RIAPRE la caccia e al solito lo fa in anticipo, sparando agli uccellini protetti nel resto d'Europa e tacitando le Regioni con un mucchio di soldi.
La maggioranza dei cittadini, che secondo i sondaggi almeno i pettirossi li vorrebbe salvare, osserva allibita l'ultimo capolavoro del federalismo all'italiana e il training autogeno dei cacciatori, splendido esempio di quella neolingua dei propri comodi che ormai pratichiamo un po' tutti senza bisogno di traduttore.
Pure Totò Riina in cuor suo si sente un galantuomo, ma dal presidente di Federcaccia, che lontano dai fringuelli è sicuramente una brava persona, ci si aspetta che definisca la caccia un piacere, mica una missione.
E invece: "Il cacciatore è un finanziatore di azioni positive in campo ambientale, un tecnico dell'ecologia, una guardia forestale senza divisa, un operatore che tende a mantenere l'equilibrio tra le specie e potenziare il patrimonio faunistico".
Dunque: uno che per divertirsi spara addosso ad altri esseri viventi durante il periodo della loro riproduzione è in realtà un paladino del paradiso terrestre. Ne consegue che il terrorista kamikaze può considerarsi un regolatore di flussi demografici e lo strozzino un redistributore di ricchezze. Il dongiovanni si ricostruirà una verginità come consulente di problematiche familiari.
Per assurdo, un politico con interessi economici diffusi potrebbe un giorno proclamarsi difensore della collettività. Anche se come ipotesi questa sembra davvero la più improbabile.
Massimo Gramellini
La Stampa
31 agosto 2002




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