Una norma che regolava la carcerazione...
....PREVENTIVA FIRMATA SCALFARO E RITIRATA IN SOLI CINQUE GIORNI
Oggi è lunedì 5 luglio 1993.
Oggi ci siamo ridetti le cose a noi note: la gente in carcerazione preventiva finché non parla, l’autorità morale dei magistrati in grado di bloccare e indirizzare il Parlamento.
Sono cose di cui discuteremo per anni. Abbiamo pensato alla fine fatta dal decreto Conso e a quella che farà il decreto Biondi, fra un anno o poco più. Abbiamo parlato dei giorni che andranno dal 13 al 19 luglio del 1994.
Il ministro della Giustizia del governo Berlusconi,Alfredo Biondi, annuncerà le modifiche decise dal Consiglio dei ministri per rendere meno disinvolto l’uso della custodia cautelare: immediato soltanto per i reati più gravi, negli altri casi si dovranno privilegiare gli arresti domiciliari.
Il 14 mattina, il decreto verrà firmato dal presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.
Quel 14 luglio, sarà una bella giornata.
Comincerà, a mezzogiorno, Francesco Saverio Borrelli: “E’ singolare che, nell’anniversario della presa della Bastiglia, si siano
aperti questi squarci nelle mura di San Vittore… Si dice che il governo abbia preso questa decisione per riequilibrare la difesa
rispetto all’accusa. Mi auguro che il prossimo passo non sia quello che consenta agli avvocati di incarcerare i pm… Una magistratura che evidentemente è stata troppo efficiente”.
Poi, gli altri.
Ferdinando Imposimato (Pds):“Un aiuto ai corrotti e ai tangentisti”
. Giuseppe Ayala (Pri): “Straordinaria necessità di far uscire dal
carcere chi o di non farci entrare chi?”.
Anna Finocchiaro (Pds): “Indecenza”.
Magistratura democratica: “La custodia cautelare sarà preclusa nei confronti di chi è indagato per concussione o corruzione, tangenti o pubbliche ruberie”.
Giuseppe Giulietti troverà le parole magiche: “Colpo di spugna”. Fabio Mussi (Pds): “E’ il ‘Tutti a casa’, l’8 settembre di Tangentopoli”.
Franco Bassanini (Pds): “Forse hanno paura che qualcuno
che sta in carcere parli”.
Diego Novelli (Rete): “E’ un decreto su misura”.
Associazione nazionale magistrati: “Una grave lesione del principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”.
I Verdi organizzeranno una manifestazione davanti a Palazzo Chigi.
Luigi Manconi dirà: “Un’operazione grave che interferisce in maniera diretta contro l’attività giudiziaria in atto”.
Willer Bordon (Ad): “E’ intollerabile”.
Gianni Barbacetto, direttore di Società civile, terrà un presidio con Nando Dalla Chiesa davanti al Palazzo di giustizia di Milano. Sarà “colpo di spugna” anche per Rosy Bindi.
Il gip Italo Ghitti: “Si è sottratto al chirurgo il bisturi”.
La Cgil: “Un provvedimento gravissimo”.
Sergio Cofferati: “Il governo deve ravvedersi”.
Massimo D’Alema: “E’ un’ordinanza di scarcerazione
per gli imputati di Tangentopoli”.
L’Associazione giornalisti giudiziari: “Col decreto, che di fatto vieta l’arresto dei responsabili di reati contro la pubblica amministrazione, il governo vuole imporre il bavaglio alla stampa”.
“Il decreto riafferma la certezza del
diritto”. Gianfranco Fini, segretario del Msi, 14 luglio 1994.
Si ricomincerà il giorno dopo.
Fausto Bertinotti dirà: “Vogliono mettere fuori i responsabili della corruzione”.
I presidenti dei guppi parlamentari dei progressisti, Cesare Salvi e Luigi Berlinguer, scenderanno in manifestazione davanti a Camera e Senato.
Carla Fracci esprimerà “solidarietà ad Antonio Di Pietro”.
Ventidue consiglieri comunali di Roma, tra cui gli attori Enrico Montesano e Massimo Ghini, chiederanno di essere arrestati per non “condividere lo status di liberi cittadini riconosciuto dal governo Berlusconi a corrotti e corruttori”.
Ci sarà la sceneggiata in diretta tv di Di Pietro e degli altri sostituti, che annunceranno di voler lasciare il pool.
I pm del pool Mani pulite di Genova seguiranno l’esempio, ma senza telecamere.
Il 15 luglio 1994, saremo aggiornati ora dopo ora delle scarcerazioni.
A Napoli un democristiano e un socialista, a Milano un Giancarlo Rossi e un Calogero Calì, indagati per tangenti.
Umberto Bossi annuncerà che “la Lega Nord si impegnerà a modificare il decreto sulla custodia cautelare.
I ministri della Lega hanno cercato di fare opposizione, ma le regole della maggioranza impongono certi comportamenti”.
Alfredo Biondi dirà che i ministri della Lega erano d’accordo, e infatti il ministro dell’Interno, Bobo Maroni, aveva firmato il decreto.
Maroni dirà di essere stato imbrogliato: “Avevo chiesto modifiche sostanziali, che mi erano state assicurate. Prima fra tutte l’esclusione dei reati di Tangentopoli”.
Firmerà dunque un decreto senza leggerlo.
“Il decreto va cambiato”. Gianfranco Fini, segretario del Msi, 15 luglio 1994.
Il 16 luglio 1994, il deputato del Msi, Maurizio Gasparri, confermerà l’impegno perché “la custodia cautelare torni a valere
anche per gli imputati di concussione e corruzione”.
Senza modifiche, dirà Maroni, mi dimetterò.
Un gruppo di magistrati (fra cui Felice Casson, Libero Mancuso, Rosario Priore, Giovanni Salvi e Piero Vigna) scriveranno un documento per schierarsi fianco dei colleghi milanesi.
Quel giorno, andranno agli arresti domiciliari Duilio Poggiolini, Francesco De Lorenzo e Giulio Di Donato; il sindaco di Napoli, Antonio Bassolino, dirà: “E’ stata offesa la coscienza civile di Napoli”.
I partiti di sinistra organizzeranno manifestazioni di protesta Roma, Milano, Firenze, Torino, Genova, Bologna.
Sventoleranno manifesti con scritto “Forza ladri, tutti fuori”.
Sui giornali si leggerà la notizia dell’arresto di uno spacciatore
uscito dal carcere quattro ore prima per effetto del decreto.
In tutto questo, il presidente Oscar Luigi Scalfaro, firmatario del decreto, deciderà di tacere.
Il 17 luglio, dal Quirinale, uscirà un comunicato per smentire un articolo del Corriere della Sera in cui si racconterà di uno Scalfaro furente al telefono con Borrelli.
Invece il colloquio telefonico era stato, secondo il Quirinale,
“cordiale e affettuoso”.
Il decreto sarà ritirato il 19 luglio.
(72. continua)
saluti