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Discussione: Le radici "troppo"....

  1. #1
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    Predefinito Le radici "troppo"....

    ....cristiane


    Dopo il caso del battista Moore, quello del cattolico Pryor, sul quale pesa il veto di 44 senatori democratici


    Roma. Ieri ci ha pensato il Meeting di Cl a riproporre energicamente l’inserimento nella Costituzione europea delle radici cristiane. La al richiesta governo è di rinviare la firma, di puntare i piedi come sinora nella famiglia popolare europea hanno fatto solo i tedeschi. A Cl non piace l’atteggiamento
    conciliante assunto dai “convenzionali” italiani rispetto al liberal-laicismo di Giscard d’Estaing. Pizzicarono Marcello Pera quando si compiacque del “pensiero forte” del Papa ma difese l’assenza di riferimenti cristiani nella Costituzione. Criticarono Gianfranco Fini che difendeva Pera.
    Brandirono l’europeista francese Réné Rémond, secondo il quale l’Europa fa meno persino della Russia sovietica, che nel 1988
    celebrò il millennio cristiano ortodosso. Ieri è stato il costituzionalista diessino Augusto Barbera a rispondere a Cl che personalmente ritiene che la menzione cristiana andrebbe fatta e a lamentare però il tono “troppo duro” del Meeting. Ma il problema continuerà a imbarazzare. La maggioranza non trova al suo interno il cemento di una posizione “tedesca”, appunto perché a citare Dio è sia la Costituzione tedesca di Weimar del 1919, sia quella del 1949 all’articolo 56, dedicato al giuramento
    del presidente federale.
    Prevalente nella Convenzione europea è la posizione laico-francese, forte non solo del passato gallicano e della Costituzione civile del clero del 1790, ma altresì di recenti sentenze come quelle del Tribunale amministrativo di Nantes che, accogliendo un ricorso dell’associazione per la laicità Une Vandée pour tous les Vandéens, ha ordinato a due comuni della Loire-Atlantique di
    togliere dalla sala del consiglio il crocifisso, e poco mancava decidesse anche l’abbattimento del simbolo del Dipartimento,
    campeggiandovi la croce.
    Contro la richiesta del Papa scrissero Francesco Merlo sul Corriere della Sera – “se non avessero messo Dio nelle Costituzioni ci sarebbero state parecchie guerre e stragi in meno” – ed Eugenio
    Scalfari – “è l’Illuminismo a segnare il passaggio dall’Ancien régime ai regimi liberal- democratici”. Ma resta la tensione,
    tra un’impostazione centrata sui diritti dell’individuo – cara all’Illuminismo europeo – o quelli della persona – che affonda le radici nella tradizione giudaico cristiana, ed è rilanciata di fronte alla tragedia sanguinosa del nichilismo e della tecnica nel ’900
    europeo in opere come “Il principio speranza” di Marc Bloch.

    L’arcivescovo parla di discriminazione
    Conferma viene dal dibattito arroventatosi negli Usa. Non solo sullo spunto ricordato ieri dal Foglio, la controversa decisione del chief justice dell’Alabama Roy Moore, di porre una stele col decalogo mosaico nella rotonda del suo palazzo di giustizia. I
    media americani si sono spaccati sul veto posto da 44 senatori democratici contro la nomina a presidente della Corte d’appello
    federale di Alabama, Florida e Georgia di William Pryor, ora attorney general anch’egli in Alabama. Pryor non è un battista come Moore, è un cattolico che non fa mistero di non condividere sentenze filo-abortiste della Corte suprema, e legislazioni come
    quella del Texas sui matrimoni gay.
    Hillary Clinton ha vantato il veto su Pryor come un successo, imbarazzando democratici antiabortisti come Edmund Muskie e Tip
    O’Neill. Amy Sullivan sul liberal Washington Monthly ha ammonito che così facendo si spingono ancor più gli elettori cattolici verso Bush. Washington Times e Weekly Standard, hanno messo alla berlina i toni anticattolici usati contro Pryor da democratici
    laicisti come Tom Daschle e Richard Durbin.
    L’arcivescovo di Denver, Charles Chaput, ha accusato il Campidoglio di discriminazione anticattolica.
    Per l’Europa, è facile attribuire tutto alla religiosità di Bush.
    Dimenticando che il presidente è un metodista, chiesa come quella episcopaliana legata al mito dei pionieri e forte tra i lavoratori e gli operai, ma che nulla ha a che vedere con la destra fondamentalista cristiana di Pat Robertson e Jerry Faldwell.
    Certo, è un “born again in Christ”, dopo i suoi problemi di alcool, grazie a quel grande predicatore che è Bill Graham. E gli
    americani dichiarano di frequentare regolarmente le Chiese al 56 per cento, rispetto al 20 italiano.
    Poi chiedetevi come mai, nel recente “La Bibbia dei non credenti” Luciano Violante, dopo aver bocciato l’idea di un’Europa cristiana, rivela di “lavorare da anni a un dialogo immaginario tra Dio e gli uomini” che si fonda sul seguente appello: “Noi ti aiuteremo, Signore, ma da fratelli, non da figli”.
    Violante, il fratello di Dio.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Re: Le radici "troppo"....

    In origine postato da mustang

    Violante, il fratello di Dio.
    dio cè anke x i brutti

  3. #3
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    Predefinito Bravo, allora chiamiamolo....

    .....zio luciano.

  4. #4
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    Predefinito Se Dio si fa cacciare....

    ........dal mondo


    Roma. Ieri al Meeting di Rimini Giorgio Vittadini ci ha riprovato, a rilanciare la richiesta che il governo italiano non firmi la Costituzione europea, perché manca la menzione delle radici cristiane e tradisce il principio della sussidiarietà. Il ministro
    degli Esteri, Franco Frattini, prova ad assumere un impegno: “L’Italia a titolo nazionale farà, con convinzione, ulteriori tentativi perché questo valore così importante per noi, quello delle radici cristiane, trovi un riferimento forte”.Ma il dibattito non decolla, la prudenza cui il governo è tenuto per non complicare il negoziato che dovrà condurre in prima persona, per via della presidenza europea, mette il silenziatore a tutto. E così, Gianni Baget Bozzo critica addirittura la stessa Cl perché ci sono pochi crocefissi a Rimini.
    Sempre paradossale, il nostro amato don Gianni.
    In realtà non è il semestre di presidenza italiano, a spiegare la distrazione con cui in Italia si guarda al tema di “Dio nella Costituzione”.
    Ogni paese è figlio delle sue trasformazioni culturali. Per averne un esempio si pensi a due recenti opere ben rappresentative dei valori predominanti nella maggioranza non solo della sinistra
    italiana attuale, ma in realtà anche a destra.
    Gian Enrico Rusconi ha rilanciato l’“Etsi Deus non daretur”, nel suo “Come se Dio non ci fosse. I laici, i cattolici e la democrazia”. Perché credenti e laici possanocollaborare bisogna che i primi facciano il piacere di mettere le proprie convinzioni da un canto. Nell’ancor più recente “La domanda della giustizia”, a quattro
    mani di Gustavo Zagrebelsky e Carlo Maria Martini, il primo senza scandalo del secondo riconosce che forse la tesi di Rusconi è un po’ eccessiva, ma certo il Dio da porre a fondamento comune non può essere più “il Dio che proclama la Verità e la
    Giustizia dall’alto della croce”, al massimo “il Dio che si fa cacciare fuori dal mondo” di Dietrich Bonhoeffer.

    Alla radice, c’è l’inaridimento di un’eredità filosofica, quella del liberalismo che non si vergognava a dirsi cattolico, che dettava
    a don Benedetto Croce nei suoi Pensieri del 1943 pagine luminose sull’“idea di Dio e l’idea di libertà”.
    Non è un caso che il Papa abbia lanciato il suo primo allarme, su Dio e Costituzione europea, ricevendo il 23 febbraio 2002 nei palazzi Apostolici la Fondazione Alcide De Gasperi: ma è proprio il
    filone che si rifà a quel nome, a non aver eredi.
    Nel confronto tra l’Italia odierna e gli Stati Uniti, sono questi ultimi a dibattere con più passione sul tema. E con maggior rispetto
    storico delle reciproche posizioni. A fronte dei laicissimi Rusconi e Zagrebelsky, stenteremmo a indicare nel dibattito italiano
    posizioni sviscerate con la serietà e la profondità di recenti opere americane come quella di Michael Novak, “On Two Wings: Humble Faith and Common Sense at the American Founding”, oppure “Thomas Jefferson and the Wall of Separation Between Church and State”, di Daniel Dreisbach.

    Di fronte al giudice federale che ha imposto a Moore di rimuovere la stele mosaica il confronto americano evita accuratamente ogni
    contrapposizione frontale tipica del bellum civile italiano. Lo stesso Moore, quando si è difeso davanti al giudice Myron Thompson che lo esaminava sul “decalogo”, si è rifatto
    all’esplicito appello a Dio della Dichiarazione dei diritti della Virginia, alla famosa
    “Rimostranza” di Thomas Jefferson e al suo reverente inchinarsi all’“Almighty God”. Ed è il Decreto 12 agosto 1861 di Abramo Lincoln, quello che spessissimo nei suoi scritti Novak ricorda, in cui il grande presidente americano, rifacendosi alla doppia conforme
    deliberazione del Congresso, istituisce il National Fast Day esplicitamente riconoscendo “it is fit and becoming in all people,
    at all times, to acknowledge and revere the providence of Almighty God, to obey his will, to be grateful for his benefits, and humbly to implore his protection and favor”.
    Gli Usa non hanno conosciuto l’impatto drammatico dell’affermarsi della religione secolare della politica, che nel secolo scorso nella società italiana ha ristretto Dio nel privato sostituendovi nella vita pubblica partito, milizia e Stato onnipervasivo, per effetto del fascismo prima, del marxismo poi, e della resa del liberalismo in entrambi i casi.
    Gli Usa non sono certo l’Eden, come si vede dalle polemiche anticattoliche sugli scandali sessuali. Ma, come vedremo domani, risposte come quelle che i cattolici stanno organizzando negli Usa per il prossimo 8 settembre, da noi sono ormai impensabili.

    da il Foglio

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Re: Le radici "troppo"....

    In origine postato da mustang
    ....Violante, il fratello di Dio.
    i comunisti non perdono il vizio della bestemmia!

  6. #6
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    Predefinito Andreotti ha....

    ....torto


    Rimini. A volte pare che il mondo cammini a testa in giù. Al Meeting, per esempio, può capitare che il politico cattolico per eccellenza, Giulio Andreotti, tratti il dibattito sulla citazione delle radici cristiane dell’Europa nella redigenda Costituzione come
    un’impuntatura formalistica, perché “quel che conta è la sostanza e non una formula”, mentre uno studioso come Joseph H. Weiler,
    ebreo praticante, definisce tale inserimento “indispensabile”.
    E alle stupite richieste di chiarimento dei giornalisti risponde: “Sono un ebreo praticante, ma sono anche un
    costituzionalista praticante”.
    Il punto è proprio questo. Weiler non è un’opinionista qualsiasi, ma uno dei più riveriti costituzionalisti studiosi del processo
    di integrazione europea, non solo docente di una dozzina di università dalla New York University al Collegio d’Europa di Bruges, ma consulente del Parlamento e della Commissione
    europei oltre che prolifico autore di saggi e libri su argomenti di diritto europeo.
    Il suo approccio è proprio quello del costituzionalista: “La Costituzione europea non può evitare il riferimento a Dio e al cristianesimo perché, come quasi tutte le costituzioni dei paesi dell’Ue, è dotata di un preambolo che precede l’articolato. E in tutte le costituzioni gli articoli esprimono norme di diritto positivo, mentre il preambolo dice quali sono i valori a cui il diritto positivo
    si rifà e qual è la simbologia in cui la comunità politica si riconosce. Ora, in tutte le costituzioni d’Europa troviamo norme di diritto positivo simili per quanto riguarda la religione: tutte affermano la libertà di religione e la libertà dalla religione. Cioè è ammessa la pratica religiosa e pure l’irreligiosità.
    I preamboli, invece, sono eterogenei: ci sono paesi come la Francia, che trattano la religione come un fatto strettamente privato e non menzionano né Dio né alcuna religione; ma ci sono anche paesi, circa la metà dei membri presenti e futuri della Ue, che parlano apertamente di Dio, del cristianesimo e delle Chiese. Il popolo tedesco adotta la sua Costituzione ‘davanti a Dio e agli
    uomini’, quello irlandese afferma di agire ‘nel nome della Santissima Trinità, da cui ogni autorità proviene’, quello greco afferma il primato della ‘Chiesa orientale ortodossa cristiana’, quello maltese dichiara che la religione nazionale è quella cattolica.
    Danimarca e Regno Unito hanno Chiese di Stato.
    Alla luce di tutto ciò, cosa vogliamo vedere nella Costituzione europea? Nella parte relativa al diritto positivo, vogliamo lo Stato agnostico, perché esso è tale in tutta Europa. Ma nel preambolo, non è giusto che sia adottata una simbologia che è propria
    solo della Costituzione francese. Non si può predicare il pluralismo culturale e contemporaneamente dar prova di imperialismo culturale a livello costituzionale.
    La Costituzione europea deve riflettere tutte le diversità
    comprese quelle simboliche. Privilegiare la simbologia laicista sulle altre è un giacobinismo culturale inaccettabile”.

    All’obiezione che affermare le radici cristiane sarebbe solo un ribaltamento di imperialismo, e che dunque il problema dell’inclusività simbolica della Costituzione europea sembra irresolubile, Weiler risponde che invece la soluzione c’è: “Servirebbe una formula di apertura come nella Costituzione
    polacca redatta dopo la fine del comunismo: ‘Noi, la Nazione polacca, tutti i cittadini della Repubblica, sia quelli che credono
    in Dio, come fonte di verità, giustizia, bene e bellezza, sia quelli che non condividono questa fede ma rispettano quei valori universali come derivanti da altre fonti…’ ”.
    Weiler è ovviamente d’accordo che la questione del ruolo del cristianesimo nell’Europa in via di integrazione va al di là del
    Preambolo della Costituzione. Ma anche su questo punto è molto lontano da Andreotti: “Per quanto riguarda il processo di integrazione europeo, il contributo di pensiero dei cristiani è attualmente pari a zero. Nell’ultimo anno, su 86 libri pubblicati sull’integrazione europea, solo 7 contenevano la parola
    ‘cristiano’. La cosa mi stupisce molto in quanto testi papali come l’Ecclesia in Europa, la Redemptoris Missio e la Centesimus Annus sono ricchissimi di spunti che meriterebbero di essere riportati nel dibattito sull’integrazione. Ma oggi i cristiani mi sembrano chiusi in un ghetto, in parte frutto della ‘cristofobia’ diffusa in Europa e in parte costruito con le loro proprie mani. Meno triste dei ghetti in cui venivano confinati i miei avi, ma pur sempre un ghetto”.


    da il Foglio di ieri

    saluti

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    Predefinito Per i radicali c'è....

    ...rischio di ingerenza

    Il progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa è preoccupante perché contiene una disposizione specifica
    – l’articolo 51 – che vìola chiaramente il principio di laicità sul quale la Costituzione europea dovrebbe basarsi. La Convenzione
    è stata oggetto di una pressione sfrenata da parte delle organizzazioni religiose, soprattutto da parte della commissione delle Conferenze episcopali cattoliche degli Stati membri dell’Unione (COMECE), che desideravano ottenere una menzione esplicita di “Dio” (come garanzia della libertà e della dignità dell’essere umano) e “dell’eredità cristiana” o delle “radici giudaico-cristiane” dell’Europa nel preambolo della Costituzione
    ma anche – e soprattutto – il riconoscimento di una funzione istituzionale nell’Unione e la preservazione dei privilegi di cui godono in alcuni Stati membri.
    La prima rivendicazione – sostenuta a più riprese dal Papa – è stata accolta con freddezza e solo una menzione dell’eredità religiosa è presente nel preambolo; in compenso la seconda
    rivendicazione, politica e materiale più che spirituale, è stata interamente esaudita.
    Certo, l’idea di un fondamento divino dell’Unione e delle sue istituzioni politiche aveva di che suscitare una giusta levata di
    scudi da parte dei difensori della laicità.
    Inoltre rivendicare la menzione dell’eredità religiosa come fonte fondamentale ed esemplare dell’identità europea è testimonianza
    di una memoria selettiva. Se si tratta di riconoscere l’“eredità religiosa” nella costruzione plurisecolare dell’Europa, non si può
    trascurare la complessità e vedere l’ambiguità di tale eredità. Dobbiamo forse dimenticare che il nostro continente è stato
    devastato da guerre confessionali? Inoltre l’“eredità cristiana” di cui si può vantare l’Europa è anche quella degli autodafé e
    delle condanne ai roghi dell’Inquisizione, in breve del Quod Aliquantum con il quale Pio VI condannò i diritti dell’uomo, del Syllabus con il quale Pio IX si oppose alla libertà, al diritto, alla democrazia, e alla pratica religiosa libera e responsabile, senza
    dimenticare le posizioni ribadite da Giovanni Paolo II nei confronti del liberalismo, della libertà di ricerca scientifica e di una
    sessualità libera e responsabile.
    In realtà, tutto questo dibattito è servito da fumo negli occhi per mascherare l’offensiva delle Chiese protestanti e cattoliche a favore di garanzie giuridiche per preservare gli statuti
    privilegiati di cui godono in virtù di disposizioni giuridiche nazionali.
    L’articolo 51 del progetto di trattato costituzionale, approvato
    dalla Convenzione, relativo allo statuto delle chiese e delle organizzazioni non confessionali, sancisce interamente questa
    rivendicazione. Un articolo che permette alle Chiese di appellarsi alla competenza dell’Unione per usufruire di uno statuto istituzionale, per poi appellarsi – quando esse lo vogliano – ai diritti nazionali per sfuggire agli obblighi giuridici dell’Unione.
    Da un lato il divieto imposto all’Unione di esaminare o rimettere in discussione la situazione delle chiese negli Stati membri
    garantisce la conservazione dei privilegi scandalosamente acquisiti grazie ai Concordati; dall’altro, con un dialogo regolare
    con le istituzioni europee, riconosce alle Chiese un diritto di ingerenza su tematiche legate all’esistenza umana (istruzione, famiglia, aborto, eutanasia, ricerca scientifica…).

    L’articolo 51 deve dunque essere denunciato e abolito poiché introduce una discriminazione e un regime privilegiato nell’ambito
    della società civile che deroga al principio di separazione delle Chiese e delle istituzioni pubbliche europee come pure al
    principio d’uguaglianza dei cittadini, indipendentemente dalle loro convinzioni filosofiche o religiose. E’ ancora possibile abrogarlo
    ed esigere che le Chiese siano considerate associazioni come le altre, che usufruiscono di una libertà totale nell’uguaglianza.
    La Francia, il Belgio, il Lussemburgo e la Svezia, che si sono opposti a questa disposizione nell’ambito della Convenzione,
    devono ribadire il loro attaccamento alla laicità – anche utilizzando il loro diritto di veto – quando si apriranno i negoziati della Conferenza intergovernativa per la riforma dei trattati dell’Unione.

    Maurizio Turco, pres. Radicali Parl. europeo

    da il Foglio di ieri

  8. #8
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    Predefinito Scrive un giudice....

    ....dell'Alabama


    La battaglia sul monumento ai Dieci Comandamenti che ho portato alla Corte suprema dell’Alabama non riguarda il monumento né la politica. (La battaglia non è nemmeno sulla religione, un termine definito dai nostri Padri fondatori come “il dovere che dobbiamo al nostro creatore e il modo per adempierlo”).
    Io e il giudice federale Myron Thompson, il quale ha ordinato la rimozione del monumento, siamo perfettamente d’accordo sul fatto che in questo caso la questione è se “lo Stato possa riconoscere Dio”. Queste sono state le precise parole usate da Thompson nel processo. Oggi io discuto secondo lo stato di diritto e contro ogni dichiarazione unilaterale di un giudice che vuole proibire il riconoscimento di Dio nel settore pubblico. Dobbiamo riconoscere Dio nel settore pubblico perché la Costituzione
    dello Stato ci chiede esplicitamente di farlo.
    La Costituzione dell’Alabama si appella chiaramente al “favore e alla guida di Dio Onnipotente” come base delle nostre leggi e del nostro sistema di giustizia. In qualità di presidente della Corte suprema dello Stato ho il sacro dovere di preservare la Costituzione. Ho giurato davanti a Dio e agli uomini di farlo, e non demorderò.
    Dicendo allo Stato dell’Alabama che può non riconoscere Dio, Thompson ha in realtà smantellato il sistema della giustizia dello
    Stato stesso. Il giudice non ha mai dichiarato la Costituzione dell’Alabama incostituzionale, ma l’essenza della sua ordinanza è stata quella di proibire ai giudici di obbedire proprio alla Costituzione che hanno giurato di preservare. Nel fare ciò, il giudice Thompson e tutti quelli che sostenevano la sua sentenza, hanno violato lo stato di diritto.
    Il
    procuratore generale dell’Alabama, Bill Pryor e i miei colleghi, hanno sostenuto che dovevano rimuovere il monumento per difendere lo stato di diritto. Ma è vero l’esatto opposto: l’articolo VI spiega esplicitamente che la Costituzione, e le norme fatte per applicarla, sono “la legge suprema del paese”.
    Il giudice Thompson e i giudici dell’undicesima circoscrizione statunitense delle Corti d’appello hanno fatto tutti un giuramento
    che li obbliga a preservare la Costituzione così come è scritta – non come loro avrebbero personalmente preferito che fosse scritta. Ma soggiogando i cittadini dell’Alabama all’incostituzionale ordinanza del giudice Thompson – che i funzionari pubblici possano non riconoscere Dio – il procuratore generale e i miei colleghi hanno fatto di un’opinione una sentenza.
    Mentre è d’accordo con me sul fatto che la Costituzione è suprema e che l’opinione del giudice Thompson era contraria
    alla Costituzione, il procuratore generale ha sostenuto che deve eseguire un’ordinanza che lui stesso ritiene una diretta violazione
    della suprema legge del paese.

    Una delle figure più influenti per i Padri fondatori, lo studioso di common law William Blackstone, una volta mise in evidenza
    che i giudici non fanno le leggi, le interpretano.
    Nessun giudice ha l’autorità costituzionale di imporre il proprio volere ai cittadini dello Stato e nessun giudice ha l’autorità costituzionale di impedire ai funzionari pubblici di riconoscere lo stesso Dio specificatamente menzionato nei documenti costitutivi della nostra nazione, la Dichiarazione di indipendenza e la Costituzione degli Stati Uniti. La mia decisione, ignorare l’illegale ordinanza del giudice federale, non è stata disobbedienza civile,
    ma la risposta legale del più alto funzionario giudiziario dello Stato al suo giuramento. (...)
    Per mezzo secolo i fantasiosi sarti della giurisprudenza revisionista hanno lavorato per spogliare il settore privato di ogni vestigia di Dio e della morale. L’hanno fatto basandosi su false letture e inconsistenti applicazioni del primo emendamento. Hanno
    detto che è giusto che i Dieci comandamenti siano mostrati pubblicamente sul muro della Corte suprema degli Stati Uniti, che
    sia la preghiera ad aprire le sessioni del Congresso, che i Parlamenti degli Stati abbiano un cappellano – fintanto che queste
    parole e queste idee non significhino realmente quello che vogliono comunicare.
    Hanno tirato in ballo di fronte al pubblico parole mai menzionate dalla Costituzione americana, come “separazione di Stato e Chiesa” per sostenere non la legittima separazione giuridica tra Stato e Chiesa ma l’illegittima separazione tra Dio e Stato.
    Il primo emendamento dice che “ il Congresso non deve fare leggi riguardo alla religione o leggi che ne proibiscano la libera pratica”. Non ci vuole uno studioso di diritto costituzionale per capire che io non sono il Congresso, e che nessuna legge è stata approvata.
    Nonostante ciò, l’ordinanza del giudice Thompson afferma che il riconoscimento di Dio è al confine tra l’ammissibile e l’inammissibile e che riconoscere Dio è violare la Costituzione.
    Non soltanto il giudice Thompson si mette al di sopra della legge,
    ma anche al di sopra di Dio. Dobbiamo “osare difendere i nostri diritti” come afferma il motto dello Stato dell’Alabama. Nessun giudice, né uomo, può decidere in che cosa crediamo né in chi crediamo.
    Il nono e il decimo emendamento non fanno parte della Costituzione semplicemente per raggiungere un numero pari all’interno della Carta dei diritti. Il nono emendamento assicura il nostro diritto come popolo. Il decimo garantisce il nostro diritto come Stato sovrano. Questo è lo stato di diritto.

    Roy S. Moore
    © WSJ - Il Foglio (trad. di Rolla Scolari) 27 agosto 2003

    saluti

  9. #9
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    Predefinito Dio è stato messo....

    ....al sicuro

    Ieri a Montgomery una squadra di tecnici e operai ha rimosso la stele di due tonnellate con su inscritti i dieci comandamenti, che il capo della Corte suprema dell’Alabama, Roy Moore, aveva nottetempo collocato, due anni fa, nella rotonda del palazzo di giustizia.
    I comandamenti, invocati dagli ingenui credenti come fondamento della Repubblica e della legge, non sono stati distrutti o riciclati,
    sono stati messi al sicuro in una stanza del palazzo sottratta alla vista del pubblico.
    Premono altre battaglie per mantenere la religione nel dominio
    esclusivamente privato in cui li avrebbe relegati, secondo le prevalenti scuole costituzionalistiche, la dottrina dei padri
    fondatori. Non si conosce il destino del chief justice, eletto ma ora sospeso per essersi opposto all’ordinanza di un giudice federale: lo cacceranno?
    Ma intanto un agente immobiliare texano ha chiesto che, in nome della separazione tra Chiesa e Stato, sia rimosso un altro monumento che rappresenta la Bibbia, collocato nel 1956 in un’altra piccola Corte di giustizia nella Harris County, dalle parti
    di Houston, in omaggio a un filantropo di fervente religiosità.
    Chi ha studiato la storia sa che le battaglie simboliche sono spesso più cruente e intrattabili delle guerre guerreggiate, e che nonostante il civismo dei disobbedienti al divieto di “riconoscere Dio” in pubblico, il fuoco cova sotto la cenere delle buone maniere,
    soprattutto in un paese in cui il presidente prega ogni mattina e cita il padreterno in ogni suo discorso.

    Secondo Nicholas D. Kristof (NYT, 15 agosto) la centralità della religione nella vita americana è “forse la linea divisoria più importante che separa l’America dal resto del mondo industrializzato”, visto che il 58 per cento dei cittadini degli Stati Uniti pensa che per avere una morale bisogna credere in Dio,
    mentre solo il 13 per cento dei francesi condivide questa opinione. Kristof è convinto che “siamo nel mezzo di un altro
    Grande Risveglio [religioso], e che se da questo fatto verrà conforto spirituale per molti, la conseguenza sarà una crescente
    polarizzazione nella società”. La battaglia, insieme sorda e rumorosa, in effetti è tra una dimensione puramente intellettuale dell’esistenza, con il richiamo alla scienza avalutativa e alla specifica razionalità dell’illuminismo moderno, e un richiamo diffuso alla fede e all’obbedienza, che ha però dalla
    sua non più soltanto prediche fondamentaliste o bigotterie varie, ma una nuova tradizione intellettuale e filosofica dominante nell’arcipelago neoconservatore.
    Se aggiungete la nuova emergenza della questione religiosa nei grandi temi (e parecchio conflittuali) della vita internazionale, vi accorgerete che questa è la novità, e che, Costituzione europea a parte, bisogna studiarla.

    da il Foglio

    saluti

  10. #10
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    Predefinito Il laicismo....

    .... europeo

    Per scrivere la Costituzione in un momento drammatico della vita dell’Italia, le più grandi personalità del paese si sono radunate per ben due anni, discutendo a fondo dei fattori fondamentali inerenti la convivenza civile. Al contributo dei politici si è aggiunto quello degli studiosi e, come si evince leggendo i lavori preparatori, la ricerca di soluzioni è stata ampia e approfondita.
    Per questo, la Costituzione italiana, che pur non è il massimo sul piano dei valori filosofici e antropologici (nell’articolo 1 si fa riferimento al lavoro, mentre nell’articolo 1 della Costituzione americana si parla di libertà dell’io), entra nel merito non solo dei rapporti tra istituzioni, ma anche del nesso tra Stato e individuo, tra Stato e aggregazioni sociali, movimenti sindacali e autonomie funzionali. Non si limita, cioè, a delineare i meccanismi di potere
    ma, a partire da giudizi di valore, cerca di definire il quadro entro cui si deve svolgere la vita della società.
    Perciò questo compromesso virtuoso tra le componenti storiche
    (cattolica, socialista e liberale) della società italiana, ha permesso, pur tra mille difetti, una vita democratica, un pluralismo e un benessere diffuso.
    Allora, una Costituzione europea può essere meno ambiziosa e accontentarsi di dettare alcune importanti regole di funzionamento tra istituzioni, vale a dire: fondare il principio di scelta su maggioranza e unanimità, definire i rapporti tra Commissione, Presidenza, Parlamento e Stati ed essere nel resto di basso profilo culturale e generica?
    Dopo la discussione al Meeting tanti si sono premurati di dire che il dibattito sulle radici cristiane è pretestuoso e non c’è possibilità di toccare l’attuale testo della Costituzione. Solo un’ipocrisia, mista a superficialità e opportunismo, può far ragionare così.

    Innanzitutto, anche solo il testo del preambolo non è una premessa senza significato. Se si concepiscono gli Stati come
    aziende o come meri strumenti operativi di lobby o partiti, ciò che non è immediatamente operativo in una Costituzione è carta straccia: contano solo gli accordi di sacrestia o le nuove piccole meschine Yalta dei potenti. Chi crede ancora nell’Europa dei
    popoli, nella democrazia, nel pluralismo in una Costituzione che possa influenzare positivamente il comportamento dei popoli,
    pensa invece che i valori ideali, solennemente scritti in documenti pubblici, siano i fatti più determinanti e addirittura abbiano un valore sacrale per la collettività. Ognuno scelga a che tendenza far riferimento…
    Tuttavia, anche soffermandosi solo sull’articolato, si vede che questo pressappochismo piatto del potere burocratico che governa l’Europa, rende la bozza di Convenzione più un contratto che una nobile Carta. Ciò che interessa è ciò che non è stato ancora stabilito: come e chi decide. Il resto, soprattutto nella parte terza, è omesso o riportato in modo volutamente generico e
    ambiguo.
    Alcuni brevi esempi lo mostrano. Il ruolo della famiglia è affermato in modo non adeguato al suo peso reale; la tutela dell’ambiente
    è affidata alla “buona volontà” dei singoli Stati; la libertà di associazione è praticamente omessa e anzi non si cita mai il principio della sussidiarietà orizzontale.
    Si omette addirittura il riferimento alla necessità di una solidarietà tra persone. I diritti delle confessioni religiose, inoltre, sono
    appena accennati. In particolare, contrariamente alle specifiche indicazioni emerse nella Conferenza di Vienna sulla cooperazione e sulla sicurezza, si pongono sullo stesso piano le Chiese e le organizzazioni filosofiche, con una assimilazione tutt’altro che chiara; la parte sulla vita democratica è del tutto insufficiente a descrivere e regolare o riconoscere il ricco pluralismo culturale e istituzionale che vive nel nostro continente.

    Si può discutere ancora un po’?
    Altro che dibattito nominalistico; si sta chiedendo che la Carta europea affronti questi temi con la dovuta profondità. Se non avviene, la Carta costituzionale avrà un effetto boomerang. Il rischio è che si verifichi quanto è già successo con la guerra in
    Iraq. Prenderà ancora più piede un’Europa mercantile, dominata da certi Stati che, senza nemmeno mascherarlo, sognano duopoli
    egemonici, non sanno neanche cosa voglia dire un dialogo con le forze sociali vive e praticano un neocolonialismo verso il Terzo mondo per accaparrarsi le materie prime. Sarebbe e sarà un’Europa facilmente disgregabile.
    E’ così eretico chiedere un rinvio, una discussione più approfondita, più pacata, più attenta a tutti questi argomenti? E’ così reazionario chiedere che almeno una parte di questa Costituzione sia stralciata per essere approfondita meglio, o si attui una dilazione per darle la giusta dignità? Perché le forze di sinistra, libertarie, no global, che sarebbero fatte fuori al pari delle realtà popolari, cattoliche e liberali, tacciono in una
    distrazione o in un conformismo colpevole?
    Per questo continuiamo a chiedere alla presidenza italiana dell’Europa, come espressione sia della maggioranza che dell’opposizione, di chiamarsi fuori dal coro per esprimere l’italiano amore alla libertà, al pluralismo, alla solidarietà, così raro in molti paesi europei.
    Sarebbe più importante, sotto il profilo storico, questo appello alla profondità realmente amante dell’Europa, che qualunque firma a Roma di un documento, senza slancio e senza profondità ideale.

    Giorgio Vittadini

    su il Foglio

    saluti

 

 
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