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Discussione: Osservatorio sulla RAI

  1. #21
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Caso Minzolini lo scontro approda in Vigilanza

    • da Il Mattino del 6 ottobre 2009, pag. 5

    Non si spengono le polemiche sollevate dall’editoriale del Tg1 contro la manifestazione per la libertà dell’informazione tenuta sabato a Roma. E alla vigilia di un’apposita riunione della Commissione di Vigilanza (in programma domani) lo scontro si fa più rovente. Dal canto suo, il presidente della Vigilanza Sergio Zavoli è molto critico nei confronti del direttore Augusto Minzolini: «L’editoriale, per brillante che sia, non è nella tradizione dei telegiornali. Tant’è che se ne è fatto uso solo in casi rarissimi. Non credo che si negherebbe la libertà di espressione evitando che, magari per un fenomeno imitativo, tutti i tg si mettessero a sfornare una forma di giornalismo che, isolandosi dal contesto - o elevandosi su di esso - costituisse un ”fondo” strettamente politico al di fuori - o al di sopra - del pluralismo cui è tenuta una testata, rispetto Critico anche Fabrizio Morri (Pd), che sollecita al più presto un’audizione di Minzolini. Mentre Felice Belisario (Idv) denuncia: ««Il Tg1 sta venendo meno al suo ruolo di servizio pubblico». A difesa di Minzolini si schiera Fabrizio Cicchitto (Pdl): «Paradossale che coloro che hanno fatto una manifestazione per la libertà di stampa adesso vogliono esercitare la censura nei confronti del direttore del Tg1 quando certe trasmissioni Rai hanno licenza d’insulto». Infine, equidistante la vice-presidente del Senato Emma Bonino: «Minzolini ha espresso la sua opinione, come il Tg3».

  2. #22
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Minzolini attacca: "Sono io il censurato ho il diritto di fare editoriali"

    • da L'Unità del 15 ottobre 2009, pag. 25

    di Natalia Lombardo

    Scivolano come acqua fresca critiche e polemiche, sulla testa liscia del direttore del Tg1. Augusto Minzolini, ieri in commissione di Vigilanza lancia una «provocazione»: «Non è vero che sono un direttore militante come hanno detto i parlamentari Pd sono un direttore istituzionale». Però, «non accetto di essere un direttore dimezzato, né un segretario di redazione che accetta una scaletta». Si difende in nome dell’Articolo 21 della Costituzione, si dichiara per assurdo «il censore censurato». Tesi che oggi ripeterà al Cda di Viale Mazzini. Il presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, gli consiglia di essere più il centrocampista «Dirlo che Gilardino» l’attaccante. Certo sugli editoriali nei tg «non ci sono regole, ma una prassi» che li limita. Per Minzolini invece «era dovuto» quello di critica alla manifestazione per la libertà di stampa. Si ricordano «i 15 editoriali di Riotta e del compianto Curzi». Lui, Minzo, troppi ne avrebbe fatti, come sull’Italia dei Valori che «ci boicotta» e poi chiede presenza tv. Che comunque si impegna a recuperare. Sulle presenze dei politici lo squilibrio è evidente, nota Gentiloni, Pd: a settembre è stato dedicato al governo il 54,4% di tempo, in prevalenza a Berlusconi, alla maggioranza l’11%, alle opposizioni solo il 15,4. E per le regionali il Pdl ha già presentato una proposta di legge per svuotare la par condicio. Il Tg1 non ha dato notizia sulle escort in casa di Berlusconi? «Non ho tirato nel processo mediatico chi non aveva ricevuto avvisi di garanzia». Perché allora ha parlato di D’Alema e Vendola? «D’Alema per la barca», risponde il direttore. Nel servizio di Mario Prignano (vice-caporedattore venuto da Libero) sulla «Guerra dei giornali» è stato intervistato De Bortoli e non Scalfari? Bastava aver spiegato le posizioni del fondatore di Repubblica. Per Minzolini «la Rai è rimasta a 20 anni fa. Si assumono precari decennali. Se non cambia, muore». Più in sordina, viene ascoltato Mario Orfeo, direttore del Tg2 che vuol essere il Corriere della Sera dei tg. Istituzionale, appunto.

  3. #23
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    "Imputato direttore, si alzi". In aula il processo a Minzolini

    • da Il Giornale del 15 ottobre 2009, pag. 8/9

    di Emanuela Fontana

    Presidente della Corte: Sergio Zavoli, alla guida della commissione parlamentare di Vigilanza sui servizi radiotelevisivi. Imputato: Augusto Minzolini, direttore del Tg1. Capo d’imputazione per il Minzolini: lettura di un editoriale durante il telegiornale delle 20 nel giorno della manifestazione di piazza contro il bavaglio alla stampa, sabato 3 ottobre, per spiegare di non essere d’accordo con quella manifestazione. Nell’aula della commissione di Vigilanza a palazzo San Macuto si svolge la prima udienza: il direttore del Tg1 deve difendere e giustificare il suo operato non solo al cospetto del presidente, ma di tutta la commissione che lo ascolta in audizione. Deputati e senatori, tre minuti a testa per le domande. L’imputato, in assenza di avvocato, risponde direttamente alle domande del presidente e dei membri della commissione. Si inizia dal calcio (inteso come gioco). E, trattandosi di un processo, è una circostanza piuttosto piacevole.

    Zavoli (rivolto a Minzolini): «Io la vedrei più al centro della partita. Adesso... senza speculare sul suono delle parole... più al posto di Pirlo, di De Rossi, che a quello di Gilardino, che è il finalizzatore. Lei è quello che concerta, elabora la struttura del giornale. Mi sento di dirle che la tentazione di fare il cosiddetto editoriale ha attraversato molta gente. Anche se mi corre l’obbligo di dirle che almeno tre direttori molto importanti del servizio pubblico appartenenti tutti e tre al partito di maggioranza, che allora era la Democrazia cristiana, e parlo di Emilio Rossi, parlo di Fabiani, parlo di Albino Longhi, non hanno mai fatto neanche un editoriale. La parola a Lei».

    Minzolini: «Allora, io vorrei iniziare intanto a parlare del Tg1, visto che l’audizione serviva per inquadrare il lavoro che stiamo svolgendo. Io credo, allarghiamo il discorso e poi semmai entriamo nelle polemiche di queste settimane».

    L’imputato dedica il preambolo della sua difesa all’importanza delle sfide che attendono il primo telegiornale nazionale anche in riferimento ai competitor: «Dal 13 settembre al 9 ottobre il Tg1 è il primo telegiornale, con il 29% di share e oltre 6 milioni di spettatori, in vantaggio del 3,3% di share sul Tg5».

    Poi la requisitoria in difesa di se stesso e del suo lavoro entra nel vivo.

    Minzolini: «Mi hanno accusato di avere dato troppo spazio al governo e poco al Parlamento quando il Parlamento era chiuso per ferie. Per non parlare del fatto che ci sono argomenti, come l’influenza A, che non hanno implicazioni politiche, anche se a parlarne è il viceministro Fazio o chi per lui». Sono «incomprensibili le polemiche che hanno caratterizzato questi primi mesi della mia direzione del Tg1. Anche le polemiche sulle notizie date o non date è fuori luogo. Il Tg1 ha dato tutte le notizie secondo i criteri del servizio pubblico. Tutte, nessuna esclusa».

    Minzolini: «C’è chi si è lamentato perché non è stato dato spazio alla tematica, diciamo così, escort, chi invece ha polemizzato perché è stata data la notizia sulle tangenti per la sanità, unica tematica per la quale sono stati emessi avvisi di reato per politici. È la croce di ogni tg. C’è una differenza tra le vicende di Tangentopoli e quelle di questa estate, almeno per quanto riguarda il coinvolgimento di personaggi pubblici. Se allora si partiva da un avviso di garanzia, ora abbiamo assistito al susseguirsi di personaggi coinvolti in processi squisitamente mediatici senza essere accusati di alcun reato, senza aver ricevuto nessun avviso di garanzia. Non solo Berlusconi, ma anche la famiglia Agnelli, De Benedetti, il direttore di Repubblica Ezio Mauro, e l’ex direttore di Avvenire Dino Boffo». E fare editoriali è un diritto: «L’amico Gianni Riotta ha fatto quindici editoriali durante la direzione. Perché non posso farne io?».

    È il momento dei giudici a latere, adesso. Un poker di accusatori prende la parola: tre onorevoli del Pd e uno dell’Italia dei Valori. L’imputato ascolta. Iniziano le domande.

    Fabrizio Morri (Pd): «Lei è consapevole di dirigere il Tg1 e non il bollettino parrocchiale, con il massimo rispetto per il bollettino delle parrocchie... Lei ha ritenuto di fare quell’editoriale spiegando che non c’era ragione di andare in piazza. Se nei giorni precedenti la manifestazione un direttore altrettanto libero come lei e di idee diverse avesse usato la sua testata per sostenere la tesi opposta alla sua, che cioè in Italia la libertà di stampa era in pericolo e che dunque era diritto-dovere del povero Di Bella o di altri invitare il popolo italiano a scendere in piazza, se ritiene che questo fosse stato compatibile con la missione del servizio pubblico che innanzitutto è quella di informare, di parlare dei fatti senza limitare le opinioni di nessuno».

    Giovanni Procacci (Pd): «Il direttore Minzolini è convinto di essere stato coerente alla dichiarazione di intenti che ogni direttore pronuncia all’inizio del suo mandato?».

    Marco Beltrandi (radicale eletto con Pd): «Signor direttore, esistono criteri di ripartizione dei tempi tra temi e soggetti politici indipendentemente dalla loro rilevanza? Secondo il centro dell’informazione radiotelevisiva il suo telegiornale dall’1 luglio al 30 settembre ha dedicato al centrodestra il 78 per cento del tempo di parola cioè l’intervento diretto in voce e al centrosinistra il 20,4 per cento. Mi riferisco alle edizioni principali. Siamo molto oltre la regola dei due terzi. Io le chiedo quali provvedimenti intende prendere per sanare questo squilibrio».

    Zavoli: «L’onorevole Beltrandi, contravvenendo alla tradizione radicale, è stato di una velocità esemplare».

    A questo punto al processo è applicato lo schema molto diffuso negli ultimi procedimenti mediatici: le dieci domande all’imputato.

    Francesco Pardi (Italia dei valori): «Signor direttore le rivolgerò dieci domande divise in due ordini se ce la faccio. Primo ordine. Perché da quando lei è arrivato al Tg1 sono sparite le dichiarazioni in voce di tutti gli esponenti dell’Italia dei valori? È un ordine che è partito da lei o da qualcun altro?».

    Il ritmo del giudice Pardi è incalzante: «Perché è scomparsa la manifestazione di protesta dei terremotati dell’Aquila davanti a Montecitorio?».

    Dopo 27 minuti di interrogatorio serrato, i toni si distendono. Seguono tre domande innocue di onorevoli del Pdl. Innocue fino a quando si convoca uno spiritello molto pericoloso nelle cause politico-giornalistiche di questi tempi: Santoro. Lo chiama in causa, senza nominarlo, il senatore Butti del Pdl. A quell’evocazione il presidente si accosta al microfono.

    Zavoli: «Vorrei fare una piccola precisazione, probabilmente non mi sono spiegato bene. Santoro fa una rubrica di denuncia, ed è un monografico. È una questione completamente diversa nella sua modalità espressiva e tecnica. Vorrei anche aggiungere che se fosse concesso a ogni direttore di telegiornale di fare un editoriale politico si avrebbe un curioso effetto: che il pluralismo si risolverebbe in una serie di parzialità». Alessio Butti (Pdl): «Mi scusi, Santoro è un monografico?».

    Zavoli: «No, per dire, mi perdoni senatore Butti. Credo che alle caratteristiche del pluralismo quando si parla di completezza, tempestività eccetera si debba aggiungere un’altra parola: contestualità».

    Maurizio Gasparri (Pdl): «Che vuol dire “Santoro è un monografico”? Non ho capito l’italiano. Scrive con una mano sola?».

    Zavoli: «No, no dico la trasmissione».

    Gasparri: «Lei ha detto: “Santoro è un monografico”».

    Zavoli: «Dico stupidaggini ben più emendabili. Che Santoro sia un monografico può essere una battuta intelligente, ma in questo caso mi sarebbe sfuggita».

    Risate. Pochi secondi e tornano le domande.

    Giorgio Merlo (Pd): «Le chiedo se lei si sente immune dal giornalismo militante o all’adulazione del potere».

    Giovanna Melandri (Pd): «Direttore, lei è un direttore militante e in questo senso è anche più facile rivolgersi a lei con domande precise. Le rivolgo due domande... Come intende ripristinare un equilibrio che è palesemente alterato e che sia un equilibrio maggiormente rappresentativo delle opinioni degli italiani?».

    Vincenzo Vita (Pd): «Sa direttore che il suo telegiornale ha dedicato nel mese di settembre tra governo e maggioranza quasi il 70 per cento del tempo e tutto il resto è stato con fatica oggetto delle opinioni dell’opposizione? Il tempo che ha il presidente del Consiglio è smisuratamente più ampio di quello che hanno anche le forze di maggioranza».

    Brusio.

    Vita: «Come? Sì, sì, più di Gasparri! E perché il suo telegiornale non ha fatto cenno alla manifestazione dei metalmeccanici?».

    Paolo Gentiloni: «Il direttore del Tg1 è come il direttore del Tg4 o come Santoro? Io credo che ci sia il rischio di transizione del Tg1 da telegiornale tradizionale a telegiornale militante. L’editoriale: non è che qui si discuta di un genere letterario. Il punto è: può il direttore del Tg1 fare un editoriale contro una manifestazione? Certamente, se è una manifestazione di naziskin o una manifestazione di gente che brucia le bandiere americane».

    Giovanni Cuperlo (Pd): «Direttore, una sola domanda. Volevo chiederle se nell’edizione del Tg1 di questa sera lei ha previsto un servizio sull’ondata di freddo che ha colpito l’Abruzzo e sui disagi dei cittadini abruzzesi ancora ospitati nelle tende».

    Minzolini: «Non andiamo in onda questa sera, solo cinque minuti per la partita».

    Ancora il calcio benedetto. Risate. La Corte si rilassa.

    Cuperlo: «Domani signor direttore. Domani!».

    Zavoli: «Allora le interrogazioni sono concluse e diamo la parola al direttore Minzolini».

    Minzolini: «Cercherò di raggruppare le domande, erano talmente tante... La prima cosa che vorrei dire è che io mi sento non un direttore militante, ma un direttore istituzionale e lo dico con una certa chiarezza e convinzione checché ne dicano i sussurri che sento alla mia sinistra... Dire che in Italia non c’è libertà di stampa dovrebbe richiamare ogni direttore ad alzarsi e dire che non è così».

    Scatto d’orgoglio dell’imputato.

    Minzolini: «Se il Tg1 deve essere più istituzionale e più servizio pubblico di altri, io sarei un direttore dimezzato. E non vale nemmeno parlare di programmi monografici, perché i miei tre minuti non valgono le due ore di Annozero... È come se scrivo un articolo in prima pagina e in terza c’è qualcuno che mi spara contro. Quale azienda può permettere una cosa di questo tipo? Non accetto di essere un direttore dimezzato rispetto ad altri. Posso ascoltare, posso recepire ma non posso diventare un segretario di redazione a cui si fanno le scalette». E poi ci sono altre questioni da chiarire, non certo solo l’editoriale: «L’azienda è rimasta a 20 anni fa. Si è parlato delle forze esterne, ma in Rai c’è gente che viene assunta dopo 10 anni di precariato».

  4. #24
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai: Beltrandi, Mineo batte Sky Tg 24, ma lo si vorrebbe sostituire...

    15 ottobre 2009

    di Marco Beltrandi

    * Dichiarazione di Marco Beltrandi, radicale, componente della Commissione di Vigilanza sulla Rai

    Ieri sera RaiNews 24 ha battuto negli ascolti Sky Tg 24, dopo aver negli ultimi tempi più che quadruplicato i propri ascolti in modo continuativo, sotto la direzione di Corradino Mineo.

    RaiNews24 è anche probabilmente l'unica testata Rai a non aver subito alcuna censura dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni negli ultimi anni, circostanza che ne certifica il rispetto dei principi di completezza, obiettività, imparzialità e pluralismo dell'informazione,

    Sarà evidentemente per tutto quanto ha di eccezionale la direzione di Corradino Mineo nell'ambito di una Rai che spesso è irriconoscibile come servizio pubblico che incredibilmente almeno da luglio circolano voci continue di sue sostituzioni alla direzione della testata giornalistica, che vive così da settimane in un limbo che danneggia soltanto l'azienda e gli abbonati , e rischia di disperdere un patrimonio di professionalità e competenze.
    Su tutto questo ho depositato stamattina in Commissione di Vigilanza Rai una interrogazione al Direttore Generale della Rai affinché questa situazione sia chiarita, anche nelle sue eventuali – se ve ne fossero - motivazioni.

  5. #25
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Intervento di Maria Antonietta Farina Coscioni al Vll Congresso online della Ass. Luca Coscioni

    15 ottobre 2009


    Mi sono chiesta spesso, in questi giorni, come Luca sarebbe intervenuto, cosa avrebbe voluto farvi sapere. Sarebbe contento, credo, del molto lavoro fatto dall’Associazione che porta il suo nome; al tempo stesso, da quella persona esigente e rigorosa che era, ne sarebbe insoddisfatto: perché vorrebbe veder moltiplicati per dieci, cento, mille i nostri e i vostri sforzi, il nostro e vostro impegno.

    Un po’ come chi ponendosi 100 come obiettivo, e raggiunto 50, non bada tanto all’incremento ottenuto, ma al 50 mancante.

    Il dolore e la politica. Il dolore che si fa politica. Il dolore che diventa politica. Credo si possa riassumere così l’impegno e l’azione di Luca; e anche la sua “eredità”. Il dolore di chi è costretto a vivere una vita che da diritto diventa “dovere”, obbligo imposto da una volontà esterna, una condanna. E allora ecco la politica, che deve intervenire. Perché la vita deve essere libertà, facoltà, non dovere imposto, in nome di una fede o di una morale per nobili che possano essere; come vorrebbero sia, per esempio, con l’infame legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento e il fine-vita, approvata al Senato, e in discussione alla Camera dei deputati.

    La domanda cui rispondere è questa: la legge deve proteggere, come valore assoluto e incondizionato la mera sopravvivenza biologica, anche quando questa sopravivenza priva l’uomo della sua dignità, ne mortifica la volontà, ne umilia il corpo e l’esistere diventa un sacrificio e – appunto – un “dolore”? La Costituzione è chiara al riguardo. L’articolo 13 stabilisce che: “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

    Per questo legittimamente malati rifiutano le cure o ne ottengono la sospensione perché non si sentono più in grado di sopportarne le conseguenze, anche se questo abbrevia la loro vita. Al credente va chiesto: in queste situazioni, in casi come quello di Eluana Englaro, cosa c’è di misericordioso nel volerla tenere ostinatamente, pervicacemente in vita? E aldilà del caso Englaro: è o no più misericordioso interrompere la sofferenza, quando questa richiesta viene chiesta? Perché opporsi all’introduzione del “testamento biologico”, con il quale il cittadino, SE VUOLE, stabilisce preliminarmente quali terapie devono o non devono essergli prestate nel caso in cui si venga a trovare in uno stato di incapacità totale o parziale di intendere e volere, nominando un fiduciario che garantisca delle sue volontà?

    C’è molto da fare per riuscire ad affermare le ragioni delle coscienze libere, sulla vita e la morte, la malattia e la speranza di guarigione, liberate dal senso di colpa e dal peccato. Sono coscienze che disturbano, la cui forza si vuole arginare per paura che le acque della ragione travolgano le palafitte dell’assolutismo e dell’ignoranza. Sul nostro Paese, infatti, incombe un inquietante, pericoloso integralismo antidemocratico e antiliberale.

    Abbiamo saputo operare bene e con efficacia in questi mesi: nel paese, con numerose, importanti e qualificanti iniziative. Non ripeterò cose già dette da altri. Assieme alla “gamba” militante, diciamo così tra la gente e con la gente, c’è l’altra “gamba”, non meno rilevante, quella parlamentare, dove abbiamo cercato di assicurare un lavoro prezioso, anche se spesso silenziato e ignorato. Per una difficoltà oggettiva: non siamo gruppo parlamentare, ma “delegazione” all’interno del PD, con tutti i limiti e le difficoltà che la cosa comporta; va poi messo in conto che l’informazione scritta e parlata è quella che è, attenta a mille gossip e raramente ai fatti sostanziali che incidono sulla quotidiana vita di tutti i giorni; e poi, una quota parte anche alle nostre carenze e limiti: siamo quelli che siamo, non perché abbiamo una tessera in tasca siamo per questo super-uomini e super-donne, anche noi facciamo errori, siamo colpevoli di lacune.

    Penso alla quantità di interrogazioni presentate, proprio in linea con i nostri assunti congressuali, con quella che è un po’ la bandiera della nostra associazione: dal corpo del malato al cuore della politica. Ho per esempio, presentato oltre centocinquanta interrogazioni al ministro della Salute, chiedendogli conto delle condizioni sanitarie da “quarto-quinto” mondo nelle carceri italiane, alla situazione negli ospedali; dagli incredibili sprechi legati alla Sanità, alle questioni legate alla libertà di ricerca scientifica ostacolata nel nostro paese in ogni modo. Ne sanno qualcosa le nostre amiche Elena Cattaneo, Elisabetta Cerbai e Silvia Garagna, costrette a presentare ricorso per opporsi alla decisione del Governo italiano di escludere le cellule staminali embrionali umane dal bando di finanziamento nel campo della biologia delle cellule staminali; e questo proprio in un momento in cui il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, tra i suoi primi atti, firmava il provvedimento che revocava il precedente divieto imposto dal predecessore George W. Bush, che in omaggio a una visione ideologica e fondamentalista escludeva quel tipo di ricerca dai finanziamenti statali.

    O la vicenda dell’Ebri, l’istituto di ricerca sul cervello di indiscutibile eccellenza voluto e animato dal premio Nobel Rita Levi Montalcini che rischiava lo sfratto per mere questioni burocratiche; per non dire dei casi specifici di malati che diventano emblematici di una situazione tutt’altro che isolata: cito un caso tra i tanti, quello che ha visto per protagonista-vittima il nostro compagno Gustavo Fraticelli e la sua odissea per poter partecipare il 19 giugno scorso all’assemblea radicale di Chianciano: i problemi che ha dovuto affrontare con le Ferrovie italiane sono evidentemente i problemi che devono affrontare e vivere centinaia, migliaia di persone che si trovano nelle condizioni di Gustavo; ma potrei citare anche il lavoro con i compagni di Cremona, sui veri e propri attentati alla salute della collettività, provocati da un non corretto smaltimento dell’amianto o la presenza di fabbriche inquinanti con le loro velenose immissioni. Ho parlato di Cremona, ma ci siamo occupati di quanto accade anche a Melfi, in Calabria, a Gela in Sicilia…

    Oppure le altre nostre iniziative parlamentari. Come l’importante ordine del giorno accolto dal governo in Commissione trasporti, per l’effettiva adozione in Italia del modello di Contrassegno unificato disabili europeo per la circolazione e la sosta veicolare previsto dalla raccomandazione del Consiglio d’ Europa, adeguando la figura del Contrassegno invalidi;

    O la proposta di legge per la modifica delle norme che regolano le procedure di selezione dei direttori generali delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere. Sui giornali leggiamo ogni giorno delle intenzioni e dei proclami del ministro Brunetta per l’efficienza, il merito e contro i “fannulloni”. Bene: basterebbe approvare quella nostra proposta di legge, e – almeno nel mondo della Sanità – si farebbe un enorme passo in avanti. Ricordo che non molto tempo fa un settimanale, “L’Espresso”, pubblicò – senza che tale pubblicazione provocasse alcuna reazione indignata dei soggetti interessati – una tabella con la suddivisione, regione per regione, dei 277 direttori generali della Sanità secondo l’area politica di appartenenza. L’occupazione da parte della partitocrazia di qualsiasi posto pubblico raggiunge nel campo sanitario il suo apice e provoca gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti: strutture complesse e costose come le aziende sanitarie locali e ospedaliere a persone designate dalle rispettive giunte regionali non per le loro capacità manageriali, quanto per il loro grado di acquiescenza ai politici, accade poi quello che accade. I casi più eclatanti sono quelli emersi a proposito delle vicende pugliesi, o quelle che ho denunciato a proposito di quanto accaduto in Calabria: ricoveri banali rimborsati come urgenti; forniture gonfiate, imbrogli di ogni tipo documentati dalla Guardia di Finanza che ha accertato raggiri per 137 milioni di euro in tre anni e danni per il Fisco per quasi 500 milioni di euro.

    L’attività parlamentare credo sia essenziale, non solo utile; e dobbiamo anzi trovare modi, sistemi, risorse per ulteriormente allargare il nostro spettro d’azione e di intervento. Ma chi ne parla? Chi conosce la nostra quotidiana, incessante, azione di controllo, denuncia, vigilanza?

    Quella della conoscenza, dell’informazione, del sapere è forse la madre di tutti i nostri problemi. “Agenda Coscioni”, il sito, la trasmissione “Il maratoneta” a Radio Radicale, per quanto preziose, da sole non bastano, non sono sufficienti, per quanto noi li si possa perfezionare.

    E’ necessario organizzare un’azione politica volta a intensificare gli sforzi di una resistenza sistematica, laica e nonviolenta, urgente e non procrastinabile. E’ questo il compito dell’Associazione: il “luogo” di riflessione e di azione per rispondere alle attese di chi oggi non si riconosce in questo stato di cose e ci chiede di porre le basi di una speranza di vita e di vite altrimenti destinate a essere soffocate.

    In questi anni a fianco di Marco Pannella, Emma Bonino, dei radicali, credo di aver imparato che la politica se vuole avere un senso, uno scopo, deve aspirare a liberare l’uomo da soprusi, dalle violenze e dalle disuguaglianze; e deve mirare all’autonomia degli individui e all’affermazione dei loro diritti inalienabili per una coscienza della libertà e della dignità umana. Nel suo “La disuguaglianza”, il premio Nobel Amartya Sen scrive che “la libertà è uno dei possibili campi di applicazione dell’eguaglianza, e l’eguaglianza è una delle possibili configurazioni della distribuzione della libertà”.

    Pensiamo a quanti individui sono privati della libertà personale, della capacità di movimento, vivendo una condizione di esclusione perché senza l’uso della parola. Restituire, ripristinare conoscenze e competenze, che per Sen sono “lo strumento per riattivare la capacità di essere e fare”, restituirebbe il diritto e la libertà di esprimersi a quanti vedono sommarsi alla prigione della malattia quella dell’impossibilità di comunicare.


    La storia radicale di Luca stesso, è segnata durante tutto il periodo della malattia, dall’uso della tecnologia informatica e dalla telematica per comunicare. "Certo se fossi nato prima della rivoluzione informatica e dell'avvento dei computer portatili, il mio pensiero sarebbe confinato in me...invece grazie ad una tastiera virtuale posso comporre parole , frasi..ho la possibilità di comunicare, di partecipare al dibattito politico... del resto esistono vari modi di fare e di intendere la politica..." cosi scriveva Luca.


    Con l’opportunità delle elezioni on line per il Comitato dei Radicali, con la possibilità di votare attraverso internet, Luca è divenuto ancora, soggetto attivo della politica e nella politica, come prima della malattia, superando la possibile solitudine e il silenzio.


    Lo ricordo per chi in quegli anni non c’era, e forse questa storia non la conosce. Nell’estate 2000 partì la campagna telematica delle elezioni on line di un terzo dei dirigenti radicali. All’interno del dibattito sul Forum dei radicali comparve un messaggio dal titolo “Lista (aperta) antiproibizionista sulla scienza, sulle droghe, sui diritti individuali, religiosi, politici, economici e sessuali”: in quel messaggio Luca raccontando la sua storia proponeva di estendere la tradizionale battaglia antiproibizionista dei radicali alla ricerca scientifica: “... L’idea di far nascere una lista antiproibizionista aperta, che potesse partecipare alle prossime elezioni online, è maturata in me anche riflettendo sulla recente decisione del Parlamento europeo di opporsi alla clonazione terapeutica. Si tratta di un atto molto grave e decisamente inaccettabile per milioni di malati, colpiti da patologie incurabili e, spesso, mortali, che evidenzia come il proibizionismo abbia nuovamente trovato, nella scienza, terreno fertile, sul quale diramare le proprie radici di morte ”. Fu un successo, se non ricordo male, 527 voti.


    Al Comitato di coordinamento dei radicali del dicembre 2000 a Chianciano, Luca tenne il suo primo discorso davanti alla nuova assemblea: “…in Italia, si alzeranno le nebbie della demonizzazione e della disinformazione. E, nel fitto di queste nebbie, non sarà difficile per il governo e la maggioranza parlamentare proibire, fra le altre cose, anche la clonazione terapeutica, negando a centinaia di migliaia di malati italiani una concreta speranza di guarigione e costringendoli ad un odioso turismo sanitario”. Nove anni dopo non è cambiato molto.

    Una candidatura online che segue voglio ricordarlo quella di Luca alla carica di consigliere alle regionali del 16 aprile del 2000 con la Lista Bonino. Per la raccolta delle firme per la presentazione della Lista stessa, allora ci servivano almeno 1000 firme per la provincia di Terni e solamente ad Orvieto ne avevamo raccolto 420. Luca ed io lo abbiamo considerarto un risultato straordinario tenuto anche conto della chiusura mentale dei "rupestri"(abitanti della Rupe di Orvieto).


    Si dice che la salute è un diritto da tutelare in quanto tale. In astratto si può convenire. Però occorre anche domandarsiosa si intende per salute. Non è semplicemente il vivere; è un vivere bene. Per dirla con uno slogan che non è solo tale: più giorni alla vita, ma soprattutto più vita ai giorni. Dico questo perché voglio ricordare che un sondaggio del luglio scorso, condotto dalla SWG ha rivelato che l’81 per cento degli interpellati è favorevole alla richiesta di interruzione delle cure, quando si presentano casi come quelli di Eluana Englaro. Il Centro di Bioetica dell’Università di Milano ha condotto uno studio da cui emerge che il 3,6 per cento dei medici interpellati ha praticato l’eutanasia clandestina di nascosto; e il 42 per cento la sospensione delle cure clandestinamente, di nascosto. “Lancet”, una rivista scientifica la cui autorevolezza è universalmente riconosciuta, ha rivelato che il 23 per cento dei decessi, in Italia, è stato preceduto da una decisione medica; e che il 79,4 per cento dei medici è disposto a interrompere (di nascosto, certo) il sostentamento vitale.


    E’ comprensibile, che vi sia qualcuno che non si fida di questi sondaggi, di queste cifre, di questi dati. Non resta, dunque che una strada maestra da seguire: vincere le resistenze, che ci sono, e istituire una commissione che avvii un’indagine conoscitiva sul fenomeno. Come si cura e come si muore negli ospedali e nelle cliniche italiane? Partiamo da qui, lottiamo per questo, fissiamoci anche questa tra le priorità. L’Associazione deve avere ben chiara anche questa tra le sue priorità del resto in una linea di coerenza e continuità, se è vero che il IV congresso dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, che si tenne ad Orvieto nel dicembre 2005, si impegnò a chiedere a governo e Parlamento che fosse commissionata alla Federazione degli ordini dei medici una indagine conoscitiva, indipendente e anonima, sul fenomeno dell’eutanasia clandestina denunciato in quelle settimane da Umberto Veronesi: “Negli ospedali italiani l’eutanasia clandestina viene praticata. Nessuno lo confesserà mai, eppure esiste. Si allontana l’infermiera con una scusa, si aumenta un po’ la dose di morfina…Ci sono molti modi”.

    Vedremo poi, se quei dati emersi dai sondaggi saranno confermati o meno, oppure se saranno smentiti, acquisiamo conoscenza e dati; sono la premessa fondamentale per poter poi agire, intervenire, tentare di governare il fenomeno. L’unica cosa che non dobbiamo e non possiamo fare, è nascondere da struzzi, la testa sotto la sabbia, e far finta che il problema non ci sia.



    A noi tutti, dico che non dobbiamo avere paura, e che dobbiamo superare i limiti. Qualunque cosa questo significhi e comporti, per non perdere la speranza di poter costruire in Italia uno stato di diritto, liberale e federale, uno stato in cui si possa finalmente realizzare una reale e non virtuale democrazia della alternanza, uno stato e delle regioni "leggere"cioè funzionali alle necessità dei cittadini e non a quelle partitocratiche e troppo spesso clientelari degli amministratori... Ciò che vogliamo portare a termine è una vera e propria rivoluzione politica e burocratica che riconsegni le regioni ai cittadini e le sottragga alle grinfie dei partiti.

  6. #26
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    Zavoli sotto tiro: "inquisitore". Ma il Pdl si divide

    • da Il Manifesto del 16 ottobre 2009, pag. 6

    Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini viene ascoltato dal consiglio d’amministrazione Rai insieme a Mauro Mazza, responsabile di Raiuno, e nel frattempo dal Pdl - anzi, dai forzisti del Pdl - parte il tiro a Sergio Zavoli, presidente della commissione di vigilanza, dove Minzolini era stato ascoltato ieri. «La commissione parlamentare ha raggiunto il punto più basso della sua attività tramutandosi in tribunale d’inquisizione nei confronti del direttore del Tg1. Non avremmo mai immaginato di vedere il senatore Zavoli diventare il capo degli inquisitori», tuona il capogruppo alla camera Fabrizio Cicchitto. E dalla vigilanza si accoda il vicepresidente Giorgio Lainati: «tavoli di parte». Si dissocia dal giudizio sul presidente e anche da quello sull’audizione Alessio Butti, capogruppo del Pdl in commissione, ex An. Comunque la destra fa scudo al direttore che a viale Mazzini ripete quanto detto il giorno prima - difende il suo diritto di fare editoriali, che in consiglieri non gli contestano, ma anche il suo modo di (non) dare le notizie - di fronte a un consiglio che resta diviso. Il direttore generale Mauro Masi non interviene, limitandosi a distribuire al cda la lettera con la quale il governo formalizza la sua richiesta di informazioni sul rispetto del contratto di servizio (l’attacco a Annozero, insomma). Il cda tornerà a riunirsi martedì prossimo per discutere il piano editoriale. Ma resta sempre aperto il capitolo nomine. E resta sotto tiro il direttore di Rainews 24 Corradino Mineo, nonostante gli ascolti della testata - che ieri, perla prima volta, ha superato Sky Tg24 - siano in continua crescita. E nel totonomine entra ora Barbara Palombelli, candidata dal Pd o almeno da una sua parte. «Da luglio circolano voci sulla sostituzione dì Mineo, la testata vive così in un limbo che danneggia l’azienda,e rischia di essere disperso un patrimonio di professionalità e competenze», protesta il radicale Marco Beltrandi, che ha depositato in vigilanza un’interrogazione al dg della Rai perché chiarisca la questione. Resta in ballo anche la direzione di Raitre. A questo punto è probabile che se ne parlerà dopo le primarie del Pd, ma è sempre in piedi l’ipotesi di sostituire Paolo Ruffini con Antonio Di Bella, sostituito alla guida del Tg3 da Bianca Berlinguer, anche lei ascoltata dalla vigilanza, ieri.

  7. #27
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Radio Radicale, Pannella: sfido a immediato pubblico confronto Alessio Butti

    Roma, 22 ottobre 2009

    • Dichiarazione di Marco Pannella

    Il senatore Alessio Butti continua da anni, oggi in modo più evidente, a diffondere il falso e la menzogna su quanto riguarda il servizio pubblico assicurato contrattualmente da Radio Radicale, ritenuto essenziale dal Parlamento e dai Governi a tutela e a sostegno di un interesse costituzionale e democratico. Oggi il senatore Butti, manifestamente abusando della sua carica di capogruppo del Pdl in Commissione di Vigilanza Rai, afferma assiomaticamente che: “Radio radicale risulta un doppione ” dei programmi effettuati da Gr Parlamento. Sfido immediatamente e pubblicamente Alessio Butti a un confronto su questa sua affermazione truffaldina e sulla situazione retrostante. In attesa che egli ne risponda nella sede naturale in cui normalmente si risponde di calunnie e menzogne.

  8. #28
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    Predefinito Rai. Beltrandi: a Ballerò vietati i radicali anche nei sondaggi

    Rai. Beltrandi: a Ballerò vietati i radicali anche nei sondaggi

    11 novembre 2009

    * Dichiarazione di Marco Beltrandi, componente radicale della Commissione di Vigilanza sulla Rai



    "Non è la prima volta, mi auguro però che sia l'ultima: Ballarò ieri sera ha diffuso un sondaggio che non prevedeva la misurazione delle intenzioni di voto per i radicali, mentre la prevedeva per altre forze politiche, anche minori.

    Peccato che si sia ormai in una campagna elettorale per le regionali 2010 a cui i radicali, tra i primi, hanno dichiarato la propria volontà di partecipare, iniziando addirittura la raccolta delle pre-firme per la presentazione delle proprie liste.

    Evidentemente la trasmissione di approfondimento Rai ha deciso l'annientamento totale dei radicali non solo dalla trasmissione, malgrado gli interventi dell'AGCOM, ma persino nei sondaggi. Mi chiedo come i responsabili del programma, il direttore di Rete Ruffini, il Direttore Generale della Rai Masi continuino a consentire questo uso manipolativo dei sondaggi, anche perchè in questo modo l'azienda rischia sempre di più una sanzione pari al 3% del fatturato."
    :: Radicali.it ::

  9. #29
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai. Beltrandi: a Ballarò vietati i radicali anche nei sondaggi

    11 novembre 2009

    * Dichiarazione di Marco Beltrandi, componente radicale della Commissione di Vigilanza sulla Rai



    "Non è la prima volta, mi auguro però che sia l'ultima: Ballarò ieri sera ha diffuso un sondaggio che non prevedeva la misurazione delle intenzioni di voto per i radicali, mentre la prevedeva per altre forze politiche, anche minori.

    Peccato che si sia ormai in una campagna elettorale per le regionali 2010 a cui i radicali, tra i primi, hanno dichiarato la propria volontà di partecipare, iniziando addirittura la raccolta delle pre-firme per la presentazione delle proprie liste.

    Evidentemente la trasmissione di approfondimento Rai ha deciso l'annientamento totale dei radicali non solo dalla trasmissione, malgrado gli interventi dell'AGCOM, ma persino nei sondaggi. Mi chiedo come i responsabili del programma, il direttore di Rete Ruffini, il Direttore Generale della Rai Masi continuino a consentire questo uso manipolativo dei sondaggi, anche perchè in questo modo l'azienda rischia sempre di più una sanzione pari al 3% del fatturato."

  10. #30
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai. Beltrandi: subito audizioni in Vigilanza di Ruffini e Mineo

    20 novembre 2009

    * Dichiarazione di Marco Beltrandi, radicale, componente della Commissione di Vigilanza sulla Rai


    "La Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai non ha competenze dirette sulle nomine dei responsabili Rai.
    Tuttavia, a fronte di voci ricorrenti su ipotesi di sostituzione di autorevoli direttori di testate e di rete che si sono illustrati per i brillanti risultati conseguiti in termini di audience e qualità, anche in rapporto a budget aziendali assai magri, quali Corradino Mineo e Paolo Ruffini, ritengo sarebbe altamente auspicabile – come già sollecitato anche nel corso delle ultime sedute – procedere rapidamente alle rispettive audizioni, invece di procedere ad altre audizioni di oggettiva minore attualità.
    In caso contrario la Commissione non adempierà nemmeno a quelle prerogative che lo connotano come unico di luogo di dibattito trasparente alla pubblica opinione sul presente e e sul futuro dell’azienda."

 

 
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