Scuola, luce, gas, treni ed ospedali. La stangata arriva d'estateIn Origine Postato da Barbanera
Il governo gode ottima salute… mentre tutti litigano con tutti.
Nella rissa generale, ogni tanto arriva Silvio Ban..., truccato da statista, distribuisce sorrisi e frottole, promette tutto a tutti, annuncia le novità, una nuova prossima riforma, la “ripresa” che è alle porte, anzi, è già partita… ( ?…).
Mette il tappo a Bossi... I suoi telegiornali mandano in onda gli applausi registrati...
Tutto ciò è sempre più frequente e meno convincente...
Appena l’illusionista esce di scena, la rissa ricomincia e la coalizione somiglia sempre più all’armata Brancaleone.
B.
di Bianca Di Giovanni
Da questa settimana riflettori puntati sui prodotti scolastici: libri, quaderni, penne, colori e zainetti. Tutto passerà al setaccio degli osservatori dell’Intesa dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori), che sul fronte dei prezzi per la scuola non si aspetta nulla di buono. Dopo il +8,7% dei primi sei mesi dell’anno, rincaro che comprende anche le tasse, sui prodotti per l’istruzione arriverà un’altra stangata con la fine dell’estate. E non sarà l’unica. Altri rincari (luce, gas, treni e autostrade, per non parlare di frutta e verdura) andranno ad aggiungersi ai 1.381 euro in più che ogni famiglia ha dovuto sborsare da dicembre 2002 a giugno scorso (fonte: Intesa consumatori).
Gli aumenti d’autunno si abbattono su famiglie già colpite da un’inflazione che «mangia» salari e intacca i risparmi. L’indebitamento per affrontare la vita di tutti i giorni è ormai pratica diffusa. Sbarcare il lunario è un’impresa che si fa sempre più avventurosa. Chi ha un gruzzolo da parte lo iveste in Bot o Cct che rendono sempre meno: sarebbe meglio metterlo sotto il mattone. La Borsa ormai è più temuta per i tonfi improvvisi, che amata. Certo, gli andamenti sembrano tornare verso il sereno: ma con l’incertezza internazionale che persiste (soprattutto in Iraq) come scommettere sui listini in recupero? E chi, per sua sfortuna, si è fatto convincere da solerti impiegati di banca ad acquistare titoli Cirio o argentini oggi si ritrova carta straccia in mano. E di «carta» non si vive. C’è chi poi da parte non ha proprio nulla: vive solo del proprio salario. Oggi depositarlo su un conto corrente rende sì e no mezzo punto percentuale: con un’inflazione al 2,7% (più di cinque volte tanto) quel rendimento fa quasi ridere. Se si mettono sul piatto della bilancia i costi di gestione, anche in questo caso sarebbe più conveniente farseli dare cash quei soldi a fine mese. Alla base della piramide (che si allarga sempre di più) si ritrova chi finisce in cassa integrazione o in ferie obbligate (e prolungate) causa crisi dell’export, un «male» che colpisce la maggior parte delle piccole imprese italiane.
In un’Italia di nuovi poveri e vecchi ritardi comincia la «campagna d’autunno» delle quattro associazioni dei consumatori dell’Intesa, che hanno già un fitto calendario di appuntamenti, con tanto di battaglie tutte da combattere. Si inizia il 16 settembre con lo sciopero della spesa e quello delle tariffe. Che significa? Semplice: rinviare gli acquisti non strettamente necessari e scegliere percorsi alternativi a quelli autostradali e ferroviari.
Con buona pace del ministro Pietro Lunardi, che ha già invocato aumenti dei pedaggi autostradali per attirare nuovi investimenti. La sola ipotesi avanzata dal ministro ha scatenato un putiferio, e non solo sul fronte dei consumatori. A bocciarla è stato anche Giancarlo Elia Valori, leader degli industriali romani nonché presidente dell’Aiscat, l’organizzazione che raggruppa le concessionarie autostradali. Riflessi si sono registrati anche nel mondo finanziario, dove qualcuno ha fatto notare l’intervento inopportuno del ministro su società quotate in Bprsa, dunque a rischio «fluttuazioni indebite».
«Piuttosto che parlare, il governo dovrebbe fare cose concrete - dichiara Rosario Trefiletti, segretario di Federconsumatori - Di fronte alla stagnazione economica non servono né strane cartolarizzazioni, né fumosi Dpef. L’Intesa ha elaborato una ricetta in 10 punti, tra cui la defiscalizzazione di 5 cent al litro per i carburanti o l’accordo con i Paesi produttori sul pagamento in euro dei prodotti petroliferi, che ancora non è stata presa in considerazione».
Il riferimento a benzina e gasolio non è casuale. Sul fronte dei trasporti, infatti, si gioca una partita che coinvolge tutti i prodotti, dagli alimentari, ai vestiti alle scarpe, visto che in Italia la maggior parte dei beni «viaggia» su gomma. Se poi si innesca il combinato disposto benzina più cara con tariffe più alte, ecco che si apre la strada ad aumenti sicuri e magari anche a qualche «ricca» (per i distributori) speculazione. Per questo bisognerà avere gli occhi ben aperti nel comparto dell’ortofrutta, dove ai rincari attesi (la Cia prevede aumenti tra il 5 e il 25%) a causa della siccità di questi mesi, potrebbero aggiungersi le furberie della filiera distributiva. A intravedere questo rischio è anche il ministro delle risorse agricole Gianni Alemanno, che annuncia da settembre «un maggiore controllo dei mercati agroalimentari con il potenziamento dei presidi pubblici». Ma oltre le parole, per ora, il governo non va. A parte polemiche, annunci vuoti e demagogici (l’ultimo quello sui dazi doganali con la Cina) non si vede nulla. Anzi, si vede il peggio: Giulio Tremonti non concede neanche la restituzione del fiscal drag (drenaggio fiscale) a chi ha pagato le tasse. Quando l’inflazione supera il 2% c’è l’obbligo per legge di restituire i versamenti dovuti alla crescita solo nominale dei salari. L’Intesa dei consumatori valuta in 1,5 miliardi di euro le risorse non corrisposte. Di questa «voce» nel Dpef non si vede traccia. per il terzo anno consecutivo.




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