Il 12 novembre del '94, all'Ergife...
...di Roma, il Psi verrà sciolto
Oggi, venerdì 21 maggio 1993, Bettino raxi è rientrato a Roma.
E’ stato qualche giorno all’estero, ha detto, perché voleva vedere alcuni amici e voleva vedere l’Italia da lontano, e cercare di capirci qualcosa. Sulle vicende interne al Partito socialista non ha detto nulla perché, ha detto, “non ne sono informato”.
Ieri, giovedì 20 maggio, Giorgio Benvenuto si è dimesso dalla segreteria del Psi. E’ stato il primo segretario dopo i quasi diciassette anni della segreteria di Craxi.
Noi, Benvenuto ce lo ricordiamo per un’intervista che concesse alla Repubblica, tre settimane fa. L’abbiamo letta la mattina del primo maggio 1993. Vi si commentava, naturalmente, lo “scandaloso” voto alla Camera, quello dell’assoluzione a Craxi, come è stata chiamata. “Craxi? Mai più nelle liste del Psi”, era il titolo di quell’intervista.
Benvenuto diceva, fra l’altro: “Ma come? Sono due mesi che lavoro come un matto per ricostruire questo partito. E questo è il risultato”.
Abbiamo cercato di ricostruire che cosa è successo nel Psi in queste tre settimane. Nel pomeriggio del 30 aprile, il senatore Giorgio Ruffolo si è dimesso per via della “crisi morale e politica”. Subito dopo si è dimesso un altro senatore, Roberto Cassola.
I motivi sono gli stessi.
In mattinata si era dimesso “da ogni incarico di partito” Antonio Rizzo, componente della direzione nazionale.
Lo spettacolo delle ultime ore, ha detto, è “indegno”. A Milano, il sindaco socialista Giampiero Borghini ha presentato il programma della lista con cui intende presentarsi alle nuove elezioni.
Si chiama “Fiducia in Milano”.
Il primo maggio, ragazzi del Movimento giovanile socialista hanno occupato la sede provinciale del Psi a Firenze. Il loro slogan è “insorgere per risorgere”.
"Siamo convinti che solo una ribellione civile può salvare quello che di positivo vi è ancora negli ideali socialisti e traghettarli, a testa alta, in uno schieramento di sinistra”. Dichiarazione dei socialisti occupanti la sede del Psi a Firenze, 1° maggio 1993.
Oggi, 21 maggio 1993, si commentano le dimissioni di Benvenuto. Noi abbiamo continuato a guardarci indietro. Il primo maggio,
la federazione provinciale socialista di Genova s’è riunita d’urgenza, insieme con i dirigenti sindacali, i nuclei aziendali, le unioni di zona, i capigruppi e i capi delegazione degli enti locali.
Il no all’autorizzazione, hanno detto all’unanimità, è
“inaccettabile”.
Il giorno dopo, Benvenuto ha cercato di calmare le acque annunciando “proposte profondamente innovative” che riguarderanno anche “la posizione dei socialisti inquisiti”.
Il capo della segreteria politica, Enzo Mattina, ha annunciato di voler “alzare con decisione la bandiera della moralità dei socialisti”. E’ il caso, ha aggiunto, di “cambiare nome e simbolo”. Sempre il 2 maggio, i circoli di cultura di area socialista si sono riuniti a Firenze e hanno chiesto le dimissioni di Benvenuto
e del presidente Gino Giugni. Il deputato Enrico Manca ha invocato “drastiche e immediate decisioni”. Il 3 maggio è stato di nuovo il turno di Mattina.
Alla RadioraiTre ha annunciato un “codice di guerra”.
Si tratta della guerra ai corrotti. Un paio d’ore dopo, Valdo Spini si è autosospeso dagli organi di partito.Ha detto che il cambio del nome e del simbolo lui lo ha proposto tre mesi fa, e nessuno ora si sogni di scippargli l’idea.
Nel pomeriggio, il presidente della Fondazione Nenni, Felice Tamburrano, ha invitato a “insorgere” quelli come lui che non intendono rinunciare al nome del Psi.
Il 3 maggio, il presidente della commissione Attività produttive della Camera, Agostino Marianetti, si è dimesso dalla direzione e dall’assemblea nazionale del Psi.
Claudio Signorile ha chiesto un congresso straordinario, e ha detto di temere le “epurazioni”. Il segretario generale aggiunto della Cgil, Guglielmo Epifani, di area socialista, ha chiesto la sospensione dal partito di tutti gli inquisiti, perché lui vuole “restare socialista”.
Bisogna agire, ha detto, “subito, drasticamente”.
In serata l’europarlamentare Franco Iacono si è dimesso da commissario della federazione del Psi di Napoli. Lo ha fatto scrivendo una lettera a Benvenuto.
“… sarà proposto all’esecutivo che gli ‘inquisiti’ siano estromessi da ogni carica di partito… Ora sotto chiassose spinte emotive o rinnovati rigurgiti di opportunità, gli aggiornamenti sono frenetici fino alla massificazione più bieca e generica… è la posizione di chi, e ve ne sono tanti altri, ha fatto della questione morale, non quella che si misura con gli avvisi di garanzia, uno dei riferimenti costanti… ed ora si vede esposto, come persona, a una barbarie…”. Franco Iacono, dalla lettera a Giorgio Benvenuto, 3 maggio 1993.
Il 4 maggio 1993, Giulio Di Donato si è autosospeso da ogni incarico nel partito, visto che è indagato. Più o meno alla stessa ora, dirigenti socialisti del Lazio hanno chiesto a tutti i dirigenti comunali, provinciali e regionali, nominati su indicazione del Psi, di lasciare gli incarichi, anche se non sono indagati. La sezione
“Sandro Pertini” di Savona ha chiesto l’abolizione dell’immunità dell’immunità parlamentare.
Ivo Chiesa, direttore del Teatro stabile di Genova, ha restituito la tessera.
Il senatore Santi Rapisarda si è autosospeso e si è dichiarato “indipendente di sinistra”.
All’ora di cena, al termine della riunione dell’esecutivo, Benvenuto ha ricevuto alcuni manifestanti dei comitati di base socialisti, che hanno gridato “ladri, ladri” per ore, poi hanno invaso il quarto piano della sede.
Il 5 maggio, il senatore Pietro Ferrara ha restituito la tessera del Psi. Il 6 maggio, Di Donato ha detto al Mattino: “Più che tradito, mi sento strumentalizzato, dato in pasto alla piazza”.
L’8 maggio è stato il giorno di Giuliano Amato. Ha concesso un’intervista a Paolo Guzzanti, sulla Stampa. Ha detto che non vuole più ricoprire “ruoli formali politici” perché gli interessa di più “un lavoro di cultura politica”. Il nuovo partito, ha detto, sarà un “Eta Beta della politica”, e sarà riformista.
Giuliano Cazzola, della segreteria del Psi, cogliendo il riferimento disneyano, ha commentato: “Eta Beta non ha nulla a che spartire con Gambadilegno e la Banda Bassotti. Anzi, ha sempre aiutato Topolino a combatterli”.
Anche Enzo Mattina ha proposto un commento all’altezza:
“Certamente, Amato-Eta Beta è cosa ben diversa dal Craxi-Gambadilegno”.
Accusato di tangenti, il segretario dimissionario del Psi di Prato, Riccardo Bellandi, ha chiesto la benedizione del vescovo, per sé e per l’assessore Saverio Risaliti in carcere preventivo da due mesi.
“Coloro che vengono dalle professioni, prima di entrare al governo, dovrebbero dichiarare di chi sono stati consulenti”. Giuliano Amato, alla presentanzione del libro “Il ministero dell’onestà”, Roma, 11 maggio 1993.
L’11 maggio, Giorgio Benvenuto ha detto che “la luna di miele è finita”. Quel giorno si è cominciato a pensare al suo abbandono. Il giorno dopo, una trentina di deputati socialisti si è riunita a palazzo Raggi, a Roma, per dichiarare il loro favore per Eta Beta, anche se non s’è ancora ben capito che cosa sia. Il 15 maggio, Cazzola e Mattina hanno detto di essere attratti da Alleanza democratica.
Gino Giugni, di essere attratto dalla Dc, beninteso “una Dc ripulita”.
Il 17 maggio, Enrico Manca ha detto che è ora di lanciare “una coalizione progressista”.
Il 19 maggio, Benvenuto ha detto che non intende “stare lì a fare il becchino del Psi”. Ieri, giovedì 20 maggio, si è dimesso. Ha detto di sentirsi “sconfitto come segretario” ma “libero come militante”.
Ha detto che nel partito c’è anarchia e non c’è “solidarietà”. Subito dopo, Giugni si è dimesso da presidente.
Ha annunciato le sue dimissioni anche Cazzola, sebbene intenda andarsene “senza sbattere la porta”.
Poi, in serata, si è saputo che a Bologna è nato un “Comitato per l’azione socialista”, costituito dai più importanti dirigenti locali, che intendono rilanciare il socialismo attraverso “una forte iniziativa popolare e periferica”. Questo fino a ieri.
Oggi, Benvenuto ha annunciato che intende costituire il “Comitato d’iniziativa per la rinascita socialista”.
Con lui ci sono Manca e Spini. E’ subito circolata l’idea che si tratti di un primo passo verso la secessione. Manca lo ha smentito. Spini ha detto che l’idea è quella di “far crollare le mura di Gerico di un apparato che ormai non è più in sintonia con il popolo socialista”.
“Continua nei locali della Federazione socialista modenese lo stato di agitazione proclamato da un gruppo di occupanti, soprattutto dell’area Spini, che ieri ha cominciato il presidio
degli uffici. Gli occupanti hanno preparato un documento in cui chiedono l’espulsione dal Psi dei corrotti e dei collusi con la criminalità organizzata… e dare avvio a una fase costituente
che rompa definitivamente con il passato recente, restituendo al socialismo il significato autentico di moralità, rettitudine…”. Nota Ansa, 21 maggio 1993.
Oggi è venerdì 21 maggio. Fra una settimana, il 28 maggio, sarà eletto il nuovo segretario del Partito socialista. Si tratta di Ottaviano Del Turco. Non cambierà nulla. Rincorreremo le notizie delle grandi, delle piccole e delle piccolissime ribellioni. Leggeremo, nel giro di una settimana, il documento in cui i socialisti di Ferrara annunceranno l’avvio di una fase che porterà alla nascita del Partito socialista ferrarese autonomo.
Leggeremo la notizia di un pugno di socialisti che, con altri della Dc, del Pli e del Psdi fonderanno l’Unione di centro.
Leggeremo il documento d’intenti di “Rinascita Socialista”, nome definitivo dell’associazione di Benvenuto.
Leggeremo la lettera con cui Piero Larizza, segretario generale della Uil, renderà pubblica la sua decisione, e quella di tutti i componenti socialisti della segreteria confederale, di autosospendersi dal Psi.
Tutto nel giro di pochi giorni.
Seguiranno altre scissioni, commissariamenti, espulsioni.
Il 17 dicembre 1993, Del Turco cancellerà il garofano, sostituendolo con la rosa.
Alle Politiche del ’94, il Psi andrà con la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto e prenderà il tre per cento. Alle Europee, scenderà all’uno virgola sette. A giugno, Del Turco lascerà, Spini sarà il coordinatore nazionale.
(58.continua)