aree : scontro di civiltà / Io nacqui Schiava ==> La testimonianza di una vera Donna
Mandato da barbara :: barcellona Martedì, 02 Settembre 2003, 233 uur.
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Mi chiamo Salma. Nacqui in Mauritania nel 1956 e nacqui schiava. I miei genitori erano schiavi e i loro genitori erano schiavi della stessa famiglia. Appena ebbi l'etá di camminare, mi obbligarono a lavorare tutto il giorno, tutti i giorni della settimana. Anche se eravamo malati, dovevamo fare i nostri doveri.
Iniziai a servire la prima moglie del capo della famiglia e i suoi 15 figli quando ancora ero una bambina. Dopo, nemmeno potevo aiutare i miei propri figli se erano feriti o in pericolo perché dovevo servire i figli della moglie del padrone.
Mi picchiavano spesso, con un palo di legno o una cintura di cuoio. Un giorno vidi che stavano strattonando mia madre e cercai di impedirlo. Indignato, il capo della famiglia mi legó le mani, mi marcó la pelle con un ferro incandescente e mi schiaffeggió. Il suo anello mi aprí un taglio sul viso e mi lasció una cicatrice.
Mai mi era permesso di andare a scuola nè d'imparare piú che qualche verbo e preghiera del Corano. Peró fui fortunata perché il figlio maggiore del padrone era andato a scuola e aveva delle idee differenti da suo padre. Quel ragazzo m' insegnó in segreto a parlare francese e a leggere. Anche a scrivere. Penso che tutti credettero che mi violentava, invece mi stava istruendo.
Agli altri schiavi, spaventava la libertá. Avevano paura di non sapere dove andare né che fare. Peró io ho sempre pensato che dovevo essere libera, e immagino che fu questo che mi aiutó a scappare.
Sono passati 10 anni da quando tentai di scappare. Ignoravo quanto ero vicina al Senegal, cosí andai per due giorni in direzione contraria. Mi trovarono e fui rispedita a casa e castigata. Mi sorressero per i polsi e per le caviglie, mi legarono a una pianta di datteri e lí mi lasciarono per una settimana.
Il padrone mi taglió i polsi con un coltellaccio e sanguinai terribilmente. Ancora oggi si vedono le cicatrici.
Finalmente, conobbi un uomo al mercato che mi disse che il Senegal era dall'altra parte del fiume. Decisi di tentare nuovamente la fortuna. Corsi fino alla spiaggia, dove un uomo accettó di portarmi fino al paese vicino con la sua barchetta di legno. Una volta lí, riuscii ad arrivare in un luogo di accoglienza diretto da un vecchio schiavo della Mauritania. Ho vissuto per vari anni in Senegal, guadagnandomi la vita con lavori domestici. Peró mai mi riuscivo a sentire sicura. Ho sempre avuto paura di ritornare dai padroni.
Quando arrivai negli Stati Uniti, mi misi a tagliare capelli. La prima volta che mi pagarono per il lavoro che avevo fatto mi misi a piangere. Mai avevo visto una persona guadagnare per il lavoro fatto. Fu una magnifica ed indimenticabile sorpresa.
Forse la cosa piú difficile fu quella di abbandonare i miei figli, peró sapevo che prima di tutto dovevo fuggire io. In tre anni che vivo qui, ho lavorato per liberare i miei figli. Ho pagato perché li trovino e li mandino in Senegal e ora gli sto preparando la scuola. Tutte le mattine, compro una scheda telefonica e parlo con loro. Mi dicono che preferirebbero morire in mezzo alla strada piuttosto di ritornare in Mauritania. Oggi mia figlia maggiore vive cone me negli Stati Uniti. Il mio maggior desidero é che i miei altri figli si riuniscano con noi. In Mauritania mai ebbi il diritto di prendere decisioni relative ai miei propri figli. Qui tutto é differente.
In Mauritania, non ebbi il coraggio di denunciare il governo, perché nessuno mi avrebbe ascoltato. Poco importa quello che dicano le leggi perché mai si applicano. Molte volte si dice che la schiavitú non esiste peró é una menzogna. Anche alla presenza del presidente della Mauritania, potrei urlare a squarciagola che ci sono schiavi nel mio paese, perché oggi sono libera come lui.
Arrivando negli Stati Uniti, avevo paura che mi inviassero al mio paese. Ma conobbi il mio avvocato, un medico, che mi aiutó e conobbi Kevin Bales del Free the Slaves, e il Bellevue Program for Survivors o Torture (Programma Bellevue per i sopravissuti alle torture). Il giudice che accolse la mia petizione fu onesto. Volle prove peró allo stesso momento, mi ascoltó.
Mi piacerebbe essere cittadina statunitense un giorno e voglio che i miei figli ottengano anche loro la cittadinanza. Qui ho libertá di espressione. In Mauritania non ce l'avevo. In Senegal avevo paura di parlare chiaramente perché eravamo troppo vicini alla Mauritania. In quei momenti, dovevo essere attenta e prevenire i problemi. Dovevo andarmene lontano, lontano... molto lontano. Qui, oggi, posso alzare la voce.
==> La testimonianza di Salma é apparsa sul National Geographic di questo mese (reportage di Andrew Cockburn) e spiega i retroscena degli schiavi del XXI sec. Schiavi che non esistono solo in posti "retrogradi" come la Mauritania o nei paesi africani soprattutto se si tratta di quelli a religione islamica che si definiscono "laici" e con leggi conformi al diritto inalianebile di ogni persona di ottenere la giusta libertá (il ché non significa anarchia), ma che di fatto cosí non é, come afferma non solo questa testimonianza ma tutte quelle che riguardano le ingiustizie ancor oggi vigenti e soprattutto contro i cristiani.


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