Ho avuto il mio computer temporaneamente fuori uso.
Vediamo cosa rispondo ad ARI6.
“ Il moderatismo deriva dalla perdita delle antiche convinzioni.
Chi sa di avere dalla sua la ragione, chi è sinceramente convinto che ogni uomo abbia il diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà, difficilmente accetta il totalitarismo democratico e non viene a compromessi coi socialisti di destra e di sinistra. “
Il moderatismo, atteggiamento diverso da quello radicale o immoderato, non è tanto conseguenza della perdita di convinzioni più o meno antiche, quanto il frutto di una visione sedicente realistica che preferisce i piccoli passi piuttosto che lo scontro. Ossia è il frutto di chi non sa riconoscere la necessità di sfidare, talvolta, il possibile contro il probabile. In fondo il moderato ha più fiducia nel determinismo, mentre il radicale è consapevole che il futuro è aperto ad ogni soluzione, anche a quella liberale, perciò bisogna agire affinché vi siano più possibilità per la soluzione liberale. La presunzione di aver ragione alle volte è utile ai liberali ma alle volte può essere controproducente. Infatti l’isolamento dei radicali italiani (ed alle volte la loro strumentalizzazione) è conseguenza di questo atteggiamento presuntuoso.
Il discorso dei diritti umani è molto interessante.
Non so se sei (siete) a conoscenza della “Carta dei diritti umani del cittadino nella città” sottoscritta a Saint-Denis (Barcellona) nel 2000. Ebbene è un timido tentativo per portare a livello comunale quello che viene riconosciuto a livello globale. Non sarebbe questo un modo per permettere alle singole comunità di autogovernarsi garantendo dei diritti di libertà concretamente? Ossia non sarebbe forse un tentativo di rendere concreto un diritto di libertà formale? E i gruppi “autonomisti” (?) non avrebbero uno strumento in più?
La frase di Rothbard non l’ho molto capita anche se viene riassunta con una invocazione dello stato minimo. Da quel che ne so Rothbard non era affatto per lo stato minimo, era un anarcoliberista e non un minarchico. Perciò continuo a non capire. Personalmente ritengo che la separazione tra stato e chiesa sia un principio irrinunciabile, anche perchè potrebbe laicizzare l’islamismo e, quindi, dare un colpo mortale al fondamentalismo.
E’ vero che il “liberalismo tricolore”, come chiamava Rosario Romeo la tradizione moderata in Italia, è impregnato di cultura statalista di ascendenza hegeliana, però di eretici liberali (da Cattaneo a Salvemini, da Gobetti a Rosselli, da Rossi a Pannella) ne abbiamo avuti diversi. Senz’altro avevano un occhio particolare nei confronti dello stato, ma tutti sono accomunati dal desiderio di trovare i mezzi per controllare chi comanda. Pannella addirittura ha propugnato il dissolvimento del potere. Oggi, 2003, abbiamo da affrontare la sfida della crisi dello stato nazionale ed evitare la realizzazione di superstati europei o, addirittura, mondiali. Di qui la necessità di un impegno politico affinché la voce liberale possa superare il frastuono conservatore imperante. Di qui il contributo anche dei libertarians.
Mi scuso per la lunghezza e vi dichiaro che non so usare “quote”.




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