Risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Siete d'accordo......

  1. #1
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Predefinito Siete d'accordo......

    con l'articolo in questione? se no ditemi anche le ragioni


    La California è un vero modello di devolution
    Il potere può essere revocato democraticamente
    Com'è arretrata, al confronto, l'Italia di oggi
    E' ora che lo Stato venga ripensato dal basso

    Chissà se taluni nostrani sostenitori del federalismo stanno seguendo quello che, in queste settimane, sta avvenendo in California; ci auguriamo di sì nella speranza che capiscano che federalismo non significa né decentramento né, tantomeno, legislazione concorrente, bensì pieno autogoverno delle istanze che si federano.

    In California, infatti, esiste una legge, la recall action, che permette di indire un referendum popolare per sfiduciare il governatore dello Stato. Nello specifico, in base ad una legge che risale addirittura al 1911, per indire il referendum basta che esso sia richiesto dal 12% degli elettori. Una legge simile vige, oltre che nella California, in altri quattordici Stati americani ed è stata applicata, in tutta la storia degli Stati Uniti, fino ad oggi, solo nel 1921 nello Stato del Nord Dakota.

    Non ci interessa entrare nel merito delle accuse che i repubblicani - in California all’opposizione – muovono al Governatore democratico Gray Davis; ci interessa osservare un altro aspetto, ossia che vi sono Stati retti democraticamente ove il potere così come viene attribuito per libero voto democratico può essere revocato con lo stesso sistema. E questi Stati convivono con tanti altri Stati, in un unico Stato a forma federale, che non prevedono simile possibilità e nessuno ritiene che uno di questi altri Stati, poiché non può mandare a casa tramite sfiducia diretta il proprio Governatore sia, per questo, meno democratico della California o del Nord Dakota che, invece, lo possono fare.

    Da noi, invece, siamo al punto che di fronte alla prospettiva di conferimento alle regioni di talune piene potestà - la cosiddetta devolution, termine invero poco felice - si deve invocare “l’interesse nazionale” come se dotare le Regioni di alcuni pieni poteri possa considerarsi un attentato all’unità dello Stato od il possibile principio della sua dissoluzione. Come la storia ci dimostra i Paesi che costituiscono i modelli canonici delle statualità pattizie – gli Usa e la Svizzera – sono ben animati da un accentuato senso dell’interesse nazionale.

    La verità è che, nel caso italiano, si dice una cosa per intenderne un’altra e così, ancora, non si capisce quale debba essere lo sbocco organico di una riforma istituzionale in senso federalista, e che non può essere certo fatta a strappi poiché implica un ragionamento complessivo armonico, mentre si capisce molto bene cosa si voglia dire per interesse nazionale, vale a dire la capacità della più ampia intrusione fra il centro e la periferia, compresa l’idea che a tutto si può rinunciare fuorché alle provvigioni, incentivi, legislazioni privilegiate e così via.

    Ma tutto ciò sarà anche interesse nazionale, quello vero dovrebbe vertere sull’interesse comune di tutti i soggetti che partecipano alla statualità pattizia a che non vi siano aree del Paese socialmente e civilmente troppo distanti fra loro. Come ben si comprende, si tratta, però, di un’altra cosa.

    La distanza tra il federalismo e l’Italia di oggi, non meno di quella di ieri, ci sembra ancora assai grande e non basta riempirsi la bocca del tanto acclamato Senato delle Regioni per dire che solo con la sua nascita segnerà il cambio di statualità. Il Senato federale, infatti, ha un senso in uno Stato federale dove, tradizionalmente, la Camera bassa rappresenta i cittadini e quella alta le statualità federate. E’, cioè, una conseguenza, non un presupposto.

    Occorre, quindi, che lo Stato venga ripensato dal basso e sia strutturalmente libero da ogni ipoteca centralista. Inoltre non è pensabile che uno Stato possa dirsi federale se non vige una fiscalità federalmente concepita, vale a dire esattamente all’opposto di quella vigente in Italia ove si ritiene che basti aggiungere all’imposizione dello stato quella dei poteri locali per ritenere di essere andati verso il cosiddetto “federalismo fiscale”; la conclusione è che si finisce per alzare il livello del prelievo complessivo e diminuire la portata dei servizi ai cittadini. Altro che federalismo!

    La verità è che la cultura federalista, tutt’altro che assente nella tradizione politica italiana, non si concilia con metodi e storie, largamente maggioritari, consustanziali allo Stato centralizzato e centralista, sostanzialmente alieno da quell’”etica della responsabilità” che è a fondamento di ogni realtà che voglia pienamente e consapevolmente autogovernarsi.

    (31 LUGLIO 2003, ORE 11)

  2. #2
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    Predefinito Re: Siete d'accordo......

    In origine postato da pensiero
    con l'articolo in questione? se no ditemi anche le ragioni


    La California è un vero modello di devolution
    Il potere può essere revocato democraticamente
    Com'è arretrata, al confronto, l'Italia di oggi
    E' ora che lo Stato venga ripensato dal basso

    Chissà se taluni nostrani sostenitori del federalismo stanno seguendo quello che, in queste settimane, sta avvenendo in California; ci auguriamo di sì nella speranza che capiscano che federalismo non significa né decentramento né, tantomeno, legislazione concorrente, bensì pieno autogoverno delle istanze che si federano.

    In California, infatti, esiste una legge, la recall action, che permette di indire un referendum popolare per sfiduciare il governatore dello Stato. Nello specifico, in base ad una legge che risale addirittura al 1911, per indire il referendum basta che esso sia richiesto dal 12% degli elettori. Una legge simile vige, oltre che nella California, in altri quattordici Stati americani ed è stata applicata, in tutta la storia degli Stati Uniti, fino ad oggi, solo nel 1921 nello Stato del Nord Dakota.

    Non ci interessa entrare nel merito delle accuse che i repubblicani - in California all’opposizione – muovono al Governatore democratico Gray Davis; ci interessa osservare un altro aspetto, ossia che vi sono Stati retti democraticamente ove il potere così come viene attribuito per libero voto democratico può essere revocato con lo stesso sistema. E questi Stati convivono con tanti altri Stati, in un unico Stato a forma federale, che non prevedono simile possibilità e nessuno ritiene che uno di questi altri Stati, poiché non può mandare a casa tramite sfiducia diretta il proprio Governatore sia, per questo, meno democratico della California o del Nord Dakota che, invece, lo possono fare.

    Da noi, invece, siamo al punto che di fronte alla prospettiva di conferimento alle regioni di talune piene potestà - la cosiddetta devolution, termine invero poco felice - si deve invocare “l’interesse nazionale” come se dotare le Regioni di alcuni pieni poteri possa considerarsi un attentato all’unità dello Stato od il possibile principio della sua dissoluzione. Come la storia ci dimostra i Paesi che costituiscono i modelli canonici delle statualità pattizie – gli Usa e la Svizzera – sono ben animati da un accentuato senso dell’interesse nazionale.

    La verità è che, nel caso italiano, si dice una cosa per intenderne un’altra e così, ancora, non si capisce quale debba essere lo sbocco organico di una riforma istituzionale in senso federalista, e che non può essere certo fatta a strappi poiché implica un ragionamento complessivo armonico, mentre si capisce molto bene cosa si voglia dire per interesse nazionale, vale a dire la capacità della più ampia intrusione fra il centro e la periferia, compresa l’idea che a tutto si può rinunciare fuorché alle provvigioni, incentivi, legislazioni privilegiate e così via.

    Ma tutto ciò sarà anche interesse nazionale, quello vero dovrebbe vertere sull’interesse comune di tutti i soggetti che partecipano alla statualità pattizia a che non vi siano aree del Paese socialmente e civilmente troppo distanti fra loro. Come ben si comprende, si tratta, però, di un’altra cosa.

    La distanza tra il federalismo e l’Italia di oggi, non meno di quella di ieri, ci sembra ancora assai grande e non basta riempirsi la bocca del tanto acclamato Senato delle Regioni per dire che solo con la sua nascita segnerà il cambio di statualità. Il Senato federale, infatti, ha un senso in uno Stato federale dove, tradizionalmente, la Camera bassa rappresenta i cittadini e quella alta le statualità federate. E’, cioè, una conseguenza, non un presupposto.

    Occorre, quindi, che lo Stato venga ripensato dal basso e sia strutturalmente libero da ogni ipoteca centralista. Inoltre non è pensabile che uno Stato possa dirsi federale se non vige una fiscalità federalmente concepita, vale a dire esattamente all’opposto di quella vigente in Italia ove si ritiene che basti aggiungere all’imposizione dello stato quella dei poteri locali per ritenere di essere andati verso il cosiddetto “federalismo fiscale”; la conclusione è che si finisce per alzare il livello del prelievo complessivo e diminuire la portata dei servizi ai cittadini. Altro che federalismo!

    La verità è che la cultura federalista, tutt’altro che assente nella tradizione politica italiana, non si concilia con metodi e storie, largamente maggioritari, consustanziali allo Stato centralizzato e centralista, sostanzialmente alieno da quell’”etica della responsabilità” che è a fondamento di ogni realtà che voglia pienamente e consapevolmente autogovernarsi.

    (31 LUGLIO 2003, ORE 11)
    Mah, faccio due osservazioni:

    - per sfiduciare un governatore, un presidente, un primo ministro, ci sono le elezioni (dopo 4 o 5 anni di solito), che bisogno c'è di ricorrere ad un simile strumento?

    - noto che anche negli USA tale strumento, in 200 anni (e più) di democrazia, è stato usato solo una volta; ne deduco che l'utilità pratica sia piuttosto bassa.

  3. #3
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    In origine postato da Montalbano
    Pensiero, a parte le considerazioni fatte da Curioso (che condivido), credo che sul federalismo (che è un'idea condivisibile in quanto dovrebbe spostare verso il basso il centro gravitazionale delle istituzioni) vi stiate facendo grosse illusioni pensando che con esso possa cambiare molto. E tra l'altro il federalismo che vuole Bossi si riduce ad un neocentralismo regionale che ha il solo compito di segnare una linea di demarcazione precisa col resto d'Italia. Comunque contenti voi...
    Condivido.

    Una proposta di "devolution" è realmente federalista se prevede una assegnazione di poteri dallo stato centrale verso TUTTI gli enti locali, fino al comune e addirittura fino alla circoscrizione.

    A quanto mi risulta la proposta del ministro Bossi prevede di assegnare molti poteri alle regioni, ma non a province e comuni. Risulta anche a te, Pensiero, o hai informazioni diverse?
    Se fosse così, a che servirebbe devolvere i poteri alle regioni?

  4. #4
    Veneta sempre itagliana mai
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    In origine postato da Curioso
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    Una proposta di "devolution" è realmente federalista se prevede una assegnazione di poteri dallo stato centrale verso TUTTI gli enti locali, fino al comune e addirittura fino alla circoscrizione.

    A quanto mi risulta la proposta del ministro Bossi prevede di assegnare molti poteri alle regioni, ma non a province e comuni. Risulta anche a te, Pensiero, o hai informazioni diverse?
    Se fosse così, a che servirebbe devolvere i poteri alle regioni?


    A me risulta che molte regioni, tra le quali anche la mia, il Veneto, sono molto restie ad assegnare i poteri che spettano alle Province e Comuni, tantè che con il Presidente della Provincia di Treviso Zaia e il governatore Galan ci fu una polemica piuttosto feroce, bisogna obbligarle a farlo, anche se in tutta sincerità io sono sempre dell'idea che la Provincia sia un ente inutile, molti sostengono di no, perchè è l'ente che conosce di più il territorio, però rimango del mio parere.....adesso non so se questi poteri reclamati dalle Provincie derivino dalla legge Bassanini, credo di si, come non so dirti francamente se nel progetto di legge di Bossi ci sia qualcosa al riguardo, me lo auguro, a menochè non sia diventato matto del tutto

  5. #5
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    In origine postato da Montalbano
    Pensiero, vi stiate facendo grosse illusioni pensando che con esso possa cambiare molto.

    No problem.....le rogne saranno solo loro, vorrà dire che al numero dei non-votanti si aggiungeranno anche parecchi leghisti, che vuoi che ti dica......

  6. #6
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    Pensiero, io temo che con la devolution come la vuole Bossi, poi Piemonte, Liguria e VENETO non possano più invocare lo stato di calamità per i danni della grandine o delle alluvioni (qualche miliarduccio che Roma ladrona finora vi ha sempre generosamente rimborsato).

    A proposito di DEVOLUTION, a me sembra che la devolution di Bossi sia una roba del genere:



    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  7. #7
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    In origine postato da pensiero
    A me risulta che molte regioni, tra le quali anche la mia, il Veneto, sono molto restie ad assegnare i poteri che spettano alle Province e Comuni, tantè che con il Presidente della Provincia di Treviso Zaia e il governatore Galan ci fu una polemica piuttosto feroce, bisogna obbligarle a farlo, anche se in tutta sincerità io sono sempre dell'idea che la Provincia sia un ente inutile, molti sostengono di no, perchè è l'ente che conosce di più il territorio, però rimango del mio parere.....adesso non so se questi poteri reclamati dalle Provincie derivino dalla legge Bassanini, credo di si, come non so dirti francamente se nel progetto di legge di Bossi ci sia qualcosa al riguardo, me lo auguro, a menochè non sia diventato matto del tutto
    Mah, sulle province non so dirti molto, certo lo "scarto" tra Regione e Comuni è proprio grosso, un ente intermedio, perlomeno come "cerniera" penso sia necessario.
    La devoluzione faticosa di cui parli è tale anche dalle Regioni verso i Comuni. Questi ultimi si sono spesso lamentati della carenza di risorse e, per questo, hanno spesso introdotto l'IRPEF comunale per garantire i servizi fino ad allora erogati, o aumentato l'aliquota quando c'era già.
    Ciò mi fa dubitare che le tasse, nel complesso, siano davvero diminuite.

    Le proteste dei Comuni però non sono sempre giustificate: ad esempio la giunta Albertini di Milano è stata più volte richiamata, dall'opposizione e da commentatori sui giornali, a procedere con la privatizzazione delle partecipazioni nelle aziende che ancora detiene: AEM (elettricità e gas), SEA (aeroporti milanesi). Si tratta di un bel gruzzolo, pare un paio di miliardi di euro, con i quali si potrebbero costruire due linee di metropolitana, dando un bel colpo all'annoso problema del traffico cittadino.
    Ma la giunta non si decide (le poltrone fanno sempre comodo) e gli anni passano......

    Insomma, un bel problema. Vedremo come sarà gestito nei prossimi anni.

 

 

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