....cristiane
Dopo il caso del battista Moore, quello del cattolico Pryor, sul quale pesa il veto di 44 senatori democratici
Roma. Ieri ci ha pensato il Meeting di Cl a riproporre energicamente l’inserimento nella Costituzione europea delle radici cristiane. La al richiesta governo è di rinviare la firma, di puntare i piedi come sinora nella famiglia popolare europea hanno fatto solo i tedeschi. A Cl non piace l’atteggiamento
conciliante assunto dai “convenzionali” italiani rispetto al liberal-laicismo di Giscard d’Estaing. Pizzicarono Marcello Pera quando si compiacque del “pensiero forte” del Papa ma difese l’assenza di riferimenti cristiani nella Costituzione. Criticarono Gianfranco Fini che difendeva Pera.
Brandirono l’europeista francese Réné Rémond, secondo il quale l’Europa fa meno persino della Russia sovietica, che nel 1988
celebrò il millennio cristiano ortodosso. Ieri è stato il costituzionalista diessino Augusto Barbera a rispondere a Cl che personalmente ritiene che la menzione cristiana andrebbe fatta e a lamentare però il tono “troppo duro” del Meeting. Ma il problema continuerà a imbarazzare. La maggioranza non trova al suo interno il cemento di una posizione “tedesca”, appunto perché a citare Dio è sia la Costituzione tedesca di Weimar del 1919, sia quella del 1949 all’articolo 56, dedicato al giuramento
del presidente federale.
Prevalente nella Convenzione europea è la posizione laico-francese, forte non solo del passato gallicano e della Costituzione civile del clero del 1790, ma altresì di recenti sentenze come quelle del Tribunale amministrativo di Nantes che, accogliendo un ricorso dell’associazione per la laicità Une Vandée pour tous les Vandéens, ha ordinato a due comuni della Loire-Atlantique di
togliere dalla sala del consiglio il crocifisso, e poco mancava decidesse anche l’abbattimento del simbolo del Dipartimento,
campeggiandovi la croce.
Contro la richiesta del Papa scrissero Francesco Merlo sul Corriere della Sera – “se non avessero messo Dio nelle Costituzioni ci sarebbero state parecchie guerre e stragi in meno” – ed Eugenio
Scalfari – “è l’Illuminismo a segnare il passaggio dall’Ancien régime ai regimi liberal- democratici”. Ma resta la tensione,
tra un’impostazione centrata sui diritti dell’individuo – cara all’Illuminismo europeo – o quelli della persona – che affonda le radici nella tradizione giudaico cristiana, ed è rilanciata di fronte alla tragedia sanguinosa del nichilismo e della tecnica nel ’900
europeo in opere come “Il principio speranza” di Marc Bloch.
L’arcivescovo parla di discriminazione
Conferma viene dal dibattito arroventatosi negli Usa. Non solo sullo spunto ricordato ieri dal Foglio, la controversa decisione del chief justice dell’Alabama Roy Moore, di porre una stele col decalogo mosaico nella rotonda del suo palazzo di giustizia. I
media americani si sono spaccati sul veto posto da 44 senatori democratici contro la nomina a presidente della Corte d’appello
federale di Alabama, Florida e Georgia di William Pryor, ora attorney general anch’egli in Alabama. Pryor non è un battista come Moore, è un cattolico che non fa mistero di non condividere sentenze filo-abortiste della Corte suprema, e legislazioni come
quella del Texas sui matrimoni gay.
Hillary Clinton ha vantato il veto su Pryor come un successo, imbarazzando democratici antiabortisti come Edmund Muskie e Tip
O’Neill. Amy Sullivan sul liberal Washington Monthly ha ammonito che così facendo si spingono ancor più gli elettori cattolici verso Bush. Washington Times e Weekly Standard, hanno messo alla berlina i toni anticattolici usati contro Pryor da democratici
laicisti come Tom Daschle e Richard Durbin.
L’arcivescovo di Denver, Charles Chaput, ha accusato il Campidoglio di discriminazione anticattolica.
Per l’Europa, è facile attribuire tutto alla religiosità di Bush.
Dimenticando che il presidente è un metodista, chiesa come quella episcopaliana legata al mito dei pionieri e forte tra i lavoratori e gli operai, ma che nulla ha a che vedere con la destra fondamentalista cristiana di Pat Robertson e Jerry Faldwell.
Certo, è un “born again in Christ”, dopo i suoi problemi di alcool, grazie a quel grande predicatore che è Bill Graham. E gli
americani dichiarano di frequentare regolarmente le Chiese al 56 per cento, rispetto al 20 italiano.
Poi chiedetevi come mai, nel recente “La Bibbia dei non credenti” Luciano Violante, dopo aver bocciato l’idea di un’Europa cristiana, rivela di “lavorare da anni a un dialogo immaginario tra Dio e gli uomini” che si fonda sul seguente appello: “Noi ti aiuteremo, Signore, ma da fratelli, non da figli”.
Violante, il fratello di Dio.
saluti




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