dell’ennesima dimostrazione della scarsa importanza che la dirigenza Rai attribuisce al ruolo dell’informazione dell’azienda- si legge in una nota dei cdr - A ciò vanno aggiunti i continui tagli di budget e di palinsesto che penalizzano l’informazione». Il comitato di Rainews precisa che lo sciopero e il presidio di oggi alle 10 a Viale Mazzini sono stati indetti «contro il colpevole silenzio della Rai sul futuro del canale all-news». Il sindacato chiede «una promozione specifica del canale all-news; completo ripristino del segnale in Italia e all’estero nelle aree coperte fino a due settimane fa; risorse e mezzi (come studio e fly per le dirette) indispensabili a un canale di informazione 24 ore su 24».
    Tante le adesioni dal mondo politico e dalla società civile. Il deputato finiano, Fabio Granata, difende una rete «che ha garantito visibilità alle diverse forze politiche ma soprattutto a quei temi, soggetti e movimenti che, spesso, troppo spesso risultano altrove oscurati». Sostegno da Giancarlo Mazzuca del Pdl, oltre che dall’Idv ai radicali e da Articolo 21. A fianco dei giornalisti ci saranno poi Cgil, Federconsumatori e Tavola della Pace.

  6. #136
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    Rai: Radicali denunciano tg e talk show

    Pubblicato il 04/06/2010


    I Radicali hanno presentato oggi una denuncia all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni contro la Rai per violazione degli obblighi in materia di informazione televisiva.
    Successivamente alle elezioni regionali, nei mesi di aprile e maggio, i Telegiornali della Rai hanno negato ai cittadini italiani l’informazione su posizioni ed iniziative dei Radicali, riservando ad essi percentuali di notizia inferiori allo 0,5% del tempo dedicato alle forze politiche.
    La denuncia riguarda anche i programmi Porta a Porta, Ballaro’, e Annozero, i quali non hanno mai ospitato esponenti radicali nelle decine di puntate andate in onda.
    In particolare, negli ultimi due mesi Ballarò ed Annozero hanno garantito 22 presenze al PDL, 17 al PD, 3 all’IDV, 3 alla Lega, 3 ad Alleanza per l’Italia, 1 all’UDC e a Sinistra e Libertà, per un totale di 222 milioni di ascolti.
    Prosegue in questo modo l’attentato ai diritti civili e politici degli italiani che era di già stato assicurato dalle stesse trasmissioni nei sette mesi precedenti le elezioni regionali, quando su 430 milioni di ascolti garantiti a decine di esponenti politici, neanche un solo spettatore aveva potuto ascoltare la voce di un Radicale.

    Si riportano di seguito i dati forniti dal Centro d’ascolto dell’Informazione radiotelevisiva, relativi alle presenze dei partiti in termini di spettatori complessivamente raggiunti dagli esponenti che hanno partecipato ad Annozero e Ballaro’, calcolati prendendo come riferimento i dati auditel di ciascuna puntata

    Rai: Radicali denunciano tg e talk show | Radicali italiani

  7. #137
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    Rai/Santoro: Staderini, la soluzione è nelle regole

    Pubblicato il 07/06/2010

    * Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani


    Roma, 7 giugno 2010

    Il vero problema della Rai non sono i conduttori come Santoro ma l’assenza di regole e di responsabilità.

    La libertà, la completezza ed il pluralismo dell’informazione, infatti, sono principi che rimangono sulla carta perché la RAI non definisce -come invece dovrebbe- i criteri interni per la loro concreta attuazione.

    È questa la responsabilità che il CdA deve assumersi, come gli ha chiesto dal luglio 2009 l’Agcom dopo aver accertato con la delibera n 382 che la Rai è strutturalmente inadempiente agli obblighi di servizio pubblico previsti dalla legge e dal Contratto di servizio.

    Una cosa, infatti, è l’autonomia editoriale, un’altra l’assoluto arbitrio, la “licenza d’uccidere”, che le oligarchie partitocratiche preferiscono garantire a testate e conduttori di riferimento per averne un proprio tornaconto.

    Il Partito Democratico e le forze di opposizione comprendano che, di fronte all’asservimento del servizio pubblico agli interessi di chi governa, limitarsi a difendere, con le proprie roccaforti televisive, la propria parte di bottino è una strategia perdente oltre che contro libertà, democrazia e legalità.

  8. #138
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    Compensi rai nei titoli di coda. Viva la retorica

    Articolo di Fa.Cu. pubblicato su La Discussione, il 10/06/10

    Operazione trasparenza in Rai. In commissione di Vigilanza è stata infatti approvata all’unanimità la pubblicazione dei compensi di conduttori, ospiti e opinionisti che lavorano nel servizio pubblico radiotelevisivo saranno pubblicati nei titoli di coda delle trasmissioni. Saranno resi noti anche i compensi dei conduttori di programmi non di servizio pubblico. E’ questo quanto prevede l’emenda mento approvato ieri in commissione di Vigilanza che si avvia ora a licenziare il parere, obbligatorio ma non vincolante, sul contratto di servizio tra Rai e governo. Il trionfo della retorica e della demagogia più spicciola, verrebbe da dire. Anche perché i problemi della Rai vanno ben al di là degli stipendi, sia pure molto alti, dei suoi conduttori e giornalisti. A quest’ultimi, più che un ritocchino al compenso, andrebbe chiesta un po’ meno faziosità e parzialità. Comunque sia, l’emendamento, presentato dal capogruppo Pdl Alessio Butti, è passato anche se con alcune modifiche - all’unanimità, ossia anche con i voti dell’opposizione che ha chiesto che la trasparenza non riguardasse solo i programmi di approfondimento ma tutti quelli di servizio pubblico, compresi i telegiornali. Sono stati invece respinti tutti gli emendamenti dell’opposizione sulla norma relativa alla neutralità tecnologica della Rai. L’articolo 20 del contratto prevede che la programmazione Rai sia presente su tutte le piattaforme tecnologiche e l’azienda si impegna a mettere a disposizione una piattaforma distributiva per ogni piattaforma tecnologica. In questo modo, contesta l’opposizione, la Rai non è tenuta a scegliere la piattaforma Sky e puri restare solo su Tv Sat, a vantaggio di Mediaset. Più che soddisfatto il ministro della Pubblica amministrazione
    Renato Brunetta, che aveva lanciato la proposta di rendere pubblici gli stipendi Rai già lo scorso dicembre. «Così si sono garantite le necessarie premesse per quella grande Operazione trasparenza ha affermato che avevo più volte sollecitato, e che sono felice abbia trovato un unanime riscontro sia nel Consiglio di amministrazione dell’azienda sia all’interno dei Parlamento». «Il cittadino aveva detto Brunetta ospite di un programma di Raitre deve poter vedere se un bravo conduttore si merita i due milioni di euro l’anno e una bravissima conduttrice 150 mila euro». Sulla questione dei compensi, pochi giorni fa, era tornato anche Michele Santoro, infastidito forse dal fatto che si parlasse solo del suo stipendio milionario e non di quello di tutti gli altri: «Il mio compenso e noto ha affermato - Rendiamo pubblici gli stipendi di giornalisti e direttori. Non sono soggetti a privacy di nessun tipo».
    Un coro di apprezzamenti anche dalle fila del Pd. Per Giorgio Merlo, vicepresidente della commissione, si tratta di «un atto di grande trasparenza e di coerenza nei confronti dei cittadini che pagano regolarmente il canone». Per il democratico, «la stagione delle prediche dal piccolo schermo accompagnate dal silenzio sui compensi e definitivamente chiusa».
    Ma a conferma del fatto che esiste una trasparenza di serie A ed un’altra di serie B; va sottolineato che e stata bocciata la proposta del deputato radicale, eletto nelle fila del Pd, Marco Beltrandi, di rendere disponibile su internet l’elenco delle società che hanno appalti in Rai.

  9. #139
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Compensi rai, detto e fatto

    Articolo di Carlo Tecce pubblicato su Il Fatto Quotidiano, il 10/06/10


    Trasparenza sui compensi Rai, a due giorni dalla campagna lanciata dal Fatto Quotidiano, la Vigilanza "risponde": la Commissione parlamentare ha approvato all’unanimità due emendamenti, non vincolanti, al contratto di servizio tra l’azienda pubblica e il governo. Il primo innervosisce Milly Carlucci (e numerosi
    colleghi) e lascia perplessi i vertici di viale Mazzini: i compensi di conduttori, opinionisti, ospiti e costi di produzione saranno inseriti nei titoli di coda dei programmi definiti di servizio pubblico. Attenzione alla postilla ‘servizio pubblico’: dentro Annozero, Ballarò e Report, fuori l’isola dei famosi e i contenitori
    del pomeriggio. La seconda proposta, firmata dal capogruppo Davide Caparini (Lega nord), sembra "più equa e meno demagogica", per utilizzare le parole di Sergio Zavoli: pubblicare sul sito della Rai l’elenco delle retribuzioni lorde percepite dai dipendenti e dai collaboratori (anche i consulenti). In regola con la legge del 2007 che, recepita dal Garante della privacy, prevede la pubblicazione online degli stipendi
    delle società a capitale pubblico o partecipate. E il maggior azionista della Rai è il ministero del Tesoro: "La procedura è breve e altrettanto importante: dobbiamo chiedere un parere al Garante e poi - spiega Nino Rizzo Nervo, consigliere di amministrazione - possiamo diffondere i dati, consapevoli che il sito ufficiale della Rai è più adatto". Il deputato Caparini, fondatore di Radio Padania, avvisa una decina di migliaia di persone: Abbiamo fatto nostro lo spirito della battaglia del Fatto: finalmente verrà fatta luce, capiremo come si spendono i soldi dei cittadini. La Rai dovrà pubblicare su Internet i compensi degli oltre 13.236 dipendenti con contratti Rai, di cui 11.309 a tempo indeterminato e 1.858 a tempo determinato.
    E poi penso ai 12 medici ambulatoriali assunti. E fuori anche i dati dei collaboratori autonomi". Altri 150 milioni di euro, compreso l’ingaggio (minimo garantito ed extra) di Bruno Vespa e Giovanni Floris. Il senatore Vincenzo Vita conosce la Vigilanza e le sue tattiche politiche: "La notizia è l’iniziativa di Caparini, poiché l’emendamento di Butti nasce per infastidire Michele Santoro e il suo Annozero. E’ vero che abbiamo interpretato le richieste dei cittadini, ma è pur vero che avranno inciso le lettere del Fatto Quotidiano inviate ai capi di viale Mazzini". Le cifre ai sei zeri nei titoli di coda e soltanto per le trasmissioni di servizio pubblico, una minima parte, fanno riflettere Zavoli: "Avremo difficoltà a definire quali programmi rientrano nella categoria, alcuni indecenti del pomeriggio saranno esclusi". Il direttore generale Masi ha commentato in forma ufficiale: "Decisione positiva. Siamo a favore della trasparenza". E poi in privato, al settimo piano di viale Mazzini, s’è riunito con i consiglieri (anche di opposizione) per riprendere l’argomento nel Cda di oggi e mettere il cappello sull’operazione trasparenza. Il Consiglio preferisce la pubblicazione dei compensi online, non la ripetizione estenuante nei titoli di coda: "Siamo seri - aggiunge Rizzo Nervo - sarebbe ossessivo leggere e rileggere le buste paga di un presentatore, aspettare sino all’ultimo secondo. Ogni volta, ogni giorno". Onorato per i complimenti del ministro Brunetta, il deputato Butti rifiuta le sottigliezze: Abbiamo dimostrato di saper accontentare una legittima domanda che proviene dal basso: la gente vuole sapere cosa fa la Rai del suo denaro. Dell’isola dei famosi non mi interessa, posso dirle che fa schifo, basta?". Proprio l’isola dei famosi è un prodotto esterno, marchio Magnolia, una delle decine di società che lavorano in appalto per la Rai: il deputato Marco Beltrandi (Radicali) suggeriva di pubblicare (sempre sul sito) l’elenco delle imprese che, attraverso gare riservate, vincono e si spartiscono 268 milioni di euro l’anno. Suggerimento bocciato da maggioranza e opposizione. I due emendamenti (Butti-Caparini) saranno valutati dal ministero dello sviluppo economico, il depositario dell’ultima firma sul contratto di servizio e poi, l’esperienza del vecchio documento insegna, non sempre l’articolo di un testo si fa prassi. Soprattutto se la penna è in mano a Silvio Berlusconi, ministro ad interim e in conflitto di interessi ad aeternum che, appena martedì, minacciava di non firmare.

  10. #140
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    Vigilanza Rai: i compensi nei titoli di coda

    Articolo di Marco Mele pubblicato su Il Sole 24Ore, il 10/06/10


    I compensi dei conduttori e dei giornalisti della Rai dovranno essere pubblicati nei titoli di coda dei relativi programmi. Rimane immutata la nuova norma che consentirà alla Rai, al contrario degli altri servizi pubblici europei, di essere presente su una sola piattaforma distributiva per ciascuna piattaforma tecnologica. La Rai, finanziata dal canone di tutti i cittadini, potrà criptare i suoi programmi su Sky e renderli "pubblici" su TivùSat, di cui peraltro è azionista di controllo insieme a Mediaset. A RaiTre, intanto, Antonio Di Bella chiede di avere un incarico adeguato alla direzione di RaiTre. La Rai rischia una nuova richiesta giudiziaria di reintegro. Il direttore del Tg1, Augusto Minzolíní, da parte sua, presenta la nuova sigla e il nuovo studio della testata, ma la linea editoriale «resta immutata. Dobbiamo continuare a rappresentare una sorta di baricentro del Paese». La commissione di Vigilanza ha approvato ieri sera il proprio parere favorevole, obbligatorio ma non vincolante, sul contratto di servizio triennale tra la Rai e il ministero dello Sviluppo economico.
    L’emendamento sui compensi è stato presentato dal relatore Alessio Butti (Pdl) ed è passato, con alcune modifiche, dopo che l’opposizione ha chiesto che l’Operazione Trasparenza" non fosse limitata ai programmi d’approfondimento (si legge: Michele Santoro) ma anche ai telegiornali (si legge: Augusto Minzolini) e a tutti i programmi di servizio pubblico. Soddisfatto il ministro della pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta, che da un anno aveva lanciato una campagna per arrivare proprio a quest’obiettivo: «Si sono garantite le necessarie premesse per quella grande operazione trasparenza sulla Rai che avevo più volte sollecitato». Sottolinea Marco Beltrandi, radicale: «Avrei preferito che queste informazioni fossero date sul portale Rai alle persone realmente interessate. Maggioranza e opposizione, votando contro un mio emendamento, hanno poi rifiutato la possibilità di rendere disponibile su Internet l’elenco delle società che hanno appalti in Rai». Un altro emendamento approvato, presentato da Davide Caparini della Lega Nord, se recepito nel testo, obbligherà la Rai a pubblicare sul web i compensi di oltre 13.236 contratti, di cui 11.3o9 a tempo indeterminato e 1.858 a tempo determinato: «G consentirà di capire come vengono spesi i soldi dei cittadini» commenta Caparini.
    Si è rischiato, infine, l’incidente politico-diplomatico tra il presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli e il direttore generale della Rai, Mauro Masi. Quest’ultimo ha chiesto il rinvio dell’audizione prevista per oggi. Zavoli replica a Masi: «Leggo, sconcertato, le motivazioni che accompagnano la richiesta di rinvio, immaginando le domande che le verrebbero rivolte. Forse le sfugge il significato di fornire in Commissione una serie di notizie che investono la credibilità del servizio pubblico». Masi precisa di essersi
    limitato «a chiedere con la massima osservanza istituzionale di valutare la possibilità di rinviare la data dell’audizione. Niente di più e niente di meno».

 

 
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