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Discussione: Osservatorio sulla RAI

  1. #31
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    Predefinito Radicali Italiani: esposto in Procura su sostituzione Ruffini e nomina Di Bella

    Radicali Italiani: esposto in Procura su sostituzione Ruffini e nomina Di Bella alla direzione di Rai 3

    Roma, 26 novembre 2009

    Nei prossimi giorni Radicali Italiani presenterà, con l’Avv. Giuseppe Rossodivita, un esposto presso la Procura della Repubblica di Roma, unica competente per territorio, al fine di far aprire una indagine per verificare se con la cacciata di Ruffini e la nomina di Di Bella alla direzione di RAI 3, votata dal Consiglio di Amministrazione della RAI, con l’unico voto contrario del Consigliere Nino Rizzo Nervo, sia stato consumato qualche reato.
    Se difatti i giornali, da tempo, parlavano di un avvicendamento che ci sarebbe stato solo dopo l’elezione del nuovo segretario del PD, oggi parole gravissime, che meritano di certo un approfondimento investigativo, sono state pronunciate da diversi protagonisti della vicenda.
    Paolo GENTILONI, responsabile della comunicazione del PD, ha affermato, secondo quanto riportato dai giornali, che “il vertice RAI ha dato esecuzione a un ordine esterno”, ed il Consigliere NINO RIZZO NERVO, sempre secondo quanto riportato dai giornali, ha dichiarato: “Non avrei mai immaginato che la richiesta di epurazione da mesi sollecitata dall’esterno potesse essere accolta con un solo voto contrario”, aggiungendo che “i risultati di qualità, di ascolti ed economicità di gestione raggiunti da Paolo Ruffini erano inattaccabili” e che “l’avvicendamento di Ruffini non ha alcuna giustificazione aziendale”, Sergio ZAVOLI, Presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza elenca tre elementi esorbitanti da criteri giurisdizionali: “l’estenuante lentezza della decisione; l’assenza di motivazioni che accreditassero la natura professionale del provvedimento; l’incongrua, nuova collocazione escogitata per giustificare un esito di cui la politica stessa, certo non estranea alla questione, non credo possa menar vanto”, mentre Milena GABANELLI, evoca sul Corsera, carriere dentro la RAI dettate dalla politica secondo un criterio basato sulla fedeltà o sulle conoscenze.
    Si tratta di quattro dichiarazioni convergenti provenienti da soggetti non solo autorevoli, ma attendibili e credibili, che, alla luce di quanto si è potuto leggere nei mesi scorsi sulle pagine dei giornali, meritano sicuro approfondimento, anche attraverso la ricerca di riscontri esterni.
    “Se così fosse, infatti”, dichiara Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani, “non vediamo, al momento, la differenza con il caso Mastella - cui la procura di Napoli ha dedicato cospicue energie investigative - nel quale dall’esterno delle ASL ed in particolare dal gruppo facente capo all’Udeur Campano, venivano, secondo l’accusa, imposte assunzioni ed incarichi.”
    “O meglio delle differenze ci sono, qui si tratta del diritto all’informazione completa, obiettiva, imparziale che la concessionaria del servizio pubblico RAI-Radiotelevisione italiana S.p.a., a mezzo dei suoi dirigenti incaricati di pubblico servizio, dovrebbe fornire ad oltre 55 milioni di cittadini elettori, per poi consentirgli di farsi un’idea di questa classe politica e votare di conseguenza; qui si tratta di garantire propaganda, continua, quotidiana, diretta ed indiretta, del valore di migliaia di milioni di Euro l’anno ai vertici dei partiti che lottizzano; lì a Napoli, con tutto il rispetto, forse era questione di meno importanza.”
    Vedremo cosa farà la Procura di Roma, per intanto diamo la notizia che il 17 dicembre è fissata l’udienza in camera di consiglio, davanti al GIP di Roma, dr. Riccardo AMOROSO, per discutere dell’opposizione alla ennesima richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura Romana per la denuncia sporta da Pannella e Bonino in occasione della campagna elettorale delle Europee, ove alla Lista Pannella - con 500 militanti e dirigenti in lotta nonviolenta con l’arma del digiuno e con Emma Bonino, vicepresidente del Senato che occupava la RAI - in un mese di campagna elettorale i tre TGRAI, dal 3 aprile fino al 17 maggio 2009, avevano riservato - a fronte della legge che imponeva ai notiziari di conformarsi, con particolare rigore ai criteri di tutela del pluralismo, dell’imparzialità, dell’indipendenza, della completezza, dell’obiettività e di parità di trattamento tra le diverse forze politiche - un tempo di parola complessivamente pari a 8 minuti e qualche manciata di secondi; agli altri, i lottizzanti, intere ore di programmazione.

    :: Radicali.it ::
    Liberalismo e socialismo, considerati nella loro sostanza migliore, non sono ideali contrastanti né concetti disparati

  2. #32
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Radicali Italiani: esposto in Procura su sostituzione Ruffini e nomina Di Bella alla direzione di Rai 3

    Roma, 26 novembre 2009

    Nei prossimi giorni Radicali Italiani presenterà, con l’Avv. Giuseppe Rossodivita, un esposto presso la Procura della Repubblica di Roma, unica competente per territorio, al fine di far aprire una indagine per verificare se con la cacciata di Ruffini e la nomina di Di Bella alla direzione di RAI 3, votata dal Consiglio di Amministrazione della RAI, con l’unico voto contrario del Consigliere Nino Rizzo Nervo, sia stato consumato qualche reato.
    Se difatti i giornali, da tempo, parlavano di un avvicendamento che ci sarebbe stato solo dopo l’elezione del nuovo segretario del PD, oggi parole gravissime, che meritano di certo un approfondimento investigativo, sono state pronunciate da diversi protagonisti della vicenda.
    Paolo GENTILONI, responsabile della comunicazione del PD, ha affermato, secondo quanto riportato dai giornali, che “il vertice RAI ha dato esecuzione a un ordine esterno”, ed il Consigliere NINO RIZZO NERVO, sempre secondo quanto riportato dai giornali, ha dichiarato: “Non avrei mai immaginato che la richiesta di epurazione da mesi sollecitata dall’esterno potesse essere accolta con un solo voto contrario”, aggiungendo che “i risultati di qualità, di ascolti ed economicità di gestione raggiunti da Paolo Ruffini erano inattaccabili” e che “l’avvicendamento di Ruffini non ha alcuna giustificazione aziendale”, Sergio ZAVOLI, Presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza elenca tre elementi esorbitanti da criteri giurisdizionali: “l’estenuante lentezza della decisione; l’assenza di motivazioni che accreditassero la natura professionale del provvedimento; l’incongrua, nuova collocazione escogitata per giustificare un esito di cui la politica stessa, certo non estranea alla questione, non credo possa menar vanto”, mentre Milena GABANELLI, evoca sul Corsera, carriere dentro la RAI dettate dalla politica secondo un criterio basato sulla fedeltà o sulle conoscenze.
    Si tratta di quattro dichiarazioni convergenti provenienti da soggetti non solo autorevoli, ma attendibili e credibili, che, alla luce di quanto si è potuto leggere nei mesi scorsi sulle pagine dei giornali, meritano sicuro approfondimento, anche attraverso la ricerca di riscontri esterni.
    “Se così fosse, infatti”, dichiara Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani, “non vediamo, al momento, la differenza con il caso Mastella - cui la procura di Napoli ha dedicato cospicue energie investigative - nel quale dall’esterno delle ASL ed in particolare dal gruppo facente capo all’Udeur Campano, venivano, secondo l’accusa, imposte assunzioni ed incarichi.”
    “O meglio delle differenze ci sono, qui si tratta del diritto all’informazione completa, obiettiva, imparziale che la concessionaria del servizio pubblico RAI-Radiotelevisione italiana S.p.a., a mezzo dei suoi dirigenti incaricati di pubblico servizio, dovrebbe fornire ad oltre 55 milioni di cittadini elettori, per poi consentirgli di farsi un’idea di questa classe politica e votare di conseguenza; qui si tratta di garantire propaganda, continua, quotidiana, diretta ed indiretta, del valore di migliaia di milioni di Euro l’anno ai vertici dei partiti che lottizzano; lì a Napoli, con tutto il rispetto, forse era questione di meno importanza.”
    Vedremo cosa farà la Procura di Roma, per intanto diamo la notizia che il 17 dicembre è fissata l’udienza in camera di consiglio, davanti al GIP di Roma, dr. Riccardo AMOROSO, per discutere dell’opposizione alla ennesima richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura Romana per la denuncia sporta da Pannella e Bonino in occasione della campagna elettorale delle Europee, ove alla Lista Pannella - con 500 militanti e dirigenti in lotta nonviolenta con l’arma del digiuno e con Emma Bonino, vicepresidente del Senato che occupava la RAI - in un mese di campagna elettorale i tre TGRAI, dal 3 aprile fino al 17 maggio 2009, avevano riservato - a fronte della legge che imponeva ai notiziari di conformarsi, con particolare rigore ai criteri di tutela del pluralismo, dell’imparzialità, dell’indipendenza, della completezza, dell’obiettività e di parità di trattamento tra le diverse forze politiche - un tempo di parola complessivamente pari a 8 minuti e qualche manciata di secondi; agli altri, i lottizzanti, intere ore di programmazione.

  3. #33
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    Il Pd che ha votato Di Bella

    • da Europa del 27 novembre 2009

    di Giovanni Cocconi

    La vicenda Raitre è destinata a lasciare strascichi fuori e dentro il settimo piano di viale Mazzini. Le dichiarazioni post-voto di Nino Rizzo Nervo suonano come un atto di sfiducia nei confronti del presidente Paolo Garimberti, accusato di essere schiacciato sulle decisioni del dg Mauro Masi (anche sul rinnovo del contratto a Bruno Vespa) e di non svolgere quelle funzioni “di garanzia” della minoranza che un presidente espressione dell’opposizione dovrebbe svolgere. Ma il voto di mercoledì ha di fatto indebolito anche la posizione del consigliere “dissidente”, la cui scelta isolata in consiglio tuttavia era forte dell’appoggio di un pezzo importante dell’azienda (i volti noti e i dirigenti di Raitre che hanno chiesto la conferma di Ruffini) e del sostegno ufficiale del Partito democratico. Garimberti insiste nel rivendicare il carattere solo “aziendale” della decisione, un naturale avvicendamento dopo quasi otto anni alla guida della rete: sottolinea il carattere quasi unanime della scelta, meno il fatto che Ruffini sia stato destinato alla direzione di una scatola vuota.
    Già, ma la scelta è stata aziendale o politica? «Dipende da che parte la si guarda, se si dà più peso a una componente o all’altra della decisione – spiega a Europa Roberto Zaccaria, ex presidente Rai – se alla rimozione di Ruffini o alla scelta di Di Bella. È innegabile che dopo molti mesi di pressioni politiche su Raitre la scelta di sostiture Ruffini non può essere considerata solo aziendale, ma è anche vero che Di Bella garantisce il fatto che Raitre non sarò normalizzata. Anzi, il nuovo direttore ora avrà tutti gli occhi addosso e starà molto attento a non toccare i programmi politicamente più sensibili».
    Pur definendosi un amico personale di Ruffini, anche il democratico Giorgio Merlo, vicepresidente della Vigilanza Rai, è certo che con Di Bella la linea politico-editoriale della rete non cambierà. «Qual è la linea del Piave dell’opposizione in azienda? Ruffini è stato un grande direttore, la sua rete è stata inventiva e originale, ma chi viene dopo di lui ha la nostra piena fiducia. La polemica politica sta diventando stucchevole ».
    Una posizione non isolata nel Pd. Nonostante il pressing pro-Ruffini del neoresponsabile della Rai Carlo Rognoni e dell’ex ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni, c’è chi ha sponsorizzato l’avvicendamento, come il veltroniano Giorgio Van Straten (che ha votato sì in consiglio) e il dalemiano Matteo Orfini, neocomponente della segreteria del partito, che in un’intervista con il Riformista parla di «normalità» della scelta, dell’idea sbagliata che Raitre venga considerata un fortino della sinistra (giusto, ma allora perché Di Bella?) e dell’errore di un partito che finisca per sposare la causa del monopolio straniero di Sky contro quello tutto italiano di Mediaset. In fondo, nonostante la strana convergenza dalemian-veltroniana, tutto torna: Bersani è notoriamente poco interessato alla materia televisiva, D’Alema non è mai stato ostile al partito-Mediaset, l’ultimo Veltroni si è augurato che si esca dalla ventennale guerra civile tra il partito-Rai e il partito-Mediaset.
    E mentre i Radicali italiani presentano un esposto alla procura contro il siluramento di Ruffini (visto che la sostituzione era annunciata da mesi), il cda è presto atteso a compiere altre scelte, come quelle delicate sul nuovo amministratore delegato della Sipra e del direttore di Rainews24, che potrebbero allargare lo strappo dentro il Pd a viale Mazzini. Della vicenda Raitre l’unico vincitore oggi è Masi: lui, l’obiettivo di spaccare il Pd in consiglio lo ha raggiunto.

  4. #34
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    Zavoli: sul caso Marrazzo la Rai e le altre tv senza pietà

    • da Corriere della Sera del 4 dicembre 2009

    di Sergio Zavoli

    Sul caso Marrazzo il presidente della commissione di Vigilanza, Sergio Zavoli, ha scritto al presidente Rai, Paolo Garimberti. Caro Presidente, per irrituale che sia, credo di dover scrivere a te, primo garante dell’immagine del «servizio pubblico», questa lettera per la verità non rivolta solo alla Rai. Al pari di tutto il Paese sto assistendo all’uso e all’abuso del «Caso Marrazzo», come lo chiama chi, disincarnandolo dalla sua umanità, gli dedica un’attenzione mediatica che supera ogni criterio civile e qualunque principio umano. Il succedersi quasi agonistico di servizi e commenti con l’intervento multiplo e successivo di persone coinvolte nella triste vicenda, hanno tenuto vivo nella comunità nazionale uno spettacolo privo di avvedutezze e di pietà; specie se penso a quanti, soprattutto i bambini, hanno potuto cogliervi aspetti inquietanti. Che una bimba di otto anni potesse assistere a quel massacro della figura paterna non bastava per scoraggiare l’idea di trarne qualche punto di share e qualche spot pubblicitario? Abbiamo trascorso quasi una vita in questo mestiere, e sappiamo dove comincia e finisce il diritto di cronaca: ora, mi chiedo a quale anestetico professionale e morale ci si consegna non interrogandoci sulla qualità delle nostre scelte. «Il vuoto di molti uomini d’oggi— dice il rabbino Abraham Heschel — è dovuto al fatto che hanno cessato d’interrogarsi sulla natura dei gesti che compiono; mentre l’essenza dell’uomo sta nel valore di ciò che compie per ricreare se stesso, cioè per diventare sempre più umano». Il venir meno, anche senza dolo, a questa responsabilità non ci fa migliori di chi, per una drammatica debolezza, si è messo sciaguratamente in gioco. Forse siamo tutti un po’ meno colpevoli, e un po’ più poveri. Un caro saluto

  5. #35
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai, Mario Staderini scrive a Sergio Zavoli: Servizio Pubblico e Commissione di Vigilanza fuorilegge
    Servono provvedimenti, non generici appelli. Tribune interrotte da 19 mesi, nessun atto di indirizzo.

    Roma, 17 dicembre 2009

    Il Segretario di Radicali Italiani, Mario Staderini, ha scritto al presidente della Commissione parlamentare di vigilanza Sergio Zavoli, sottoponendo all’attenzione di tutti i Commissari lo stato di patente illegalità del servizio pubblico radiotelevisivo, chiedendo di essere urgentemente audito.
    “Occorre avviare con urgenza il rientro nella legalità del servizio pubblico radiotelevisivo e della stessa Commissione di vigilanza” ha affermato Staderini, sottolineando come “ mentre il Paese vive una fase di oggettiva crisi del sistema democratico ed il diritto dei cittadini alla conoscenza è quanto mai violato e negato, la Commissione sembra aver abdicato alle sue funzioni di indirizzo e di controllo della RAI. “
    “All’urgenza di un dibattito politico ampio e serrato che permetta agli italiani di comprendere e di confrontarsi su concrete e reali proposte politiche e di riforma, si contrappone la soppressione della comunicazione politica e l’arbitrio dell’informazione Rai.
    Da 19 mesi, infatti, le Tribune politiche sono interrotte: un fatto senza precedenti a livello internazionale, dove il diritto di tribuna è ovunque considerato un requisito minimo delle democrazie moderne.
    Il 9 luglio scorso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha accertato per la prima volta nella storia che la RAI, a causa delle sistematiche violazioni del pluralismo informativo negli ultimi tre ani, è inadempiente rispetto agli obblighi di servizio pubblico previsti dalla legge, chiedendo contestualmente interventi specifici per impedire il proseguire della condotta illecita.
    Ebbene, dall’inizio della legislatura la Commissione non ha adottato alcun atto di indirizzo, né ha discusso del rinnovo del Contratto di servizio che scade tra pochi giorni.
    Questioni centrali del nostro tempo come l’ambiente, i diritti umani fondamentali, la politica internazionale, le grandi sfide economiche e sociali poste dalla globalizzazione -priorità informativa delle principali televisioni mondiali- sono assenti dai palinsesti della Rai.
    I telegiornali ridotti a strumenti di propaganda per creare e deformare l’opinione pubblica anziché informarla. L’approfondimento politico appaltato all’arbitrio di una ristretta cerchia di conduttori i quali sono in grado, anche attraverso l’uso spregiudicato dei sondaggi e di tecniche suggestive e non trasparenti, di dettare l’agenda politica e persino quella giudiziaria, con l’obiettivo evidente di occultare quei temi e quegli interlocutori che dovrebbero essere invece al centro del dibattito pubblico.
    Di fronte a tutto ciò, più che gli appelli ad abbassare i toni servono provvedimenti di esercizio delle competenze di rilevanza costituzionale riconosciute dalla legge alla Commissione di vigilanza.
    Noi Radicali siamo pronti a fornire quel contributo di analisi e di proposte che da sempre abbiamo saputo garantire a tutela dei diritti di tutti. “

  6. #36
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai. Beltrandi: Se sono trasmessi dati, è doveroso citarne la fonte. Presentata risoluzione in bicamerale e proposta di legge che preveda la citazione della fonte per i dati trasmessi in tv

    9 gennaio 2010

    Dichiarazione di Marco Beltrandi, parlamentare radicale eletto nelle liste del PD

    Il deputato radicale Marco Beltrandi ha presentato una risoluzione in commissione bicamerale RAI. Lo scopo, ad avviso del parlamentare radicale è quello di ” rispettare anche nella TV pubblica una convenzione non scritta, un uso costante che, per motivi di correttezza e trasparenza, impone a chi pubblica ricerche, dati o grafici, l’indicazione, in maniera chiara, della fonte dalla quale sono attinti e della data a cui si riferiscono. Questa convenzione è costantemente seguita ed applicata nel caso di pubblicazioni di ricerche, dati o tabelle in tutti i giornali, riviste scientifiche, saggi, libri e i numerosi altri supporti oggi in grado di veicolare le informazioni stesse. Praticamente ovunque, tranne in televisione”.
    Allo stesso fine ha presentato una proposta di legge avente il medesimo scopo, ma di portata più ampia poiché estende il medesimo onere, a tutte le televisioni, siano esse pubbliche o commerciali. Per Beltrandi il fatto di citare la fonte dei dati trasmessi “consente a qualsiasi spettatore la possibilità di replicare l'elaborazione vista in TV e di ottenere lo stesso risultato ottenuto nelle trasmissioni radiotelevisive. Esattamente come accade per le scoperte scientifiche che, per essere tali, devono essere replicabili oppure, popperianamente, falsificabili”.

  7. #37
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Bicamerale Rai, Beltrandi: presentate 6 interrogazioni al Direttore generale Masi per interrompere l’esclusione dei radicali e di Pannella dalle trasmissioni e dai tg Rai, ma anche di tutti i partiti esclusi dal Parlamento

    Roma, 12 gennaio 2010

    Il deputato radicale eletto nelle liste del PD, Marco Beltrandi, ha depositato in Commissione bicamerale Rai 6 interrogazioni rivolte al Direttore generale Masi.

    Beltrandi ha sostenuto che “grazie ai dati di monitoraggio della programmazione televisiva nazionale Rai, forniti dal Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva, si è potuto verificare la violazione di numerose norme che impongono una effettiva pluralità nell’informazione politica”.

    Come sempre il movimento radicale, i vari soggetti ed esponenti politici radicali, in particolare la persona di Marco Pannella, continuano ad essere sistematicamente oggetto di ostracismo televisivo.

    Beltrandi afferma che “tra i tanti programmi di approfondimento politico alcuni, come Ballarò ed Annozero, brillano per la totale assenza dei radicali dalla data delle lezione europee sino a questi giorni, ma quasi lo stesso può dirsi dei TG, ove i radicali sono praticamente scomparsi ”.

    Il deputato radicale ricorda che l’Autorità garante per le Telecomunicazioni ha diffidato il Direttore generale Rai, l’ultima volta il 9 luglio 2009, ad emanare gli “idonei criteri e linee operative atti a definire, nel rispetto della libertà di espressione e dell’autonomia editoriale, le modalità di concreta attuazione dei principi del pluralismo informativo”, provvedimento mai emanato mantenendo inalterata la condizione di privilegio per alcuni, di svantaggio per tutti gli altri. Tutto ciò accade in contesto che definire anomalo è generoso poiché, “negli ultimi dieci anni, l’Autorità ha ordinato 48 accertamenti di violazione di legge e squilibri informativi perpetrati dalla concessionaria del servizio pubblico ai danni dei soggetti politici radicali”.

    Per Beltrandi un ultimo dato preoccupante, emerge dall’analisi dei dati di monitoraggio forniti dal Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva: “ormai la presenza in video è garantita ai soli 5 partiti aventi un gruppo autonomo in Parlamento. Tutti gli altri, nonostante rappresentino una fetta cospicua dell’elettorato, sono sistematicamente esclusi dall’accesso alle trasmissioni e tg RAI. Ciò viola la missione della Rai che dovrebbe informare i telespettatori, far conoscere tutte le opinioni. Questo principio, sempre valido, dovrebbe essere applicato con maggior rigore proprio nelle fasi politiche di più aspro confronto. Solo la conoscenza di tutte le proposte in campo consente un voto libero e consapevole. Evidentemente la Rai non ostacola il voto libero, ma frena con metodo sistematico il voto consapevole”.

  8. #38
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Roma, ore 13.00. Radicali davanti alla Commissione di Vigilanza: "la campagna elettorale e? già fuorilegge"
    Mercoledi 13 gennaio, alle ore 13, davanti a Palazzo San Macuto, sede della Commissione parlamentare di vigilanza Rai.

    13 gennaio 2010



    * Dichiarazione del Segretario di Radicali Italiani, Mario Staderini


    "La campagna elettorale per le Regionali 2010 e’ di già fuorilegge. All’urgenza di un dibattito politico ampio e serrato che permetta agli italiani di comprendere e di confrontarsi su concrete e reali proposte politiche e di riforma, si contrappone la soppressione della comunicazione politica e l’arbitrio dell’informazione Rai.

    Da 20 mesi le Tribune politiche sono interrotte, un fatto senza precedenti a livello internazionale; l’informazione divenuta mero strumento di propaganda; il Contratto di servizio violato e scaduto senza che neanche si sia discusso il rinnovo; di regolamenti elettorali neanche l’ombra.

    La Commissione parlamentare di vigilanza, che dall’inizio della legislatura non ha adottato alcun atto di indirizzo, ha abdicato a svolgere le sue funzioni costituzionalmente rilevanti. Proseguono, invece, i seminari e le audizioni.

    Per questo, alle 13.00 sarò davanti a Palazzo San Macuto per ricordare ai Commissari che entreranno per l’ennesima, sterile audizione, il loro obbligo costituzionale ad adottare atti dovuti per legge, e per chiedere la pronta risposta alle interrogazioni depositate dal deputato Radicale Marco Beltrandi".

  9. #39
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    I Radicali: oscurati dal palinsesto Rai

    • da la Repubblica del 13 gennaio 2010

    I radicali e Marco Pannella sono «sistematicamente oggetto di ostracismo televisivo». Il deputato Marco Beltrandi, punta il dito contro i meccanismi che regolano le presenze televisive e presenta in Commissione di Vigilanza sulla Rai 6 interrogazioni rivolte al direttore generale Mauro Masi. «Tra i tanti programmi di approfondimento politico - dice Beltrandi - alcuni, come Ballarò ed Annozero, brillano per la totale assenza dei radicali dalla elezione europee sino a questi giorni, ma quasi lo stesso può dirsi dei tg, ove i radicali sono praticamente scomparsi».

  10. #40
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    RAI, Staderini: Di Bella camuffa la realtà per nascondere l'arbitrio. La campagna elettorale è già fuorilegge, Tg e talk show fuori controllo

    13 gennaio 2010

    Dichiarazione di Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani
    Il Segretario di Radicali Italiani, Mario Staderini, insieme al senatore radicale Marco Perduca ed altri militanti radicali hanno svolto oggi davanti alla sede della Commissione parlamentare di vigilanza una azione di volantinaggio per denunciare la violazione sistematica delle norme in materia di comunicazione politica ed informazione radiotelevisiva.
    “La campagna elettorale per le Regionali 2010 e’ di già fuorilegge”, ha detto Staderini. “ con le Tribune politiche interrotte da venti mesi e l’informazione Rai senza controllo. La Commissione di Vigilanza, anziché adottare i provvedimenti dovuti per legge, si è trasformata in un centro studi impegnata da mesi solo a fare inutili audizioni e seminari.
    Quanto detto oggi in Commissione dal direttore Di Bella è emblematico: per il responsabile di RaiTre è normale che Ballarò in 15 puntate non abbia mai avuto ospite un Radicale, dimenticando che l’ultima presenza risalente alle Europee sia stata dovuta a due condanne dell’Agcom e ad uno sciopero della sete. Bontà sua, Di Bella promette un invito entro maggio, magari dopo le elezioni…
    Intanto però Ballaro’, dopo aver fatto della Polverini una icona, trasmette immagini contro Emma Bonino e garantisce ad Antonio Di Pietro quattro presenze in 3 mesi per un totale di 17 milioni di spettatori.
    In attesa che l’Agcom batta un colpo, ci prepariamo ad investire le massime cariche della Repubblica della totale assenza di democrazia in Italia che segnerà anche le prossime elezioni.
    Liberalismo e socialismo, considerati nella loro sostanza migliore, non sono ideali contrastanti né concetti disparati

 

 
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