Caso Minzolini lo scontro approda in Vigilanza
• da Il Mattino del 6 ottobre 2009, pag. 5
Non si spengono le polemiche sollevate dall’editoriale del Tg1 contro la manifestazione per la libertà dell’informazione tenuta sabato a Roma. E alla vigilia di un’apposita riunione della Commissione di Vigilanza (in programma domani) lo scontro si fa più rovente. Dal canto suo, il presidente della Vigilanza Sergio Zavoli è molto critico nei confronti del direttore Augusto Minzolini: «L’editoriale, per brillante che sia, non è nella tradizione dei telegiornali. Tant’è che se ne è fatto uso solo in casi rarissimi. Non credo che si negherebbe la libertà di espressione evitando che, magari per un fenomeno imitativo, tutti i tg si mettessero a sfornare una forma di giornalismo che, isolandosi dal contesto - o elevandosi su di esso - costituisse un ”fondo” strettamente politico al di fuori - o al di sopra - del pluralismo cui è tenuta una testata, rispetto Critico anche Fabrizio Morri (Pd), che sollecita al più presto un’audizione di Minzolini. Mentre Felice Belisario (Idv) denuncia: ««Il Tg1 sta venendo meno al suo ruolo di servizio pubblico». A difesa di Minzolini si schiera Fabrizio Cicchitto (Pdl): «Paradossale che coloro che hanno fatto una manifestazione per la libertà di stampa adesso vogliono esercitare la censura nei confronti del direttore del Tg1 quando certe trasmissioni Rai hanno licenza d’insulto». Infine, equidistante la vice-presidente del Senato Emma Bonino: «Minzolini ha espresso la sua opinione, come il Tg3».




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osa si intende per salute. Non è semplicemente il vivere; è un vivere bene. Per dirla con uno slogan che non è solo tale: più giorni alla vita, ma soprattutto più vita ai giorni. Dico questo perché voglio ricordare che un sondaggio del luglio scorso, condotto dalla SWG ha rivelato che l’81 per cento degli interpellati è favorevole alla richiesta di interruzione delle cure, quando si presentano casi come quelli di Eluana Englaro. Il Centro di Bioetica dell’Università di Milano ha condotto uno studio da cui emerge che il 3,6 per cento dei medici interpellati ha praticato l’eutanasia clandestina di nascosto; e il 42 per cento la sospensione delle cure clandestinamente, di nascosto. “Lancet”, una rivista scientifica la cui autorevolezza è universalmente riconosciuta, ha rivelato che il 23 per cento dei decessi, in Italia, è stato preceduto da una decisione medica; e che il 79,4 per cento dei medici è disposto a interrompere (di nascosto, certo) il sostentamento vitale.